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Manovra: altra stangata in arrivo, torna l’Irpef sulla prima casa e nuove tasse per dipendenti, pensionati e redditi mediobassi!

27 luglio, 2011

Leggendo la Manovra finanziaria approvata in tutta fretta le scorse settimane, apprendiamo dell’esistenza di nuovi balzelli. I redditi piu colpiti saranno quelli medio-bassi, i lavoratori dipendenti ed i pensionati.

L’addizionale Irpef sulla prima casa , ad esempio, era stata tolta dal CentroSinistra nel 2001. Ora, grazie alla manovra lacrime e sangue di Berlusconi e Tremonti, dal 2013 i cittadini italiani torneranno a pagare l’irpef sulla prima casa, per un reddito medio-basso si fanno ipotesi di 50 euro annui, sommati poi agli altri aumenti dovuti alla sospesione delle varie agevolazioni fiscali fin qui concesse.

Da Repubblica:

La “clausola di salvaguardia” contenuta nella manovra da 48 miliardi varata nei giorni scorsi prevede infatti un taglio delle agevolazioni fiscali, detrazioni e deduzioni, del 5 per cento nel 2013 e fino al 20 per cento nel 2014. Un meccanismo che è già legge dello Stato e che entrerà in vigore se non sarà varata la riforma del Welfare.

E tra le agevolazioni, una delle più in vista è proprio la deduzione integrale della rendita catastale dell’”unità immobiliare adibita ad abitazione principale”, ovvero della prima casa, e delle relative pertinenze. Di conseguenza la rendita catastale (tariffa d’estimo della zona relativa per numero dei vani rivalutata del 5 per cento) attualmente non concorre a formare l’imponibile Irpef. Tutto ciò grazie ad una norma introdotta dal centrosinistra nel 2001.

Ora le cose cambiano. Con il taglio previsto per il biennio 2013-2014, un orizzonte non troppo lontano, al momento della compilazione della denuncia dei redditi i proprietari della casa di abitazione dovranno sommare al proprio imponibile Irpef anche il 20 per cento del valore della propria casa, ovvero della rendita catastale. Una stangata che colpirà 24 milioni e 200 mila italiani, possessori di prima casa e che assottiglierà lo sconto medio che oggi ammonta a 126,8 euro e che costa allo Stato circa 3 miliardi.

Le simulazioni, elaborate da Repubblica, parlano chiaro. Un proprietario medio, con una casa di 80 metri quadrati, situata in una zona semicentrale di una grande città, dovrà mettere sull’imponibile Irpef il 20 per cento dei 1.000 euro della sua rendita catastale. Ebbene se questo contribuente-tipo ha un reddito annuo di 15 mila euro e una aliquota del 23 per cento dovrà rassegnarsi a pagare 46 euro in più. Non molto, ma se sommato agli altri aumenti in arrivo, dalle addizionali comunali e regionali Irpef del federalismo allora a regime, e agli altri tagli su detrazioni e deduzioni, non ci sarà da stare allegri. Il contribuente più agiato che guadagna 70 mila euro dovrà sborsare 82 euro e quello con 100 mila pagherà 86 euro. Mentre la pressione fiscale continuerà a salire: secondo la Cgia di Mestre, rischia di raggiungere nel 2014 il 44,1 per cento

Da fiscoequo.it ci arriva la notizia della stangata per i redditi mediobassi, da lavoro dipendente e per i pensionati:

Riguardo ai redditi di lavoro dipendente e dei pensionati la scure del taglio “lineare” colpisce le detrazione da lavoro dipendente e da pensione ( art. 13, tuir). Anche in questo caso le detrazione sono inversamente proporzionali all’ammontare del reddito e mirano a salvaguardare i redditi più bassi. (in concreto il reddito di sopravvivenza). Va inoltre considerato che mentre i redditi delle imprese e dei lavoratori autonomi vengono determinati al netto dei costi e delle spese sostenute per la loro produzione, nel tassare i redditi di lavoro dipendente il fisco non tiene conto dei costi e delle spese sostenute per lavorare. Ad esempio per l’auto o i mezzi pubblici usati per recarsi a lavoro, per le riviste, libri, personal computer e altri beni acquistati per tenersi aggiornati, per la maggiore usura degli abiti, etc. etc. In questa ottica le predette detrazioni per lavoro dipendente hanno natura essenzialmente compensativa non certo, come vuol farci credere la commissione ministeriale, agevolativa.

Da queste prime considerazioni è evidente che la legislazione creativa del ministro Tremonti, tanto apprezzata dai media, ha partorito un’altra stangata a carico dei lavoratori a reddito fisso e dei meno abbienti . Possono, invece, per ora dormire sonni tranquilli i titolari di rendite finanziarie, visto che l’aumento della aliquota al 20% non entrerà subito in vigore, ma sarà oggetto di una futura delega e non è escluso che prima che l’eventuale legge di delega produca i suoi effetti lo scenario politico possa ancora cambiare.

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