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Ritratti: Anna Magnani

7 agosto, 2011

Ho capito che ero nata attrice. Avevo solo deciso di diventarlo nella culla, tra una lacrima di troppo e una carezza di meno. Per tutta la vita ho urlato con tutta me stessa per questa lacrima, ho implorato questa carezza. Se oggi dovessi morire, sappiate che ci ho rinunciato. Ma mi ci sono voluti tanti anni, tanti errori.

Un nuovo approfondimento per il blog. Con Ritratti scopriremo la vita di alcuni personaggi che hanno segnato la Storia del nostro Cinema. Iniziamo da lei, Nannarella.

Che cosa possiamo dire di Anna Magnani. Sicuramente troppo poco, visto il curriculum di una delle attrici piu importanti del cinema italiano e, permettetemi, internazionale.

Figura importante del Neorealismo, ricordata spesso per il personaggio della popolana un po’ triviale ma generosa, Anna Magnani è stata anche altro. Nata a Roma nel 1908, ha vissuto la sua infanzia ad Alessandria d’Egitto. Iscrittasi alla futura Accademia Nazionale d’Arte Drammatica diretta da Silvio D’Amico, comincia a lavorare in alcune compagnie teatrali, in seguito approda nel grande schermo dove consegue un primo successo in Teresa Venerdi (1941) di Vittorio De Sica.

La grande notorietà arriverà qualche anno piu tardi con Roma Città Aperta (1945), pellicola diretta da Roberto Rossellini.

Accanto ad uno straordinario Aldo Fabrizi, la Magnani rappresentò la redenzione di un popolo, attraverso le sue grandi qualità umane e morali, tanto che la sua interpretazione le fece meritare il primo dei suoi cinque Nastri d’argento. (MYmovies)

Il successo dell’attrice prosegue con molti altri film. L’Onorevole Angelina (1947), film in cui interpreta una donna di popolo assurta alla politica per difendere gli interessi della sua gente, gli vale il secondo Nastro d’Argento. Il terzo lo vince interpretando un episodio di L’Amore (1948) di Rossellini.

Nel 1951 un altro grande ruolo, quello di una mamma disposta a tutto pur di dare una carriera cinematografica alla propria bambina. Il film è Bellissima, diretto da Luchino Visconti, che le consegna un altro Nastro d’Argento.

La Magnani, oramai stella del nostro Cinema, sbarca in America interpretando Serafina, una vedova inconsolabile che torna a riscoprire l’amore. La pellicola è La Rosa Tatuata, sceneggiata da Tennessee Williams, interpretata anche da Burt Lancaster e che le vale il Premio Oscar come miglior attrice protagonista. E’ il 1956 e Anna Magnani è oramai nell’Olimpo del Grande Schermo.

Negli anni’50 interpreterà altri quattro film. Suor Letizia (1957, Nastro d’Argento) Selvaggio è il vento (1957, David di Donatello), regia di George Cukor (1957) Nella città l’inferno, regia di Renato Castellani (1959, David di Donatello) , Pelle di serpente di Sidney Lumet (1959).

Nel 1961 rifiuta il ruolo della madre in La Ciociara a causa della presenza di Sophia Loren nella parte della figlia. In seguito alla Loren fu affidato il ruolo che doveva essere della Magnani e per il quale vinse l’Oscar come miglior attrice.

Da ricordare un’altra grande prova in Mamma Roma (1962) di Pier Paolo Pasolini, in cui interpreta una ex prostituta che cerca di recuperare il rapporto con il proprio figlio.

All’inizio degli anni’70 l’attrice romana, dopo una iniziale antipatia, cede al piccolo schermo per il quale recita in alcuni film televisivi diretti da Alfredo Giannetti. L’ultima apparizione è in un cameo fortemente voluto da Federico Fellini nel suo film Roma.

Un collage di alcune sue grandi interpretazioni

Anna Magnani muore di cancro il 26 settembre 1973, a 65 anni, accudita dal figlio Luca, avuto dall’attore Massimo Serato e da Roberto Rossellini, suo ex compagno rimasto a lei molto legato.

La stella dedicata ad Anna Magnani a Los Angeles

Una donna di carattere, passionale, sincera, ironica, vera. Una attrice insuperabile, volitiva, capace di interpretare ruoli comici e drammatici con eguale bravura.

Il Cinema di oggi avrebbe bisogno di attrici come Nannarella. D’altronde il periodo storico in cui è vissuta la grande attrice romana ha rappresentato un momento d’oro per il nostro Cinema, all’epoca stimato in tutto il mondo. Un periodo oramai lontano e, visti anche i finanziamenti scarsi dati dalla politica, probabilmente irripetibile.

Com’è bello fà l’amore quann’è sera

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