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Rivolte dei giovani inglesi: sei motivi ed un video per capirne di più…

12 agosto, 2011

Le rivolte dei giovani inglesi sembrano essersi calmate, David Cameron minaccia di ‘chiudere’ i social network in caso di nuovi scontri. Cosa c’è dietro la protesta dilagante scoppiata in Gran Bretagna? Come al solito vi sono diversi fattori che hanno fatto da catalizzatori dei tumulti. Il Post li riassume cosi:

1. Il degrado sociale
Per il mondo fuori dalla Gran Bretagna è stato Ken Loach il più efficace narratore delle classi sociali disagiate inglesi in tempi recenti. Ma quello che vale per molti paesi dell’Occidente con sintomi simili e diversi – gli scontri delle banlieues francesi, la fame chimica di quelle italiane – nelle isole britanniche è nato presto (in ultima analisi è nipote della rivoluzione industriale, che viene da lì) e con dimensioni spaziali e sociali estesissime. La Gran Bretagna vive e racconta – dai tempi di Dickens – una separazione di classi ancora fortissima, e una condizione di disagio e degrado sociale peculiare e rilevantissima, a cui l’immigrazione prodotta dal grande impero britannico e dal successo economico ha dato un ulteriore speciale contributo.

2. I “riots” in Gran Bretagna
Strettamente legata al degrado sociale è la consuetudine storica con i “riots” – evento da noi anacronistico quanto le parole che dovrebbero tradurlo: “tumulti”, “sommosse” – di cui in questi giorni si stanno citando molti precedenti. La società inglese ha una solida tradizione di violenza. C’entrano anche una severità poliziesca maggiore di quella che conosciamo noi cattolici e permessivi, e una quota di tensioni razziali elevata a causa dello straordinario multiculturalismo urbano britannico. La violenza storica e proverbiale degli hooligans del calcio britannico ne è stato un altro sintomo. Altrettanto ricca di precedenti è la diffusione dei saccheggi durante i disordini di ogni genere, di cui si narra già intorno al grande incendio di Londra nel 1666.

3. I tagli statali
Piaccia o no ai commentatori di destra, una politica che non ritenga sua responsabilità l’attenuazione delle differenze di ricchezza e di classe, la creazione di opportunità per i più deboli e di posti di lavoro e occasioni di occupazione, e che tagli le sue spese sociali, è una politica che si dispone a ignorare un problema enorme, o a pensare di affrontarlo solo con cicliche repressioni. In molti avevano raccontato nelle settimane scorse di come la chiusura di diversi centri sociali giovanili a Tottenham avesse lasciato senza luoghi e attività molti giovani disoccupati del quartiere. Così come con i tagli di Margaret Thatcher negli anni Ottanta, le attuali politiche governative per affrontare la crisi hanno come vittime principali le classi più in difficoltà e con minori strumenti. Qualcuno può giudicarlo inevitabile, ma altrettanto inevitabile sarà che si creino le condizioni per quello che è successo in questi giorni.

4. La sfiducia nella legalità
I fattori di cui sopra hanno creato un tasso di illegalità e criminalità molto alto e una necessità di interventi polizieschi intensa e difficilissima, spesso molto violenta. I “tutori della legge” sono diventati un nemico per molte comunità degradate e la diffidenza tra gli uni e le altre e cresciuta a dismisura, con ricadute generali sul rispetto delle istituzioni e del prossimo che ha conosciuto estesa letteratura, culminata nel periodo punk. Quello che ha indignato gran parte dei cittadini britannici è stata la spietata indifferenza dei teppisti e saccheggiatori nei confronti di loro concittadini le cui vite, proprietà, risparmi e occupazioni sono state messe in pericolo. Ma è saltato qualcosa, da tempo, nella convivenza: e il declino dell’impegno culturale dello stato in questo senso (con gli accessori dei tagli anche alla polizia) non ha aiutato.

5. Il saccheggio consumistico
È molto di moda nei commenti delle ultime ore parlare di come il consumismo domini la cultura dei ribelli di questi giorni, così come quella del sistema a cui si ribellano. Non si ribellano a nessun sistema, infatti, vogliono solo cambiare ruolo nel medesimo sistema. Non attaccano istituzioni, edifici governativi, personaggi politici (hanno smesso subito anche di attaccare la polizia, se non ce n’era bisogno): attaccano i negozi e si portano via felpe e televisori. Basta non leggerlo come una novità: è il concetto del saccheggio, evoluto in società più ricche che non hanno bisogno del pane per cui si facevano i tumulti di una volta.

6. La ricerca di divertimento
Si è detto della novità tecnologica, invece: dell’uso della rete, e in particolare del Blackberry Messenger, per invitare ai saccheggi e diffonderne le coordinate. Non è una motivazione, ma come mezzo è sicuramente un amplificatore decisivo di quanto è successo. La motivazione però c’è, e riguarda i teenager di tutto il mondo che organizzano flash-mob più pacifici o si passano parola in rete di questo o quell’evento. L’adrenalina del partecipare, di qualcosa che sta succedendo, di un pericolo in cui mettersi: la stupida e rischiosa ricerca di divertimento dei teenagers, che ha alzato l’asticella in tempi in cui si alzano tutte le asticelle, il controllo familiare è più difficile e i modelli culturali di prudenza e rispetto assai in difficoltà rispetto ad altri. Con il concorso della promozione televisiva e mediatica di quello che succede. Quale che sia stata la reazione dei giovanissimi che hanno ricevuto i messaggi che annunciavano i saccheggi serali, nella maggior parte dei casi in italiano si tradurrebbe con “figata!”.

Diego Bianchi, in arte Zoro, videoblogger, ha inviato un suo ‘reportage’ live da Manchester, documentando alcuni scontri avvenuti nei giorni scorsi.

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