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Viaggi nella Storia: Mario e Silla, la prima guerra civile romana

18 agosto, 2011


Come scrivevo nell’articolo su Spartaco, Roma ad un certo punto della sua Storia visse un periodo di intese agitazioni interne:

Durante ‘l’ultimo secolo della Repubblica‘ (tra il 133 a.c ed il 27 a.c.) vi furono numerose agitazioni, guerre ‘sociali’ come quelle dei fratelli Tiberio e Caio Gracco, che, in due occasioni diverse (nel 133 e nel 123 a.c) , provarono a togliere i privilegi agli aristocratici dando parte delle terre ai nullatenenti. Riforme fallite e conclusesi con l’uccisione dei due tribuni della plebe.

Dopo l’uscita di scena dei Gracchi, venne il tempo di due delle figure piu importanti nella Storia della Res Publica Romana. Gaio Mario e Lucio Cornelio Silla. Il primo ad entrare in ‘azione’ fu Mario:

nato da una famiglia contadina originaria di Arpino, si era talmente distinto in alcune campagne militari in Africa e in Spagna, da poter aspirare al consolato. Divenuto console apportò notevoli riforme nell’esercito: vennero arruolati per la prima volta anche i nullatenenti, mentre ai soldati venne corrisposto uno stipendio. In questo modo esso si trasformò da esercito di cittadini, in un esercito di mercenari professionisti, composto in prevalenza da uomini che avevano scelto la carriera militare per necessità, disposti a tutto e totalmente asserviti a chi poteva garantire loro i maggiori guadagni. Con questo esercito Mario sconfisse in Africa il re Giugurta, usurpatore del regno di Numidia, Stato alleato di Roma

La rivoluzione nell’esercito, voluta da Mario ebbe importanti conseguenze:

La prima conseguenza di questa riforma fu infatti quella di spostare il monopolio dell’uso della forza dal Senato ai generali di Roma, per il legame che poteva crearsi tra questi e i loro sottoposti.

Ed ecco che, nel 107 a.c, entra in scena Silla. Figlio di nobili decaduti, Lucio Cornelio Silla, dopo essere riuscito a risollevarsi economicamente arrivò ad essere eletto questore ed in quel momento incrociò la sua vita ‘politica’ con quella di Mario:

Nel 107 a.C. Silla fu nominato questore di Caio Mario, del quale era cognato avendo sposato la sorella minore della moglie di Mario, Giulia, nel periodo in cui questi stava assumendo il comando della spedizione militare contro Giugurta, re della Numidia. Questa guerra si protraeva ormai dal 112 a.C., con risultati addirittura umilianti per l’esercito romano, tenuto in scacco dalle forze di questo piccolo regno africano. Alla fine Mario, nel 106 a.C., riuscì a prevalere, soprattutto grazie all’abile e coraggiosa iniziativa di Silla, che riuscì a catturare Giugurta convincendo il suocero Bocco e gli altri familiari a tradirlo e consegnarlo ai Romani. La fama che gliene derivò gli servì da trampolino di lancio per la carriera politica, ma provocò il risentimento e la gelosia di Mario nei suoi confronti.

Dopo aver servito Mario in altre battaglie, Silla tornò a Roma dal Medioriente per ‘giocare le sue carte’. Ritorna quindi l’eterna sfida tra populares (democratici) ed optimati (aristocratici), i primi uniti sotto la guida di Mario, i secondi ben presto sostenitori di Silla:

L’aristocrazia romana si sentiva minacciata dalle ambizioni di Mario che, vicino alle posizioni del partito popolare, aveva già conseguito il consolato per 5 anni di seguito, dal 104 a.C. al 100 a.C. Nella repressione di quest’ultimo moto di ribellione delle popolazioni italiche alleate di Roma, Silla si mise particolarmente in luce come brillante e geniale stratega, eclissando sia Mario che l’altro console Gneo Pompeo Strabone (padre di Gneo Pompeo Magno). Una delle sue imprese più famose fu la cattura di Aeclanum, capitale degli Irpini, ottenuta incendiando il muro di legno che difendeva la città assediata. Come conseguenza, nell’88 a.C., ottenne per la prima volta il consolato, insieme a Quinto Pompeo Rufo.

Una volta eletto console Silla si vide affidare la guida delle legioni per lanciare una battaglia al Re del Ponto Mitridate. Mario però, che voleva prendere lui il comando dell’impresa, si organizzò per mettere i bastoni tra le ruote a Silla:

Assunta la carica, Silla poco dopo assunse l’incarico dal Senato, di governare la provincia d’Asia, per compiervi una nuova spedizione in Oriente e combattervi quella che poi sarebbe stata denominata la prima guerra mitridatica.[6] Si lasciò tuttavia alle spalle, a Roma, una situazione assai turbolenta. Mario era ormai vecchio, ma nonostante ciò, aveva ancora l’ambizione di essere lui, e non Silla, a guidare l’esercito romano contro il re del Ponto Mitridate VI e, per ottenere l’incarico, convinse il tribuno della plebe Publio Sulpicio Rufo a fare approvare una legge che sottraeva a Silla il comando, già formalmente conferito, della guerra contro Mitridate e lo attribuiva a Mario. Appresa la notizia Silla, accampato in quel momento nell’Italia meridionale in attesa di imbarcarsi per la Grecia, scelse le 6 legioni a lui più fedeli e, alla loro testa, si diresse verso Roma stessa. Nessun generale, in precedenza, aveva mai osato violare con l’esercito il perimetro della città (il cosiddetto pomerio). La cosa era talmente contraria alle tradizioni che Silla esento’ gli ufficiali dal parteciparvi. Spaventati da tanta risolutezza, Mario ed i suoi seguaci fuggirono dalla città. Dopo avere preso una serie di provvedimenti per ristabilire la centralità del Senato come guida della politica romana, Silla lascio’ di nuovo Roma, per intraprendere la guerra contro Mitridate.

E cosi fu compiuta la prima ‘marcia su Roma’. Era l’88 a.c. Ebbe quindi inizio la prima guerra civile romanaNon appena Silla si allontanò per dirigere la battaglia contro Mitridate, Mario ritornò in città, uccise i suoi oppositori e si fece rieleggere console per la settima volta. Morì poco dopo, nell’86 a.c. A Mario successero alcuni suoi uomini che, assieme al Senato, dichiararono Silla nemico di Roma e si prepararono a combatterlo, anche spedendo alcune legioni in Asia per sottrargli i comandi nella battaglia contro Mitridate IV. La manovra non riuscì, Silla vinse la guerra, organizzò la pace, prese tempo per preparare il suo ritorno in Italia, che avvenne nell’82 a.c. La sua vendetta fu tremenda:

La vendetta contro gli avversari fu disumana: vennero pubblicate delle liste di proscrizione, veri e propri elenchi di persone destinate ad una morte cruenta e che chiunque poteva uccidere senza incorrere in alcuna sanzione punitiva. I beni di questi nemici dello Stato sarebbero stati poi confiscati dallo Stato stesso.

Una curiosità, in riguardo alle liste si proscrizione:

Una ricompensa per chi li tradiva o li assassinava scatenò una feroce caccia al proscritto che in pochi mesi causò 9.000 vittime. La discrezionalità della proscrizione lasciava spazio a corruzione e raccomandazioni e ne approfittò il giovane Giulio Cesare, che aveva sposato la figlia di Cinna, Cornelia, riuscendo a far cancellare il proprio nome dalla lista.

Fattosi eleggere come dittatore Silla emanò alcuni provvedimenti che ridisegnarono le istituzioni romane, ridando maggiore potere agli aristocratici a svantaggio dei populares:

vennero ridotti i poteri dei tribuni della plebe a tutto vantaggio del Senato; ai senatori venne nuovamente assegnata l’amministrazione della giustizia togliendola ai cavalieri, ai quali in contropartita venne concesso l’ingresso in Senato. Ai consoli venne tolto il comando dell’esercito e durante il loro mandato non potevano lasciare Roma; tra una magistratura e l’altra dovevano passare almeno due anni e chiunque avesse ricoperto la carica di tribuno della plebe, non poteva aspirare ad altri incarichi pubblici.

Nel 79 a.C. Silla si ritirò a vita privata e dopo circa un anno morì. Le riforme attuate dal dittatore romano non salvarono la Res Publica dalla sua fine:

Ma nonostante la sua opera, la Repubblica si avviava alla fine, dal momento che gli eserciti continuavano a dipendere da generali che potevano servirsene contro lo Stato, mentre la classe politica corrotta dai lussi e sempre più avida di ricchezze era ormai incapace di governare saggiamente

Due personaggi diversi, Mario e Silla, anche per il modo di fare. Pur venendo da un ceto povero, Mario fu piu ambizioso e piu avido di Silla, di natali nobili:

Mario non rinunciò a candidarsi per la settima volta a console. Quando prevedibilmente (era padrone assoluto di Roma) venne eletto, trascorse i diciassette giorni di questo suo ultimo consolato nel delirio, farneticando di nuove conquiste e mimando combattimenti. Finché la morte non liberò prima lui che Roma dalla sua ossessiva ambizione.
E se la coerenza di Silla con i propri principi aristocratici fa miglior figura con i posteri dell’avidità plebea di Mario

Di fatto la riforma dell’esercito attuata da Mario (maggiore potere ai generali) costituì una delle basi fondamentali per la fine della Res Publica, come vedremo in seguito con Censare e Pompeo.

Prima, infatti, gli eserciti erano costituiti da cittadini che svolgevano il servizio militare a proprie spese per la Repubblica, adesso da soldati di professione che si aspettavano di essere degnamente ricompensati dal proprio generale ed erano fedeli a lui e solo a lui, anche quando chiedeva di compiere atti di un’illegalità senza precedenti.

Fonti:

Wikipedia.it

http://www.tuttostoria.net/focus_recensione_storia_antica.asp?id=67

http://www.warfare.it/documenti/mario_silla.html

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