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Primarie Genova: vince Doria, sconfitto il PD

12 febbraio, 2012

Dalle Primarie arriva l’ennesima batosta per il PD. A Genova la sindaca uscente, Marta Vincenzi, viene sonoramente battuta dall’indipendente Marco Doria, candidato appoggiato anche da Sel. Il Pd genovese si presentava diviso, con Roberta Pinotti ad erodere i consensi alla Vincenzi.

Possibile mai che la dirigenza democratica continui a voler prendere schiaffoni su schiaffoni ogni qualvolta viene data la parola agli elettori? Divisioni interne, candidature non di spessore, fanno si che il PD spesso inciampi nelle primarie e consegni la vittoria agli esponenti di altre formazioni del centro sinistra (vedi Pisapia a Milano, Zedda a Cagliari) o agli outsider (Renzi a Firenze).

Io davvero non li capisco. Eppure basterebbero maggiore coordinamento e scelte piu oculate. A Roma, per fare un esempio, nei prossimi mesi si faranno le primarie per la candidatura a Sindaco. Nicola Zingaretti prevarrà tranquillamente. Già segretario Ds nel Lazio, eurodeputato e poi Presidente della Provincia, Zingaretti è una persona di qualità e quindi avrà la meglio sugli altri candidati. Eppure è del PD!

La prossima tappa del calvario democratico sarà Palermo. Anche li ci sono divisioni, candidature poco chiare. Ne vedremo delle belle.

Proprio oggi Emiliano, sindaco di Bari ed a capo del PD della Puglia ha detto:

Il Partito democratico non ha più senso. È un carrozzone che consuma denari pubblici, non produce consenso e affossa i talenti. Perché tenerselo?
….
non ho mai detto che e’ da buttare, ma cosi’ com’e’ non ha senso con due o tre anime in perenne conflitto senza programma

Emiliano: «Il PD non ha più senso» | Il Post

Se anche eminenti esponenti del partito cominciano ad avanzare dubbi sulla esistenza stessa dei Democratici un motivo ci sarà no?

Un Commento Lascia un →
  1. citizenkane permalink
    13 febbraio, 2012 1:03 pm

    Il PD non ha una personalità: mezzo partito è su posizioni liberaldemocratiche, l’altra metà è di sinistra e flirta con la CGIL. L’unica soluzione è una scissione delle due anime e, auspicabilmente, un diverso nome. Nei paesi avanzati esistono i partiti liberali (pensioni private, sanità privata, stato ridotto all’osso) e i partiti liberaldemocratici (sanità pubblica, pensioni pubbliche e difesa del welfare). L’ala “destra” del PD potrebbe proprio formare il nucleo di un moderno partito liberaldemocratico. Ne avremmo proprio bisogno, lasciando perdere le americanate “democratici-repubblicani” che in Italia non sono proponibili.

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