C A N D I D O

Notizie dall’unico "Mondo" che abbiamo

Archivio per la categoria ‘Biografie’

Biografie: Papa Luciani

Pubblicato da candidonews su 26 Agosto, 2008

 

Il 26 agosto del 1978 Albino Luciani veniva nominato Papa. Un Papa che avrebbe “regnato” per un solo mese ma che avrebbe gettato le basi per una nuova concezione della chiesa. Ecco una biografia di Luciani tratta da Wikipedia.

Papa Giovanni Paolo I, nato Albino Luciani (in latino: Iohannes Paulus I; Forno di Canale17 ottobre 1912 – Città del Vaticano28 settembre 1978), è stato il 263° vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica a partire dal 26 agosto 1978.

Il suo pontificato fu tra i più brevi della storia: la morte avvenne dopo soli 33 giorni dalla sua elezione al soglio di Pietro.

Viene ricordato con gli affettuosi appellativi di “Il Papa del Sorriso” e “Il Sorriso di Dio“.

A lui è stato dedicato un piccolo museo, situato nella sua città natale.

Il regno sulla cattedra di Pietro fu per papa Luciani brevissimo, durò appena 33 giorni. Ciò malgrado, non mancarono episodi importanti e passaggi fondamentali della storia del papato.

Le novità portate da Luciani [modifica]

Fu il primo a richiedere di poter parlare alla folla dopo l’elezione ma, poiché non era consuetudine, dovette rinunciare: due mesi dopo, invece, Giovanni Paolo II, chiese ed ottenne di poter parlare, rendendo subito omaggio a Luciani dopo la benedizione. Fu il primo ad abbandonare il plurale maiestatis, rivolgendosi in prima persona al pubblico (anche se zelanti custodi della formalità prontamente riconvertivano i suoi discorsi per la pubblicazione su L’Osservatore Romano e su altri documenti).

Il suo ministero ufficiale iniziò il 3 settembre successivo con una Messa celebrata nella Piazza antistante la Basilica. Per la prima volta nella storia un Papa non sarebbe più stato incoronato: Luciani si impose anche per il cambiamento del nome intronizzazione che da allora mutò in solenne cerimonia per l’inizio del ministero petrino. Rifiutò inoltre la tiara, e fu anche il primo papa a rifiutare la sedia gestatoria, che poi però riprese, per esigenze pratiche, nel corso delle udienze generali, poiché la gran folla dei fedeli non riusciva a vederlo [13]. Rifiutò anche il trono al momento della Messa, detta di “intronizzazione”.

Fu il primo papa a parlare di sé in termini umani: tenendo da un canto i consolidati effetti del dogma che vuole il papa “Vicario di Cristo in terra”, non ebbe remore nel presentarsi con il complesso della sua personalità, ammettendo, ad esempio, di essere diventato completamente rosso dalla vergogna quando Paolo VI a Venezia quando era Patriarca gli mise sulle spalle la stola papale. E fu il primo ad ammettere la paura che lo colse quando si rese conto di essere stato eletto papa: “Tempestas magna est super me“. Così come non altri prima, espresse umilmente una sensazione d’inadeguatezza al ruolo.

Il suo pensiero, il suo stile [modifica]

Colto teologo era considerato per certi versi un conservatore, pubblico difensore della Humanae Vitae, che si apprestava a ratificare con una sua enciclica che però mai vide la luce. Una certa morbidezza nei confronti della questione degli anticoncezionali e della contraccezione, anzi una qualche apertura per l’argomento dopo un convegno delle Nazioni Unite sul tema della sovrappopolazione, furono oggetto di una censura da parte dell’Osservatore Romano, che non pubblicò i commenti papali. .[14]

“Dio è padre e madre” [modifica]

Durante l’Angelus della settimana successiva, il 10 settembre 1978, Giovanni Paolo I pronunciò: “Dio è papà, più ancora è madre”[15]. Questa frase, citazione di un passo dell’Antico Testamento, nonché semplice interpretazione di alcuni passi del Vangelo[16], provocò un certo imbarazzo nei vertici della curia[citazione necessaria] ed interesse nei mass media, che da allora in avanti non mancheranno di dare risalto ad ogni affermazione su questo tema da parte dei successivi pontefici[17].

Per approfondire, vedi la voce Maternità di Dio (cattolicesimo).

La morte [modifica]

Tomba di Giovanni Paolo I nelle Grotte Vaticane

Tomba di Giovanni Paolo I nelle Grotte Vaticane

Morì tra le ore 21.30 del 28 settembre e le ore 4.45 del giorno successivo del 1978 nei suoi appartamenti, ufficialmente di infarto miocardico.

Secondo un comunicato ufficiale del Vaticano, poco prima di morire, il Papa era sbiancato in volto, quando aveva saputo del giovane Ivo Zini assassinato a Roma.[18]

Per ore ed ore, il giorno dopo la sua morte, una gran folla di fedeli continua a sfilare davanti alla sua salma, sotto gli affreschi della sala Clementina.

Nei giorni immediatamente successivi alla morte, venne chiesto invano da una parte della stampa di effettuare l’autopsia sul corpo del papa, che non fu fatta per il diniego dei familiari.

Papa Luciani è sepolto nelle Grotte Vaticane

Pubblicato su Biografie, Storia | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , | Lascia un commento »

Biografie: Richard Nixon

Pubblicato da candidonews su 9 Agosto, 2008

Il 9 agosto di 24 anni fa si dimetteva il Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon, coinvolto nello scandalo Watergate. Quale migliore occasione per postarvi una biografia del Presidente americano, tanto amato o tanto odiato.  (tratta da wikipedia)

 

Richard Milhous Nixon (Yorba Linda9 gennaio 1913 – New York22 aprile 1994) è stato un politico statunitense. È stato il 37mo Presidente degli Stati Uniti d’America.

Vinse le elezioni presidenziali nel 1968 e nel 1972, e rimase in carica dal gennaio del 1969 all’agosto del 1974. È stato l’unico Presidente americano a dimettersi dalla carica. Le sue dimissioni avvennero il 9 agosto 1974, per anticipare l’imminente impeachment in seguito allo Scandalo Watergate

La carriera politica [modifica]

Deputato, senatore e vicepresidente con Eisenhower [modifica]

La sua carriera politica iniziò nel 1946 quando fu eletto alla Camera dei Rappresentanti per il partito repubblicano. Sfruttando le sue capacità di attrazione dell’elettorato e la sua fama di anti-comunista, Nixon salì rapidamente nella gerarchia del partito, e nel 1950 ottenne un seggio al Senato. Dopo altri due anni (ed a soli trentanove anni di età), nel 1952 fu eletto vicepresidente di Eisenhower.

Al termine del secondo mandato di Eisenhower, Nixon si candidò alla presidenza, ma nelle Elezioni Presidenziali del ‘60 fu sconfitto dal democratico Kennedy. Si dice che queste furono le prime elezioni nelle quali il risicato vantaggio fu deciso, a favore di Kennedy, dal duello televisivo che oppose i contendenti pochi giorni prima delle elezioni: Kennedy riuscì a prevalere perché più carino, più sorridente, più televisivo, mentre Nixon fu condannato dal colore della sua giacca e dal suo volto tirato e sudato a causa dello stato di salute non ottimale e del rifiuto di ricorre al lavoro dei truccatori[1].

Nel 1962 si candidò alla carica di governatore della California, ma fu di nuovo sconfitto.

La “promessa elettorale” del 1968 [modifica]

Superata la tentazione di abbandonare la vita politica, in occasione delle Elezioni presidenziali del 1968, riuscì a tornare protagonista della scena politica ottenendo la nomination per il suo partito. L’allora presidente in carica, democratico Lyndon B. Johnson, evitò di ricandidarsi alla presidenza mentre era in forte vantaggio nei sondaggi allo scopo dichiarato di dedicarsi interamente alle trattative in corso per la pacificazione del Vietnam. La rimonta e il successo di Nixon fra i Repubblicani possono essere parzialmente attribuiti alla forte confusione politica, aggravata dall’assassinio di Robert Kennedy dopo la sua vittoria alle Primarie del Partito Democratico nel giugno del ‘68.

La presidenza [modifica]

Nixon, assieme al Segretario di Stato Henry Kissinger, diede una svolta alla politica estera americana, incentrata ancora sulla Dottrina Truman e su un mondo strettamente bipolare; essi si fecero portatori di una realpolitik per la quale gli USA sarebbero intervenuti con azioni militari solo se gli interessi americani fossero stati realmente in gioco. Essi quindi combinarono ingerenze strategiche negli affari interni di numerosi Paesi, in particolare in America Latina (ad esempio Nixon sostenne segretamente il Colpo di Stato del generale Augusto Pinochet contro l’allora Presidente cileno Salvador Allende attraverso la CIA), con politiche innovative di distensione e di dialogo con le altre potenze mondiali (Unione Sovietica e Cina).

In politica interna, Nixon mantenne una linea di equilibrio, fondendo la retorica conservatrice e l’utilizzo di ogni prerogativa presidenziale (Imperial Presidency) con un approccio liberale nel campo dei diritti civili e dell’iniziativa economica.

Fra gli eventi più importanti della sua presidenza si ricordano:
  « Ho concluso un accordo per porre fine alla guerra e portare una pace onorevole nel Vietnam e nel Sud-Est asiatico. »
(Il 23 gennaio 1973 i rappresentanti degli Stati Uniti, del Vietnam del Nord, del Vietnam del Sud e i vietcong firmarono il cessate il fuoco. Nixon dichiarò, verso il popolo americano, il ritiro delle truppe americane e la restituzione dei prigionieri di guerra. Ciononostante lasciò aperte molte questioni che provocarono il riaccendersi dei conflitti nella regione.)

Abile quanto intemperante di carattere (anche a causa dell’atteggiamento pregiudizialmente ostile nei suoi confronti della stampa), nel 1974 fu coinvolto nello scandalo Watergate e costretto a dimettersi, dal momento che la Camera dei Rappresentanti stava per dare via libera all’inizio di una procedura di impeachment (rimozione) nei suoi confronti. Gli successe il suo secondo vicepresidente, Gerald Ford

Pubblicato su Biografie | Contrassegnato da tag: , , , , , , , | 2 Commenti »

Biografie: Rita Levi Montalcini, 99 anni e non sentirli

Pubblicato da candidonews su 22 Aprile, 2008

Auguri Senatrice Montalcini!

All’età non ha “mai dato importanza”, così come ai festeggiamenti di compleanno, dichiarava lo scorso anno al traguardo dei suoi 98 anni. Ed anche oggi, che di candeline ne spegnerà 99, il Premio Nobel per la Medicina e senatrice Rita Levi Montalcini sembra non voler smentire il suo credo: è andata a lavorare in laboratorio, come tutti i giorni, per poi proseguire con un impegno pubblico. “E’ uscita, è andata in Istituto, al suo Istituto”, ci rispondono dalla sua abitazione, mentre dalla mattinata auguri numerosi indirizzati al Nobel giungono da più parti. Perché la sua vita, come ha detto più volte, è la Ricerca. E questo vale anche, e forse ancor più, il giorno del suo compleanno: “La Ricerca va potenziata e finanziata, perché è il futuro, del Paese e dei giovani”, sono le sue parole. Quanto al futuro, anche di recente la ‘lady di ferro’ ha ribadito come due siano gli impegni prioritari: Innanzitutto potenziare l’attività del ’suo’ Ebri, l’Istituto europeo di ricerca sul cervello, “per dare a tanti ricercatori italiani all’estero una possibilità concreta per poter tornare in Italia”. Poi, la seconda grande ‘missione’: la lotta in favore dell’ alfabetizzazione delle donne africane. Un obiettivo che la vede in campo da tempo con la Fondazione onlus che porta il suo nome e che fino ad oggi ha promosso oltre 800 borse di studio per le donne di questi Paesi. Una normale giornata di lavoro, perché il peso degli anni, ha affermato la scienziata, si sente relativamente se si ha la fortuna di avere un “cervello ancora funzionante”. Anche a 99 anni. 

http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_49295519.html

Riporto qui di seguito una biografia della scienziata premio nobel.

 

Da Biografineonline.it

Rita Levi Montalcini è nata nel 1909 a Torino.
Entrata alla scuola medica di Levi all’età di vent’anni, si laurea nel 1936.

Fermamente intenzionata a proseguire la sua carriera accademica come assistente e ricercatrice in neurobiologia e psichiatria, è costretta, a causa delle leggi razziali emanate dal regime fascista nel 1938, ad emigrare in Belgio insieme a Giuseppe Levi.
La passione per la sua materia comunque la sospinge e le dona la forza per andare avanti tanto che continua le sue ricerche in un laboratorio casalingo.

Sono anni assai travagliati per il mondo e per l’Europa. Infuria la seconda guerra mondiale ed è assai difficile trovare luoghi dove poter stare tranquilli, figuriamoci intraprendere delle ricerche. Nel suo girovagare, nel ‘43 approda a Firenze, dove vivrà in clandestinità per qualche anno, prestando fra l’altro la sua collaborazione come medico volontario fra gli Alleati. Finalmente, nel ‘45 la guerra finisce, lasciandosi alle spalle milioni di morti e devastazioni inimmaginabili in tutti i Paesi.

Dopo così lungo peregrinare senza un porto sicuro in cui rifugiarsi, Rita torna nella sua città natale (giusto poco prima dell’invasione tedesca del Belgio, riprendendo con più serenità le sue importanti ricerche insieme a Levi, sempre attraverso un laboratorio domestico. Poco dopo riceve un’offerta difficilmente rifiutabile dal Dipartimento di Zoologia della Washington University (St. Louis, Missouri). Accetta, dopo essersi però ben assicurata che potrà proseguire le stesse ricerche che aveva cominciato a Torino. La giovane Rita ancora non sa che l’America diventerà una sorta di sua seconda patria, vivendoci con incarichi prestigiosi per oltre trent’anni (diventerà professore di Neurobiologia), e precisamente fino al 1977.

Ma vediamo nel dettaglio quali sono state le tappe di questa straordinaria ricerca che ah portato a risultati altrettanto straordinari. I suoi primi studi (risaliamo agli anni 1938-1944) sono dedicati ai meccanismi di formazione del sistema nervoso dei vertebrati. Nel 1951-1952 scopre il fattore di crescita nervoso noto come NGF, che gioca un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche. Per circa un trentennio prosegue le ricerche su questa molecola proteica e sul suo meccanismo d’azione, per le quali nel 1986 le viene conferito il Premio Nobel per la Medicina (con Stanley Cohen). Nella motivazione del Premio si legge: “La scoperta del NGF all’inizio degli anni ‘50 è un esempio affascinante di come un osservatore acuto possa estrarre ipotesi valide da un apparente caos. In precedenza i neurobiologi non avevano idea di quali processi intervenissero nella corretta innervazione degli organi e tessuti dell’organismo”.

Dal 1961 al 1969 dirige il Centro di Ricerche di Neurobiologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Roma) in collaborazione con l’Istituto di Biologia della Washington University, e dal 1969 al 1979 il Laboratorio di Biologia cellulare. Dopo essersi ritirata da questo incarico “per raggiunti limiti d’età” continua le sue ricerche come ricercatore e guest professor dal 1979 al 1989, e dal 1989 al 1995 lavora presso l’Istituto di Neurobiologia del CNR con la qualifica di Superesperto. Le sue indagini si concentrano sullo spettro di azione del NGF, utilizzando tecniche sempre più sofisticate. Studi recenti hanno infatti dimostrato che esso ha un’attività ben più ampia di quanto si pensasse: non si limita ai neuroni sensori e simpatici, ma si estende anche alle cellule del sistema nervoso centrale, del sistema immunitario ematopoietico e alle cellule coinvolte nelle funzioni neuroendocrine.

Dal 1993 al 1998 presiede l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana. È membro delle più prestigiose accademie scientifiche internazionali, quali l’Accademia Nazionale dei Lincei, l’Accademia Pontificia, l’Accademia delle Scienze detta dei XL, la National Academy of Sciences statunitense e la Royal Society.

È inoltre da sempre molto attiva in campagne di interesse sociale, per esempio contro le mine anti-uomo o per la responsabilità degli scienziati nei confronti della società. Nel 1992 istituisce, assieme alla sorella gemella Paola, la Fondazione Levi Montalcini, in memoria del padre, rivolta alla formazione e all’educazione dei giovani, nonché al conferimento di borse di studio a giovani studentesse africane a livello universitario. L’obiettivo è quello di creare una classe di giovani donne che svolgano un ruolo di leadership nella vita scientifica e sociale del loro paese.

In data 22 gennaio 2008 l’Università di Milano Bicocca le ha assegnato la laurea honoris causa in biotecnologie industriali.

Elenco di alcune pubblicazioni della scienziata:

Origine ed Evoluzione del nucleo accessorio del Nervo abducente nell’embrione di pollo, Tip. Cuggiani, 1942.
Cantico di una vita, Raffaello Cortina Editore, 2000
La galassia mente, Baldini & Castoldi, 1999
L’ asso nella manica a brandelli, Baldini & Castoldi, 1998
Senz’olio contro vento, Baldini & Castoldi, 1996
Per i settanta anni della Enciclopedia italiana, 1925-1995, Istituto della Enciclopedia italiana, 1995
Il tuo futuro, Garzanti, 1993
NGF : apertura di una nuova frontiera nella neurobiologia, Roma Napoli, 1989
Sclerosi multipla in Italia : aspetti e problemi, AISM, 1989
Elogio dell’imperfezione, Garzanti, 1987
Il messaggio nervoso, Rizzoli, 1975

Pubblicato su Biografie, Politica | Contrassegnato da tag: , , , , , , , | Lascia un commento »

Biografie: Franklin Delano Roosevelt

Pubblicato da candidonews su 12 Aprile, 2008

Oggi, 12 aprile, sono 63 anni dalla morte di una delle figure politiche piu importanti del secolo scorso, Franklin Delano Roosevelt. Eletto presidente degli Stati Uniti dopo la grande depressione seguita al crollo di Wall Street del 1929, egli riuscì a rimettere in sesto il suo paese grazie ad una politica “di Sinistra”, il New Deal, una serie di interventi pubblici che risollevarono in pochi anni le sorti di quella che in breve tempo sarebbe diventata la piu grande potenza mondiale. Pensate che certi gruppi di capitalisti organizzarono un tentativo di colpo di stato contro di lui e la sua politica progressista. Fu rieletto per ben tre volte e purtroppo morì poco prima della fine della seconda guerra mondiale, consegnando il paese ad Henry Truman. Di seguito la sua biografia, tratta da wikipedia.

  • Nessuna impresa che dipenda, per il suo successo, dal pagare i suoi lavoratori meno di quanto serva loro per vivere ha diritto di sopravvivere in questo Paese. (F.D.Roosevelt)

No business which depends for existence on paying less than living wages to its workers has any right to continue in this country. (dal discorso sul National Industrial Recovery Act [1], 16 giugno 1933)

Franklin Delano Roosevelt [ˈroʊzəvəlt] (Hyde Park (New York)30 gennaio 1882 – Warm Springs12 aprile 1945) è stato un politico statunitense. È stato il 32esimo Presidente degli Stati Uniti d’America.

Fu l’unico presidente degli Stati Uniti a servire per più di due mandati, e vinse le elezioni presidenziali per ben quattro volte (1932, 1936, 1940 e 1944), rimanendo in carica dal 1933 fino alla sua morte, nell’aprile del 1945.

Figura centrale del XX secolo, Roosevelt è costantemente nei primi tre posti della graduatoria in tutte le indagini effettuate dagli studiosi sulla popolarità e il successo dei vari presidenti americani.

Larga parte della sua fama è dovuta al vasto e radicale programma di riforme economiche e sociali attuato fra il 1933 e il 1937, e conosciuto con il nome di New Deal, grazie al quale gli Stati Uniti riuscirono a superare la Grande depressione dei primi anni ‘30. Fra le sue più importanti innovazioni vanno ricordati il Social Security Act – con il quale vennero introdotte per la prima volta negli Stati Uniti l’assistenza sociale e le indennità di disoccupazione, malattia e vecchiaia – e la creazione dell’Agenzia per il Controllo del mercato azionario (SEC).

Coinvolse gli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale e contribuì alla formazione delle Nazioni Unite.

L’inizio della carriera politica [modifica]

Incoraggiato dai primi successi continuò la sua carriera politica e nel 1910 ottenne la sua prima carica di rilievo venendo eletto Senatore per lo Stato di New York, carica che gli venne confermata nel 1912.
Sempre nel 1912 si affianca a Woodrow Wilson nella sua campagna per la presidenza, Wilson vince e lo nomina sottosegretario alla Marina. In questo incarico si distingue, soprattutto nello svolgersi della prima guerra mondiale, come un buon elemento.
I ruoli di governo ricoperti da Roosevelt prima della presidenza includono:

  • Assistente Segretario della Marina, 1913-1920
  • Governatore di New York, 1929-1933

Roosevelt fu anche candidato per la vice-presidenza degli Stati Uniti, come vice del governatore dell’ Ohio James M. Cox, nel “ticket” democratico del 1920. La coppia Cox/Roosevelt fu sconfitta dai repubblicani Warren G. Harding e Calvin Coolidge.

Tentato assassinio e di colpo di stato [modifica]

Dopo la sua vittoria nelle elezioni presidenziali del 1932 il 15 febbraio 1933 il presidente Roosevelt rischiò di morire assassinato a Miami, in Florida. L’attentatore riuscì tuttavia ad uccidere il sindaco di Chicago Anton J. Cermak. Il criminale, Giuseppe Zangara, di origini italiane, aveva pensato di uccidere Roosevelt perché avrebbe voluto passare alle cronache per essere riuscito a portare a compimento il progetto di eliminare il presidente eletto degli Stati Uniti, che considerava il simbolo delle disuguaglianze e delle ingiustizie del mondo. Il folle progetto fortunatamente non andò in porto. Zangara fu immediatamente arrestato ed dopo sole cinque settimane dall’attentato fu giustiziato sulla sedia elettrica il 20 marzo 1933 come pena per il reato di omicidio.

Nel 1933 il magg. gen. Smedley Darlington Butler si presentò davanti al Congresso degli Stati Uniti per svelare un progetto di colpo di stato contro il presidente Roosevelt, appoggiato dagli interessi del grande capitale.

Presidenza: 1933-1941 [modifica]

Roosevelt mentre firma H.R. 1776, il patto Lend-Lease per aiuti a Gran Bretagna e Cina.

Roosevelt mentre firma H.R. 1776, il patto Lend-Lease per aiuti a Gran Bretagna e Cina.

La campagna presidenziale del 1932 di Roosevelt vide il governatore di New York promettere di combattere la Grande Depressione, promuovendo un programma politico con tre R: “relief, recovery and reform” (cura, risollevamento e riforma). Coniò il termine “New Deal” (nuovo corso) quando affermò: “Impegno voi, impegno me stesso, per un nuovo contratto per il popolo americano”.

La Grande Depressione [modifica]

F. D. Roosevelt nel 1933

F. D. Roosevelt nel 1933

Riferendosi alla Grande Depressione, Roosevelt proclamò: “L’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa” durante il suo discorso inaugurale il 4 marzo 1933. Le prime settimane di Roosevelt in carica furono chiamate I Cento Giorni, durante la prima parte della sua amministrazione preparò e approvò una serie di leggi per provocare un cambiamento immediato e impedire all’economia nazionale di destabilizzarsi. Istituì una “vacanza bancaria” di quattro giorni (Bank Holiday), due giorni dopo aver assunto l’incarico: quattro giorni in cui tutte le banche del paese rimasero chiuse, permettendo alle istituzioni un breve periodo per riprendersi e riorganizzarsi.

Analogo provvedimento fu adottato in Germania il 13 luglio 1931, lasciando le banche chiuse per 3 giorni e con 3 settimane di tempo prima della riapertura al pubblico. Dopo la crisi del 1929 erano in atto frequenti corse agli sportelli, durante le quali i depositanti ritiravano i loro risparmi o ne chiedevano la conversione in oro. Per una di queste crisi, il 3 marzo erano rimaste chiuse le banche di New York. Prima della riapertura del 13 marzo, falliscono altre 2100 banche.

Durante questi tempi di crisi Roosevelt si rivolse alla nazione per la prima volta come presidente il 12 marzo 1933, nella prima delle molte chiacchierate al caminetto.

Per porre fine alla crisi generalizzata delle banche degli anni trenta, Roosevelt emanò un decreto esecutivo e, con l’ Emergency Bank Relief Act (marzo 1933) e il Gold Reserve Act (gennaio 1934), proibì la circolazione e il possesso privato, a scopo di circolazione, di monete d’oro degli Stati Uniti, con l’eccezione per le monete da collezione. Questa legge dichiarò che le monete d’oro non avevano più corso legale negli Stati Uniti, e la gente dovette convertire le proprie monete d’oro in altre forme di valuta. Questa legge portò gli Stati Uniti fuori dal cosiddetto gold standard e inoltre implicò anche la fine della regola per cui la valuta cartacea degli Stati Uniti poteva essere scambiata con oro in tutte le banche della nazione.

Le riforme del suo governo [modifica]

Dei vari programmi di riforma iniziati dall’amministrazione Roosevelt, il più ampio e profondo fu l’istituzione del sistema della Social Security, una forma di stato sociale che fu ideato per fornire supporto ai cittadini a basso reddito e a quelli più anziani.

Nel 1935-1936, la Corte Suprema, che era dominata dai conservatori con una visione restrittiva della Clausola del Commercio della Costituzione, la base di molte leggi del New Deal, annullò otto dei programmi del New Deal di FDR.

Come risposta Roosevelt sottopose al Congresso nel febbraio del 1937 un piano per una “riforma giudiziaria”, che proponeva di aggiungere un giudice alla Corte, fino a un massimo di 15 giudici, qualora uno dei giudici in attività avesse raggiunto l’età limite di 70 anni, anche nel caso in cui rifiutasse di cessare l’incarico. Venne chiamato il tentativo di “impacchettare” la Corte. Fino a questo punto della sua presidenza, nessun giudice si era ancora ritirato dalla Corte Suprema, nonostante Roosevelt fosse già nel suo secondo mandato: un evento eccezionalmente inusuale che probabilmente si aggiunse alle sue frustrazioni. Il piano venne respinto dal Congresso, tuttavia può aver avuto i suoi effetti desiderati, come minaccia verso la Corte. Con una mossa cinicamente chiamata come “il cambiamento giusto in tempo per evitarne nove” (in inglese the switch in time to save nine), uno dei giudici conservatori, Owen Roberts, spostò inesplicabilmente il suo voto nella causa West Coast Hotel Co. contro Parrish, cambiando l’equilibrio ideologico della Corte. Non passò molto, tuttavia, prima che il tempo consentisse a Roosevelt di avere la Corte dalla sua parte, poiché le fini di mandato permisero a Roosevelt di riempire tutti i nove posti con sue nomine – nessun presidente tranne George Washington ne aveva nominati altrettanti.

Il secondo mandato [modifica]

Vincendo facilmente la rielezione nel 1936, Roosevelt diventò il primo presidente a entrare in carica dopo l’adozione del ventesimo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. Prima di questo, i presidenti prestavano giuramento il 4 marzo, ma egli entrò in carica il 20 gennaio 1937.

Sempre nel 1937, Roosevelt pronunciò il “Discorso della Quarantena” a Chicago. In esso paragonò lo scoppio della violenza internazionale a quello di una malattia contagiosa che ha necessita di una quarantena. Questo discorso provocò discussioni su quanto gli Stati Uniti dovessero essere attivi nella diplomazia internazionale. I mezzi di informazione risposero che il discorso esprimeva “un atteggiamento e non un programma”.

Frustrato dall’opposizione alle sue proposte anche da parte dell’ala più conservatrice del suo stesso partito, nel 1938 Roosevelt fece apertamente campagna contro cinque senatori democratici del Sud, tra cui il senatore della Georgia Walter F. George, nella speranza di depurare il partito democratico dalla sua ala conservatrice, che per ragioni storiche era forte al Sud. Gli sforzi di Roosevelt furono tuttavia senza successo, dato che tutti questi cinque senatori furono rieletti.

La presidenza: 1941-1945 [modifica]

Elezione al terzo mandato [modifica]

Con una mossa senza precedenti, Roosevelt cercò un terzo mandato consecutivo nel 1940. Fino a quel momento tutti i presidenti avevano rispettato la regola non scritta stabilita da George Washington, che nel 1793 aveva rinunciato al terzo mandato affermando che troppo potere non doveva essere accentrato per troppo tempo nelle mani di un solo uomo. In seguito, nel 1951, questa regola fu resa esplicita con un emendamento costituzionale; pertanto, a meno di future modifiche alla Costituzione, Roosevelt rimarrà per sempre l’unico presidente ad avere svolto più di due mandati.

A differenza che nelle elezioni del 1936 quando ottenne senza contestazioni la candidatura del partito democratico, nel 1940 subì l’opposizione di diversi candidati, il più importante dei quali fu il suo stesso vice presidente, John Nance Garner.

Roosevelt si avviò a battere Garner per la candidatura del suo partito, quindi sconfisse il candidato repubblicano Wendell L. Willkie vincendo le elezioni con una maggioranza schiacciante. Al posto di Garner divenne vice presidente Henry Agard Wallace.

La Seconda guerra mondiale [modifica]

Roosevelt proclamò che non avrebbe mandato i ragazzi americani a combattere in guerre straniere. Tuttavia, nel 1941 gli interessi contrapposti del Giappone e degli Stati Uniti in Asia e nel Pacifico, specialmente in Cina, produsse una rottura delle relazioni diplomatiche al punto che la guerra sembrava inevitabile (vedi la voce sui dieci punti di Hull). Alcuni hanno sostenuto che Roosevelt conoscesse in anticipo l’attacco giapponese del 7 dicembre 1941 a Pearl Harbor e lo usò come mezzo per far entrare in guerra gli Stati Uniti. Altri fanno notare che, mentre i crittanalisti statunitensi avevano decrittato i codici giapponesi, a Washington sapevano qualcosa di ciò che stava per succedere ma i ritardi nella comunicazione non consentirono ai messaggi di arrivare a Pearl Harbor, se non quattro ore dopo l’attacco. Comunque le tesi di una cospirazione possono al massimo sostenere che Roosevelt fosse al corrente di un imminente attacco giapponese da qualche parte nel Pacifico, ma non che sarebbe stato portato contro Pearl Harbor.

Il 18 maggio 1942 Roosevelt scrisse una lettera privata a William Lyon Mackenzie King, Primo ministro del Canada, in cui ragionava di un accordo tra gli USA e il Canada su un piano non scritto per far ridistribuire sul territorio i franco-canadesi in modo da assimilarli più rapidamente.

Il 14 gennaio 1943 Roosevelt diventò il primo presidente degli Stati Uniti a viaggiare in aeroplano durante la carica, con il suo volo da Miami al Marocco per incontrare Winston Churchill e discutere della Seconda guerra mondiale. L’incontro si concluse il 24 gennaio.

Tra il 4 e l’11 febbraio del 1945 partecipò, insieme a Stalin e Churchill, alla Conferenza di Yalta, il più famoso degli incontri nei quali fu deciso quale sarebbe stato l’assetto politico internazionale al termine della guerra.

A posteriori, probabilmente la decisione più discutibile di Roosevelt fu l’Ordine Esecutivo 9066 che provocò l’internamento in campi di concentramento di 110.000 tra cittadini giapponesi e cittadini americani di origini giapponesi sulla Costa Ovest.
Considerato una grave violazione delle libertà civili, fu anche avversato a quel tempo dal direttore del FBI J. Edgar Hoover (che può averlo fatto a causa della sua malevolenza verso FDR), da Eleanor Roosevelt e da molti altri gruppi. La Corte Suprema sostenne la costituzionalità dell’Ordine Esecutivo. Altri hanno criticato Roosevelt per non aver fatto di tutto per contrastare le operazioni naziste che perpetravano l’Olocausto, nonostante avesse informazioni sulle atrocità.

Roosevelt fu il primo presidente a rivolgersi regolarmente al pubblico americano attraverso la radio. Istituì la tradizione di discorsi settimanali alla radio, che chiamò le “chiacchierate al caminetto” (fireside chats). Queste “chiacchierate” gli diedero l’opportunità di portare le sue opinioni agli americani, e spesso aiutarono ad affermare la sua popolarità mentre egli era impegnato a realizzare diversi cambiamenti. Durante la Seconda guerra mondiale le “chiacchierate al caminetto” furono viste come importanti energizzanti per il morale degli americani nelle loro abitazioni.

Un discorso per il quale Roosevelt è famoso fu il Discorso sullo stato dell’Unione nel 1941. Questo discorso è anche conosciuto come il discorso delle Quattro Libertà. Il suo messaggio al Congresso e alla nazione l’8 dicembre 1941 dopo l’attacco di Pearl Harbor entrò nella storia con la frase: “Il 7 dicembre 1941 – una data che vivrà nell’infamia”. A seguito di questo discorso, gli USA entrarono nella Seconda guerra mondiale a fianco degli Alleati.

Elezioni per il quarto mandato [modifica]

Sebbene molti nel Partito Democratico vedessero che Roosevelt era già sofferente, al punto che non era certo che potesse ricoprire un quarto mandato di quattro anni, non ci fu quasi discussione sul fatto che, in tempo di guerra, “FDR” sarebbe stato il candidato del partito per un quarto mandato nelle elezioni del 1944.

Il vice presidente Henry Wallace si era alienato l’appoggio di molti dei dirigenti democratici durante i suoi quattro anni di mandato, ed era visto troppo egualitario (e da alcuni perfino comunista) come filosofia politica. Tenendo conto di ciò e della salute di Roosevelt, essi convinsero il senatore del Missouri Harry S. Truman a formare con Roosevelt la coppia di candidati democratici nel 1944. La coppia Roosevelt/Truman vinse le elezioni, tenutesi il 7 novembre 1944, sconfiggendo lo sfidante, il popolare repubblicano Thomas E. Dewey.

La morte [modifica]

Sofferente per la lunga tensione di tre anni e mezzo di guerra e debilitato dalla poliomielite, l’eccessivo fumo di sigarette, una malattia al cuore ed altri malanni, Roosevelt morì per una emorragia cerebrale mentre era in vacanza a Warm Springs, in Georgia, il 12 aprile 1945. Harry S. Truman, che era in carica da solo 82 giorni come vice presidente, giurò quel giorno stesso come suo successore.

Pubblicato su Biografie, Politica | Contrassegnato da tag: , , , , , , | 1 Commento »

1968, Martin Luther King

Pubblicato da candidonews su 4 Aprile, 2008

 

Oggi è il quarantesimo anniversario della uccisione di Martin Luther King, uomo politico americano di colore, attivista per i diritti civili barbaramente assassinato il 4 aprile 1968.

Lui ha detto:

« I have a dream: that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: “We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal” »

Di lui hanno detto:

 “He may be a real contender for this position should he abandon his supposed obediance to white liberal doctrine of non-violence and embrace black nationalism Through counter-intelligence it should be possible to pinpoint potential troublemakers and neutralize them, neutralize them, neutralize them” (Edgar Hoover, direttore dell’FBI, in un dossier segreto)

A seguire una breve biografia di uno dei piu importanti uomini del secolo scorso, anche grazie a lui molti oggi possono dirsi “liberi”. tratto da Biografieonline.it

Meno di quaranta anni fa, in America, c’erano fontanelle pubbliche separate per bianchi e neri. A teatro, le balconate erano altrettanto separate e così i posti negli autobus pubblici. La lotta per cambiare queste condizioni e guadagnare la parità dei diritti di fronte alla legge per i cittadini di qualsiasi razza è stata la scelta di fondo della breve vita di Martin Luther King.

Pacifista convinto e grande uomo del Novecento, Martin Luther King Jr. nasce il 15 gennaio 1929 ad Atlanta (Georgia), nel Profondo sud degli States. Suo padre era un predicatore della chiesa battista e sua madre una maestra. I King inizialmente vivono nella Auburn Avenue, soprannominata il Paradiso Nero, dove risiedono i borghesi del ghetto, gli “eletti della razza inferiore”, per dirla con un’espressione paradossale in voga al tempo. Nel 1948 Martin si trasferisce a Chester (Pennsylvania) dove studia teologia e vince una borsa di studio che gli consente di conseguire il dottorato di filosofia a Boston.

Qui conosce Coretta Scott, che sposa nel ‘53. A partire da quell’anno, é pastore della Chiesa battista a Montgomery (Alabama). Nel periodo ‘55-’60, invece, è l’ ispiratore e l’ organizzatore delle iniziative per il diritto di voto ai neri e per la parità nei diritti civili e sociali, oltre che per l’abolizione, su un piano più generale, delle forme legali di discriminazione ancora attive negli Stati Uniti.

Nel 1957 fonda la “Southern Christian Leadership Conference” (Sclc), un movimento che si batte per i diritti di tutte le minoranze e che si fonda su ferrei precetti legati alla non-violenza di stampo gandhiano, suggerendo la nozione di resistenza passiva. Per citare una frase di un suo discorso: “…siamo stanchi di essere segregati e umiliati. Non abbiamo altra scelta che la protesta. Il nostro metodo sarà quello della persuasione, non della coercizione… Se protesterete con coraggio, ma anche con dignità e con amore cristiano, nel futuro gli storici dovranno dire: laggiù viveva un grande popolo, un popolo nero, che iniettò nuovo significato e dignità nelle vene della civiltà.”. Il culmine del movimento si ha il 28 agosto 1963 durante la marcia su Washington quando King pronunci a il suo discorso più famoso “I have a dream….” (“Ho un sogno”). Nel 1964 riceve ad Oslo il premio Nobel per la pace.

Durante gli anni della lotta, King viene più volte arrestato e molte manifestazioni da lui organizzate finiscono con violenze e arresti di massa; egli continua a predicare la non violenza pur subendo minacce e attentati.
“Noi sfidiamo la vostra capacità di farci soffrire con la nostra capacità di sopportare le sofferenze.metteteci in prigione, e noi vi ameremo ancora. Lanciate bombe sulle nostre case e minacciate i nostri figli, e noi vi ameremo ancora Mandate i vostri incappucciati sicari nelle nostre case nell’ ora di mezzanotte, batteteci e lasciateci mezzi morti, e noi vi ameremo ancora. Fateci quello che volete e noi continueremo ad amarvi. Ma siate sicuri che vi vinceremo con la nostra capacità di soffrire. Un giorno noi conquisteremo la libertà, ma non solo per noi stessi: faremo talmente appello alla vostra coscienza e al vostro cuore che alla fine conquisteremo anche voi, e la nostra vittoria sarà piena.

Nel 1966 si trasferisce a Chicago e modifica parte della sua impostazione politica: si dichiara contrario alla guerra del Vietnam e si astiene dal condannare le violenze delle organizzazioni estremiste, denunciando le condizioni di miseria e degrado dei ghetti delle metropoli, entrando così direttamente in conflitto con la Casa Bianca.

Nel mese di aprile dell’anno 1968 Luther King si recò a Memphis per partecipare ad una marcia a favore degli spazzini della città (bianchi e neri), che erano in sciopero. Mentre, sulla veranda dell’albergo, s’intratteneva a parlare con i suoi collaboratori, dalla casa di fronte vennero sparati alcuni colpi di fucile: King cadde riverso sulla ringhiera, pochi minuti dopo era morto. Approfittando dei momenti di panico che seguirono, l’assassino si allontanò indisturbato. Erano le ore diciannove del 4 aprile. Il killer fu arrestato a Londra circa due mesi più tardi, si chiamava James Earl Ray, ma rivelò che non era stato lui l’uccisore di King; anzi, sosteneva di sapere chi fosse il vero colpevole. Nome che non poté mai fare perché venne accoltellato la notte seguente nella cella in cui era rinchiuso.

Ancora oggi il mistero della morte dell’indimenticabile leader nero rimane insoluto.

A lui sono oggi dedicate molte vie, piazze, poesie e canzoni; non ultima la famosissima “Pride – In the name of love” degli U2.

Lo storico discorso del 1963

Pride – U2

Pubblicato su Biografie, Politica, Riflessioni | Contrassegnato da tag: , , , , | 1 Commento »

Biografie: Gandhi

Pubblicato da candidonews su 29 Gennaio, 2008

« Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo » 

Nel giorno del 60° anniversario della uccisione del Mahatma, mi sembra opportuno riportare una breve biografia per capire meglio chi è stato uno dei massimi esponenti politici del secolo scorso. Politica e Pace, due parole che possono convivere e che Gandhi ha “usato” nel modo migliore.

Mohandas Karamchard Gandhi, detto il Mahatma (in sanscrito significa Grande Anima, soprannome datogli dal poeta indiano R. Tagore), è il fondatore della nonviolenza e il padre dell’indipendenza indiana.
Il nome Gandhi in lingua indiana significa ‘droghiere’: la sua famiglia dovette esercitare per un breve periodo un piccolo commercio di spezie.
Nato il 2 ottobre 1869 a Portbandar in India, dopo aver studiato nelle università di Ahmrdabad e Londra ed essersi laureato in giurisprudenza, esercita brevemente l’avvocatura a Bombay.
Di origini benestanti, nelle ultime generazioni la sua famiglia ricoprì alcune cariche importanti nelle corti del Kathiawar, tanto che il padre Mohandas Kaba Gandhi era stato primo ministro del principe Rajkot. I Gandhi tradizionalmente erano di religione Vaishnava; appartenevano cioè ad una setta Hindù con particolare devozione per Vishnù.

Nel 1893 si reca in Sud Africa con l’incarico di consulente legale per una ditta indiana: vi rimarrà per ventuno anni. Qui si scontra con una realtà terribile, in cui migliaia di immigrati indiani sono vittime della segregazione razziale. L’indignazione per le discriminazioni razziali subite dai suoi connazionali (e da lui stesso) da parte delle autorità britanniche, lo spingono alla lotta politica.

Il Mahatma si batte per il riconoscimento dei diritti dei suoi compatrioti e dal 1906 lancia, a livello di massa, il suo metodo di lotta basato sulla resistenza nonviolenta, denominato anche Satyagraha: una forma di non-collaborazione radicale con il governo britannico, concepita come mezzo di pressione di massa.
Gandhi giunge all’uguaglianza sociale e politica tramite le ribellioni pacifiche e le marce.
Alla fine il governo sudafricano attua importanti riforme a favore dei lavoratori indiani: eliminazione di parte delle vecchie leggi discriminatorie, riconoscimento ai nuovi immigrati della parità dei diritti e validità dei matrimoni religiosi.

Nel 1915 Gandhi torna in India dove circolano già da tempo fermenti di ribellione contro l’arroganza del dominio britannico, in particolare per la nuova legislazione agraria, che prevedeva il sequestro delle terre ai contadini in caso di scarso o mancato raccolto, e per la crisi dell’artigianato.
Diventa il leader del Partito del Congresso, partito che si batte per la liberazione dal colonialismo britannico.

Nel 1919 prende il via la prima grande campagna satyagraha di disobbedienza civile, che prevede il boicottaggio delle merci inglesi e il non-pagamento delle imposte. Il Mahatma subisce un processo ed è arrestato. Viene tenuto in carcere pochi mesi, ma una volta uscito riprende la sua battaglia con altri satyagraha. Nuovamente incarcerato e poi rilasciato, Gandhi partecipa alla Conferenza di Londra sul problema indiano, chiedendo l’indipendenza del suo paese.

Del 1930 è la terza campagna di resistenza. Organizza la marcia del sale: disobbedienza contro la tassa sul sale, la più iniqua perché colpiva soprattutto le classi povere. La campagna si allarga con il boicottaggio dei tessuti provenienti dall’estero. Gli inglesi arrestano Gandhi, sua moglie e altre 50.000 persone. Spesso incarcerato anche negli anni successivi, la “Grande Anima” risponde agli arresti con lunghissimi scioperi della fame (importante è quello che egli intraprende per richiamare l’attenzione sul problema della condizione degli intoccabili, la casta più bassa della società indiana).

All’inizio della Seconda Guerra Mondiale Gandhi decide di non sostenere l’Inghilterra se questa non garantirà all’India l’indipendenza. Il governo britannico reagisce con l’arresto di oltre 60.000 oppositori e dello stesso Mahatma, che è rilasciato dopo due anni.

Il 15 agosto 1947 l’India conquista l’indipendenza. Gandhi vive questo momento con dolore, pregando e digiunando. Il subcontinente indiano è diviso in due stati, India e Pakistan, la cui creazione sancisce la separazione fra indù e musulmani e culmina in una violenta guerra civile che costa, alla fine del 1947, quasi un milione di morti e sei milioni di profughi.

L’atteggiamento moderato di Gandhi sul problema della divisione del paese suscita l’odio di un fanatico indù che lo uccide il 30 gennaio 1948, durante un incontro di preghiera.

 Biografieonline.it

 

Pubblicato su Biografie, Storia | Contrassegnato da tag: , , , , , , | Lascia un commento »

Biografie: Leonardo Sciascia

Pubblicato da candidonews su 8 Gennaio, 2008

  
Nel giorno della nascita, 8 gennaio 1921, pubblico la biografia di uno dei grandi autori italiani del secolo scorso. Leonardo Sciascia. Buona lettura. 

biografia tratta da italialibri. (è un estratto)

Leonardo Sciascia nasce a Racalmuto, nell’entroterra agrigentino, l’8 gennaio 1921, primo di tre fratelli. La madre viene da una famiglia di artigiani, il padre è impiegato in una delle miniere di zolfo della zona. Sciascia trascorre con il nonno e le zie la maggior parte dell’infanzia e il loro ricordo ricorrerà spesso nelle numerose interviste successivamente rilasciate dall’autore, nelle quali spiegherà anche il profondo legame con la Sicilia delle zolfare, a cui lo avvicinano il nonno e il padre.

A sei anni Sciascia inizia la scuola. Da subito affiora la sua forte passione per la storia.Nel 1935 l’autore si trasferisce a Caltanissetta con la famiglia e si iscrive all’Istituto Magistrale IX Maggio, nel quale insegna Vitaliano Brancati. Lo scrittore diventerà per Sciascia un modello, mentre all’incontro con il giovane insegnante Giuseppe Granata (futuro senatore del PCI) Sciascia riconosce la scoperta degli illuministi e della letteratura americana.

 Nel 1941 supera l’esame per diventare maestro elementare.

Nello stesso anno lo scrittore è assunto all’ammasso del grano di Racalmuto dove resterà fino al 1948: un’esperienza che gli permette di conoscere il mondo contadino siciliano. Nel 1944 sposa Maria Andronico, maestra nella scuola elementare di Racalmuto. Da lei Sciascia avrà le sue due figlie, Laura e Anna Maria. Pochi anni dopo, nel 1948, il suicidio del fratello Giuseppe lascia un segno profondo nell’animo dell’autore. Nel 1949 inizia ad insegnare nella scuola elementare nel suo paese.

È del 1952 la pubblicazione del «primo lemma di Leonardo Sciascia» (Scalia): si tratta di Favole della dittatura, ventisette testi brevi di prosa assai studiata. Sempre nel 1952, esce la raccolta di poesie La Sicilia, il suo cuore, illustrata con disegni dello scultore catanese Emilio Greco. Sciascia vince nel 1953 il Premio Pirandello per un suo importante intervento critico sull’autore di Girgenti (Pirandello e il pirandellismo).

Dal 1954 si trova alla direzione di «Galleria» e di «I quaderni di Galleria», riviste antologiche dedicate alla letteratura e agli studi etnologici. Frequenta in quegli anni la Caltanissetta di Luigi Monaco e del suo omonimo Salvatore Sciascia, ricavandone forti stimoli che si traducono in frequenti collaborazioni con diversi giornali e riviste letterarie. Nell’anno scolastico ‘57-’58 viene distaccato a Roma, al ministero della pubblica istruzione. Al suo ritorno si ristabilisce con la famiglia a Caltanissetta, ma interrompe l’attività di insegnamento per lavorare in un ufficio del Patronato scolastico. Nel 1956 esce il primo libro di rilievo Le parrocchie di Ragalpetra, a cui seguono nell’autunno del ’58 i tre racconti della raccolta Gli zii di Sicilia: La zia d’America, Il quarantotto e La morte di Stalin. Nel 1960 è pubblicata la seconda edizione de Gli Zii di Sicilia, a cui s’è aggiunto un quarto racconto, L’antimonio. Del 1961 è invece Il giorno della civetta, il romanzo sulla mafia che porterà a Sciascia la maggior parte della sua celebrità: e proprio l’impegno civile e la denuncia sociale dei mali di Sicilia saranno uno dei tratti più pertinenti per la definizione della fisionomia dello scrittore e intellettuale Leonardo Sciascia.

Oltre a Il consiglio d’Egitto (1963), gli anni Sessanta vedranno nascere alcuni dei romanzi più sentiti dallo stesso autore, dedicati proprio alle ricerche storiche sulla cultura siciliana: A ciascuno il suo (1966) un libro bene accolto dagli intellettuali e da cui Elio Petri ha tratto un film nel 1967; e Morte dell’Inquisitore (1967), che prende spunto dalla figura dell’eretico siciliano Fra Diego La Matina. Nello stesso anno esce per l’editore Mursia un’Antologia di narratori di Sicilia, curata da Sciascia insieme a Salvatore Guglielmino. Lo scrittore tenterà anche di applicare al teatro la propria propensione alla scrittura fortemente dialogata, ma l’incontro/scontro con la mediazione operata dal regista gli appare come “devastatrice” dei testi e lo induce ad abbandonare il proprio impegno teatrale. Sul finire del decennio Sciascia si trasferisce a Palermo in una casa zeppa di libri e d’estate torna a Racalmuto per scrivere.

Il 1970 è l’anno del pensionamento e dell’uscita de La corda pazza, una raccolta di saggi su cose siciliane nella quale l’autore chiarisce la propria idea di “sicilitudine” e dimostra una rara sensibilità artistica espressa per mezzo di sottili capacità saggistiche. Il 1971 è l’anno de Il contesto, libro destinato a destare una serie di polemiche, più politiche che estetiche, alle quali Sciascia si rifiuta di partecipare ritirando la candidatura del romanzo al premio Campiello. Tuttavia si fa sempre più forte la propensione ad includere la denuncia sociale nella narrazione di episodi veri di cronaca nera: gli Atti relativi alla morte di Raymond Roussel (1971), I pugnalatori (1976) e L’affaire Moro (1978) ne sono un esempio.

Nel 1974, nel clima del referendum sul divorzio e della sconfitta politica dei cattolici, nasce Todo modo, un libro che parla «di cattolici che fanno politica» (Sciascia) e che viene naturalmente stroncato dalle gerarchie ecclesiastiche. Alle elezioni comunali di Palermo nel giugno ’75 lo scrittore è candidato come indipendente nelle liste del partito comunista: eletto con un forte numero di preferenze Sciascia si dimette da consigliere già all’inizio del 1977. La sua contrarietà al compromesso storico e il rifiuto per certe forme di estremismo lo portarono infatti a scontri molto duri con la dirigenza del partito comunista. Significativamente, quell’anno pubblicherà Candido. Ovvero, un sogno fatto in Sicilia.

In questi anni aumenta la frequenza dei suoi viaggi a Parigi e si intensificano i contatti con la cultura francese, da lui sempre tenuta come essenziale punto di riferimento. Nel 1979 accetta la proposta dei radicali e si candida sia al Parlamento europeo sia alla Camera. Eletto in entrambe le sedi istituzionali opta per Montecitorio, dove rimarrà fino al 1983 occupandosi quasi esclusivamente dei lavori della commissione d’inchiesta sul rapimento Moro. In seguito a nuovi contrasti con il PCI di Berlinguer Sciascia abbandona l’attività politica, ma non rinuncia all’osservazione delle vicende politico-giudiziarie dell’Italia, in particolare per quanto riguarda la mafia. In un articolo sul «Corriere della sera» dal titolo I professionisti dell’ antimafia, nel 1987 Leonardo Sciascia afferma che in Sicilia, per far carriera nella magistratura, nulla vale più del prender parte a processi di stampo mafioso.

La memoria, privata e collettiva, restano però al centro della produzione letteraria sciasciana. Dalla collaborazione con la casa editrice Sellerio di Palermo origina una collana chiamata appunto “La memoria”, che si apre con un suo libro, Dalle parte degli infedeli (1979), e che con le sue Cronachette festeggia nel 1985 la centesima pubblicazione. Per un ritratto dello scrittore da giovane è un’opera considerata “minore” di Leonardo Sciascia. In realtà, ci troviamo di fronte a un altro importante scritto che aiuta a cogliere l’ispirazione più profonda dell’autore, attraverso la letture di pagine e la scoperta di luoghi letterari ancora poco frequentati.

Gli ultimi anni di vita dello scrittore sono segnati dalla malattia che lo costringe a frequenti trasferimenti a Milano per curarsi. Sia pure a fatica prosegue la sua attività di scrittore, mentre i continui attacchi di una sinistra opportunista e ideologizzata lo impegnano in sempre più taglienti e ironiche reazioni. Carichi di dolenti inflessioni autobiografiche sono i brevi racconti gialli Porte aperte (1987), Il cavaliere e la morte (1988) e Una storia semplice (in libreria il giorno stesso della sua morte), in cui si scorgono tracce di una ricerca narrativa all’altezza della difficile e confusa situazione italiana di quegli anni.

Pochi mesi prima di morire pubblica Alfabeto pirandelliano, A futura memoria (pubblicato postumo), e Fatti diversi di storia letteraria e civile edito da Sellerio. Opere nelle quali si ritrovano le principali tematiche della produzione sciasciana, dalla “sicilitudine” a quell’impegno civile che lo aveva caratterizzato lungo tutta la sua vita intellettuale, di cui rimane una testimonianza anche nelle numerose interviste rilasciate durante tre decenni della storia nazionale italiana.

Sciascia muore a Palermo il 20 novembre 1989, salutato da numerose parole di stima, fra cui quelle del grande amico Gesualdo Bufalino. Il suo corpo riposa all’ingresso del cimitero di Racalmuto.

Pubblicato su Biografie, Cultura | Contrassegnato da tag: , , , , | 1 Commento »

Biografie: Charlie Chaplin

Pubblicato da candidonews su 25 Dicembre, 2007

 

CHARLIE CHAPLIN 

30 anni fa, proprio oggi, ci lasciava uno dei piu grandi artisti del secolo scorso, Charlie Chaplin.  Vi propongo un video tratto dal “Il Grande Dittatore“, film del 1940, in cui si fa una satira pesante di Hitler e del Nazismo, quando ancora non si era a conoscenza di tutte le atrocità commesse dal regime. Un barbiere ebreo viene scambiato per il dittatore della Tomonia, Adenoid Hynkel (ambedue interpretati da Chaplin). Il brano è tratto dal discorso all’umanità, che il finto dittatore è chiamato a pronunciare di fronte al suo popolo, un discorso che doveva essere conforme al regime nazista ma che si rivela….molto diverso.

BIOGRAFIA

da wikipedia.it

Sir Charles Spencer Chaplin Jr. (Londra16 aprile 1889 – Corsier-sur-Vevey25 dicembre 1977) è stato un attore, regista e sceneggiatore britannico.

Sceneggiatore, compositore, produttore cinematografico di oltre novanta film, è stato uno dei più importanti registi della storia del cinema (in particolare dell’era del film muto) e probabilmente l’attore più famoso dagli albori del cinema hollywoodiano. In generale, può essere considerato uno dei più grandi artisti del ventesimo secolo.

Il personaggio attorno al quale costruì larga parte delle sue sceneggiature, e che gli dette fama universale, fu quello del vagabondo (“The Tramp” in inglese; “Charlot” in italiano, francese e spagnolo): un omino dalle raffinate maniere e la dignità di un gentiluomo, vestito di una stretta giacchetta, con pantaloni e scarpe più grandi della sua misura, una bombetta per cappello, un bastone da passeggio in bamboo, e i caratteristici baffetti. L’inconfondibile andatura ondeggiante, l’accentuata emotività sentimentale, e il malinconico disincanto di fronte alla spietatezza ed alle ingiustizie della società moderna, ne fecero l’emblema dell’alienazione umana – in particolare delle classi sociali più emarginate.

L’infanzia e gli inizi [modifica]

Charles Chaplin nacque al 287 di Kennington Road, nel sobborgo londinese di Walworth, da Charles Chaplin Senior e Hannah Harriette Hill; il padre era un guitto di music hall con un debole per l’alcool, la madre una cantante. Il matrimonio finì quando Hannah fu scoperta a tradire suo marito con un altro cantante del Music Hall, Leo Dryden, che avrebbe portato alla nascita di (Wheeler Dryden), fratellastro del quale Chaplin verrà a conoscenza solo molto più tardi. La separazione avvenne l’anno dopo la nascita di Charles. Il padre cercò di tenere con sé e con la sua convivente sia il piccolo Charles che suo fratello Sidney, di quattro anni maggiore.

Il tentativo fallì e i due bambini andarono a vivere con la madre che riceveva dieci scellini la settimana per il mantenimento di entrambi. Per le precarie condizioni finanziarie della famiglia, Charles e il fratellastro Sidney trascorsero due anni fra collegi e istituti per orfani a Lambeth. Il padre morì quando Charlie aveva dodici anni e la madre, affetta da turbe mentali, venne ricoverata in un istituto presso Croydon dove morì nel 1928.

Queste vicende non impedirono al piccolo Chaplin di apprendere proprio dalla madre l’arte del canto e della recitazione. I primi passi sul palcoscenico li mosse assieme a lei già all’età di cinque anni. Nel 1896 durante una recita in un music hall Hannah fu sonoramente fischiata e costretta ad abbandonare il palcoscenico; a sostituirla venne mandato in scena il piccolo Charlie che ottenne un discreto successo cantando una canzone popolare dell’epoca. L’anno dopo, grazie alle conoscenze del padre, entrò a far parte di un corpo di ballo in zoccoli composto di otto bambini: gli Eight Lancashire Lads.

Nel 1900, all’età di undici anni, il fratello riuscì a fargli ottenere il ruolo comico di un gatto nella pantomima Cinderella, rappresentata all’ippodromo di Londra, nella quale recitava anche il famoso clown Marceline. Nello stesso anno Sidney si imbarcò come trombettiere, il peso della madre ricadde così sulle spalle del piccolo Charlie. Nonostante la buona volontà, la vita era estremamente dura, Hannah fu addirittura ricoverata in ospedale con una diagnosi di depressione causata dalla denutrizione.

Nel 1903 Charles ebbe una piccola parte in Jim, the Romance of a Cockayne grazie alla quale ottenne la sua prima recensione favorevole sulla carta stampata; di lì a poco il primo ruolo fisso in teatro: quello dello strillone Billy in Sherlock Holmes, portato a lungo in tournée. Intanto il fratello era tornato a Londra e aveva cominciato anche lui a lavorare in teatro. Grazie alla migliorata situazione finanziaria, i due riuscirono a far dimettere Hannah dall’ospedale, anche se poco tempo dopo una ricaduta ne determinò l’internamento definitivo.

Nel 1904 il quindicenne Charles fu tra i protagonisti della fortunata rappresentazione del Peter Pan di James Matthew Barrie.

Il varietà con Fred Karno [modifica]

Fra il 1906 e il 1907 Chaplin lavorò ne Il Circus di Casey, misto di varietà e numeri circensi. L’esperienza gli permise di familiarizzare con il mondo del Circo e di entrare nella troupe di Fred Karno, anche grazie al fratello Sidney che già vi lavorava. La paga era di 3 sterline a settimana ed il debutto avvenne nel 1906 con L’incontro di calcio, in cui Charles interpretava la parte del cattivo che tenta di far ubriacare il portiere avversario.

Ben presto il giovane Chaplin divenne, insieme a Stanley Jefferson (meglio conosciuto come Stan Laurel) uno degli attori più apprezzati della compagnia.

Nel 1909 iniziarono le tournée all’estero: dapprima a Parigi e, due anni dopo, negli Stati Uniti. L’esperienza americana non fu particolarmente felice, ciò nonostante la compagnia ritornò oltreoceano anche l’anno successivo e questa volta le cose andarono diversamente: il successo è grande grazie anche al giovane Charles, ormai uno degli elementi di punta del gruppo.

Chaplin fu notato dal produttore Mack Sennett, che nel novembre 1913 lo mise sotto contratto per la casa cinematografica Keystone.

Le prime esperienze cinematografiche [modifica]

Ebbe così iniziò la carriera di Charlie Chaplin, il Vagabondo che nell’arco di cinque anni conquistò un posto d’onore nella storia della cinematografia. A partire dal 1914, quando con la Keystone esordì nel mondo del cinema con il corto Making a Living, fino al 1919, anno nel quale fondò la United Artists Corporation, la notorietà di Chaplin non si arrestò mai.

Insieme alla Keystone, nel 1914, Chaplin recitò in trentacinque corti e, concluso il contratto (1915),in altri quattordici per la Essanay. Con cachet adeguati ad una popolarità sempre più grande, Chaplin approdò alla Mutual Films, firmando altri dodici corti.

Nel 1916 scritturò la 19enne Edna Purviance facendone la sua primadonna in ben 35 film fra il ‘16 e il ‘23. I due vissero anche un intenso e travagliato legame affettivo, che si mantenne in amicizia anche dopo la fine della passione(1918) e della carriera artistica di lei(accelerata dagli eccessi dell’alcool): Chaplin continuerà a corrispondere ad Edna fino alla sua morte, oltre a passarle una paga salariale da attrice.

Con la Mutual Film fece dodici film nel periodo 1916-1917 (uno dei più felici della sua carriera). Chaplin, non ancora trentenne, recitò e diresse quasi cento corti nell’arco di cinque anni.

Nel 1918 decise di mettersi in proprio e passò alla First National, con cui fece dieci film (fino al 1923). Fu proprio la First National – grazie anche all’interessamento del fratello Sydney, ormai suo procuratore – a corrispondergli il favoloso ingaggio di un milione di dollari, cachet mai guadagnato prima da un attore.

Nel 1919 Charlie Chaplin insieme ad alcuni colleghi (fra cui Mary Pickford, Douglas Fairbanks e David Wark Griffith) fondò la United Artists Corporation. Da allora in poi curerà da solo ogni fase della sua produzione cinematografica, attorniato da un gruppo di fedelissimi quanto preziosi e competenti collaboratori. Ad un periodo professionalmente felice non corrispose una vita privata altrettanto serena, anzi il matrimonio forzato con la 17enne Mildred Harris gli procurò serie preoccupazioni e l’infelice nascita del primogenito gravemente malformato e sopravvissuto solo tre giorni, non contribuì certo a risollevare il rapporto.

I grandi successi [modifica]

La consacrazione come star affermata avvenne nel 1921 quando diresse e interpretò Il monello, nel quale fece debuttare il piccolo-grande attore Jackie Coogan che conosceremo, molti anni più tardi, come lo “Zio Fester” della famosa serie di telefilm La Famiglia Addams.

Dal 1923 al 1952 Chaplin lavorò costantemente per la United Artists, e girò otto film, i più importanti della sua carriera. Il primo lavoro fu La donna di Parigi nel 1923, primo film nel quale non figurò come interprete (si ritagliò una piccola comparsa nel ruolo di facchino). Il film, se pur ampiamente apprezzato dalla critica, non ebbe il successo di pubblico sperato, ma i capolavori successivi lo proiettarono nel firmamento della cinematografia. La febbre dell’oro del 1925 è considerato per molti una delle sue opere meglio riuscite. La produzione del film successivo, Il Circo (1928) fu però travagliata a causa dei problemi sorti nella vita privata: proprio in quel periodo divorziò dalla ventenne Lita Grey che aveva sposato quattro anni prima.

Benché in uso dal 1927, il sonoro non interessò Chaplin sino alla fine degli anni 30; un particolare curioso per un artista che avrebbe enfatizzato poi con la musica e accurati movimenti coreografici i suoi migliori lavori (basti ricordare il leitmotiv di Luci della ribalta o la canzone Smile portata al successo da Nat King Cole).

Nonostante il sonoro si fosse ormai affermato definitivamente a Hollywood, girò nel 1931 Luci della città, completamente muto e solo accompagnato dalla musica. E’ interessante notare come Chaplin sostituisca, in questo film, la voce delle persone con il suono degli strumenti musicali, simulando la voce, all’inizio di Luci della città. Nello stesso anno ricevette l’onore dell’attribuzione della Legione d’onore francese. Cinque anni dopo girò un altro capolavoro del cinema muto, Tempi moderni.

Nel 1932 aveva conosciuto l’attrice 21enne Paulette Goddard, che aveva già avuto qualche esperienza marginale nel cinema in parti minori. I due s’innamorarono, e Paulette recitò con Charles in Tempi moderni (1936) e ne Il grande dittatore (1940).

Questo fu il primo film completamente sonoro di Chaplin, girato e distribuito negli Stati Uniti poco prima dell’entrata nella guerra. Nel film, Chaplin interpreta due personaggi: Adenoid Hynkel, il dittatore di Tomania, esplicitamente ispirato ad Adolf Hitler, e un barbiere ebreo perseguitato dai nazisti. Dopo la guerra, quando l’internamento e lo sterminio degli Ebrei furono noti, Chaplin dichiarò che non avrebbe realizzato il film se solo avesse potuto sapere che cosa stava accadendo. Il film ebbe 2 candidature agli Oscar, come miglior regia e miglior sceneggiatura, ma non vinse statuette.

Dopo questo film Chaplin interruppe la sua attività cinematografica per circa sette anni.

Nel 1942 conobbe la 17enne Oona o’Neil, il terzo e ultimo dei suoi grandi amori, Oona divenne sua moglie nel 1946, e da lei ebbe 8 figli, 3 nati in america e 5 in svizzera.

Nel 1947 uscì un nuovo film, Monsieur Verdoux ispirato alla famosa storia di Henri Landru, su un soggetto di Orson Welles.

Il “maccartismo” e il trasferimento in Europa [modifica]

Le sue simpatie politiche non furono da lui mai rivelate esplicitamente. Di certo, in molti suoi film aveva analizzato la realtà cupa dei lavoratori, dei poveri e degli emarginati (Tempi moderni, del 1936, ne può essere un chiaro esempio), ed aveva messo in piena luce le contraddizioni della società americana, sottolineando la distanza fra il Sistema (impersonato spesso da poliziotti senza cuore) e il Mondo dei derelitti (rappresentati da “Charlot” il vagabondo). Benché vivesse negli Stati Uniti da molti anni, Chaplin aveva mantenuto con orgoglio la cittadinanza britannica.

Già all’uscita di Monsieur Verdoux venne pubblicamente accusato di “filocomunismo” e nel 1949 divenne uno dei bersagli del movimento innescato dal senatore Joseph McCarthy. Nel 1951 iniziò a girare quello che sarebbe stato il suo “canto del cigno”: Luci della ribalta, tratto da un suo romanzo Footlights, mai pubblicato. Fu il suo ultimo film prodotto a Hollywood, e anche l’unico che interpretò assieme ad un altro mattatore del cinema muto: Buster Keaton.

Nel 1952, proprio quando Luci della ribalta usciva nelle sale, Chaplin lasciò gli Stati Uniti per un viaggio in Inghilterra e, avuta notizia che il suo rientro in America sarebbe stato messo sotto inchiesta, decise di stabilirsi in Europa fissando la sua residenza in Svizzera.

Nel 1957 Chaplin ritornò dietro la macchina da presa per girare di nuovo un film: Un re a New York. Fu il suo penultimo film, tra l’altro anche l’unico in cui recita assieme a suo figlio Michael. L’opera non ebbe successo e la sua vena cinematografica sembrava effettivamente appannata. Nel 1964, dopo circa un’anno di lavoro, scrisse un’autobiografia (nella quale non vi è menzione del film Il circo, che probabilmente preferiva non ricordare per le tristi circostanze nelle quali fu girato). Nel 1966 si calò per l’ultima volta nei panni di regista, per girare La contessa di Hong Kong, fu il suo ultimo film, nonché l’unico a colori, nel quale lavorò assieme a due star del cinema mondiale: Marlon Brando e Sophia Loren.

Grazie alla sua genialità di compositore, proprio in quegli anni produsse la versione sonora di alcuni suoi capolavori: Il circo nel 1969, Il monello nel 1971, e infine nel 1975 la donna di Parigi.

Nel 1972, riconciliatosi con l’opinione pubblica americana, ritornò negli Stati Uniti per ritirare il suo secondo premio Oscar, questa volta alla carriera, assegnatogli per “aver fatto delle immagini in movimento una forma d’arte del Ventesimo secolo.

Il 4 marzo 1975, dopo molti anni di esilio volontario dal suo Paese d’origine, Chaplin fu nominato Cavaliere di Sua Maestà dalla regina Elisabetta II d’Inghilterra. L’onorificenza era già stata proposta nel 1956, ma – in piena guerra fredda – non era stata concessa per il veto imposto dall’Ufficio straniero britannico sempre a causa delle presunte simpatie politiche di Chaplin.

La scomparsa [modifica]

Charles Chaplin morì a Corsier-sur-Vevey, (Vevey), in Svizzera, la notte di Natale del 1977 e lì fu sepolto. Due mesi dopo la sua morte, il 1° marzo 1978, il suo corpo fu trafugato in un tentativo di estorsione ai danni dei suoi familiari. Il piano tuttavia fallì; i malviventi furono catturati ed il corpo successivamente recuperato nei pressi del lago di Ginevra.

Un film biografico su Chaplin – Charlot – è stato girato nel 1992 dal regista Richard Attenborough, interpretato da Robert Downey Jr. (nel ruolo di Chaplin), Dan Aykroyd, Geraldine Chaplin (figlia di Charlie), Anthony Hopkins, Milla Jovovich, Moira Kelly, Kevin Kline, Diane Lane, Penelope Ann Miller, Paul Rhys, Marisa Tomei, Nancy Travis e James Woods.

Pubblicato su Biografie, Cultura, Mondo | Contrassegnato da tag: , , , , | 1 Commento »

Biografie: John Maynard Keynes

Pubblicato da candidonews su 24 Dicembre, 2007

Uno dei padri della Società Economica del XX° Secolo, Keynes, è il personaggio che ho scelto oggi per le Biografie. E’ importante capire, seppur a grandi linee, cosa sia il capitalismo e da quali “correnti” sia composto. Il modello Keynesiano, per esempio, prevede un intervento notevole dello stato nella economia. Il modello monetarista, tutt’ora prevalente nelle economie sviluppate, lascia spazio totale al libero mercato.

 

da Wikipedia.it

John Maynard Keynes, primo Barone Keynes di Tilton (Cambridge, 5 giugno 188321 aprile 1946), da molti considerato il più grande economista del XX secolo, ha influenzato grazie alle sue idee sia l’economia che la politica.

Viene ricordato soprattutto per aver sostenuto la necessità dell’intervento pubblico nell’economia con misure di politica monetaria, qualora una insufficiente domanda aggregata non riesca a garantire la piena occupazione. Le sue idee sono state sviluppate e formalizzate nel dopoguerra dagli economisti keynesiani (della scuola keynesiana). È inoltre considerato il padre della moderna macroeconomia.

Carriera [modifica]

Studi [modifica]

Figlio dell’economista di Cambridge John Neville Keynes e della scrittrice attivista per i diritti civili Florence Ada Brown, John Maynard Keynes frequenta l’elitaria scuola di Eton, distinguendosi in ogni ambito dei suoi inusitatamente vasti interessi. Viene in seguito ammesso al King’s College, presso l’università di Cambridge, al corso di matematica; il suo interesse per la politica lo conduce però presto a passare al campo dell’economia che studia, sempre a Cambridge, sotto la guida di Alfred Marshall e Arthur Cecil Pigou.

Gli anni dall’università alla conferenza di pace di Versailles [modifica]

In cerca di una fonte di reddito, Keynes pospone la scrittura della tesi a Cambridge e partecipa al concorso per l’ammissione al civil service, qualificandosi secondo. Paradossalmente, consegue la votazione peggiore nella sezione dell’esame dedicata all’economia; a ciò commenterà in seguito che “gli esaminatori presumibilmente ne sapevano meno di me”. Keynes accetta dunque un posto presso l’India Office, i cui impegni sono di entità tanto modesta che – affermò in seguito – il suo tempo si divide tra la lettura dei giornali e la corrispondenza privata.

Nello stesso periodo lavora alla stesura della tesi per l’università. Questa non sarà accettata, con la conseguenza che la fellowship vitalizia per Cambridge che normalmente ne deriverebbe non gli è assicurata. Accetta comunque un posto di lettore, finanziato personalmente da Alfred Marshall; da tale posizione comincia a costruire la propria reputazione di economista.

Dal 1912 è direttore dell’Economic Journal, la principale rivista accademica economica dell’epoca. Secondo una serie di aneddoti riportati da Gans e Shepherd (1994), diversi economisti che avrebbero in seguito acquisito una considerevole fama si vedono rifiutare la pubblicazione, apparentemente a causa di una valutazione troppo frettolosa dei loro contributi da parte di Keynes.

È presto assegnato alla Royal Commission on Indian Currency and Finance, una posizione che gli consente di mostrare il suo considerevole talento nell’applicare la teoria economica a problemi di ordine pratico. La sua provata abilità in tal senso, con particolare riferimento alle questioni riguardanti le valute e il credito, gli consente di diventare, alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, consigliere del Cancelliere dello Scacchiere e del Ministero del Tesoro per le questioni economiche e finanziarie. Tra le sue responsabilità rientra la definizione dei rapporti di credito tra la Gran Bretagna e i suoi alleati continentali durante la guerra, nonché l’acquisizione di valute rare. Il “polso e la maestria [di Keynes] divennero leggendari”, nelle parole di Robert Lekachman; ad esempio in una circostanza Keynes riesce, con difficoltà, a mettere insieme un quantitativo di pesetas spagnole e a venderle tutte, con un effetto dirompente sul mercato: funziona, e le pesetas diventano meno scarse e costose. Questi successi gli fruttano un incarico che avrà un enorme impatto sullo sviluppo della sua vita e della sua carriera, quello di rappresentante economico del Tesoro alla Conferenza di pace di Versailles del 1919.

È in seguito a tale esperienza che pubblica Gli effetti economici della pace (The economic consequences of peace, 1919), nonché Per una revisione del Trattato (A revision of the Treaty, 1922), in cui sostiene che le pesanti riparazioni imposte alla Germania dai paesi vincitori avrebbero portato alla rovina l’economia tedesca a causa degli squilibri che le avrebbero apportato. Questa previsione viene confermata durante la repubblica di Weimar: solo piccola parte delle riparazioni vengono pagate ai vincitori, che nel tentativo di rispettare gli obblighi sviluppano una potenza industriale di tutto rispetto, destinata a contribuire al riarmo tedesco. Inoltre l’iperinflazione del 1923 pesa duramente sull’economia tedesca, causa un forte scontento che prepara la strada all’avvento del nazismo.

Nel 1920 pubblica il Treatise on Probability (Trattato sulla probabilità), contributo di notevole spessore per il sostegno filosofico e matematico alla teoria della probabilità. Con il Trattato sulla riforma monetaria (A tract on monetary reform, 1923) attacca le politiche deflazioniste britanniche degli anni ‘20, sostenendo l’obiettivo della stabilità dei prezzi interni e proponendo tassi di cambio flessibili. Nel Trattato sulla moneta (Treatise on money, 1930), in 2 volumi, sviluppa ulteriormente la sua teoria del ciclo del credito di stampo Wickselliano.

La Teoria generale [modifica]

La sua opera principale è la Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta (The general theory of employment, interest and money, 1936), un volume che ha un notevole impatto sulla scienza economica, e costituisce il primo nucleo della moderna macroeconomia.

In esso Keynes pone le basi per la teoria basata sul concetto di domanda aggregata, spiegando le variazioni del livello complessivo delle attività economiche così come osservate durante la Grande depressione. Il reddito nazionale sarebbe dato dalla somma di consumi e investimenti; in uno stato di sotto-occupazione e capacità produttiva inutilizzata, sarebbe dunque possibile incrementare l’occupazione e il reddito soltanto passando tramite un aumento della spesa per consumi o con investimenti. L’ammontare complessivo di risparmio sarebbe inoltre determinato dal reddito nazionale, e sarebbe dunque possibile ottenere un incremento del risparmio anche riducendo il tasso di interesse, allo scopo di incentivare l’investimento in beni capitali.

Nel Teoria generale, Keynes afferma che sono giustificabili le politiche destinate a stimolare la domanda in periodi di disoccupazione, ad esempio tramite un incremento della spesa pubblica. Poiché Keynes non ha piena fiducia nella capacità del mercato lasciato a sé stesso di esprimere una domanda di piena occupazione, ritiene necessario che in talune circostanze sia lo Stato a stimolare la domanda. Queste argomentazioni trovano conferma nei risultati della politica del New Deal, varata negli stessi anni dal presidente Roosevelt negli Stati Uniti. La teoria macroeconomica con alcuni perfezionamenti negli anni successivi giunge ad una serie di risultati di rilievo nelle politiche economiche attuali.

Gli anni ‘40 e la Seconda Guerra Mondiale [modifica]

Nel 1942 Keynes, ormai celebre, ottiene il titolo di baronetto, diventando il primo Barone Keynes di Tilton.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, Keynes sostiene con Come pagare per la guerra (How to pay for the war), che lo sforzo bellico dovrebbe essere finanziato con un maggiore livello di imposizione fiscale, piuttosto che con un bilancio negativo, per evitare spinte inflazioniste.

Con l’approssimarsi della vittoria alleata, Keynes è nel 1944 alla guida della delegazione inglese a Bretton Woods, negoziando l’accordo finanziario tra la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, nonché a capo della commissione per l’istituzione della Banca Mondiale.

Non riesce tuttavia a raggiungere i suoi obiettivi. Keynes sa che il sistema di cambi fissi stabilito dagli accordi può essere mantenuto nel tempo, in presenza di economie molto diverse quanto a tassi di crescita, inflazione e saldi finanziari, solo a patto di costringere gli Stati Uniti, destinati ad avere una bilancia commerciale e finanziaria positiva, a finanziare i paesi con saldi finanziari negativi. Ma incontra l’opposizione americana verso la predisposizione di fondi, che Keynes avrebbe voluto essere assai ingenti, destinati a tale scopo.

I fondi vengono predisposti ma sono, per volere americano e grazie all’azione del negoziatore statunitense Harry Dexter White, di dimensioni contenute. Risulteranno insufficienti a finanziare i saldi finanziari negativi dei paesi più deboli e a fronteggiare la speculazione sui cambi, che nel corso del tempo, e in particolare dopo che la crisi petrolifera degli anni ‘70 avrà riempito di dollari le casse dei paesi produttori di petrolio, diventa sempre più aggressiva.

Il sistema di Bretton Woods resisterà fino alla prima metà degli anni ‘70, quando le pressioni sulle diverse monete causeranno la fine dei cambi fissi ed il passaggio ad un regime di cambi flessibili, ad opera del presidente americano Richard Nixon.

Tra le altre opere di Keynes, meritano di essere ricordate le raccolte Essays in biography e Essays in persuasion; nella prima, Keynes presenta ritratti di economisti e notabili; la seconda raccoglie alcune delle argomentazioni di Keynes volte a influenzare l’establishment politico ed economico negli anni della Grande depressione.

Vita privata [modifica]

Keynes era piuttosto alto, per gli standard dell’epoca. Pare inoltre che nella prima metà della sua vita abbia avuto diverse esperienze omosessuali; in particolare, ciò sarebbe avvenuto negli anni dell’università. Ebbe in seguito un’importante relazione omosessuale con il pittore Duncan Grant del Bloomsbury group, di cui lo stesso Keynes era membro, tra il 1908 e il 1915; Keynes avrebbe continuato ad assistere finanziariamente Grant per il resto della sua vita.

Nel 1918, Keynes fa la conoscenza della nota ballerina russa Lydia Lopokova; a dispetto del passato omosessuale di lui, i due convolano a nozze; sarà, secondo i principali testimoni, un matrimonio felice. Per ragioni di salute, non avranno tuttavia dei figli.

Keynes fu inoltre un investitore di successo (v. oltre), e riuscì a mettere insieme un ingente patrimonio, sebbene all’epoca del crollo di Wall Street fu quasi rovinato. Amava inoltre collezionare libri, e nel corso della sua vita collezionò e custodì numerosi lavori di Isaac Newton.

Morì di infarto, probabilmente a causa delle tensioni accumulate lavorando nell’ambito delle istituzioni finanziarie internazionali nel secondo dopoguerra.

Suo fratello sir Geoffrey Keynes (1887-1982) fu un noto chirurgo, studioso e bibliofilo. I suoi nipoti furono Richard Keynes (1919), fisiologo, e Quentin Keynes (1921-2003), avventuriero e anch’egli bibliofilo.

Keynes investitore [modifica]

I brillanti risultati di Keynes come investitore sono testimoniati dai dati, disponibili pubblicamente, su un fondo che amministrò personalmente per conto del King’s College a Cambridge.

Tra il 1928 e il 1945, nonostante una caduta rovinosa durante la Crisi del 1929, il fondo amministrato da Keynes genera un rendimento medio del 13,2% annuo, contro il magro risultato del mercato britannico in generale, che negli stessi anni mostra un declino medio dello 0,5% annuo.

L’approccio generalmente adottato da Keynes nei suoi investimenti è stato riassunto brevemente come segue:

  • Selezione di un numero ridotto di investimenti, con attenzione alla loro economicità in relazione al valore intrinseco effettivo probabile e potenziale, per un periodo di anni in futuro, e in rapporto a possibili investimenti alternativi;
  • Mantenimento delle posizioni assunte nel tempo, anche per anni, finché esse non hanno mantenuto le loro promesse, o finché non è evidente che l’acquisto è stato un errore;
  • Una posizione di investimento bilanciata: assumere, ossia, una varietà di rischi, nonostante le singole posizioni possano anche essere rilevanti, e possibilmente rischi contrapposti (ad esempio, detenere una posizione nell’oro e nelle azioni, dal momento che i corsi delle due attività possono tendere a muoversi in direzioni opposte, compensandosi, in caso di fluttuazioni del mercato).

Keynes sostiene che “È un errore pensare di limitare il rischio spalmandolo su diverse attività, delle quali si conosce poco, e nelle quali non si ha motivo di riporre alcuna fiducia… La conoscenza e l’esperienza personali sono limitate, e raramente ci sono più di due o tre imprese, in ogni istante di tempo, cui darei piena fiducia”.

Secondo alcuni, il parere di Keynes sulla speculazione sarebbe immortale:

[L'investimento è] intollerabilmente noioso e dispendioso per chi sia interamente libero dall’istinto del giocatore; ma chi abbia [tale istinto] dovrebbe prestarvi appropriata attenzione.

Rivedendo le bozze di un importante contributo sugli investimenti azionari, Keynes ebbe a commentare che “le compagnie industriali ben gestite, di regola, non distribuiscono per intero agli azionisti i propri profitti. Negli anni migliori, se non tutti gli anni, trattengono una parte di tali profitti e la reinvestono nella propria attività. C’è una sorta di interesse composto che opera a favore di un solido investimento industriale”.

Autori che hanno influenzato il pensiero keynesiano [modifica]

Dichiaratamente Keynes sviluppa il proprio lavoro sulla base, e come critica costruttiva, dell’opera degli economisti classici. Egli fu in particolare un grande stimatore del lavoro di Thomas Malthus, di cui contribuì a rivalutare l’opera e i contributi.

Gli economisti Alfred Marshall e Arthur Cecil Pigou, coi quali lavora a Cambridge, ebbero inoltre una rilevante influenza sullo sviluppo del suo pensiero, oltre a divenire l’oggetto di critiche molto severe nella sua opera maggiore, la Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta.

Keynes e Marx [modifica]

Controverso e particolare è stato il rapporto tra Keynes e Marx. Keynes giudicò sempre Marx e la sua dottrina in modo molto critico. Ne La fine del laissez-faire (1926), nel criticare il liberismo economico, Keynes osserva incidentalmente:

“Ma i principi del laissez-faire hanno avuto altri alleati oltre i manuali di economia. Va riconosciuto che tali principi hanno potuto far breccia nelle menti dei filosofi e delle masse anche grazie alla qualità scadente delle correnti alternative – da un lato il protezionismo, dall’altro il socialismo di Marx. Queste dottrine risultano in fin dei conti caratterizzate, non solo e non tanto dal fatto di contraddire la presunzione generale in favore del laissez-faire, quanto dalla loro semplice debolezza logica. Sono entrambe esempio di un pensiero povero, e dell’incapacità di analizzare un processo portandolo alle sue logiche conseguenze.[...] Il socialismo marxista deve sempre rimanere un mistero per gli storici del pensiero; come una dottrina così illogica e vuota possa aver esercitato un’influenza così potente e durevole sulle menti degli uomini e, attraverso questi, sugli eventi della storia.” (Keynes, 1926)

Del disprezzo nutrito da Keynes nei confronti della dottrina marxista vi è traccia anche nella sua corrispondenza. Così, come recentemente notato dalla Marcuzzo (2005), in una lettera inviata a Sraffa, che gli aveva consigliato la lettura del Capitale, Keynes scrive:

“Ho provato sinceramente a leggere i volumi di Marx, ma ti giuro che non sono proprio riuscito a capire cosa tu ci abbia trovato e cosa ti aspetti che ci trovi io! Non ho trovato neanche una sola frase che abbia un qualche interesse per un essere umano dotato di ragione. Per le prossime vacanze dovresti prestarmi una copia del libro sottolineata.” (John Maynard Keynes a Piero Sraffa, 5 Aprile 1932; SP : 03/11:65 53)

Nonostante il palese disprezzo di Keynes, molti autori rintracciano in Marx alcune anticipazioni del pensiero keynesiano. Così, ad esempio, la possibilità di crisi da sottoconsumo e la critica radicale della legge di Say.

Opere [modifica]

  • La Moneta e le Finanze dell’India (Indian Currency and Finance), 1913)
  • The Economic Consequences of the Peace (1919)
  • Treatise on Probability (1921)
  • Saggio sulla Riforma Monetaria (A Tract on Monetary Reform), (1923)
  • Le Conseguenze Economiche di Winston Churchill (The Economic Consequences of Mr. Churchill), (1925)
  • La Fine del laissez-faire (The End of Laissez-Faire), (1926)
  • Trattato sulla Moneta (A Treatise on Money), (1930)
  • The General Theory of Employment, Interest and Money (Teoria Generale dell’Occupazione, dell’Interesse e della Moneta, 1936)
  • How to Pay For the War (1940)

Pubblicato su Biografie, Mondo | Contrassegnato da tag: , , , , , | Lascia un commento »

Biografie: Voltaire

Pubblicato da candidonews su 2 Dicembre, 2007

Inauguro la nuova rubrica “Biografie” con uno dei padri della nostra società moderna, François-Marie Arouet, piu conosciuto con lo pseudonimo di Voltaire. In questi giorni, in cui la chiesa cattolica attacca ferocemente l’età della Ragione, ovvero il periodo illuminista, voglio riproporre la vita di chi ha contribuito a slegare la nostra esistenza dal controllo religioso, grazie a persone come Voltaire oggi noi possiamo essere liberi di dissentire dal cattolicesimo senza essere messi al rogo o impiccati, come accade in tutt’ora in Iran.

François-Marie Arouet più noto con lo pseudonimo di Voltaire (Parigi21 novembre 1694 – 30 maggio 1778) è stato un filosofo, scrittore e drammaturgo francese.

Il nome di Voltaire[2] è indissolubilmente legato alla corrente filosofica dell’Illuminismo, di cui fu uno degli animatori e degli esponenti principali.

Di formazione umanistica, proveniente da ricca famiglia borghese, studiò presso i giansenisti e i gesuiti del rinomato collegio Louis-le-Grand; venne introdotto giovanissimo nella “Societé du Temple”, noto cenacolo di Parigi a orientamento libertino. Il successo della rappresentazione della sua prima tragedia, Œdipe (Edipo, 1718), lo rese celebre e apprezzato.

Fu imprigionato due volte (1717-1718 e nel 1726) alla Bastiglia, a causa (la prima volta) dell’irriverenza espressa in versi nei confronti del reggente. Con la pubblicazione del poema La Ligue del 1723, scritto durante la prigionia, ottenne l’assegnazione di una pensione da parte del re. L’opera verrà pubblicata nuovamente col titolo di Enriade nel 1728.

Fu esiliato in Gran Bretagna (1726-1729) dove, con la conoscenza di uomini di cultura democratica, scrittori e filosofi come Robert Walpole, Jonathan Swift, Alexander Pope e George Berkeley, maturò idee illuministe contrarie all’assolutismo feudale della Francia. In Gran Bretagna scrisse Lettere inglesi (o Lettere filosofiche), per le quali venne di nuovo condannato, essendo esse critiche aventi come bersaglio l’ancienne régime.

Ancora esule in Lorena (a causa dell’opera Storia di Carlo XII del 1731), scrisse le tragedie Bruto e La morte di Cesare, cui seguirono Maometto ossia il fanatismo e Merope, il trattato Gli elementi della filosofia di Newton oltre all’opera storiografica Il secolo di Luigi XIV. Grazie al riavvicinamento con la corte, favorito da Madame de Pompadour, nel 1746 fu nominato storiografo e membro dell’Académie Française. Dal 1749 al 1752 soggiornò a Berlino, a Ginevra, e nel 1755 a Losanna presso il castello di Ferney. È di questo periodo la stesura della tragedia Oreste (1750), considerata una delle opere minori del teatro di Voltaire.

Ormai ricco e famoso, divenne un punto di riferimento per tutta l’Europa illuminista. Entrò in polemica coi cattolici per la parodia di Giovanna d’Arco in La pulzella d’Orléans, ed espresse le sue posizioni in Candido ovvero l’ottimismo (1759), in cui polemizzò con l’ottimismo di Gottfried Leibniz. Il romanzo rimane l’espressione letteraria più riuscita del suo pensiero, contrario ad ogni provvidenzialismo o fatalismo. Da qui iniziò un’accanita polemica contro la superstizione ed il fanatismo a favore di una maggiore tolleranza e giustizia.

Tomba di Voltaire al Panthèon di Parigi

Tomba di Voltaire al Panthèon di Parigi

A tal proposito scrisse il Trattato sulla tolleranza (1763) ed il Dizionario filosofico (1764). Tra le altre opere, i racconti Zadig (1747), Micromega (1752), L’uomo dai quaranta scudi (1767). Le opere teatrali Zaira (1732), Alzira (1736), Merope (1743), oltre il poema Poema sul disastro di Lisbona (1756). Ed infine, le importanti opere storiografiche Il secolo di Luigi XIV (1751) ed il Saggio sui costumi e sullo spirito delle nazioni (1756).

Nella sua ultima opera filosofica, Le philosophe ignorant (1766), Voltaire insistette sulla limitazione della libertà umana, che non consiste mai nell’assenza di qualsiasi motivo o determinazione.

I suoi resti riposano al Panthéon (Parigi) dove sono stati trasportati dopo la rivoluzione. Malgrado il trionfo, alla morte gli fu negata la sepoltura ecclesiastica.

Massime di Voltaire

« Le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle. »

« Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo. »

fonte: Wikipedia.it

Pubblicato su Attualità e Cronaca, Biografie, Cultura | Contrassegnato da tag: , , , , | 1 Commento »