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Chi vuole muovere il mondo, prima muova se stesso
[Socrate]
Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo
[Mahatma Gandhi]
Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale nulla lui
[Ezra Pound]
Nella vita talvolta è necessario saper lottare, non solo senza paura, ma anche senza speranza
[Sandro Pertini]
La dignità non consiste nell'avere onori, ma nella coscienza di meritarli
[Aristotele]
Sono passati solo sei giorni dall’insediamento, avvenuto martedi scorso, e Barack Obama ha gia improntato una serie di svolte nella Amministrazione Usa. Dalla chiusura del carcere di Guantanamo, alla chiusura delle carceri Cia, alle norme etiche sul personale, al ritorno dei finanziamenti agli enti abortisti, alla riforma “verde” sulle emissioni di inquinanti, ai contatti diretti con l’Iran. Ogni giorno ci riserva una sorpresa positiva, Avanti cosi Presidente Obama!
Guantanamo chiude. In compagna elettorale Obama ne aveva promesso la chiusura. E oggi ecco spuntare una bozza con l’ordine di mettere i sigilli al carcere cubano entro il 2009. Inoltre, su ordine del presidente, i pubblici accusatori dei tribunali di Guantanamo per i crimini di guerra hanno chiesto ai giudici militari di ‘congelare’ per 120 giorni i casi in sospeso. Il Pentagono riesaminerà completamente le procedure per la detenzione dei prigionieri accusati di terrorismo, in attesa di nuove direttive da parte della Casa Bianca.
In arrivo le norme “etiche”. Le hanno chiamate “misure etiche”. In pratica norme per la trasparenza dell’amministrazione. Anzitutto l’accesso ai documenti federali sarà ampliato. Poi saranno“congelati” gli stipendi dei collaboratori che guadagnano più di 100.000 dollari all’anno. “In questo periodo di difficoltà economiche le famiglie americane sono costrette a tirare la cinghia e lo dovrà fare anche Washington – ha detto il presidente – Per questa ragione saranno congelati gli stipendi dei miei principali collaboratori alla Casa Bianca”. Vita dura anche per i lobbisti americani. Da oggi in poi saranno sottoposti ai più rigorosi limiti mai avuti sotto un’amministrazione americana. Obama ha annunciato che i membri della sua amministrazione non potranno accettare regali da nessuna delle lobby americane per evitare conflitti di interesse. “La trasparenza e il rispetto della legge devono diventare la pietra di paragone della mia amministrazione – ha detto il presidente – Tutte le agenzie federali devono sapere che a partire da oggi sarà schierata non dalle parte di chi cerca di tenere segreti i documenti, ma dalla parte di chi cerca di conoscerne il contenuto”. Obama ha aggiunto che la norma riguarderà anche il presidente: per tenere informazioni segrete dovrà avere l’avallo del Ministero della Giustizia.
“Torniamo agli standard della Costituzione”.“Mai più tortura negli Usa”. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama firma l’ordine esecutivo per la chiusura entro un anno della prigione di Guantanamo. Mantiene la promessa fatta durante il discorso di insediamento: “La sicurezza e lo stato di diritto non sono tra loro incompatibili”. E abolisce le prigioni segrete della Cia. Affronta il sospetto che l’America torturi i presunti terroristi arrestati, e ordina alla Cia e a tutte le agenzie federali impegnate nella lotta al terrorismo, di usare solo i metodi di interrogatorio così come sono stati elencati dal Pentagono dopo la scoperta degli abusi nella prigione irachena di Abu Ghraib. In serata sono arrivate anche le nomine degli inviati speciali per il Medio Oriente, George Mitchell, e per Pakistan e Afghanistan, Richard Holbrooke. Mitchell partirà appena possibile per la regione, ha detto Obama, per garantire il rispetto della tregua tra Israele e Hamas.
Tornano i fondi pro-aborto. La rivoluzione Obama comincia ad abbattere i primi pilastri dell’era Bush. A poche ore dall’insediamento, il presidente democratico sta per siglare lo sblocco dei fondi federali ai gruppi internazionali che promuovono o effettuano l’aborto. Il provvedimento era stato già preannunciato nel programma di Obama come una delle prime misure ad essere varate. Conosciuta anche come “Global gag rule” o “Mexico City Policy”, è stata introdotta per la prima volta ai tempi della presidenza Reagan (nel corso di una conferenza Onu nella capitale messicana nel 1984) e poi revocata e reintrodotta dalle successive amministrazioni democratiche e repubblicane. Bill Clinton l’aveva revocata nel 1993, ma era tornata come uno dei primi atti di George W. Bush al suo primo ingresso alla Casa Bianca nel 2001.
Via libera al New deal “verde”. Rivoluzione in arrivo per il mercato automobilistico mondiale. Il presidente Obama ha ordinato all’Environmental Protection Agency, l’agenzia americana per la protezione dell’ambiente, la revisione delle leggi dell’amministrazione Bush in materia energetica, autorizzando la California e altri 13 stati dell’Unione a fissare standard più severi sui gas di scarico delle automobili e sull’efficienza energetica, come chiesto nel 2007 da un gruppo di governatori guidati da Arnold Schwarzenneger, fortemente critici verso la politica ambientale dell’ex presidente, che però aveva respinto la richiesta. La California intende ridurre le emissioni del 30% entro il 2016: si tratta del più ambizioso impegno statale o federale per contrastare il riscaldamento globale.
Contatti diretti con l’Iran. Svolta diplomatica degli Stati Uniti con la nuova presidenza Obama. L’inviato dell’Amministrazione alle Nazioni Unite ha detto che gli Usa “non vedono l’ora di avviare una diplomazia vigorosa con l’Iran, compresi contatti dipolmatici diretti”.
“Siamo profondamente preoccupati – ha detto Rice – per la minaccia costituita dal programma nucleare iraniano per la regione, per gli Stati Uniti e per l’intera comunità internazionael. Dobbiamo impegnarci in una diplomazia vigorosa che comprenda contatti diretti con l’Iran”.
Ieri tutto il mondo è rimasto a guardare. Un uomo solo al comando di una nazione, il Comandante in capo Barack Hussein Obama, ha enunciato i punti cardine del suo programma nel discorso inaugurale. La crisi che attanaglia l’economia americana è gravissima e non accenna a fermarsi, l’esercito americano è impegnato in due guerre dispendiose e difficili da condurre in porto, la credibilità americana è in uno dei momenti piu bassi della sua storia.
Riprendendo pensieri Kennedyani Obama dice chiaramente che “A partire da oggi, dobbiamo rialzarci, toglierci di dosso la polvere, e ricominciare il lavoro della ricostruzione dell’America“.
Rifacendosi a Roosevelt, afferma che gli americani hanno scelto “la speranza rispetto alla paura“. Egli rifiuta il dogmi bushisti del passato e guarda ad una “’unità degli intenti rispetto al conflitto e alla discordia“. E poi annuncia il suo New Deal.
“Costruiremo le strade e i ponti, le reti elettriche e le linee digitali che alimentano i nostri commerci e ci legano gli uni agli altri. Restituiremo alla scienza il suo giusto posto e maneggeremo le meraviglie della tecnologia in modo da risollevare la qualità dell’assistenza sanitaria e abbassarne i costi”
Il nuovo Presidente parla una lingua nettamente diversa da Bush in riguardo alla politica estera, soffermandosi su come la multiculturalità americana possa essere d’esempio per la ricerca della pace.
“Noi siamo una nazione di cristiani e musulmani, ebrei e induisti e non credenti. Noi siamo formati da ciascun linguaggio e cultura disegnata in ogni angolo di questa Terra; e poiché abbiamo assaggiato l’amaro sapore della Guerra civile e della segregazione razziale e siamo emersi da quell’oscuro capitolo più forti e più uniti, noi non possiamo far altro che credere che i vecchi odi prima o poi passeranno, che le linee tribali saranno presto dissolte, che se il mondo si è rimpicciolito, la nostra comune umanità dovrà riscoprire se stessa; e che l’America deve giocare il suo ruolo nel far entrare il mondo in una nuova era di pace.”
Al mondo mussulmano manda un messaggio importante, costruire qualcosa e non distruggere.
“A quei leader in giro per il mondo che cercano di fomentare conflitti o scaricano sull’Occidente i mali delle loro società – sappiate che i vostri popoli vi giudicheranno su quello che sapete costruire, non su quello che distruggete”
Si respira aria nuova alla Casa Bianca e posso dire anche nel mondo intero. Speriamo che la rivoluzione Obamiana abbia successo, l’uomo merita, ha degli ideali e crede in quel che dice, temo però che la “vecchia” politica fatta di compromessi metterà piu di qualche bastone tra le ruote del Presidente.
Oggi Obama giurerà come 44esimo Presidente. E’ quindi il momento di capire quale sarà la sua squadra di governo. Molti clintoniani (Hillary, Emanuel, Panetta alla direzione della CIA) un repubblicano (Gates) e tanti volti nuovi sono le principali novità della Amministrazione Obama, che si insedierà tra pochi giorni. E si perche i Ministri, che negli Usa sono chiamati ”Segretari” , devono essere “approvati” dal Congresso. Hillary ha già passato la prova mentre per esempio il ministro del tesoro Geithner trova delle difficoltà a causa di uno scandalo scoppiato qualche giorno fa. Ma vediamo i membri principali dello staff:
Joe Biden (67 anni)
-VicePresidente-
In realtà il ruolo del VP si è col tempo radicato e allargato: il Vice può essere un importante consigliere del Presidente, o vedersi deputate intere parti dell’agenda politica. In questo caso, insomma, il suo ruolo dipende dal rapporto che egli ha col “capo”, e quanto quest’ultimo intende considerarlo e valorizzarlo.
Al Gore, ad esempio, era un importante consigliere di Clinton sulla politica estera e l’ambiente; mentre Dick Cheney viene considerato uno dei Vice-Presidenti più centrali e interventisti della storia americana. Lo stesso Cheney, tra l’altro, dovette cambiare la sua residenza dal Texas al nativo Wyoming, perché costituzionalmente i due nomi del ticket non possono provenire dal medesimo Stato.
Il VP è anche Presidente del Senato, anche se lo presiede normalmente solo in caso di sedute particolarmente importanti (come l’elezione ufficiale di Obama). La sua partecipazione al voto, per consuetudine, avviene invece solo nel caso in cui il risultato si sia stabilita una situazione di pareggio 50-50.
Hillary Clinton(62 anni)
-Segretario di Stato-
(da polisblog.it) Il Segretario di Stato, all’interno del governo, è sostanzialmente equivalente al nostro Ministro degli Esteri. È considerato il membro di più alto livello del governo, e nella linea costituzionale di successione è per questo dopo il Vice-Presidente, lo Speaker della Camera e il Presidente Pro-tempore del Senato. Curiosamente, un Presidente dimissionario deve in primo luogo avvisare il Segretario di Stato: Nixon, ad esempio, si dimise con una lettera all’allora Segretario Henry Kissinger.
Al di là delle curiosità legali, è ovvio come il ruolo di portavoce della politica estera americana sia fondamentale e di grande peso internazionale. Il Segretario di Stato deve attuare le trattative più spinose, mettere la propria faccia alle posizioni meno popolari o far pesare la minaccia di una mossa militare statunitense.
Recentemente abbiamo visto Condoleezza Rice astenersi per ordine di Bush su un documento che lei stessa aveva contribuito a preparare; mentre tutti ricordiamo un patetico Colin Powell, armato di prove false e fialetta di finta antrace, intento a dimostrare l’esistenza della armi di distruzione di massa in Iraq.
La scelta di Barack Obama e del team che ha condotto la ricerca del candidato VP è caduta su Joe Biden, un Senatore del Delaware di lungo corso politico. Una scelta dettata dall’opportunità politica: esperienza, età, credibilità in politica estera, e – facciamo i politically incorrect - anche un nome assai più “popolare” di Barack Hussein.
Nel numero odierno cercheremo di raccontare alcune curiosità sul ruolo di essere “a un battito cardiaco” dalla Presidenza. Un ruolo spesso sminuito, ma con un’aneddotica interessante.
Rahm Emanuel(49 anni)
-Capo dello Staff Presidenziale-
Chi ha visto quel bignami romanzato di politica americana che è The West Wing sa quanto un CoS forte – in quel caso rappresentato dal personaggio di Leo McGarry – sia importante perché l’amministrazione funzioni correttamente e i lavori all’interno della Casa Bianca possano procedere il più fluidamente possibile.
Il CoS si occupa sostanzialmente di selezionare e supervisionare il personale, di gestire il tempo del Presidente (decidendo chi e cosa meriti tempo nell’Ufficio Ovale) e soprattutto di collaborare col Congresso e le varie lobby per far sì che l’agenda politica abbia un corso il più possibile fluido ed efficace. Ovviamente sta al Presidente dare più o meno rilevanza al suo CoS nella gestione della quotidianità politica.
Uno dei CoS più famosi è stato senza dubbio il brusco H.R. Haldeman, che si autodescrisse orgogliosamente come “Richard Nixon’s son of a bitch”. Rahm Emanuel ha senza dubbio ottime referenze per essere l’ “Obama’s son of a bitch”, come vedremo parlando – per strano che sembri – di Tony Blair, coltellate ai nemici e pesci inviati per posta.
Due aneddoti. Il primo riguarda Tony Blair. Durante il suo lavoro come consigliere di Bill Clinton, Emanuel si trovò a gestire la delicata fase dello scandalo Lewinsky. Blair e Clinton, nel pieno del polverone Sexgate, si trovarono ad apparire in un’occasione pubblica: un evento fondamentale per confermare la fiducia e la rispettabilità del profilo pubblico dell’allora Presidente. Rahm si rivolse a Blair con un consiglio amichevole quanto perentorio: “Questo è importante, non fare cazzate”.
Il secondo aneddoto riguarda i nemici. Dopo l’elezione di Clinton nel 1992, ad un pranzo per celebrare la vittoria, Emanuel cominciò a recitare una lista di chi aveva provato a sbarrare la strada al neo-Presidente, per ciascuno gridando “Morto!” e dando potenti coltellate al tavolo. In quella campagna Emanuel aveva raccolto fondi in grandi quantità, arrivando a rifiutare bruscamente offerte da lui ritenute troppo avare, al fine di farle aumentare
Janet Napolitano (51 anni)
-Segretario alla Sicurezza-
Nata in una famiglia di origine italiana, si laureò alla Santa Clara University per poi ottenere un master in giurisprudenza all’University of Virginia. Dopo aver completato il corso di studi cominciò la sua carriera politica all’interno del Partito Democratico.
Collaboratrice della docente universitaria Anita Hill nel 1991, nel 1993Bill Clinton la nominò Attorney general del governo per l’Arizona mentre dal 1998 fu consigliere giuridico del governo statale. Nel 2002 si candidò come governatrice dello Stato e con il 46,2% sconfisse il candidato repubblicanoMatt Salmon.
Napolitano è una donna molto popolare negli Stati Uniti e nel febbraio del 2006 la rivista Time la inserì nella lista dei cinque migliori governatori americani. Scontata la sua rielezione, che avvenne nel 2006 con il 62,6% dei consensi.
Alle primarie presidenziali democratiche del 2008 ha appoggiato la candidatura di Barack Obama, e venne considerata una possibile candidata vice-presidente del senatore dell’Illinois. Si è vociferato su una sua candidatura al Senato contro l’uscente John McCain, senatore dell’Arizona, ma il neo-eletto presidente l’ha scelta come responsabile del ministero per la Sicurezza interna.
E’ stata nominata ministro della Sicurezza Interna dal presidente Barak Obama il 1 Dicembre 2008.
Timothy Geithner(48 anni)
-Segretario al Tesoro-
Ex capo della Federal Reserve Bank di New York, Timothy Geithner, è stato determinante nel fornire alcune risposte alla crisi economica recente.
Geithner parla regolarmente la necessità di importanti riforme nel sistema finanziario al fine di evitare ulteriori turbolenze.
Prima di entrare alla Federal Reserve di New York, Timothy Geithner ha lavorato per il Fondo monetario internazionale. E’ stati anche sottosegretario per gli affari internazionali, dal 1999 al 2001.
Robert Gates (65 anni)
-Segretario alla Difesa-
Gates ricopre, sotto l’amministrazione di George W. Bush, il ruolo di ventiduesimo segretario alla Difesa, succedendo al dimissionario Donald Rumsfeld. Ha inoltre accettato di coprire lo stesso incarico nell’amministrazione guidata da Barack Obama. È stato direttore della CIA dal 6 novembre del 1991 al 20 gennaio del 1993, culmine di una carriera di 26 anni all’interno della struttura di spionaggio e in precedenza presso il National Security Council. È presidente della Texas A&M University, ed ha il ruolo di National President della National Eagle Scout Association. È padre di due figli.
James Jones (65 anni)
-Consigliere per la Sicurezza Nazionale-
Il Generale James Jones è stato Comandante supremo delle forze USA e NATO in Europa.
Jones è stato un critico di alcune scelte sulle strategie di guerra della amministrazione Bush, soprattutto in Afghanistan. Il generale in pensione è un veterano decorato del Vietnam ed è benvoluto sia dai Repubblicani che dai Democratici E’ stato un consulente di pace in Medio Oriente per l’amministrazione Bush.
Staff Casa Bianca
National Security Adviser: General James Jones
National Economic Council: Lawrence Summers
Chief of Staff: Rahm Emanuel
Senior adviser: David Axelrod
Senior adviser: Valerie Jarrett
Transition co-chair: John Podesta
Senior adviser: Pete Rouse
Press secretary: Robert Gibbs
White House counsel: Greg Craig
Assistant for legislative affairs: Phil Schiliro
VP chief of staff: Ron Klain
Governo:
Secretary of State: Hillary Clinton
Defence Secretary: Robert Gates
Treasury Secretary: Timothy Geithner
Health Secretary: Tom Daschle
Attorney General (Justice Secretary): Eric Holder
Homeland Security Secretary: Janet Napolitano
UN ambassador: Susan Rice
Energy Secretary: Steven Chu
EPA Administrator (Environment Secretary): Lisa Jackson
Meno 1. Domani Barack Hussein Obama giurerà come 44esimo Presidente degli Stati Uniti d’America, sabato sono iniziate le celebrazioni ufficiali del “cambio della guardia”, Obama è arrivato in treno, come Lincoln. Ieri c’è stato il mega concero a Washington. Domani la cerimonia ufficiale, “l’Inaguration Day” e cioè il giuramento del nuovo Presidente. Di seguito un pò di news sulle celebrazioni (tratte da Repubblica.it):
Bush a cena dalla Rice poi telefona agli “amici”, compreso Berlusconi
Oggi il Luther King Day, dedicato allo “spirito di servizio” nella comunità
Obama, popolarità alle stelle
“Governo efficiente, ma fate la vostra parte”
L’Inauguration Day costerà 170 milioni di dollari, in gran parte offerti dagli sponsor
Tra gli invitati anche il pilota-eroe dell’aereo nell’Hudson
WASHINGTON – Ultime 24 ore per George W. Bush alla Casa Bianca, meno 24 ore per Barack Obama. Alla vigilia dell’Inauguration Day, la popolarità del nuovo presidente non è mai stata così alta: secondo il sondaggio Cnn reso noto oggi, Obama ha il sostegno dell’84% degli intervistato. Sei persone su dieci vedono la cerimonia di domani come una “celebrazione della democrazia” e, ancor più significativamente, per 9 afroamericani su 10 dicono che quel che sta per accadere è “la realizzazione di un sogno”.
Obama ed il vice presidente Joe Biden, insieme alle loro famiglie, hanno partecipato oggi ad una delle iniziative di volontariato tenute nella zona di Washington. Dopo il centro per i ragazzi senza tetto, Barack Obama è andato in una scuola superiore di Washington per incontrare studenti e genitori raccolti per un’altra iniziativa di volontariato. ”Faremo funzionare il governo – ha detto il presidente – faremo
in modo che vi ascolti, che si interessi a voi, che faccia in modo che la gente possa avere l’assistenza sanitaria, possa mandare i figli al college, pagare le bollette, conservare le proprie case”. Ma è necessario, ha ribadito, l’impegno di tutti per migliorare l’America,
”perché il governo può fare solo fino ad un certo punto”. Sempre in maniche di camicia, Obama è poi passato a salutare, fermandosi a scambiare anche qualche battuta, tutti i ragazzi, genitori ed insegnanti.
Ieri il Concerto in onore del nuovo Presidente:
Il palco è stato eretto nello stesso luogo dove Martin Luther King pronunciò lo storico discorso “I Have a Dream”. Dopo aver reso omaggio al Memorial, presidente e vicepresidente, e rispettive consorti, hanno salutato le migliaia di persone presenti.
Il concerto è stato aperto da una versione di “The Rising” di Bruce Springsteen e dalle immagini dei discorsi storici di Franklin Delano Roosevelt e John Fitzgerald Kennedy. Ricchissimo il programma, con esibizioni di star del calibro di Beyoncè, U2, Bruce Springsteen, Stevie Wonder, e interventi di attori e attrici: da Tom Hanks a Jamie Foxx, che ha fatto un’imitazione del presidente eletto; da Denzel Washington a Laura Linney. Hbo ha comprato per 2,5 milioni di dollari i diritti per l’evento, ma negli Stati Uniti il concerto potrà essere seguito gratis sul sito dell’emittente televisiva.
L’ultima notte di George W. alla Casa Bianca
Dietro la retorica e le danze, nell’ultimo giorno che diventa il primo, la verità è il rito. Sta in quei furgoni bianchi e gialli con la scritta “Security Storage”, l’impresa di traslochi, parcheggiati nelle strade dietro il portico sud della Casa che cambia inquilino (mai padrone) per la 44esima volta. Nei 54 impiegati ancora in servizio e nel 250 soldati comandati al facchinaggio che vanno e vengono, ben contenti di portare scatoloni piuttosto che stare in Iraq. Hanno portato via dalla Casa Bianca finora mille metri cubi, il volume di un discreto appartamento, di carte e documenti, sotto lo sguardo occhiuto della vice direttrice degli Archivi Nazionali, che quattordici camion e due aerei della US Air Force hanno recapitato nella cristianissima Southern Methodist University di Dallas dove George Bush costruirà la propria biblioteca, accanto alla casa da 2,1 milioni di dollari acquistata per la pensione.
Dal mezzogiorno di domani, tutto quel materiale, e quello ancora da scoprire tra le email e i server, non apparterà legalmente più a Bush, ma alla nazione. Queste sono le ore nelle quali l’uomo più potente del mondo assiste al proprio funerale civile a mezzogiorno e un minuto di domani, il momento fino al quale potrebbe ordinare il bombardamento atomico di Teheran o Mosca, e alle 12.02, neppure un caffè. Senza “rischi per la democrazia”, nelle certezza di una liturgia che tutti, da 209 anni quando fu aperta la Casa Bianca, rispettano anche se dentro di loro si divincolano.
Il giorno 8 gennaio Barack Obama è stato ufficialmente eletto come 44esimo Presidente degli Stati Uniti. Come sapete infatti negli USA non vi è una elezione diretta bensi la competizione si gioca sul raggiungimento dei 270 voti elettorali necessari per la vittoria. Obama ha totalizzato 365 voti elettorali contro i 173 di McCain. I voti elettorali però sono rappresentati dai Grandi Elettori che, dopo la proclamazione del 4 novembre, vengono appunto eletti solo per riunirsi e votare a loro volta l’elezione del Presidente.
Tre giorni fa quindi, alla presenza di Dick Cheney, Presidente del Senato uscente, i 365 grandi elettori hanno eletto ufficialmente Barack Hussein Obama alla Presidenza degli Stati Uniti d’America.
A joint session of Congress certified the election of Barack Obama as President of the United States and Joseph Biden as Vice President. The electoral vote total was 365 electoral votes for Pres.-Elect Obama and Vice Pres.-Elect Biden and 173 electoral votes for Sen. John McCain (R-AZ) and Gov. Sarah Palin (R-AK). Vice President Dick Cheney announced the results.
“Nessuna impresa che dipenda, per il suo successo, dal pagare i suoi lavoratori meno di quanto serva loro per vivere ha diritto di sopravvivere in questo Paese” (F.D.Roosevelt, 1933)
Questo era Franklin Delano Roosevelt. Questa frase fu pronunciata durante il discorso di presentazione del National Industrial Recovery Act, una delle leggi facenti parte del cosiddetto “New Deal”. Un progetto di investimento in infrastrutture ed opere pubbliche nato per combattere la Crisi economica seguente al “crollo del 1929″. Con questo importante provvedimento veniva creata anche una struttura per predisporre ferree regole al mercato, tali da tutelare i lavoratori. Molte di queste norme furono però respinte dalla Corte Suprema, di stampo conservatore. Roosevelt e la Corte instaurarono una dura battaglia politica e ben otto leggi del “New Deal” furono bocciate. Alla fine però il Presidente, scaduti i mandanti dei giudici, riuscì a nominarne molti a lui non ostili.
Roosevelt fu l’unico “Comandante in Capo” a presentarsi (e vincere) per quattro volte consecutive le elezioni Presidenziali, nel 1932, 1936, 1940 e 1944. Rimane tutt’oggi una delle figure piu amate dagli americani. Contro di lui, poco dopo l’elezione, alcuni gruppi economici americani tentarono di organizzare un colpo di stato.
Fra le più importanti innovazioni portate dal Presidente Democratico va ricordato il Social Security Act ,con il quale vennero introdotte per la prima volta negli Stati Uniti l’assistenza sociale e le indennità di disoccupazione, malattia e vecchiaia .
Per capire meglio cosa abbia rappresentato FDR per gli Stati Uniti è bene tornare indietro nel tempo, agli anni della Grande Depressione seguita al crollo di Wall street del 1929 snocciolando brevemente i provvedimenti contenuti nel New Deal.
Grande Depressione e New Deal (tratto da Wikipedia)
Una violenta sproporzione tra crescita reale e speculazione borsistica, il collasso del credito al consumo, la riduzione dei consumi stessi e il conseguente aumento del tasso di disoccupazione crearono le premesse per una rapida e profonda crisi che investì tutti i campi delle attività economiche, constringendo il paese alla recessione. Il crollo del 24 ottobre e del 29 ottobre (giovedì nero) 1929 e delle quotazioni azionarie alla borsa di New York non fu altro che l’evento simbolo di un processo di grandi dimensioni che investiva un paese minato paradossalmente dalla grande fiducia e dalla speranza nel futuro.
Le conseguenze sul piano economico, sociale e politico furono immediatamente tangibili. Il prepotente aumento della disoccupazione costituì alle soglie del nuovo decennio una vasta piaga sociale. Il sistema venutosi a creare consisteva dunque in un circolo vizioso di progressivo aumento del numero di disoccupati e dunque una diminuzione della domanda, alla quale faceva fronte una successiva diminuzione del numero dei lavoratori.
Milioni di lavoratori (esclusa la pubblica amministrazione) tra gli anni anni ‘20 e ‘40 .
È apprezzabile per la prima volta quell’effetto domino che sarà poi una costante nella storia economica del Novecento. La crisi in America, scatenatasi per una sovrapproduzione agricola (con conseguente deprezzamento delle merci), investì altri paesi legati agli Usa da vincoli di tipo strettamente economico. Ecco dunque la grande crisi in Germania, paese nel quale gli aiuti del piano Dawes vennero a mancare in un momento topico della storia della neonata repubblica.
La situazione apparve dunque disperata agli inizi del 1932, anno di campagna elettorale. Proprio in questo clima di profonda sfiducia però il democratico Roosevelt, facendo leva sui valori tradizionali dell’etica del lavoro e della capacità tutta americana di ripresa nei momenti più duri della propria storia, ottenne una robusta maggioranza. A quel punto il programma del neoeletto presidente focalizzò la propria attenzione sul tema della ripresa, affidandosi ad un brain trust (letteralmente “gruppo di fiducia di cervelli”) che basò la propria strategia sulle teorie dell’economista britannico John Maynard Keynes, già autore delle “Conseguenze economiche della pace” (1919).
Il New Deal
Una serie di lavori pubblici assorbirono tra i 2 e i 3 milioni di lavoratori disoccupati. L’opera di Keynes e del suo gruppo, poi elegantemente sintetizzata in Teoria generale dell’Occupazione, dell’Interesse e della moneta, penetrò sensibilmente nei reticolati della cultura economica liberale americana, dando luogo ad un lungo dibattito protrattosi negli anni. L’opera dell’economista inglese infatti, che pure si trovava in disaccordo con “maestri” quali Smith o Ricardo, sosteneva l’incapacità del mercato di autoregolamentarsi, secondo le regole già enunciate dallo scozzese in An Inquiry into the nature and Causes of the wealth of Nations. In una situazione di inflazione galoppante ed evidente recessione, l’intervento da parte dello stato nell’attività produttiva e nel processo economico diveniva determinante per risollevare le sorti del paese e ridistribuire verso il basso la ricchezza, evitando dunque la sproporzione evidente nel dato periodo.
L’intervento dello Stato nell’economia attraverso la realizzazione di infrastrutture, creazione di un Welfare State (stato assistenziale) in grado di poter sostenere la forza lavoro disoccupata, conseguente aumento della domanda per riavviare il processo produttivo furono i cardini dell’opera del primo mandato roosveltiano. La Tennessee Valley Authority, il NIRA (National Industrial Recovery Act) promossero la creazione di grandi opere pubbliche, linfa per il settore privato e per la forza lavoro. L’Agricultural Adjustement Act, la Civil Work Administration, nonché il Wagner Act (importante riconoscimento dei sindacati) furono alcune delle misure stabilite per tamponare il fenomeno e restituire vitalità ad un settore vessato dalla stagnazione.
Avevamo già riportato la vita dello statista nella sezione “Biografie” di Candido, per consultarla andate pure QUI.
34esimo Presidente degli Stati Uniti d’America. Generale durante la Seconda Guerra Mondiale, guidò lo sbarco americano in Normandia. Successivamente fu candidato alla Casa Bianca dai Repubblicani, vincendo le elezioni del 1952 fu eletto Presidente. Restò in carica per due mandati sino al gennaio 1961, il suo vicepresidente fu Richard Nixon, che poi venne battuto da Kennedy nella sfida elettorale del novembre 1960.
Eisenhower, arrivato alla guida del Paese, deluse i suoi elettori conservatori in quanto mantenne pressochè intatto il “New Deal” roosveltiano e cioè il programma di sostegno statale dell’economia. Inizialmente favorevole alla corsa agli armamenti durante il suo mandato presidenziale lanciò un monito al mondo in riguardo alla corsa alle armi di distruzione di massa. Rimane importante, per quanto concerne i diritti civili, il suo intervento per far rispettare le leggi anti-segregazioniste. Egli infatti autorizzò l’uso dell’esercito che fu schierato in Arkansas per scortare gli studenti neri nelle scuole statali, contravvenendo alle decisioni del governatore dello stato, il segregazionista Faubus, e dando inizio a quel processo di integrazione che negli anni a venire avrebbe definitivamente (o quasi) sconfitto il razzismo negli Stati Uniti.
La corsa agli Armamenti:
“Ogni ordigno prodotto, ogni nave da guerra varata, ogni missile lanciato significa, infine, un furto ai danni di coloro che sono affamati e non sono nutriti, di coloro che sono nudi ed hanno freddo. Questo mondo in armi non sta solo spendendo denaro. Sta spendendo il sudore dei suoi operai, il genio dei suoi scienziati, le speranze dei suoi giovani. [...]Questo non è un modo di vivere che abbia un qualsiasi senso. Dietro le nubi di guerra c’è l’umanità appesa ad una croce di ferro. ” (discorso del 16 aprile 1953)
Intervento in Arkansas contro il segregazionismo:
Little Rock, Arkansas, 1957.
ll governatore segregazionista Orval E. Faubus si oppone alla storica decisione della Suprema Corte che intima agli Stati di integrare gli studenti afro-americani nelle scuole pubbliche.
Il braccio di ferro con il governo federale ed il dipartimento di giustizia si conclude con la sconfitta di Faubus e dei suprematisti bianchi: il 24 settembre, il presidente Eisenhower federalizza la guardia nazionale dell’Arkansas e manda i soldati a scortare gli alunni di colore che finalmente vengono ammessi alle lezioni. (fonte)
Nel 1942, il Segretario di Stato George Marshall lo designò come Comandante in capo delle forze americane in Europa. Eisenhower guidò lo sbarco in Marocco, battendo le truppe dell’Asse in Nordafrica, e fu anche l’ideatore degli sbarchi in Italia, in Sicilia e a Salerno, e fu lui ad accettare dall’Italia l’armistizio di Cassibile del 3 settembre1943 (annunciato il successivo 8 settembre). In seguito, il presidente Roosevelt gli assegnò il comando dello sbarco in Normandia, nome in codice “operazione Overlord“, che ebbe inizio il 6 giugno1944, giorno universalmente notò come “D-Day“, che fu una delle più grandi operazioni militari di tutta la storia bellica. “Ike” guidò le armate alleate fino nel cuore della Germania nazista e decise le sorti della guerra. Si temette per la sua vita durante la controffensiva tedesca delle Ardenne, durante l’operazione denominata Operazione Greif che sembrava dovesse attentare alla vita del generale da parte di un Kommando tedesco comandato da Otto Skorzeny. Dopo la fine della guerra, nei campi di prigionia sotto la sua responsabilità, morirono moltissimi soldati tedeschi prigionieri (stime parlano di 900.000 vittime), segregati in condizioni disumane. Questo provocò la reazione anche di Papa Pio XII che affermò che i vincitori non si dovevano abbassare allo stesso livello dei vinti per quanto riguardava il rispetto della vita umana.
Per la sua competenza strategica gli furono tributati grandi onori, e il partito repubblicano statunitense lo scelse come candidato per le elezioni politiche alla presidenza degli Stati Uniti del 1952. Batté alle elezioni il candidato democratico Adlai Stevenson.
Da presidente si dimostrò equilibrato sia in politica interna che in politica estera: per quanto riguarda la prima, a differenza di quanto sperato da molti conservatori, non smantellò il New Deal ma, anzi, promosse alcune riforme in politica sanitaria. In politica estera, se durante la campagna elettorale aveva accusato l’amministrazione Truman di una lotta inefficace nei confronti del comunismo (al contenimento egli opponeva il rollback, cioè un ruolo attivo nel ridurre l’influenza dell’Unione sovietica), nei fatti continuò la politica del predecessore; nel 1954 concluse la pace con la Corea del Nord
Eisenhower, alla fine degli anni 1940 fu un convinto sostenitore della corsa agli armamenti. Alla fine del suo mandato, il 17 gennaio 1961, nel discorso d’addio (Farewell Address) alla Nazione, Eisenhower mise in guardia il mondo dal pericolo rappresentato dagli interessi commerciali dell’industria bellica, che per sopravvivere aveva sempre bisogno di qualche guerra[3].
Apriamo questa nuova rubrica con Abraham Lincoln, uno dei Presidenti piu importanti degli Stati Uniti . La sua figura è legata a due eventi fondamentali come “l’abolizione della schiavitù e la Guerra di Secessione”. Ma prima di parlare di Lincoln dobbiamo necessariamente fare un piccolo passo indietro per “inquadrare” l’America della metà dell’ottocento.
In quel tempo il sistema “bipartitico” era differente da quello odierno. C’erano due grandi partiti, gli Whigh (partito che si opponeva al libero scambio di merci, era piu centralista e protezionista) ed i Democratici (partito che predicava il libero scambio di merci). Negli stati del Sud, dove c’erano grandi piantagioni, vigeva lo schiavismo.
Nel 1854 questo sistema politico collassa. Il tutto avviene per l’approvazione di una legge che istituiva due nuovi stati (Kansas e Nebraska) e che consentiva loro di decidere tramite voto popolare se autorizzare lo schiavismo o meno. Gli Whigh si spaccarono tra Nordisti (abolizionisti) e Sudisti (schiavisti) decretando la fine del partito. I Democratici si divisero ugualmente ma all’interno del partito vinse la corrente schiavista. Alcuni esponenti politici che rivendicavano l’abolizionismo per Kansas e Nebraska fondarono il Partito Repubblicano. Da qui nacque l’assetto bipartitico tuttora in vigore.
Pochi anni dopo, nel 1860, Lincoln, repubblicano abolizionista battè il senatore Douglas, democratico schiavista e divenne il 16esimo Presidente degli Stati Uniti. Subito dopo gli Stati del Sud (schiavisti) proclamarono la secessione da quelli del Nord creando gli Stati Confederali d’America e dando vita alla Guerra di Secessione, combattuta durante tutto il periodo della Presidenza Lincoln.
Questa la situazione degli USA nel momento in cui divenne Presidente:
Fatte queste dovute premesse di seguito riporto una biografia dell’uomo che abolì lo schiavismo (prima nel Sud e poi nel resto degli Stati Uniti) e che per questo fu ucciso il 15 aprile 1865, qualche mese dopo la sua rielezione.
BIOGRAFIA (tratta da Wikipedia)
Lincoln nacque il 12 febbraio del 1809, in una fattoria di Nolin Creek, da Thomas Lincoln e Nancy Hanks, due contadini privi di una formale educazione. Lincoln si trasferì in giovane età nell’Indiana, e successivamente a New Salem nell’Illinois. Prestò servizio come capitano nell’esercito degli Stati Uniti d’America durante la Guerra di Aquila Nera. In seguito si cimentò in alcune imprese politiche e commerciali e godette di ottima reputazione come avvocato. In breve tempo venne eletto al Congresso degli Stati Uniti nel 1846, ed ebbe un ottimo tirocinio nell’Illinois, sia prima che dopo il suo singolo mandato alla Camera dei Rappresentanti USA.
Lincoln passò la maggior parte del suo tempo da solo e non fece una grande impressione presso i suoi colleghi politici. Usò la propria posizione per poter parlare contro la guerra con il Messico, che attribuì al desiderio di “gloria militare”. Quando il suo mandato finì, si dedicò principalmente a guadagnarsi da vivere come avvocato.
Lincoln divenne famoso nell’ambiente legale dell’Illinois alla metà degli anni 1850, specialmente per la sua partecipazione a processi riguardanti interessi in competizione nel campo dei trasporti, sia fluviali che ferroviari.
Kansas-Nebraska Act del 1854, che aprì i due citati territori alla schiavitù (annullando quindi i limiti alla diffusione della schiavitù che erano parte del Compromesso del Missouri del 1820), aiutò inoltre Lincoln a tornare nella politica. A farlo risaltare rispetto agli altri fu un discorso contro il Kansas-Nebraska, il 16 ottobre1854 a Peoria.
Durante la sua campagna (perdente) per essere eletto senatore nel 1858 contro Stephen A. Douglas, Lincoln condusse molti dibattiti contro Douglas in una serie di eventi che rappresentarono una discussione a livello nazionale su problemi che avrebbero presto spaccato la nazione in due. Tali dibattiti furono l’anticipazione delle elezioni presidenziali del 1860, in cui Douglas e Lincoln erano di nuovo pretendenti. Il 6 novembre1860 Lincoln venne eletto sedicesimo Presidente degli Stati Uniti d’America, il primo repubblicano a raggiungere tale carica.
Poco dopo la sua elezione, la parte Sud degli Stati Uniti fece vedere inequivocabilmente che la secessione era inevitabile, il che aumentò notevolmente la tensione che attraversava la nazione. Lincoln sopravvisse ad un tentativo di assassinio a Baltimora, e il 23 febbraio1861 arrivò a Washington in segreto e sotto mentite spoglie. I sudisti ridicolizzarono Lincoln per questo atto di codardia, ma l’impegno nella sicurezza non era da sottovalutare.
Lincoln è spesso accreditato come colui che liberò gli schiavi afro-americani con la Proclamazione dell’emancipazione, anche se questo liberò solo gli schiavi nelle aree della Confederazione non ancora controllate dall’Unione; nei territori occupati e del nord, gli schiavi non vennero liberati. In ogni caso, la proclamazione abolì la schiavitù negli stati ribelli, uno degli obiettivi della guerra e divenne l’input per la modifica del tredicesimo e del quattordicesimo emendamento della costituzione americana che rispettivamente abolivano la schiavitù e stabilivano i diritti civili federali.
Quando Richmond, la capitale confederata, venne infine catturata, Lincoln vi si recò per compiere un gesto pubblico, sedendosi alla scrivania di Jefferson Davis, dicendo in maniera simbolica alla nazione che il Presidente degli Stati Uniti aveva autorità su tutto il territorio. Venne accolto in città come un eroe conquistatore dagli schiavi liberati, i cui sentimenti vennero riassunti dalla frase di un ammiratore, “So che sono libero perché ho visto il volto di Padre Abramo e l’ho sentito.”
La ricostruzione dell’Unione pesò molto sulla mente del presidente. Egli era determinato a intraprendere un percorso che non avrebbe alienato permanentemente gli ex stati confederati.
Nel 1864, Lincoln fu il primo ed unico presidente ad affrontare un’elezione presidenziale durante la guerra. La durata della guerra e la questione dell’emancipazione apparvero ostacolare gravemente le sue prospettive e una sconfitta elettorale nei confronti del candidato democratico George McClellan appariva probabile. Comunque, una serie di tempestive vittorie dell’Unione, poco prima del giorno delle elezioni, cambiarono la situazione in modo sostanziale e Lincoln venne rieletto.
Durante la guerra di secessione Lincoln ebbe poteri che nessun presidente precedente aveva detenuto; sospese il precetto dell’habeas corpus e imprigionò di frequente le spie e i simpatizzanti sudisti senza processo. D’altra parte, spesso annullò le esecuzioni.
Dopo la fine della guerra, Lincoln si era incontrato di frequente con il generale Grant. I due uomini pianificavano la ricostruzione del Paese ed era nota a tutti la loro stima reciproca. Durante il loro ultimo incontro, il 14 aprile1865 (Venerdì Santo), Lincoln aveva invitato il generale Grant ad un evento mondano per quella sera, ma Grant aveva declinato.
Senza la compagnia del generale e senza la sua guardia del corpo Ward Hill Lamon, al quale il Presidente aveva raccontato il famoso sogno premonitore del suo assassinio, i Lincoln andarono al Ford’s Theatre, dove era in programmazione Our American Cousin, una commedia musicale dello scrittore britannico Tom Taylor (1817-1880). Nell’istante in cui Lincoln prese posto nel palco presidenziale, John Wilkes Booth, un attore della Virginia simpatizzante sudista, entrò nel palco e sparò un colpo di pistola calibro 44 alla testa del Presidente, gridando “Sic semper tyrannis!” (Latino: “Così sempre ai tiranni!” (motto dello Stato della Virginia e frase storicamente pronunciata da Bruto nell’uccidere Cesare). Secondo altre versioni gridò “Il Sud è vendicato”, saltando successivamente giù dal palco e rompendosi una gamba).
ABOLIZIONISMO ED ECONOMIA
Per completezza di informazione va detto che l’abolizione dello schiavismo non era dettata solo da una ragione etica ma era dovuta soprattutto ad una ragione economica. Di seguito la spiegazione (tratta da Wikipedia):
Al protezionismo degli stati industriali del nord che si avvalevano del lavoro di operai salariati si contrapponeva il regime liberoscambista degli stati agricoli schiavisti del Sud.
Tra le cause della guerra emerge infatti la necessità per gli Stati del Nord di una adeguata industrializzazione e modernizzazione dell’agricoltura in tutto il territorio nazionale con l’introduzione di macchine agricole e di una agricoltura condotta con metodi industriali.
Non era tollerabile che l’agricoltura del Sud fosse incentrata soprattutto sulla monocoltura del cotone e che si utilizzasse ancora manodopera servile.
Lo schiavo era un cattivo affare, era l’illusione di un lavoro gratuito mentre invece richiedeva spese per il suo mantenimento in vita e per la sua sorveglianza; al contrario l’operaio salariato doveva cavarsela da solo per il suo mantenimento legato alla paga ricevuta.
La vittoria del Nord industriale e bancario non solo impose agli stati del sud la liberazione degli schiavi atterrando la sua economia e estese a tutti gli stati della confederazione la propria politica protezionista ma procedette, facendo le prime prove di una politica imperialistica interna, alla conquista dei mercati meridionali con un regime di tipo coloniale. Inevitabile fu la reazione degli sconfitti che rivolsero il loro risentimento su i negri che, pur legalmente affrancati, dovettero subire una rigorosa segregazione civile e un terrorismorazzistico.
20 Gennaio 2009, fissiamo bene nella mente questa data. Quel giorno George Walker Bush andrà definitivamente in pensione e Barack Hussein Obama assumerà ufficialmente le funzioni di Presidente degli Stati Uniti d’America. Il 44esimo Presidente sarà un afroamericano di padre Kenyota musulmano e madre bianca americana. Un “Cambiamento” sotto molti punti di vista per l’unica Superpotenza rimasta al mondo. D’altronde la parola “Change” (cambiamento) è stato un marchio che Obama si è cucito addosso per vincere sia le primarie del suo partito sia le elezioni presidenziali.
E’ su questa parola quindi che vorrei soffermarmi, Cambiamento, nella sua accezione positiva ma anche in quella negativa. E proprio per questo nasce oggi questa nuova rubrica che ripercorrerà le figure di alcuni Presidenti americani che, nel bene e nel male, hanno rappresentato un cambiamento per la storia del loro paese. Da Abraham Lincoln, repubblicano, che pagò con la vita la sua battaglia contro lo schiavismo a John Fitzgerald Kennedy, il presidente dalla “Nuova frontiera” tragicamente ucciso a metà del suo mandato. Da Dwight Eisenhower che abolì il segregazionismo a Franklin Delano Roosevelt che contribuì a risollevare il suo paese dalla crisi finanziaria del 1929. Da Richard Nixon, il primo presidente dimessosi per evitare l’impeachment relativo allo scandalo Watergate a George Washington, il primo capo di stato dell’Unione. Nove Presidenti che hanno “cambiato” l’America. Un viaggio lungo 9 settimane che partirà domani 24 novembre per concludersi il 19 gennaio 2009, vigilia dell’insediamento di Barack Obama.
Scoprirete così alcune curiosità sui partiti americani che forse vi stupiranno. Infatti i Democratici odierni, simbolo di libertarismo, sino a qualche decennio fa erano schiavisti mentre i Repubblicani, oggi sinonimo di clericalismo, erano i veri laici.
Aspettando Obama, uno sguardo “diverso” sull’America di ieri, per capire meglio i cambiamenti di oggi.
Il colloquio tra l’ex First Lady e il presidente eletto per discutere della futura
amministrazione democratica. Nessuna conferma da parte della senatrice
Obama incontra Hillary a Chicago
le offre incarico di segretario di Stato
tratto da repubblica.it
Sono state alcune fonti anonime dello staff di Obama, già giovedì sera, a far girare il nome della Clinton come possibile successore di Condoleezza Rice, proprio nelle ore in cui l’ex avversaria di Obama per la nomination dei democratici era a Chicago a incontrare in segreto (o quasi) il successore di George W.Bush e il futuro capo dello staff presidenziale Rahm Emanuel.
Oggi la Cnn ha riferito che nell’incontro di ieri sera a Chicago il futuro presidente degli Stati Uniti ha chiesto alla senatrice se sarebbe interessata a ricoprire l’incarico di segretario di Stato. “C’è stata una seria discussione per appurare se Hillary Clinton accetterebbe l’incarico se le fosse offerto”, hanno detto alla Cnn fonti del partito democratico senza riferire la risposta della ex First Lady.
Nessuna conferma è arrivata dal presidente eletto o dalla senatrice riguardo i contenuti del colloquio. Ma l’ipotesi che Hillary divenga il volto dell’amministrazione Obama nel mondo, circolata peraltro alla vigilia dell’apertura del vertice del G20 a Washington, ha innescato di nuovo la frenesia mediatica che in estate aveva accompagnato le voci di una scelta della Clinton come vice di Obama (che non si è poi concretizzata: le è stato preferito Joe Biden).
Passata la “sbornia” post vittoria, cerchiamo di analizzare concretamente quali ripercussioni puo avere in tutto il mondo l’elezione di Barack Obama.
In questi giorni, guardando le varie trasmissioni televisive o leggendo alcuni commenti del dopo voto ci è sembrato di assistere alla elezione del “Presidente del Mondo”. Le immagini festose che partivano dagli Usa e toccavano le grandi città europee, sudamericane ed africane ci hanno fatto capire l’importanza del Cambiamento portato da Barack Hussein. Mai la vittoria di un Presidente americano è stata cosi festeggiata, cosi sentita.
Questo perche se per molti europei Obama rappresenta la possibilità di un dialogo piu serio con la superpotenza americana, per i popoli sudafricani e sudamericani, i cui immigrati costituiscono importanti minoranze negli Stati Uniti, la vittoria del senatore dell’Illinois corona un sogno di “uguaglianza” mai perfettamente raggiunto nella “patria delle libertà” dove sino a 40 anni fa esisteva il segregazionismo per i neri e dove le minoranze si sentono comunque ai margini della società. Obama rappresenta una sorta di “riscatto sociale”, lui figlio di un kenyota e di una americana, cresciuto alle Haway, è divenuto l’uomo piu potente del mondo. Il sogno americano si compie.
Dunque il problema principale per il nuovo inquilino della Casa Bianca sarà quello di NON DELUDERE tutte queste aspettative, speranze e sogni non solo della sua gente, ma di tutto il mondo. E dal mio punto di vista (cioè quello di un estimatore della prima ora) Obama sarà destinato a deludere (almeno un pò) i suoi sostenitori esteri per il semplice fatto che non E’ il Presidente del Mondo, ma è il Comandante in Capo del suo Paese, gli Stati Uniti e non necessariamente gli interessi degli Usa corrispondono a quelli Europei, Asiatici o Africani.
Obama dovrà agire primaditutto per risollevare il suo paese dalla profonda crisi economica in cui l’era “iperliberista” lo ha cacciato. Dovrà ridurre la sua dipenenza finanziaria dalla Cina. E per fare questo serviranno capitali.
Dovrà essere trovata una via di uscita in Irak ed in Afghanistan. C’è il problema dello scudo stellare voluto da Bush che tanto ha irritato Mosca. Il dossier Iran è sempre sul tavolo. Insomma i problemi sono molti e le soluzioni non sono dietro l’angolo.
Certamente Obama cercherà maggiori convergenze con l’Unione Europea, avrà un profilo maggiormente ecologista e forse gli Stati Uniti ratificheranno un nuovo protocollo mondiale sulle emissioni di gas inquinanti. Ma i suoi interventi per aiutare l’economia americana se da una parte, a livello di borsa e di azioni, potrebbero avere effetti positivi sulle finanze europee dall’altra potrebbero danneggiarci. Insomma Barack Hussein Obama è il Presidente americano e tra quattro anni , per cercare la rielezione, dovrà ripresentarsi davanti al suo popolo, non davanti al mondo.
Ci siamo, Obama e McCain stanno per concludere il viaggio elettorale che porterà solo uno di loro alla Casa Bianca. Qui di seguito una tabella riassuntiva sulla situazione negli “stati chiave”, i cosiddetti “toss Up”, in bilico. Dai risultati di questi territori scaturirà il vincitore della sfida.
Gli orari dei primi risultati, calcolando 6 ore di differenza tra l’Italia e gli Stati Uniti, si avranno attorno all’1 di notte ore italiana , con gli exit degli Stati della costa atlantica e via via spostandosi negli stati dell’ovest sino alla costa del pacifico attorno alle 5 di mattina. Nella tabella qui di seguito sono riportati gli orari in dettaglio
Candido seguirà le Elezioni americane sino alla mezzanotte. Ogni mezz’ora circa saranno postati dei commenti e degli aggiornamenti.
20.30: Il sicuro Sconfitto,Bush
Nel 2000 il Presidente uscente Bill Clinton faceva campagna elettorale per il candidato Democratico Al Gore, quest’anno McCain ha fatto di tutto pur di non essere accostato a Bush. Non lo ha voluto alla Convention Repubblicana, lo ha criticato piu volte per le scelte prese. George W. Bush, il presidente “di guerra”, esce di scena nel peggior modo possibile, da sconfitto, da reietto. Con l’indice di popolarità piu bassa della storia il Commander in Chief venuto dal Texas, quello che ha avviato due guerre quasi perse, quello che ha consentito la crescita esponenziale della “finanza facile” sfociatacon il crollo economico di questi ultimi mesi, termina il suo mandato nella totale indifferenza. Ha addirittura votato per posta disertando i seggi, pur di non danneggiare McCain con la sua presenza in video nella giornata di oggi. Una fine triste ed amara per un uomo mediocre, sconfitto da Gore nel voto popolare ma arrivato alla Casa Bianca solo grazie alla Corte Suprema che gli assegnò i famosi “voti elettorali” della Florida. Un Presidente “per sbaglio” che ha cambiato, in peggio, tutto il mondo. A non rivederci George.
21.00 : L’Ultima elezione “condizionata” dalla TV, il futuro è del WEB
Un articolo interessante trovato sul corriere ci spiega come stiano cambiando le “fonti del sapere” Di seguito l’articolo .
Sarà, probabilmente, l’ultima campagna elettorale americana dominata dalla televisione. Già in queste elezioni il web è stato più rilevante rispetto ai quotidiani nella formazione dell’opinione pubblica.
Secondo una rilevazione del Pew Research Center, molti più americani hanno navigato su internet alla ricerca di informazioni sui candidati di quanto non abbiano fatto nel 2004. Nonostante la televisione sia ancora la fonte dominante per le informazioni elettorali, la percentuale di coloro che si sono rivolti a internet per formarsi una opinione è triplicata rispetto all’ottobre 2004 (da 10% al 33%).
Se internet ha già superato i quotidiani come fonte principale rispetto alla campagna elettorale, alcuni dati fanno presagire che già dalle prossime elezioni il sorpasso potrebbe consumarsi anche nei confronti della televisione. Secondo la ricerca, infatti, nella fascia di età tra i 18 e i 29 anni gli elettori che hanno scelto internet sono il 49% rispetto al 61% che si è dedicato alla televisione e il 17% dei giornali.
Nella fascia immediatamente successiva (30-49 anni), le percentuali sono 70% televisione, 37% internet, 23% quotidiani. Negli over 45 invece televisione e quotidiani fanno la parte del leone (82% e 45%) mentre internet è presente solo con un 12%. La proiezione di queste dati sembra indicare una tendenza: tra quattro anni il web potrebbe essere il media più rilevante nella formazione dell’opinione pubblica americana.
Pubblicato il 04.11.08 13: 51 http://mediablog.corriere.it/
21.30: Prima cittadina a dare i risultati, dopo 40 anni in testa il candidato Democratico
Nel primo appuntamento con le urne, i residenti di due minuscole cittadine del New Hampshire hanno simbolicamente dato il via alle consultazioni: votando a mezzanotte esatta (peculiarita’ ormai storica per i 75 abitanti) gli elettori di Dixville Notch hanno votato 15-6 a favore di Barack Obama che continua a primeggiare nei sondaggi nazionali. Un voto, questo, che assume una valenza tutta particolare perché la piccola città ha sempre votato il partito repubblicano dal 1968.
21.40: Anche lo stratega di Bush si arrende, vincerà Obama
Si arrende lo stratega delle due campagne elettorali di George W. Bush: secondo Karl Rove, Obama vincerà le presidenziali Usa con 338 grandi elettori (la quota necessaria per l’elezione è di 270) contro i 220 del candidato repubblicano. Il sito di Rove prevede che il candidato democratico alla Casa Bianca si assicurerà la Virginia, l’Ohio, il Colorado e il Nevada, stati tradizionalmente repubblicani, e la sua vittoria sarà schiacciante. McCain limiterà i danni in Indiana, Missouri, North Carolina e Arizona ma nelle roccaforti repubblicane in bilico il suo vantaggio sarà lieve. il sito dello stratega prevede addirittura una vittoria di 10 punti di Obama in Pensylvania.
22.00: Speciali di RaiUno, Canale 5, Rai Tre, la 7 e SkyTg24
Le elezioni americane sconvolgono i palinsesti della tv italiana. Su RaiUno uno speciale “Porta Porta” accompagnerà i telespettatori dalle 23.20 sino alle 6.00 di domani mattina. Rai Tre seguirà una parte delle elezioni tramite la trasmissione “Linea notte”. Lo speciale di Canale 5 è affidato a Matrix mentre La 7 darà via ad una no-stop notturna. SkyTg24 mette in campo “America 2008″, la trasmissione di Emilio Carelli, ospite Beppe Severgnini.
Anche RedTv e YouDem, le due tv del Partito Democratico, terranno compagnia agli spettatori tramite una diretta continua. Al momento su Red sono ospiti Minniti e Vernetti mentre YouDem sta mandando in onda alcuni contributi dagli Stati Uniti, compresi alcuni Spot di Obama.
22.30: Lunghe code in Ohio e Virginia, stati chiave
Affluenza alle urne da record in Ohio e in Virginia, due stati entrambi solidamente repubblicani che potrebbero essere decisivi nella sfida tra John McCain e Barack Obama. Le autorità di Columbus prevedono che circa l’80% degli elettori registrati si recherà ai seggi. Affluenza “fenomenale” anche in Virginia, che dal 1964 non vota per un candidato democratico alla Casa Bianca. Alle 10 di questa mattina, circa il 40% degli elettori registrati aveva già votato, hanno riferito le autorità elettorali dello stato, secondo cui in molti seggi, ancora prima dell’apertura, c’erano già centinaia di persone in fila.
22:40 Affluenza Record, si prevedono ritardi nella diffusione dei risultati
Sembra proprio che verranno battuti tutti i record. Potrebbe essere superata l’affluenza del 1968 (vittoria di Nixon) e del 1960 (vittoria Kennedy). Forse anche il record del 1908 potrebbe cadere.
22.40: Problemi di voto in Ohio, Virginia e New Jersey
Va in tilt la macchina elettorale americana in Virginia. Nel seggio di Galax North le macchine del voto, attivate alle 6 di mattina, si sono rotte quasi subito costringendo gli elettori a ritornare al voto sulla scheda di carta. Inoltre solo tre seggi nello Stato su 2349 totali hanno aperto nei tempi previsti, per tutti gli altri è stato un susseguirsi di imprevisti tecnici e di macchine andate in panne per via di “errori umani” come riportato da alcuni giornali locali.
In alcuni seggi del New Jersey si è dovuto ricorrere alle schede cartacee a causa di guasti alle macchine per il voto elettronico. Un altro tipo di disguido – come il blocco della carta su cui vengono registrati i voti – si è verificato in alcuni seggi dell’Ohio.
23.00: Prima previsione di Candido, Obama in vantaggio, 5 stati “in bilico”
Come vedete nella cartina qui sotto la previsione di Candido non assegna la Presidenza ad Obama, il candidato democratico risulta in vantaggio ma non raggiunge i 270 voti elettorali necessari per essere eletto.
Questo perche i 5 stati in bilico (Ohio, Pennsylvania, Florida, Virginia e North Carolina), che non ho assegnato a nessuno dei due, potrebbero decidere il prossimo inquilino della Casa Bianca. La Pennsylvania sembra essere in mano ad Obama ma non è detto che qui possa passare McCain. Una cosa è certa a Barack Obama basta conquistara UNO solo di questi stati per superare quota 270 e diventare il 44esimo Presidente degli Stati Uniti
23.10: In Kenya già si festeggia
Il Kenya sta già festeggiando, ma anche in molti pregano, affollando le chiese: nessuno dubita della vittoria nelle presidenziali americane del quasi concittadino Barack Obama, il cui padre nacque qui, in un piccolissimo villaggio del nord ovest.
23.30: Effetto Bradley e possibili scontri nelle città?
L’effetto Bradley (elettori che dichiarano di votare per un candidato di colore per poi astenersi o votare addirittura l’altro candidato, purche bianco) potrebbe essere l’unica speranza per McCain. Da tempo nessun candidato si presentava alla vigilia del voto con un vantaggio come quello raccimolato da Obama. Dai 6 ai 7 punti. Solo il fattore razziale potrebbe rivoltare la frittata in favore del vecchio senatore repubblicano. A proposito di questo, in alcuni stati come l’Iowa si prevedono scontri e disordini sia in caso di una sconfitta dell’afroamericano sia in caso di una sua vittoria.
23.40: Primi dati utili tra mezzanotte e l’una, ora italiana.
L’Indiana, stato tendenzialmente repubblicano (Bush vinse con +20% di vantaggio) darà il risultato attorno alla mezzanotte. La Virginia, altro stato repubblicano dove i sondaggi danno Obama avanti di 4 punti, forrnirà i dati attorno all’una. Se tutti e due gli stati andranno al candidato democratico, McCain sarà sicuramente sconfitto.
00.00: primi exit, Virginia ad Obama, Ohio e Indiana a McCain
Cosi Fox, rete tv conservatrice. Se corrisponde a verità la battaglia per la Casa Bianca è ancora aperta.
00.00: Drudge Report: Exit poll Senato, 58 seggi ai democratici
I democratici potrebbero arrivare a quota 58 senatori. Secondo un’indiscrezione rivelata dal sito Drudgereport, sulla base di primi exit poll in suo possesso, il partito democratico guadagnerebbe 7 seggi al Senato passando dagli attuali 51 seggi a 58, ma non riuscirebbe ad ottenere i 60 senatori necessari per avere una maggioranza “blindata” in Senato
00.20 : Primi Exit, Kentuky a McCain (come da programma)
00.30: voti reali Indiana, Obama al 55%
le prime proiezioni reali dei voti, sembrano premiare Barack Obama. L’Indiana, stato solido per i repubblicani sino a ieri, sembra cambiare colore. Se cosi fosse per l’afroamericano si spalancano le porte della Casa Bianca
01.00: Exit CNN, ad Obama andrebbero Indiana e Virginia
Se cosi fosse McCain ha perso. Ma si attendono i dati ufficiali
08.00: Dopo aver conquistato Florida, Ohio e Pennsylvania, Barack Obama diventa ufficialmente il 44esimo Presidente degli STATI UNITI!
Tutti i media italiani parlano di una quasi probabile vittoria a valanga di Obama, anche negli Stati Uniti si attende con ansia un risultato storico. Ma.. se alla fine vincesse McCain?
Da tanto tempo un candidato Presidente non si presentava alla sfida con un vantaggio cosi grande (7 punti secondo i sondaggi di oggi). Se davvero Obama perdesse sbugiardando tutti gli istituti demoscopici, cosa dovremmo aspettarci noi in Europa? Forse una recrudescenza ancora maggiore del razzismo, visto che sarebbe chiaro a tutti che la sconfitta del Democratico sarebbe dovuta al suo colore della pelle.
Io, sin dall’inizio delle primarie, ho sempre sostenuto la candidatura del giovane senatore afroamericano. Perche?
Perche Obama è piu “indipendente” di altri dalle lobbies (ha raccolto buona parte dei suoi fondi tramite internet e non con i soliti grandi gruppi)
Perche Obama è piu liberal di molti altri su temi importanti come la sanità ed il welfare
Perche Obama appartiene alla nuova generazione politica
Perche Obama è piu dialogante in materia di politica estera
Perche la vittoria di Obama potrebbe essere un segnale importante per tutto il resto del mondo
I sondaggi di oggi danno un vantaggio di Obama che va dagli 11 (Gallup) ai 7 punti percentuali (Zogby). McCain non si arrende e sta continuando il tour elettorale convinto di poter sovvertire i pronostici della vigilia del voto. Ma Barack e John non sono gli unici candidati alle elezioni di domani. Da wikipedia possiamo apprendere che esistono almeno una decina di altri pretendenti alla Casa Bianca. Ci sono due libertari (Barr e Baldwin) e tre Socialisti (Moore, Calero e La Riva) e poi c’è Ralph Nader, ora indipendente, che nel 2000, candidato per i Verdi, fu decisivo nel sottrarre voti utili a Gore in Florida regalando la Presidenza a Bush. A parte i Libertari e Nader, accreditati attorno all’1%, tutti gli altri avranno un risultato da “prefisso telefonico”.
2) IL METODO DI VOTO, BROGLI E CONTESTAZIONI: più che di un’elezione, si può parlare di migliaia di elezioni. Sistemi di voto differenti convivono anche nello stesso stato (matita e scheda, scheda a lettura elettronica, touchscreen). Il disastro del 2000 (con i voti decisivi per Al Gore in Florida persi a causa delle schede a perforazione e tutte le contestazioni conseguenti, fino alla pronuncia della Corte Suprema che consegnò di fatto la Presidenza a Bush), è solo la punta dell’iceberg. Persone non presenti nelle liste elettorali, altre presenti pur essendo morte, macchinette elettroniche che si inceppano, code ai seggi: ogni cosa può scatenare pattuglie di avvocati già pronti a contestare i voti a livello statale. Nel 2004, a causa di una contestazione sul voto in Ohio (lo stato ago della bilancia quattro anni fa: nonostante si sia parlato di affermazione grandissima di Bush, infatti, se Kerry avesse vinto in esso, sarebbe stato Presidente), si arrivò fino al Congresso.
Scheda Elettorale (una delle tante, visto che i sistemi di voto sono diversi da stato a stato)
Barack Obama appare sempre piu vicino alla conquista della Casa Bianca, il sondaggio quotidiano di Zogby passa da +5 a +6. I media americani prevedono una grande affluenza, superiore a quella del 1960. Oggi ci occupiamo dell’elettorato e dei programmi dei due principali sfidanti. Domani vedremo anche “gli altri” candidati, perche McCain ed Obama non sono gli unici.
Come votano gli americani:
I giovani votano meno
Secondo uno studio di Luciano Fasano , della Università degli Studi di Milano (che trovate qui), alle Elezioni 2004 la % di votanti è stata piu alta tra gli adulti (sopra i 30 anni con piu del 70% dei votanti) rispetto ai giovani (dei nati dal 1975 solo il 54% si è recato alle urne)
Gli under-30 e le donne preferiscono i Democratici
Nel 2004 il rapporto Kerry-Bush, per i votanti al di sotto dei 30 anni, fu di 56 a 42 contro una media nazionale di 51 a 48. Anche il voto femminile è stato pro-dems con un 54% per Kerry contro un 45 per Bush.
I piu colti votano Repubblicano, i piu poveri Democratico
Sempre analizzando le tabelle del 2004 si evince che tra i laureati è prevalso di 1 punto Bush, mentre tra Diplomati superiori e medi ha vinto Kerry. Al contrario, dal punto di vista economico, i cittadini con un reddito sino a 49.999$ han votato in maggioranza per il democratico, mentre i “ricchi” han preferito (direi logicamente) l’allora presidente uscente.
Bianchi, afroamericani e latinos.
Nel 2004 la loro %, a livello di elettorato era rispettivamente del 77, 11 e 9%. Bush ottenne il consenso del 57% dei bianchi, dell’11% degli afroamericani e del 42% dei latinos. Al contrario Kerry ottenne rispettivamente il 42, l’89 ed il 55%. La Florida, stato chiave per le elezioni 2008 ha una alta % di latinos, in parte esuli cubani e quindi pro-repubblicani, ed al momento i sondaggi la segnalano come “toss up”.
Protestanti, Cattolici, Ebrei, Atei
Le elezioni del 2004 video Bush prevalere tra i Cristiani (58% per i protestanti, 51 tra i cattolici) mentre Kerry vinse tra gli ebrei (76%) e gli atei (68%). La % nazionale, dal punto di vista confessionale è la seguente: 53% Protestanti, 27% Cattolici, 3% Ebrei, 10% Atei.
La cosiddetta “L” Repubblicana, valori e tendenze del territorio
In genere la parte Nord-est degli Stati Uniti è quella piu liberale con idee progressiste, assieme ad alcuni stati del nord della costa atlantica. Il Mid-West ed il Sud sono stati conservatori, portatori di valori piu tradizionali (possiamo notare come gli Stati del MidWest e del Sud formino una “elle” sulla mappa degli USA”, da qui la “L” Repubblicana).
Originariamente gli stati a tendenza “Dems” erano quelli agricoli del Sud e del Centro-Ovest (MidWest appunto) mentre i Repubblicani erano piu forti negli stati piu industrializzati del Nord est. Negli anni ‘60 c’è stata una inversione delle parti.
Nelle elezioni del 2004, se nel Nord-Est e nell’Ovest (rispettivamente 22% e 22 % dell’elettorato totale) ha prevalso ampiamente Kerry (58 a 41 nell’uno e 53 a 45 nell’altro) nel sud (31%) ha stravinto Bush (54 a 44) mentre nel Midwest (25%) c’è stato un sostanziale pareggio (50 a 49 per il democratico).
L’effetto Obama sul voto
Negli ultimi anni la % di votanti tra bianchi e neri è stata piu o meno simile. In questo caso però si prevede una affluenza altissima dei cittadini neri. Visto che la maggioranza dell’elettorato di colore vive nel Sud e nel Midwest, tendenzialmente a prevalenza repubblicana, questo potrebbe essere un fattore importante per una vittoria finale di Barack Obama.
Anche i giovani, tendenzialmente di simpatia democratica, sembrano intenzionati a recarsi in massa alle urne. Insomma, effetto Bradley a parte, Obama potrebbe davvero catalizzare i voti di chi, solitamente, diserta le urne.
I Programmi
Obama
Il primo punto del piano dà sconti fiscali alle aziende che assumono; seguono stimoli ai consumi; una moratoria di tre mesi sui pignoramenti; un’operazione straordinaria, di Fed e Tesoro, per la concessione di crediti agli Stati e ai Comuni in difficoltà. Il senatore ha anche ribadito che il Tesoro «deve tenere aperte tutte le opzioni» per l’industria dell’auto in crisi. Il piano costerebbe 60 miliardi di dollari nei prossimi due anni, che si aggiungerebbero ai 115 miliardi di misure di rilancio dell’economia delineate l’estate scorsa.
Il secondo pilastro mira a sostenere i consumi. «I risparmi di una vita stanno scomparendo e le famiglie hanno bisogno di un po’ di soldi in portafoglio per affrontare spese come l’acquisto del pc a un figlio. Un po’ di cash per superare i tempi duri». Ai lavoratori, secondo il senatore, dovrebbe essere permesso di prelevare fino al 15% e non oltre 10mila dollari dai propri fondi pensione, senza alcuna penalità. Dovrebbero inoltre essere esentasse gli assegni di disoccupazione. Infine, per salvare le case dai pignoramenti Obama propone di imporre alle banche aiutate dal bailout una moratoria di 90 giorni durante i quali dovranno permettere ai debitori in buona fede di ristrutturare i propri mutui. Obama ha fatto anche appello al Tesoro perché rimetta in moto il mercato dei crediti individuali.
McCain
Il piano economico da 52 miliardi di dollari illustrato dal candidato repubblicano ai sostenitori raccolti a Blue Bell, sobborgo di Philadelphia, prevede ulteriori riduzioni delle tasse rispetto al programma elettorale e si aggiunge al pacchetto di 300 miliardi lanciato pochi giorni fa da McCain a favore delle famiglie strozzate dai subprime.
Dagli sconti fiscali sui risparmi accumulati nei fondi pensione a quelli sui capital gain. Meno imposte, più soldi in tasca
Ai “piccoli” il senatore repubblicano ha promesso di raddoppiare, a 7mila dollari, le deduzioni per i figli a carico. Ha poi messo in fila misure per alleviare gli effetti dell’Orso che scuote le Borse: aumento delle deduzioni fiscali, da 3mila a 5mila dollari, per le perdite di capitale; sospensione dell’obbligo per i lavoratori di liquidare i propri fondi pensione a 70 anni e mezzo.
(la parte relativa ai programmi è tratta dal sito del “Il Sole 24 Ore)
Mentre l’istituto Zogby conferma i cinque punti di vantaggio per il senatore Afro-americano, esplode lo “scandalo” della zia kenyana di Obama, che rischia l’espulsione dagli Stati Uniti perche clandestina. McCain cerca di riportare l’agenda politica sugli esteri, dove è piu forte del democratico.
Gli Usa al voto tra tre giorni. Il democratico alle prese
con la rivelazione di una zia che vive illegalmente a Boston
Obama, appello alla radio
“Votatemi, cambierò l’America”
McCain: “Crisi economica non faccia dimenticare la politica estera”
NEW YORK – “Votatemi, e cambierò l’America”. E’ l’appello via radio del candidato democratico a tre giorni dal voto negli Usa. Un sabato che sarà ricordatio anche per l’ultima “tegola” caduta sulal campagna del senatore dell’Illinois, che ha il nome di un sua zia che vive – clandestina – alla periferia di Boston. Si chiama Zeituni Onyango, ha 56 anni ed è la sorellastra del padre.
L’hanno scoperta i media Usa, e il commento di Barack è stato secco: “Non sapeva che viveva qui illegalmente. Ovviamente bisogna seguire le leggi”
Difficile dire se l’”incidente” peserà e quanto in questi ultimi giorni di campagna, nei quali il democratico ha deciso di continuare a spingere forte sull’acceleratore.
“Se mi darete il vostro voto martedì, non vinceremo solo le elezioni, ma cambieremo il paese ed il mondo”, ha detto alla radio, aggiungendo che “in un momento come questo, in cui la posta in gioco è così alta, non possiamo permetterci altri quattro anni di vecchia, stanca, fallimentare ideologica che ci ha portato a questo disastro”.
Anche John McCain ha rivolto, nell’ultimo sabato prima del voto, un appello radiofonico agli elettori ricordando come la crisi economica non debba far distogliere l’attenzione dalle minacce internazionali. Ed ha accusato l’avversario, da lui sempre attaccato per la sua mancanza di esperienza in politica estera e di sicurezza, di “sperare che nel mezzo di questa crisi interna vi dimentichiate di quanto sia in gioco in Iraq, del disastro e della tragedia che sarebbero provocata da una ritirata delle forze americane”.