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I Presidenti del Cambiamento: F.D.Roosevelt

Pubblicato da candidonews su 10 Dicembre, 2008

Franklin Delano Roosevelt

“Nessuna impresa che dipenda, per il suo successo, dal pagare i suoi lavoratori meno di quanto serva loro per vivere ha diritto di sopravvivere in questo Paese” (F.D.Roosevelt, 1933)

Questo era Franklin Delano Roosevelt. Questa frase fu pronunciata durante il discorso di presentazione del National Industrial Recovery Act, una delle leggi facenti parte del cosiddetto “New Deal”. Un progetto di investimento in infrastrutture ed opere pubbliche nato per combattere la Crisi economica seguente al “crollo del 1929″. Con questo importante provvedimento veniva creata anche una struttura per predisporre ferree regole al mercato, tali da tutelare i lavoratori. Molte di queste norme furono però respinte dalla Corte Suprema, di stampo conservatore. Roosevelt e la Corte instaurarono una dura battaglia politica e ben otto leggi del “New Deal” furono bocciate. Alla fine però il Presidente, scaduti i mandanti dei giudici, riuscì a nominarne molti a lui non ostili.

Roosevelt fu l’unico “Comandante in Capo” a presentarsi (e vincere) per quattro volte consecutive le elezioni Presidenziali, nel 1932, 1936, 1940 e 1944. Rimane tutt’oggi una delle figure piu amate dagli americani. Contro di lui, poco dopo l’elezione, alcuni gruppi economici americani tentarono di organizzare un colpo di stato.

Fra le più importanti innovazioni portate dal Presidente Democratico va ricordato il Social Security Act ,con il quale vennero introdotte per la prima volta negli Stati Uniti l’assistenza sociale e le indennità di disoccupazione, malattia e vecchiaia .

Per capire meglio cosa abbia rappresentato FDR per gli Stati Uniti è bene tornare indietro nel tempo, agli anni della Grande Depressione seguita al crollo di Wall street del 1929 snocciolando brevemente i provvedimenti contenuti nel New Deal.

Grande Depressione e New Deal (tratto da Wikipedia)

Una violenta sproporzione tra crescita reale e speculazione borsistica, il collasso del credito al consumo, la riduzione dei consumi stessi e il conseguente aumento del tasso di disoccupazione crearono le premesse per una rapida e profonda crisi che investì tutti i campi delle attività economiche, constringendo il paese alla recessione. Il crollo del 24 ottobre e del 29 ottobre (giovedì nero) 1929 e delle quotazioni azionarie alla borsa di New York non fu altro che l’evento simbolo di un processo di grandi dimensioni che investiva un paese minato paradossalmente dalla grande fiducia e dalla speranza nel futuro.

Le conseguenze sul piano economico, sociale e politico furono immediatamente tangibili. Il prepotente aumento della disoccupazione costituì alle soglie del nuovo decennio una vasta piaga sociale. Il sistema venutosi a creare consisteva dunque in un circolo vizioso di progressivo aumento del numero di disoccupati e dunque una diminuzione della domanda, alla quale faceva fronte una successiva diminuzione del numero dei lavoratori.

Milioni di lavoratori (esclusa la pubblica amministrazione) tra gli anni anni ‘20 e ‘40 .

È apprezzabile per la prima volta quell’effetto domino che sarà poi una costante nella storia economica del Novecento. La crisi in America, scatenatasi per una sovrapproduzione agricola (con conseguente deprezzamento delle merci), investì altri paesi legati agli Usa da vincoli di tipo strettamente economico. Ecco dunque la grande crisi in Germania, paese nel quale gli aiuti del piano Dawes vennero a mancare in un momento topico della storia della neonata repubblica.

La situazione apparve dunque disperata agli inizi del 1932, anno di campagna elettorale. Proprio in questo clima di profonda sfiducia però il democratico Roosevelt, facendo leva sui valori tradizionali dell’etica del lavoro e della capacità tutta americana di ripresa nei momenti più duri della propria storia, ottenne una robusta maggioranza. A quel punto il programma del neoeletto presidente focalizzò la propria attenzione sul tema della ripresa, affidandosi ad un brain trust (letteralmente “gruppo di fiducia di cervelli”) che basò la propria strategia sulle teorie dell’economista britannico John Maynard Keynes, già autore delle “Conseguenze economiche della pace” (1919).

Il New Deal

Una serie di lavori pubblici assorbirono tra i 2 e i 3 milioni di lavoratori disoccupati. L’opera di Keynes e del suo gruppo, poi elegantemente sintetizzata in Teoria generale dell’Occupazione, dell’Interesse e della moneta, penetrò sensibilmente nei reticolati della cultura economica liberale americana, dando luogo ad un lungo dibattito protrattosi negli anni. L’opera dell’economista inglese infatti, che pure si trovava in disaccordo con “maestri” quali Smith o Ricardo, sosteneva l’incapacità del mercato di autoregolamentarsi, secondo le regole già enunciate dallo scozzese in An Inquiry into the nature and Causes of the wealth of Nations. In una situazione di inflazione galoppante ed evidente recessione, l’intervento da parte dello stato nell’attività produttiva e nel processo economico diveniva determinante per risollevare le sorti del paese e ridistribuire verso il basso la ricchezza, evitando dunque la sproporzione evidente nel dato periodo.

L’intervento dello Stato nell’economia attraverso la realizzazione di infrastrutture, creazione di un Welfare State (stato assistenziale) in grado di poter sostenere la forza lavoro disoccupata, conseguente aumento della domanda per riavviare il processo produttivo furono i cardini dell’opera del primo mandato roosveltiano. La Tennessee Valley Authority, il NIRA (National Industrial Recovery Act) promossero la creazione di grandi opere pubbliche, linfa per il settore privato e per la forza lavoro. L’Agricultural Adjustement Act, la Civil Work Administration, nonché il Wagner Act (importante riconoscimento dei sindacati) furono alcune delle misure stabilite per tamponare il fenomeno e restituire vitalità ad un settore vessato dalla stagnazione.

Avevamo già riportato la vita dello statista nella sezione “Biografie” di Candido, per consultarla andate pure QUI.

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Il PD nella bufera

Pubblicato da candidonews su 4 Dicembre, 2008

Un autunno caldo quello del Partito Democratico. I tanti malumori mai sopiti stanno ora venendo a galla con tutto lo strascico di polemiche conseguenti. Se il segretario Veltroni, dopo gli scontri dei mesi scorsi, aveva posto fine alla alleanza con l’Italia dei Valori cominciando a tessere una rete di contatti per avere un rapporto sempre piu stretto con l’Udc di Casini, giorni fa sono arrivate le “Bombe” di Cacciari e Chiamparino.

Ha iniziato il sindaco di Venezia che, il 10 dicembre fonderà il PD del Nord, una federazione nordista del Partito Democratico. Va giù duro Cacciari con Veltroni dicendo: “in questi mesi non ha fatto quello che doveva fare per organizzare il partito nel territorio. Lo si è visto con la gestione delle candidature, in molti casi «paracadutate» sul livello locale. E secondo molti sindaci del Nord con la politica «centralista» del Pd. «Si dà un’immagine devastante, sempre le stesse facce che decidono, litigiosità continua su tutto». Veltroni ha risposto parlando di un coordinamento dei rappresentanti del Nord ma a Cacciari questa soluzione non piace.

Poi è arrivato Chiamparino con la sua proposta di alleanze locali tra PD e Lega se il partito di Bossi rinuncerà al populismo.

Ma non finisce qui. Giorni fa l’imbarazzante presenza della delegazione democratica al vertice del Partito Socialista Europeo con Fassino che firma il manifesto socialista a nome dei “DS” mentre Veltroni, come segretario PD, non sottoscrive. Intanto c’è da registrare il forte malumore dei centristi presenti nel partito che criticano anche l’incontro tra l’ex sindaco di Roma ed il Premier Socialista Zapatero. Rutelli parla chiaro stoppando qualsiasi confluenza nel PSE e rinnegando anche una semplice federazione PSE-PD.

Oggi Veltroni ha chiesto le dimissioni di Bassolino ed un rimpasto della giunta Jervolino. Tutto questo perche, secondo il Corriere della Sera, sul PD Campano sta per abbattersi una bufera giudiziaria e il segretario non vuole esserne coinvolto, tanto piu che i rapporti con Bassolino sono freddini.

L’ex sindaco di Roma, stretto tra mille pressioni, perde le staffe ed in una intervista a Repubblica chiede ai suoi contestatori di farsi avanti: “Io non amo parlare di questioni interne al Pd- dice Veltroni- ma di fronte a quello che sta accadendo avverto la necessità di dire: adesso basta. Basta con le confessioni anonime, basta con i retroscena, basta con i veleni. È inimmaginabile che nel cuore di una crisi economica gravissima e di una crisi di consenso del governo, il centrosinistra riformista ricada nel suo solito vizio autolesionista: quello di segare l’albero su cui sta seduto”.

Questa dichiarazione provoca la reazione dell’eterno rivale, Massimo D’Alema che risponde per le rime, rinnegando qualsiasi paternità sulle contestazioni al leader PD: “Io e Veltroni ci conosciamo da tanti anni e lui sa benissimo che il giorno in cui ritenessi che dovrebbe lasciare la carica di segretario del Pd lo direi innanzitutto a lui e poi pubblicamente, perché a volte sono sì spigoloso ma sempre franco e diretto. Dunque, se non l’ho detto è perché non lo penso”.

Un clima molto pesante in casa Democratica, i nodi su alleanze, strategie politiche, collocazione europea stanno logorando il partito, tutto questo alla vigilia delle elezioni regionali in Abruzzo, dove il PD, travolto dalle inchieste giudiziare, sostiene il candidato della Italia dei Valori. Mai come ora il partito di Di Pietro appare il vero “faro” del CentroSinistra sia in parlamento che nel paese e questo, viste le discutibili populistiche finalità del Tonino Nazionale, fanno intuire quanto la parola “crisi” sia oggi sinonimo di “CentroSinistra”.

 

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Usa 2008, l’ora della verità: Risultati in diretta

Pubblicato da candidonews su 4 Novembre, 2008

Ci siamo, Obama e McCain stanno per concludere il viaggio elettorale che porterà solo uno di loro alla Casa Bianca. Qui di seguito una tabella riassuntiva sulla situazione negli “stati chiave”, i cosiddetti “toss Up”, in bilico. Dai risultati di questi territori scaturirà il vincitore della sfida.

Gli orari dei primi risultati, calcolando 6 ore di differenza tra l’Italia e gli Stati Uniti, si avranno attorno all’1 di notte ore italiana , con gli exit degli Stati della costa atlantica e via via spostandosi negli stati dell’ovest sino alla costa del pacifico attorno alle 5 di mattina. Nella tabella qui di seguito sono riportati gli orari in dettaglio

Candido seguirà le Elezioni americane sino alla mezzanotte. Ogni mezz’ora circa saranno postati dei commenti e degli aggiornamenti.

20.30: Il sicuro Sconfitto,Bush

Nel 2000 il Presidente uscente Bill Clinton faceva campagna elettorale per il candidato Democratico Al Gore, quest’anno McCain ha fatto di tutto pur di non essere accostato a Bush. Non lo ha voluto alla Convention Repubblicana, lo ha criticato piu volte per le scelte prese. George W. Bush, il presidente “di guerra”, esce di scena nel peggior modo possibile, da sconfitto, da reietto. Con l’indice di popolarità piu bassa della storia il Commander in Chief venuto dal Texas, quello che ha avviato due guerre quasi perse, quello che ha consentito la crescita esponenziale della “finanza facile” sfociatacon il crollo economico di questi ultimi mesi, termina il suo mandato nella totale indifferenza. Ha addirittura votato per posta disertando i seggi, pur di non danneggiare McCain con la sua presenza in video nella giornata di oggi.  Una fine triste ed amara per un uomo mediocre, sconfitto da Gore nel voto popolare ma arrivato alla Casa Bianca solo grazie alla Corte Suprema che gli assegnò i famosi “voti elettorali” della Florida. Un Presidente “per sbaglio” che ha cambiato, in peggio, tutto il mondo. A non rivederci George.

21.00 : L’Ultima elezione “condizionata” dalla TV, il futuro è del WEB

Un articolo interessante trovato sul corriere ci spiega come stiano cambiando le “fonti del sapere” Di seguito l’articolo .
Sarà, probabilmente, l’ultima campagna elettorale americana dominata dalla televisione. Già in queste elezioni il web è stato più rilevante rispetto ai quotidiani nella formazione dell’opinione pubblica.

Secondo una rilevazione del Pew Research Center, molti più americani hanno navigato su internet alla ricerca di informazioni sui candidati di quanto non abbiano fatto nel 2004. Nonostante la televisione sia ancora la fonte dominante per le informazioni elettorali, la percentuale di coloro che si sono rivolti a internet per formarsi una opinione è triplicata rispetto all’ottobre 2004 (da 10% al 33%).

Se internet ha già superato i quotidiani come fonte principale rispetto alla campagna elettorale, alcuni dati fanno presagire che già dalle prossime elezioni il sorpasso potrebbe consumarsi anche nei confronti della televisione. Secondo la ricerca, infatti, nella fascia di età tra i 18 e i 29 anni gli elettori che hanno scelto internet sono il 49% rispetto al 61% che si è dedicato alla televisione e il 17% dei giornali.

Nella fascia immediatamente successiva (30-49 anni), le percentuali sono 70% televisione, 37% internet, 23% quotidiani. Negli over 45 invece televisione e quotidiani fanno la parte del leone (82% e 45%) mentre internet è presente solo con un 12%. La proiezione di queste dati sembra indicare una tendenza: tra quattro anni il web potrebbe essere il media più rilevante nella formazione dell’opinione pubblica americana.
Pubblicato il 04.11.08 13: 51
http://mediablog.corriere.it/

21.30: Prima cittadina a dare i risultati, dopo 40 anni in testa il candidato Democratico

Nel primo appuntamento con le urne, i residenti di due minuscole cittadine del New Hampshire hanno simbolicamente dato il via alle consultazioni: votando a mezzanotte esatta (peculiarita’ ormai storica per i 75 abitanti) gli elettori di Dixville Notch hanno votato 15-6 a favore di Barack Obama che continua a primeggiare nei sondaggi nazionali. Un voto, questo, che assume una valenza tutta particolare perché la piccola città ha sempre votato il partito repubblicano dal 1968.

21.40: Anche lo stratega di Bush si arrende, vincerà Obama

Si arrende lo stratega delle due campagne elettorali di George W. Bush: secondo Karl Rove, Obama vincerà le presidenziali Usa con 338 grandi elettori (la quota necessaria per l’elezione è di 270) contro i 220 del candidato repubblicano. Il sito di Rove prevede che il candidato democratico alla Casa Bianca si assicurerà la Virginia, l’Ohio, il Colorado e il Nevada, stati tradizionalmente repubblicani, e la sua vittoria sarà schiacciante. McCain limiterà i danni in Indiana, Missouri, North Carolina e Arizona ma nelle roccaforti repubblicane in bilico il suo vantaggio sarà lieve. il sito dello stratega prevede addirittura una vittoria di 10 punti di Obama in Pensylvania.

22.00: Speciali di RaiUno, Canale 5, Rai Tre, la 7 e SkyTg24

Le elezioni americane sconvolgono i palinsesti della tv italiana. Su RaiUno uno speciale “Porta Porta” accompagnerà i telespettatori dalle 23.20 sino alle 6.00 di domani mattina. Rai Tre seguirà una parte delle elezioni tramite la trasmissione “Linea notte”. Lo speciale di Canale 5 è affidato a Matrix mentre La 7 darà via ad una no-stop notturna. SkyTg24 mette in campo “America 2008″, la trasmissione di Emilio Carelli, ospite Beppe Severgnini.

Anche RedTv e YouDem, le due tv del Partito Democratico, terranno compagnia agli spettatori tramite una diretta continua. Al momento su Red sono ospiti Minniti e Vernetti mentre YouDem sta mandando in onda alcuni contributi dagli Stati Uniti, compresi alcuni Spot di Obama. 

22.30: Lunghe code in Ohio e Virginia, stati chiave

Affluenza alle urne da record in Ohio e in Virginia, due stati entrambi solidamente repubblicani che potrebbero essere decisivi nella sfida tra John McCain e Barack Obama. Le autorità di Columbus prevedono che circa l’80% degli elettori registrati si recherà ai seggi. Affluenza “fenomenale” anche in Virginia, che dal 1964 non vota per un candidato democratico alla Casa Bianca. Alle 10 di questa mattina, circa il 40% degli elettori registrati aveva già votato, hanno riferito le autorità elettorali dello stato, secondo cui in molti seggi, ancora prima dell’apertura, c’erano già centinaia di persone in fila.

22:40 Affluenza Record, si prevedono ritardi nella diffusione dei risultati

Sembra proprio che verranno battuti tutti i record. Potrebbe essere superata l’affluenza del 1968 (vittoria di Nixon) e del 1960 (vittoria Kennedy). Forse anche il record del 1908 potrebbe cadere.

22.40: Problemi di voto in Ohio, Virginia e New Jersey

Va in tilt la macchina elettorale americana in Virginia. Nel seggio di Galax North le macchine del voto, attivate alle 6 di mattina, si sono rotte quasi subito costringendo gli elettori a ritornare al voto sulla scheda di carta. Inoltre solo tre seggi nello Stato su 2349 totali hanno aperto nei tempi previsti, per tutti gli altri è stato un susseguirsi di imprevisti tecnici e di macchine andate in panne per via di “errori umani” come riportato da alcuni giornali locali.
In alcuni seggi del New Jersey si è dovuto ricorrere alle schede cartacee a causa di guasti alle macchine per il voto elettronico. Un altro tipo di disguido – come il blocco della carta su cui vengono registrati i voti – si è verificato in alcuni seggi dell’Ohio.

23.00: Prima previsione di Candido, Obama in vantaggio, 5 stati “in bilico”

Come vedete nella cartina qui sotto la previsione di Candido non assegna la Presidenza ad Obama, il candidato democratico risulta in vantaggio ma non raggiunge i 270 voti elettorali necessari per essere eletto.

Questo perche i 5 stati in bilico (Ohio, Pennsylvania, Florida, Virginia e North Carolina), che non ho assegnato a nessuno dei due, potrebbero decidere il prossimo inquilino della Casa Bianca. La Pennsylvania sembra essere in mano ad Obama ma non è detto che qui possa passare McCain. Una cosa è certa a Barack Obama basta conquistara UNO solo di questi stati per superare quota 270 e diventare il 44esimo Presidente degli Stati Uniti

23.10: In Kenya già si festeggia

Il Kenya sta già festeggiando, ma anche in molti pregano, affollando le chiese: nessuno dubita della vittoria nelle presidenziali americane del quasi concittadino Barack Obama, il cui padre nacque qui, in un piccolissimo villaggio del nord ovest.

23.30: Effetto Bradley e possibili scontri nelle città?

L’effetto Bradley (elettori che dichiarano di votare per un candidato di colore per poi astenersi o votare addirittura l’altro candidato, purche bianco) potrebbe essere l’unica speranza per McCain. Da tempo nessun candidato si presentava alla vigilia del voto con un vantaggio come quello raccimolato da Obama. Dai 6 ai 7 punti. Solo il fattore razziale potrebbe rivoltare la frittata in favore del vecchio senatore repubblicano. A proposito di questo, in alcuni stati come l’Iowa si prevedono scontri e disordini sia in caso di una sconfitta dell’afroamericano sia in caso di una sua vittoria.

23.40: Primi dati utili tra mezzanotte e l’una, ora italiana.

L’Indiana, stato tendenzialmente repubblicano (Bush vinse con +20% di vantaggio) darà il risultato attorno alla mezzanotte. La Virginia, altro stato repubblicano dove i sondaggi danno Obama avanti di 4 punti, forrnirà i dati attorno all’una. Se tutti e due gli stati andranno al candidato democratico, McCain sarà sicuramente sconfitto.

00.00: primi exit, Virginia ad Obama, Ohio e Indiana a McCain

Cosi Fox, rete tv conservatrice. Se corrisponde a verità la battaglia per la Casa Bianca è ancora aperta.

00.00: Drudge Report: Exit poll Senato, 58 seggi ai democratici

I democratici potrebbero arrivare a quota 58 senatori. Secondo un’indiscrezione rivelata dal sito Drudgereport, sulla base di primi exit poll in suo possesso, il partito democratico guadagnerebbe 7 seggi al Senato passando dagli attuali 51 seggi a 58, ma non riuscirebbe ad ottenere i 60 senatori necessari per avere una maggioranza “blindata” in Senato

00.20 : Primi Exit, Kentuky a McCain (come da programma)

00.30: voti reali Indiana, Obama al 55%

le prime proiezioni reali dei voti, sembrano premiare Barack Obama. L’Indiana, stato solido per i repubblicani sino a ieri, sembra cambiare colore. Se cosi fosse per l’afroamericano si spalancano le porte della Casa Bianca

01.00: Exit CNN, ad Obama andrebbero Indiana e Virginia

Se cosi fosse McCain ha perso. Ma si attendono i dati ufficiali

08.00: Dopo aver conquistato Florida, Ohio e Pennsylvania, Barack Obama diventa ufficialmente il 44esimo Presidente degli STATI UNITI!

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Usa 2008, meno uno: Obama vola ma McCain non molla

Pubblicato da candidonews su 3 Novembre, 2008

I sondaggi di oggi danno un vantaggio di Obama che va dagli 11 (Gallup) ai 7 punti percentuali (Zogby). McCain non si arrende e sta continuando il tour elettorale convinto di poter sovvertire i pronostici della vigilia del voto. Ma Barack e John non sono gli unici candidati alle elezioni di domani. Da wikipedia possiamo apprendere che esistono almeno una decina di altri pretendenti alla Casa Bianca. Ci sono due libertari (Barr e Baldwin) e tre Socialisti (Moore, Calero e La Riva) e poi c’è Ralph Nader, ora indipendente, che nel 2000, candidato per i Verdi, fu decisivo nel sottrarre voti utili a Gore in Florida regalando la Presidenza a Bush. A parte i Libertari e Nader, accreditati attorno all’1%, tutti gli altri avranno un risultato da “prefisso telefonico”.

Come si vota?

2) IL METODO DI VOTO, BROGLI E CONTESTAZIONI: più che di un’elezione, si può parlare di migliaia di elezioni. Sistemi di voto differenti convivono anche nello stesso stato (matita e scheda, scheda a lettura elettronica, touchscreen). Il disastro del 2000 (con i voti decisivi per Al Gore in Florida persi a causa delle schede a perforazione e tutte le contestazioni conseguenti, fino alla pronuncia della Corte Suprema che consegnò di fatto la Presidenza a Bush), è solo la punta dell’iceberg. Persone non presenti nelle liste elettorali, altre presenti pur essendo morte, macchinette elettroniche che si inceppano, code ai seggi: ogni cosa può scatenare pattuglie di avvocati già pronti a contestare i voti a livello statale. Nel 2004, a causa di una contestazione sul voto in Ohio (lo stato ago della bilancia quattro anni fa: nonostante si sia parlato di affermazione grandissima di Bush, infatti, se Kerry avesse vinto in esso, sarebbe stato Presidente), si arrivò fino al Congresso.

Scheda Elettorale (una delle tante, visto che i sistemi di voto sono diversi da stato a stato)

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Usa 2008, meno due: Obama allunga, si prevede affluenza record

Pubblicato da candidonews su 2 Novembre, 2008

Barack Obama appare sempre piu vicino alla conquista della Casa Bianca, il sondaggio quotidiano di Zogby passa da +5 a +6.  I media americani prevedono una grande affluenza, superiore a quella del 1960. Oggi ci occupiamo dell’elettorato e dei programmi dei due principali sfidanti. Domani vedremo anche “gli altri” candidati, perche McCain ed Obama non sono gli unici.

Come votano gli americani:

I giovani votano meno

Secondo uno studio di Luciano Fasano , della Università degli Studi di Milano (che trovate qui), alle Elezioni 2004 la % di votanti è stata piu alta tra gli adulti (sopra i 30 anni con piu del 70% dei votanti) rispetto ai giovani (dei nati dal 1975 solo il 54% si è recato alle urne)

Gli under-30 e le donne preferiscono i Democratici

Nel 2004 il rapporto Kerry-Bush, per i votanti al di sotto dei 30 anni, fu di 56 a 42 contro una media nazionale di 51 a 48. Anche il voto femminile è stato pro-dems con un 54% per Kerry contro un 45 per Bush.

I piu colti votano Repubblicano, i piu poveri Democratico

Sempre analizzando le tabelle del 2004 si evince che tra i laureati è prevalso di 1 punto Bush, mentre tra Diplomati superiori e medi ha vinto Kerry. Al contrario, dal punto di vista economico, i cittadini con un reddito sino a 49.999$ han votato in maggioranza per il democratico, mentre i “ricchi” han preferito (direi logicamente) l’allora presidente uscente.

Bianchi, afroamericani e latinos.

Nel 2004 la loro %, a livello di elettorato era rispettivamente del 77, 11 e 9%. Bush ottenne il consenso del 57% dei bianchi,  dell’11% degli afroamericani e del 42% dei latinos. Al contrario Kerry ottenne rispettivamente il 42, l’89 ed il 55%. La Florida, stato chiave per le elezioni 2008 ha una alta % di latinos, in parte esuli cubani e quindi pro-repubblicani, ed al momento i sondaggi la segnalano come “toss up”.

Protestanti, Cattolici, Ebrei, Atei

Le elezioni del 2004 video Bush prevalere tra i Cristiani (58% per i protestanti, 51 tra i cattolici) mentre Kerry vinse tra gli ebrei (76%) e gli atei (68%).  La % nazionale, dal punto di vista confessionale è la seguente: 53% Protestanti, 27%  Cattolici, 3% Ebrei, 10% Atei.

La cosiddetta “L” Repubblicana, valori e tendenze del territorio

In genere la parte Nord-est degli Stati Uniti è quella piu liberale con idee progressiste, assieme ad alcuni stati del nord della costa atlantica. Il Mid-West ed il Sud sono stati conservatori, portatori di valori piu tradizionali (possiamo notare come gli Stati del MidWest e del Sud formino una “elle” sulla mappa degli USA”, da qui la “L” Repubblicana).

Originariamente gli stati a tendenza “Dems” erano quelli agricoli del Sud e del Centro-Ovest (MidWest appunto) mentre i Repubblicani erano piu forti negli stati piu industrializzati del Nord est. Negli anni ‘60 c’è stata una inversione delle parti.

Nelle elezioni del 2004, se nel Nord-Est e nell’Ovest (rispettivamente 22% e 22 % dell’elettorato totale) ha prevalso ampiamente Kerry (58 a 41 nell’uno e 53 a 45 nell’altro) nel sud (31%) ha stravinto Bush (54 a 44) mentre nel Midwest (25%) c’è stato un sostanziale pareggio (50 a 49 per il democratico).

L’effetto Obama sul voto

Negli ultimi anni la % di votanti tra bianchi e neri è stata piu o meno simile. In questo caso però si prevede una affluenza altissima dei cittadini neri. Visto che la maggioranza dell’elettorato di colore vive nel Sud e nel Midwest, tendenzialmente a prevalenza repubblicana, questo potrebbe essere un fattore importante per una vittoria finale di Barack Obama.

Anche i giovani, tendenzialmente di simpatia democratica, sembrano intenzionati a recarsi in massa alle urne. Insomma, effetto Bradley a parte, Obama potrebbe davvero catalizzare i voti di chi, solitamente, diserta le urne.

 

I Programmi

Obama

Il primo punto del piano dà sconti fiscali alle aziende che assumono; seguono stimoli ai consumi; una moratoria di tre mesi sui pignoramenti; un’operazione straordinaria, di Fed e Tesoro, per la concessione di crediti agli Stati e ai Comuni in difficoltà. Il senatore ha anche ribadito che il Tesoro «deve tenere aperte tutte le opzioni» per l’industria dell’auto in crisi. Il piano costerebbe 60 miliardi di dollari nei prossimi due anni, che si aggiungerebbero ai 115 miliardi di misure di rilancio dell’economia delineate l’estate scorsa.

 Il secondo pilastro mira a sostenere i consumi. «I risparmi di una vita stanno scomparendo e le famiglie hanno bisogno di un po’ di soldi in portafoglio per affrontare spese come l’acquisto del pc a un figlio. Un po’ di cash per superare i tempi duri». Ai lavoratori, secondo il senatore, dovrebbe essere permesso di prelevare fino al 15% e non oltre 10mila dollari dai propri fondi pensione, senza alcuna penalità. Dovrebbero inoltre essere esentasse gli assegni di disoccupazione. Infine, per salvare le case dai pignoramenti Obama propone di imporre alle banche aiutate dal bailout una moratoria di 90 giorni durante i quali dovranno permettere ai debitori in buona fede di ristrutturare i propri mutui. Obama ha fatto anche appello al Tesoro perché rimetta in moto il mercato dei crediti individuali.

McCain

Il piano economico da 52 miliardi di dollari illustrato  dal candidato repubblicano ai sostenitori raccolti a Blue Bell, sobborgo di Philadelphia, prevede ulteriori riduzioni delle tasse rispetto al programma elettorale e si aggiunge al pacchetto di 300 miliardi lanciato pochi giorni fa da McCain a favore delle famiglie strozzate dai subprime.
Dagli sconti fiscali sui risparmi accumulati nei fondi pensione a quelli sui capital gain. Meno imposte, più soldi in tasca

Ai “piccoli” il senatore repubblicano ha promesso di raddoppiare, a 7mila dollari, le deduzioni per i figli a carico. Ha poi messo in fila misure per alleviare gli effetti dell’Orso che scuote le Borse: aumento delle deduzioni fiscali, da 3mila a 5mila dollari, per le perdite di capitale; sospensione dell’obbligo per i lavoratori di liquidare i propri fondi pensione a 70 anni e mezzo.

(la parte relativa ai programmi è tratta dal sito del “Il Sole 24 Ore)

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Usa 2008, meno tre: Obama alla radio “Votatemi, cambierò l’America”

Pubblicato da candidonews su 1 Novembre, 2008

Mentre l’istituto Zogby conferma i cinque punti di vantaggio per il senatore Afro-americano, esplode lo “scandalo” della zia kenyana di Obama, che rischia l’espulsione dagli Stati Uniti perche clandestina. McCain cerca di riportare l’agenda politica sugli esteri, dove è piu forte del democratico.

 

Gli Usa al voto tra tre giorni. Il democratico alle prese
con la rivelazione di una zia che vive illegalmente a Boston

Obama, appello alla radio
“Votatemi, cambierò l’America”

McCain: “Crisi economica non faccia dimenticare la politica estera”

 

NEW YORK – “Votatemi, e cambierò l’America”. E’ l’appello via radio del candidato democratico a tre giorni dal voto negli Usa. Un sabato che sarà ricordatio anche per l’ultima “tegola” caduta sulal campagna del senatore dell’Illinois, che ha il nome di un sua zia che vive – clandestina – alla periferia di Boston. Si chiama Zeituni Onyango, ha 56 anni ed è la sorellastra del padre.

L’hanno scoperta i media Usa, e il commento di Barack è stato secco: “Non sapeva che viveva qui illegalmente. Ovviamente bisogna seguire le leggi”

Difficile dire se l’”incidente” peserà e quanto in questi ultimi giorni di campagna, nei quali il democratico ha deciso di continuare a spingere forte sull’acceleratore.
“Se mi darete il vostro voto martedì, non vinceremo solo le elezioni, ma cambieremo il paese ed il mondo”, ha detto alla radio, aggiungendo che “in un momento come questo, in cui la posta in gioco è così alta, non possiamo permetterci altri quattro anni di vecchia, stanca, fallimentare ideologica che ci ha portato a questo disastro”.

Anche John McCain ha rivolto, nell’ultimo sabato prima del voto, un appello radiofonico agli elettori ricordando come la crisi economica non debba far distogliere l’attenzione dalle minacce internazionali. Ed ha accusato l’avversario, da lui sempre attaccato per la sua mancanza di esperienza in politica estera e di sicurezza, di “sperare che nel mezzo di questa crisi interna vi dimentichiate di quanto sia in gioco in Iraq, del disastro e della tragedia che sarebbero provocata da una ritirata delle forze americane”.

 

(1 novembre 2008)

http://www.repubblica.it/2008/10/speciale/altri/2008elezioniusa/obama-appello/obama-appello.html

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Usa 2008, meno quattro: Obama avanza ancora.

Pubblicato da candidonews su 31 Ottobre, 2008

Mentre gli ultimi sondaggi danno Obama in vantaggio di circa sette punti, si fa sempre piu critica la posizione di Sarah Palin.  Per due americani su tre, infatti, la governatrice dell’Alaska non sarebbe abbastanza qualificata a ricoprire un ruolo cosi importante come quello della vicepresidenza e questo crea difficoltà a John McCain.

Oggi comunque ci occupiamo delle “altre” elezioni americane. Perche oltre al Presidente, gli Stati Uniti, vanno al voto per rinnovare il Congresso e cioè le due camere che detengono il potere legislativo, assieme al Presidente. Il 4 novembre si rinnovano infatti i 438 deputati della Camera dei rappresentanti e 35 dei 100 membri del Senato. Assieme a quelle del Congresso si svolgono anche , in 11 dei 50 stati dell’Unione, le elezioni del Governatore. Gli uscenti sono 6 democratici e 5 repubblicani .

Di seguito gli Stati che votano per il Governatore ed i relativi candidati:

WASHINGTON - (uscente democratico)

Uscente: Christine Gregoire (D) 
Sfidante: Dino Rossi (R)

MONTANA - (uscente democratico)

Uscente: Brian Schweitzer (D) 
Sfidante: Roy Brown (R)

UTAH – (uscente repubblicano)

Sfidante: Bob Springmeyer (D) 
Uscente: John Huntsman (R)

NORTH DAKOTA – (uscente repubblicano)

Sfidante: Tim Mathern (D) 
Uscente: John Hoeven (R)

MISSOURI – (uscente repubblicano)

Sfidante: Jay Nixon (D) 
Uscente: Matthew Blunt (non si ripresenta). Candidato: Kenny Hulshof (R)

INDIANA - (uscente repubblicano)

Sfidante: Jill Long Thompson (D) 
Uscente: Mitch Daniels (R)

VERMONT – (uscente repubblicano)

Sfidante: Gaye Symington (D) 
Uscente: Jim Douglas (R)

WEST VIRGINIA – (uscente democratico)

Uscente: Joe Manchin (D) 
Sfidante: Russ Weeks (R)

NORTH CAROLINA – (uscente democratico)

Mike Easly (non si ripresenta). Candidata: Beverly Perdue (D) 
Sfidante: Pat McCrory (R)

NEW HAMPSHIRE – (uscente democratico)

Uscente: John Lynch (D) 
Sfidante: Joseph D. Kenney (R) Uscente:

DELAWARE – (uscente democratico)

Uscente: Jack Markell (D) 
Sfidante: Bill Lee (R)

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Usa 2008, meno 6: Obama rallenta, ecco gli stati “chiave” per vincere

Pubblicato da candidonews su 29 Ottobre, 2008

 

La media dei sondaggi indica un vantaggio di circa 5 punti per l’afro-americano . Gallup però dà solo 2 punti di margine al democratico. E si aprono le scommesse in Italia. il 10% ha già votato, in gran parte per Obama

Concludiamo il nostro viaggio tra gli stati incerti con Florida, Ohio e Pennsylvania. A dir la verità la Pennsylvania è stata gia ampiamente “assegnata” dai principali istituti a Barack Obama ma a mio avviso potrebbe rappresentare una delle “sorprese” in grado di portare McCain alla Casa Bianca. Questi tre stati, per l’alto numero di Grandi elettori in palio, sono considerati “chiave” nella battaglia finale.

Florida

Situato nella parte meridionale dell’Unione, la popolazione è di circa 18 milioni. La capitale è Tallahassee, a città piu popolosa è Jaksonville ma sono conosciute anche Miami, Tampa ed Orlando.

La Florida vale ben 27 grandi elettori. Nel 2000 Bush vinse per 400 voti aggiudicandosi cosi la Casa Bianca. Nel 2004 invece la vittoria fu netta, 52 contro 47, su Kerry. Dal 1964 un candidato Democratico non prevale alle presidenziali. Gli ultimi sondaggi danno Obama in testa di 3 punti, troppo pochi per poter avere una valenza statistica.

Pennsylvania

Situato nel Nord-est degli Usa, Il nome Pennsylvania (che significa boschi di Penn) fu scelto da William Penn, il fondatore dello stato, che voleva onorare il padre ed indicare la natura boscosa del territorio. 12 milioni di abitanti, la Capitale è Harrisburg ma la città piu famosa è Filadelfia. Il Governatore è Democratico, i due senatori sono ripartiti equamente tra Dems e Gop.

Alle elezioni di novembre la Pennsylvania contribuirà con 21 Grandi elettori. Nelle ultime quattro elezioni lo stato è andato sempre ai candidati democratici. Al momento Obama dovrebbe avere un vantaggio di piu di 10 punti.

Ohio

Stato NordOrientale degli USA, Ohio è una parola irochese che significa “bel fiume”/”bella terra.” Il nome si riferisce al fiume Ohio, che limita il confine meridionale dello stato. La sua capitale è Columbus ma città importanti sono anche Cleveland e Cincinnati.

20 Grandi elettori sono la dote che l’Ohio porta ai candidati per le presidenziali. Nelle ultime quattro tornate  il vincitore (Clinton nel ‘92 e nel ‘96; Bush Junior nel ‘00 e nel ‘04) ha sempre prevalso di pochissimo. Obama è in vantaggio di circa 5-6 punti, secondo i sondaggi. Se McCain non otterrà la vittoria in questo stato, difficilmente potrà sperare di vincere.

 

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Usa 2008, meno sette: possibile attentato ad Obama, intanto McCain recupera

Pubblicato da candidonews su 28 Ottobre, 2008

 

Sventato un attentato contro Obama, ultima mossa dei Repubblicani? Intanto McCain recupera.

Meno sette. Manca solo una settimana all’election day. E’ di ieri la notizia di un possibile attentato contro Obama, sventato dalla polizia federale che ha bloccato giovedì scorso in Tennessee due giovani in possesso di un fucile, tre pistole e una carabina. Erano due naziskin intenti a preparare l’assassinio del candidato Democratico e di centinaia di suoi elettori di colore. Il tutto da organizzare durante un comizio elettorale. La notizia, rilanciata dalla rete tv conservatrice Fox, non ha avuto molto eco sugli altri media americani.

Si continua ad indagare sulla possibile veridicità del fatto, ma nel frattempo questo avvenimento potrebbe rappresentare un vantaggio per i Repubblicani . Far passare il messaggio che un Presidente nero sarà sempre un “dead man walking” mentre il “vecchio” e rodato uomo bianco McCain non corre simili pericoli. Sta di fatto che lo stesso Presidente Bush riceve decine di minacce di morte e nessuno si è mai preoccupato del suo colore della pelle. Chissà se questi ultimi fatti possano influire nelle scelte degli americani. L’ultimo sondaggio Zogby da una differenza di soli 4 punti tra i due sfidanti, ieri era di 5 punti.

Happy Days for Obama

Ricordate il mitico telefim anni 70 “Happy Days”? I due principali protagonisti e cioè Ron Howard ed Henry Winkler sono tornati ad indossare i panni di Richie e Fonzie in uno spot a favore di Barack Obama. Di seguito, nel filmato, potrete vedere i due truccati ,come una volta, conversare tra di loro sostenendo il candidato democratico. Iniziano gli Happy Days per Obama?

Ed ora torniamo all’analisi degli stati “incerti”. Oggi ci occupiamo di Indiana e North Carolina:

 

Indiana

Situato nella parte nord-est degli Stati Uniti, l’Indiana è una nazione prettamente agricola. La capitale è Indianapolis, la popolazione è di circa 6 milioni e mezzo.

11 Grandi elettori sono la dote che questo territorio porta al candidato vincente. Storicamente da piu di 40 anni l’Indiana è feudo dei Repubblicani. Il Governatore è Repubblicano, 1 senatore su 2 e Repubblicano. George Bush nel 2004 ha prevalso di 20 punti sul suo avversario. Al momento i sondaggi danno una sostanziale parità tra i due contendenti, il che puo far capire quanto, in teoria, Obama sia in vantaggio a livello nazionale.

North Carolina

La Carolina del Nord (in inglese North Carolina) è uno dei tredici stati originari degli Stati Uniti d’America. La capitale è Raleigh , ma la città più grande è Charlotte. La popolazione è di circa 9 milioni, di cui un terzo afroamericani. (Obama ha infatti stravinto le primarie contro Hillary Clinton).  Anche la North Carolina ha una economia basata essenzialmente sull’agricoltura.  Il Governatore dello stato è Democratico.

Per l’election Day la NC vale 15 grandi elettori. Dal 1980 in poi hanno sempre prevalso i candidati Repubblicani. Ad oggi i sondaggi danno Obama in leggero vantaggio, circa un punto %. Una parità statistica quindi.

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Il PD riparte dalla “piazza”

Pubblicato da candidonews su 26 Ottobre, 2008

Doveroso un articolo sulla Manifestazione Nazionale del Partito Democratico svoltasi ieri. Oggi si litiga sulle cifre, due milioni secondo il PD, trecentomila secondo la Questura. Poco importa secondo me. Io ho visto tantissima gente, un fiume umano che è sceso in piazza per manifestare un disagio evidente, un disagio verso un governo incapace di decicere, un esecutivo che vende fumo e che oltre ai proclami non ha preso ancora delle decisioni chiare. Le uniche cose fatte sono dannose, dal taglio dell’ICI per i ricchi alla Riforma Gelmini che tarpa le ali alle generazioni future.

Chi legge questo blog sa bene che non ho mai risparmiato forti critiche al Partito Democratico. Critiche nelle scelte fatte da Veltroni, prima con il dialogo privilegiato con Berlusconi, poi con la corsa solitaria, in seguito con una politica troppo “morbida” nei confronti del governo. Critiche che confermo tuttora.

Da qualche settimana, forse complice l’imminente manifestazione ed alcune scelte sciagurate del nuovo esecutivo, qualcosa è cambiato. La strategia politica del partito si è fatta piu aggressiva, sono aumentate le polemiche e soprattutto si “è alzata la voce”, come fa Di Pietro, come fa il Governo quando vende fumo.

La manifestazione di oggi non deve essere un punto di arrivo, per contarsi. DEVE essere un punto di PARTENZA, una nuova fase politica in cui il partito si faccia piu “aggressivo” a livello nazionale e nel contempo sviluppi ed amplii la sua struttura territoriale.

Spero che il PD cambi avvicinandosi maggiormente alle mie idee e cioè quelle di un partito vicino alle persone, che sappia ascoltare i problemi quotidiani, le paure, le ansie, le speranze dei cittadini. Auspico che si torni finalmente nelle strade, nelle case delle persone, che oltre al partito “di massa” il PD possa diventare anche un “partito popolare”.

Di seguito qualche foto e la “sintesi” del discorso di Veltroni:

 

Ecco i passaggi più importanti dell’intervento del segretario del Partito Democratico:

I riformisti
«Questa è la più grande manifestazione di massa del riformismo italiano perchè in Italia un cittadino su tre si riconosce e crede nel riformismo moderno». «Siamo in tanti – ha aggiunto – perchè vogliamo bene all’Italia e l’Italia è migliore della destra che la governa». «Noi siamo per una democrazia – ha affermato Veltroni – che decida, decida velocemente ma non con pericolose concentrazioni di potere».

L’Italia antifascista
«L’Italia, signor presidente del Consiglio, è un paese antifascista». «A chi le chiedeva se fosse antifascista, lei ha risposto con fastidio, dicendo che non ha tempo da perdere, che ha cose più importanti di cui occuparsi della Resistenza e dell’antifascismo». Sarkozy, ha aggiunto il leader del Pd, « non avrebbe detto questo della Resistenza guidata dal generale De Gaulle, ogni francese è figlio orgoglioso della Parigi liberata dai fascisti».
Secondo Veltroni «né McCain né Obama avrebbero risposto con un’alzata di spalle a una domanda sulla decisione del presidente Roosevelt di mandare a combattere e a morire migliaia di ragazzi americani: sono morti per noi, per la libertà e la democrazia».

La democrazia
La democrazia, dice il segretario del Pd a Berlusconi «non é un consiglio d’amministrazione. La minaccia irresponsabile e pericolosa di intervenire attraverso le forze dell’ordine dentro quei templi del sapere, della conoscenza e del dialogo che sono le università, é stata qualcosa di abnorme e di mai visto prima». Puntuale, prosegue Veltroni «ancora una volta, é poi arrivata la smentita del Presidente del Consiglio»

Il Governo Berlusconi
«È totalmente inadeguato a fronteggiare la gravissima crisi che stiamo vivendo. E lo é per una ragione semplice: perché non ha nel cuore l’Italia che produce e che lavora, l’Italia che soffre». «È un governo – dice il segretario Pd – che si occupa di rassicurare i potenti di questo paese, piuttosto che di combattere la drammatica situazione di imprese e lavoratori. L’Italia può essere altro. L’Italia è altro».

Le tasse
«Vorrei porre qui la domanda che si stanno facendo gli imprenditori e tutti gli italiani: dove é finita la promessa di ridurre le tasse? Di portare la pressione fiscale sotto il 40 per cento? La verità é che le tasse le stanno aumentando. Voglio ripeterlo: le tasse stanno aumentando». E questo, sottolinea Veltroni, «proprio in una fase di recessione, quando si dovrebbe consentire a chi ha redditi medi e bassi di poter aumentare i propri consumi».

La crisi
«Le misure per stabilizzare la crisi finanziaria, prese a livello europeo, sono giuste e necessarie, ma non sono sufficienti. Ne servono altre, indispensabili: il sostegno con un fondo di garanzia alle micro e piccole imprese, un piano di investimenti in infrastrutture e soprattutto un intervento per aumentare i redditi da lavoro, i salari, gli stipendi, le pensioni degli italiani. In particolare, noi chiediamo di ridurre, a partire dalla prossima tredicesima, il peso delle tasse sui lavoratori dipendenti e sui pensionati. Proponiamo di destinare a questa misura sei miliardi di euro, in un insieme di interventi che valgono lo 0,5 per cento del Pil». Poi Veltroni sottolinea: «Abbiamo presentato proposte per sostenere l’economia reale. Se queste priorità saranno riconosciute noi faremo, come sempre, la nostra parte. La faremo, come ho detto, per l’Italia, non certo per Berlusconi».

La scuola
Attacco a tutto campo al Governo sulla scuola dal segretario del Pd, Walter Veltroni, nel suo discorso al Circo Massimo. «Non vi interessa la scuola -dice – perché la vostra scuola è la televisione. E la vostra diseducazione civile rimbalza fin dentro le scuole».

Romano Prodi
Il segretario del Pd suscita l’applauso della piazza quando dice: «Romano Prodi è stato un uomo di governo che ha pensato all’Italia e non a se stesso».

Il futuro
«Non conservare quello che c’é. Non assegnare al riformismo il compito di difendere anche importanti conquiste del passato. No, é il tempo della costruzione dell’Italia del nuovo secolo». Sono gli obiettivi che Walter Veltroni indica ai tantissimi militanti del partito democratico. «È il tempo del coraggio riformista, non della pigrizia conservatrice», aggiunge.

Roverto Saviano
«A Roberto Saviano va il grazie di tutti noi che oggi siamo qui in questa piazza». Il leader Pd si rivolge all’Italia «delle 250 mila persone che con una firma si sono strette attorno ad un ragazzo di ventotto anni che rischia ogni giorno la vita e che continua a combattere contro la camorra con le sole armi che possiede e vuole usare la passione civile, il coraggio delle idee e la straordinaria forza della scrittura, che arriva lì dove la violenza e la stupidità di uomini che non valgono nulla non arriveranno mai».

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2008/10/Veltroni-Pd-piazza.shtml?uuid=2fa619fa-a2a3-11dd-81a6-1f69e9f33ec6&DocRulesView=Libero

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Usa 2008: Obama disegna la sua America, McCain avrà una donna come VicePresidente

Pubblicato da candidonews su 29 Agosto, 2008

****DENVER – CONVENTION DEMOCRATICA 2008****

Si è chiusa questa notte la Convention Democratica che ha incoronato Barack Obama come candidato alla Casa Bianca nelle elezioni di novembre. Ed oggi è toccato proprio a lui, al candidato, di dover parlare alla “sua” gente evitando discorsi “messianici” e concentrandosi sui problemi reali del paese. E così è stato. Il senatore afroamericano ha criticato John McCain dipingendolo come un “terzo tempo” della presidenza Bush:

“McCain – ha detto – è tutto tranne che indipendente. Dice che la nostra economia ha fatto “grossi progressi” con George Bush. Dice che i fondamentali dell’economia sono solidi. E quando uno dei suoi consiglieri – ha aggiunto parlando dello stratega economico Phil Gramm – ha parlato delle preoccupazioni degli americani l’ha fatto chiamandoli “una nazione di frignoni” e ha detto che il vero problema è “la recessione mentale” di chi la abita e non la crisi che gli Stati Uniti stanno attraversando. Una nazione di frignoni? Andatelo a dire ai lavoratori dello stabilimento del Michigan che, pur avendo scoperto che la fabbrica avrebbe chiuso, hanno continuato ad andare al lavoro perché sapevano di essere le persone su cui la gente contava. Andatelo a dire alle famiglie dei nostri soldati, che si sono fatti tre turni in Iraq. Non sono frignoni, sono l’America che conosco”.

Il senatore dell’Illinois ha poi snocciolato la sua agenda politica cercando di delineare le linee guida della futura amministrazione democratica:

Fatemi spiegare esattamente cosa significherà cambiamento se divento presidente”: indipendenza dal petrolio mediorientale in dieci anni, lavorando ad eliminare gli sprechi ed investendo sulle energie verdi; tagli fiscali alla classe media e non ai più ricchi e alle multinazionali che portano il lavoro fuori dall’America; un’istruzione di livello per tutti i bambini e un sostegno economico agli studenti per pagare l’università; impedire che le assicurazioni sanitarie possano discriminare chi è malato; ritirare le truppe dall’Iraq e concentrarsi nella battaglia contro i terroristi in Afghanistan, con l’obiettivo di catturare Bin Laden. “McCain – ha aggiunto – dice che andrà a prenderlo inseguendolo fino alle porte dell’inferno, peccato non siano andati a cercarlo nelle caverne in cui si nasconde”.

Obama chiude la assise democratica tra gli applausi e si prepara all’ultima battaglia, quella decisiva, contro McCain.

Proprio il candidato repubblicano, con una mossa a sorpresa e senza precedenti, ha annunciato oggi che il suo Vice sarà Sarah Palin, governatrice dell’ALaska, una donna. Ottima strategia quella di McCain, in un solo colpo ha oscurato la chiusura della convention democratica, rubando la scena ad Obama e nello stesso momento si è “coperto” sul suo lato debole, l’età avanzata, facendosi affiancare da una giovane, per giunta donna, che potrebbe catalizzare ancor di piu i voti dei clintoniani delusi dalla sconfitta di Hillary nelle primarie.

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Usa 2008: Bill consacra Obama, Biden attacca McCain

Pubblicato da candidonews su 28 Agosto, 2008

****DENVER – CONVENTION DEMOCRATICA 2008****

Il discorso di Bill Clinton era molto temuto dai sostenitori di Obama. L’ex presidente Usa infatti non aveva lesinato critiche al candidato afroamericano sia durante le primarie sia dopo la effettiva vittoria, seppur ai punti, del senatore dell’Illinois. Questa sera invece è arrivata la definitiva benedizione: “I repubblicani dicevano che ero troppo giovane e troppo inesperto per fare il Comandante in capo. Vi suona familiare? Ma nel 1992 non funzionò perché eravamo dalla parte giusta della storia. E non funzionerà nel 2008 perché Barack Obama è dalla parte giusta della storia”.  Fine della battaglia dei Clinton quindi, magari in cambio di un programma piu “sociale” per quanto riguarda la mutua gratuita a tutti, uno dei punti forti della agenza politica di Hillary.

Dopo Clinton è toccato al candidato vicepresidente Biden infiammare la folla. E sono subito partite le bordate al repubblicano McCain:  “Sono profondamente in disaccordo con quanto vuole John per il nostro paese. Lui pensa che durante gli anni di Bush abbiamo fatto grandi progressi economici, io penso che siano stati pessimi. In Senato John è stato dalla parte di Bush il 95 per cento delle volte. La scelta di questa elezione è chiara. Questi tempi hanno bisogno di qualcosa di più di un buon soldato”.

Stasera tocca a Barack, i temi che scottano sono tanti, dall’economia con la crisi dei mutui e la povertà che avanza, alla politica estera. Vedremo se Obama riuscirà a scrollarsi di dosso la immagine di “messia” provando a “dire qualcosa di concreto” oltre che a prospettare un cambiamento generale. Se non ci riuscirà, per lui si metterà decisamente male.

 

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Usa 2008: Hillary “benedice” Obama, ma i “suoi” delegati faranno lo stesso?

Pubblicato da candidonews su 27 Agosto, 2008

****DENVER – CONVENTION DEMOCRATICA 2008****

Ed alla fine Hillary ha “parlato”. Questa notte la senatrice ex candidata alla casa bianca ha “benedetto” il suo eterno avversario. Sembrano quindi definitivamente superate le polemiche che in passato avevano spaccato a metà il Partito Democratico. Cosi la Clinton: “Non mi sono battuta per 35 anni per i bambini, per dare l’assistenza sanitaria a tutte le famiglie, per i diritti delle donne e per l’istruzione per vedere un altro repubblicano alla Casa Bianca”.

D’altronde non poteva fare altrimenti ed anzi dovrà fare di piu, cioè convincere i “suoi” delegati a votare per lui quando, tra due giorni, i numeri diranno “quanto” successo avrà avuto la candidatura dell’afro americano nella Convention di Denver. Cosi Repubblica.it:

Non è scontato, per esempio, che questa sera, al momento della conta Stato per Stato che dovrà consegnare ufficialmente la nomination a Barack Obama, i suoi delegati la seguano. Hillary starebbe infatti negoziando con la campagna di Obama di lanciare un appello a metà votazione, dopo che alcune delegazioni abbiano avuto la possibilità di indicare il suo nome, per sospenderla e nominare Barack per acclamazione, ha detto Blaine Whitford, delegata della Florida. Per tenere sotto controllo gli umori dei loro delegati, gli uomini di Hillary hanno creato addirittura una squadra di 40 whips, le cosiddette fruste incaricate di assicurare che la situazione non sfugga di mano.

Riuscirà lady Clinton a convincere tutti i suoi fans nel ripiegare su Barack. Le sue passate dichiarazioni sicuramente avranno un certo peso nel far pendere la bilancia e proprio su questo gioca McCain. L’ultimo spot pubblicitario dei repubblicani riprende infatti quello della campagna di Hillary, con lei che dice: «John McCain porterebbe alla Casa Bianca l’esperienza di una vita, Barack Obama ha solo un discorso fatto nel 2002». L’unico commento aggiunto è: «Hillary ha ragione. John McCain for president».

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Usa 2008: Romney vice di McCain, Obama in crisi

Pubblicato da candidonews su 22 Agosto, 2008

Mitt Romney dovrebbe essere il candidato Vicepresidente nel ticket repubblicano capitanato dal senatore John McCain. Cosi titola il “Time”. McCain anticipa cosi l’effetto mediatico che aveva preannunciato Obama, con la comunicazione del suo vice tramite Sms spedito ai suoi sostenitori ed annessa partecipazione comune ad un incontro pubblico domani, in Illinois.

Altra mossa azzeccata per il candidato Repubblicano, mentre Barack continua a perdere colpi. Gli ultimi sondaggi infatti vedono un forte recupero di McCain, oramai appaiato al senatore dell’Illinois tra le preferenze degli americani. Sembra pesare molto l’economia, cosi riporta “la Stampa”:

A meno di una settimana dall’inizio della convention di Denver, dove Barack Obama riceverà la definitiva e ufficiale consacrazione a candidato dei democratici nella corsa per la Casa Bianca, un sondaggio firmato Zogby – Reuters rivela al senatore dell’Illinois un’amara sorpresa: dopo mesi di leadership, la sua popolarità è in calo e il suo sfidante John McCain è ora in testa nelle preferenze degli americani, con un vantaggio di 5 punti percentuali, 46% a 41%.

Ma a quanto sembra sono proprio alcuni settori cari ad Obama il punto dolente al momento, che risente anche di un calo di consensi generalizzato per il Partito Democratico:

Obama perde punti in particolare in una delle fasce dell’elettorato che più lo hanno sostenuto durante le primarie: fra i giovani tra i 18 e i 29 anni la sua popolarità è calata di 12 punti, fermandosi al 52%. Ma sono i democratici in generale a tradire il senatore: il loro supporto è calato di 9 punti percentuali, mentre fra i liberali il calo è stato di 12 punti. Per Zogby non ci sono dubbi: “Se Obama vuole vincere, non può certo farlo con questi numeri”.

In attesa di conoscere chi sarà il candidato vice per i democratici, si parla di Joe Biden, Tim Kaine o Evan Bayh, i “venti di guerra” che spirano nel Caucaso, con annesso raffreddamento dei rapporti Usa-Russia, non aiutano di certo Obama. In tempi di guerra e di incertezza l’esperienza politica (di McCain) potrebbe avere la meglio sulle speranze di cambiamento di un semi-sconosciuto (Barack).

Candido seguirà comunque le due Convenction in attesa della sfida finale di Novembre.

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Parte il Tesseramento al Pd: “La differenza la fai tu”

Pubblicato da candidonews su 20 Luglio, 2008


“Ci rivolgiamo a tutti coloro che pensano sia necessaria un’alternativa riformista in questo Paese. Lo facciamo con la convinzione che il Partito Democratico rappresenti l’unica alternativa alla destra e a Berlusconi”. Con queste parole il segretario del PD Walter Veltroni ha presentato oggi a Roma la prima campagna di tesseramento del Partito democratico.

“Da oggi sono aperte le iscrizioni al partito, sulla base di quanto stabilito dalla Direzione nazionale di ieri. Il tesseramento arriva in una fase definita e ormai consolidata del partito. Non è un atto totalizzante come era per i partiti di un tempo, ma rappresenta un impegno che il cittadino si prende nell’ottica di proseguire il cammino di costruzione di un partito nuovo”.

A presentare insieme a Veltroni la prima tessera del Pd, che recherà proprio la firma del segretario, ci sono il coordinatore dell’area Organizzazione Giuseppe Fioroni e il responsabile Andrea Orlando. “Si apre oggi – afferma Fioroni – un percorso importante di radicamento del partito. Dopo diversi scatti da centometristi, ora passiamo passare alla maratona”.

La tessera riproduce semplicemente il logo del Pd, con a fianco la scritta 2008 – 2009. “La tessera coprirà infatti quel che rimane del 2008 – spiega Andrea Orlando – e tutto il 2009. Dal 2010 riprenderà la tradizionale iscrizione annuale”. La tessera risponde anche a un preciso bisogno di finanziamento del partito: la quota minima d’iscrizione è di 15, “però – osserva Orlando – chi volesse contribuire con una quota maggiore è ben accetto”.

Il Pd non si pone limiti né obiettivi in termini di quantità di iscritti, assicura Fioroni. Ciò che è certo, invece è che “l’intento del Pd è quello di creare un circolo territoriale in ogni comune d’Italia, in modo da offrire una prospettiva sociale ai cittadini e un luogo dove poter portare avanti il dibattito interno”. Circoli aperti, luoghi di confronto e di dibattito. “Ora – conclude Fioroni – chi discute tramite le pagine dei giornali e le fondazioni avrà un luogo dedicato per farlo, i circoli appunto”.

Tornando al tesseramento, sia Fioroni che Orlando tengono a ribadire che dal regolamento è stata abrogata la parola “consegna”. “La tessera – spiegano – sarà individuale, recante la firma e potrà essere solo ritirata presso il circolo territoriale”.

Di fianco al radicamento territoriale, ecco quello culturale. La conferenza stampa odierna è stata infatti anche l’occasione per presentare la prima scuola estiva del Partito democratico. La Summer School si svolgerà dall’11 al 14 settembre tra Cortona e il lago Trasimeno, a cavallo tra Umbria e Toscana. Il tema sarà quello del “Globale locale”.

Molte le personalità del mondo della politica e della cultura presenti. “Non è una scuola di partito in senso tradizionale – spiega Veltroni – dato che non si propone la formazione integrale dei quadri. E’ una tre giorni che può essere inquadrata come una via di mezzo tra summer school e festival della politica. Servirà oltre che a formare, anche ad ascoltare”. Ideatori della summer school del Pd sono il coordinatore dell’area Studi, Formazione e Ricerca Giorgio Tonini e la responsabile della Formazione Anna Maria Parente. “Sarà un grande evento di partecipazione – sottolinea quest’ultima – dato che l’impostazione non è accademica, ma verranno sviluppati dibattiti e convogliate esperienze. Il senso dell’iniziativa è quello di dare vita a un appuntamento annuale di condivisione di idee e linguaggi per la cultura politica democratica”.

Secondo Giorgio Tonini, la direttrice lungo la quale il Pd si deve muovere è quella della “dimensione culturale”, che, tramite l’istituzione della summer school si articolerà nella “dimensione della ricerca e in quella della formazione”. Quello della scuola estiva, sottolinea, “è un appuntamento di straordinaria importanza ed eccellenza per il nostro partito” e si propone di mettere in rete il Pd “con le fondazioni e i territori”. L’iscrizione alla summer school è aperta a tutti, giovani in particolare. E’ già possibile provvedere all’iscrizione tramite il sito internet
http://www.partitodemocratico.it/gw/…x?ID_DOC=55384

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Usa 2008: Hillary si ritira e lancia Obama

Pubblicato da candidonews su 8 Giugno, 2008

E così Hillary si è ritirata. Al grido di “Yes We Can” ieri pomeriggio, davanti alla sua gente, la senatrice ha ufficialmente lasciato “via libera” a Barack Obama. E dopo le polemiche arriva quindi la benedizione: “Sono stata con lui in Senato per quattro anni e in questa campagna per 16 mesi: ho visto la sua forza, la sua determinazione. Con la sua vita Barak Obama ha vissuto il sogno americano: questo sogno dev’essere realizzato. Quando ho iniziato questa campagna volevo che riottenessimo la Casa Bianca, con un presidente che promuovesse la pace e il progresso, ed è questo che faremo sostenendo Barak Obama”.

Sta di fatto che 2 elettori su 10 della ex first lady si rifiutano di votare per il senatore afroamericano preferendogli McCain. Il perche si spiega nel fatto che la Clinton, politicamente spostata piu al centro, riscuoteva consensi anche dai cosidetti “democratici di facciata”, moderati centristi pronti a votare GOP se il candidato democratico appare troppo “liberal” come appunto risulta essere Obama. Non a caso gli unici candidati DEMS capaci di intercettare i voti dei centristi negli ultimi decenni sono stati  Bill Clinton e Jimmy Carter e cioè i soli ad aver vinto le Presidenziali. Hillary quindi dovrà cercare di convincere i suoi elettori ad appoggiare il senatore dell’Illinois altrimenti difficilmente Barack Obama potrà sedere nella stanza ovale  da gennaio prossimo.

Vedremo se la senatrice ci riuscirà ed a quale prezzo “politico” per il Frontrunner. La Vicepresidenza? Un posto in Corte Suprema?. Oppure ad Hillary converrà appoggiare formalmente Obama senza spendersi piu di tanto cosi da riproporsi nel 2012 come unica alternativa all’ormai ottuagenario Presidente McCain?

Con la fine delle elezioni primarie si conclude anche lo speciale di Candido che, partendo da inizio gennaio, ha seguito tutto l’iter elettorale americano. Potete trovare QUI i vari articoli che si sono susseguiti. Torneremo ad Agosto con lo Speciale USA 2008, iniziando dalle Convenction di GOP e DEMS ed arrivando sino alle elezioni Presidenziali di novembre, sperando che Barack OBAMA possa vincere la sfida. Ne va del destino del Mondo.

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Usa 2008, Obama avanza: Hillary si ritira?

Pubblicato da candidonews su 7 Maggio, 2008

 

Usa: pareggio, ma Obama sale
‘Sempre più vicino alla nomination’

Ora il senatore dell’Illinois dovrebbe avere 155 delegati di vantaggio
Secondo gli analisti della Nbc e il sito Drudge Report, Hillary dovrebbe gettare la spugna
di MARIO CALABRESI

 

NEW YORK - Hillary Clinton ha pareggiato all’ultimo minuto, a notte fonda, conquistando la vittoria in Indiana per poco più di 20mila voti, dopo aver malamente perso in North Carolina. Un pareggio che la tiene virtualmente ancora in corsa, anche se l’ex first lady ha ora cancellato tutte le apparizioni agli show televisivi del mattino e gli incontri pubblici per oggi.
Tanto che i blog e i siti internet più aggressivi sostengono che potrebbe gettare la spugna e già definiscono Barack Obama “The Nominee”, il candidato che ha ottenuto la nomination.

Il risultato definitivo dell’Indiana è arrivato all’una e mezza di notte, dopo uno scrutinio mozzafiato: la Clinton fino a tre quarti dello spoglio era in netto vantaggio, tanto che poco prima delle 23 aveva pronunciato il discorso della vittoria a Indianapolis, sottolineando che la sua corsa sarebbe proseguita. Poi il suo margine di vantaggio si era progressivamente ridotto fino ad arrivare ad un pugno di voti, mentre mancava la contea della città di Gary, una sorta di sobborgo di Chicago con una larga maggioranza di elettori neri. Alla fine ce l’ha fatta, ma il vincitore dell’ultimo grande martedì elettorale è Barack Obama che ha conquistato nettamente la North Carolina (56 a 42) e ha dimostrato di essere in partita anche in uno Stato come l’Indiana dove prevale il ceto medio bianco.

Con il 99 per cento delle schede scrutinate, Obama prende 58 delegati in North Carolina e 33 nell’Indiana. Hillary Clinton ne ottiene rispettivamente 42 e 37. Totale di giornata: 91 a 79. Totale generale: 1.836 a 1.681; 155 delegati di vantaggio per Obama. Ora gliene mancano circa duecento per la nomination. Abbastanza per far dire al sito di fossip politico, Drudge Report, ma anche agli analisti della Nbc che la partita è chiusa e che Obama contenderà al repubblicano McCain la presidenza degli Stati Uniti.

Il senatore nero ha festeggiato la vittoria in North Carolina a Raleigh con un discorso assolutamente non polemico, tutto rivolto al voto di novembre e a contrastare John McCain. Obama sembra aver superato le difficoltà degli ultimi giorni legate alle polemiche per le esternazioni del suo pastore, il discusso reverendo Wright, ha promesso di unire il partito “per evitare agli americani altri quattro anni di amministrazione repubblicana, in cui si tagliano le tasse ai più ricchi e alle multinazionali che portano il lavoro all’estero, mentre il ceto medio perde il lavoro, la sanità e le pensioni”.

Anche la Clinton, dopo aver promesso battaglia per poter avere anche i voti di Florida e Michigan (due Stati dove ha vinto ma che sono stati “squalificati” per aver anticipato la data delle primarie), ha voluto assicurare che lavorerà per chi verrà nominato e che la cosa fondamentale è la vittoria dei democratici a novembre.

Hillary ora potrebbe essere spinta al ritiro, visto che Obama continua ad avere più delegati, più voti e più Stati, ma potrebbe anche tentare di andare ancora avanti fino alla fine delle primarie, il 3 giugno, sostenendo che Obama non è in grado di conquistare gli Stati dove pesa maggiormente la classe media e che non può così pensare credibilmente di sfidare John McCain a novembre. In questo caso farebbe appello ai superdelegati – i quadri del partito che hanno diritto di voto – chiedendo loro di ribaltare il risultato uscito dalle urne.

Obama per cercare di chiudere definitivamente la partita ha speso oltre sei milioni di dollari per trasmettere quasi 17mila spot televisivi solo nell’ultima settimana (Hillary si è fermata a quota 9000 con una spesa di tre milioni).

Questa corsa così faticosa e litigiosa potrebbe far pensare che gli elettori ne siano ormai disgustati, ma l’altissima affluenza registrata ieri alle urne – si è passati dal 30 per cento del 2004, al 50 per cento di ieri – mostra che il popolo dei democratici è invece galvanizzato dalla sfida. La vera controindicazione è però la spaccatura che si è creata all’interno del partito, che fino a pochi mesi fa sembrava marciare compatto verso la Casa Bianca, ma che oggi sta regalando una nuova giovinezza a John McCain. Ieri, all’uscita dalle urne, più della metà dei supporter di Hillary ha detto che a novembre non è disposta a votare per Barack, così un terzo degli elettori di Obama non sosterrebbe la Clinton. Anche per questo i due hanno voluto lanciare un appello all’unità.
http://www.repubblica.it/2008/01/speciale/altri/2008primarie/indiana-e-north/indiana-e-north.html

 

(7 maggio 2008)

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Usa 2008: Hillary resiste, i Dems verso lo scontro frontale.

Pubblicato da candidonews su 23 Aprile, 2008

 

ma la scelta finale spettera’ comunque ai superdelegati

Hillary vince in Pennsylvania

La senatrice democratica supera (55% a 45%) il suo rivale Obama e si rilancia nella corsa alla candidatura

PHILADELPHIA (USA) – Una vittoria che la rilancia. Confermando i sondaggi Hillary Clinton è riuscita a vincere le primarie democratiche in Pennsylvania. Lo ha fatto con un margine di 10 punti (55% contro il 45% del rivale) sufficiente a dare nuovo vigore alla sua corsa ma questo potrebbe non essere sufficiente.

IL RISULTATO - Lo sconfitto Barack Obama dopo sei settimane di aspra campagna è riuscito a dimezzare il distacco iniziale. Il senatore dell’Illinois resta sempre in testa come numero di stati vinti (28 a 16), voti raccolti (800.000), fondi (234,8 milioni contro 175,7 milioni) e soprattutto per numero di delegati: 1.694 contro i 1.556 della rivale. Difficilmente il risultato in Pennsylvania da solo, dove erano in palio 158 delegati, riuscirà a convincere i 300 superdelegati (su 796) ancora indecisi a votare per lei. E sono i 796 notabili del partito non vincolati dal voto popolare che decideranno a Denver tra lei e Obama. L’ex first lady ha immediatamente chiarito, «c’è chi mi vorrebbe fuori ma io non mollo», perchè, l’America ha bisogno di «un presidente pronto sin dal primo giorno e io posso essere quel presidente». La senatrice di New York, in forte difficolta nella raccolta fondi (ha in cassa solo 9,5 milioni di dollari e debiti per 10,3 milioni) a differenza del rivale, con la concretezza che la contraddistingue ha chiesto ai sostenitori di mettere mano al portafogli: «Il futuro di questa campagna è nelle vostre mani».

AMMISSIONE DI SCONFITTA - Amaro il commento di Obama che ha ammesso la sconfitta ma ha accusato l’ex first lady di aver vinto «spaventando gli elettori…parlando, agendo e votando come George Bush e John McCain. Possiamo usare la paura come una tattica e la minaccia del terrorismo per spaventare gli elettori». Ma per il senatore dell’Illinois i democratici «non debbono (solo) cercare di riconquistare una carica ma la fiducia degli americani (convincendoli) che i loro leader a Washington diranno loro la verità. Questo è ciò che è in gioco in queste elezioni». Dall’analisi del voto emerge che i giovani hanno scelto Obama, mentre la Clinton non ha sbancato come previsto tra l’elettorato anziano. Il 62% degli elettori sotto i trent’anni ha votato per il senatore dell’Illinois, contro il 38% che ha scelto l’ex First lady. Tra coloro che hanno più di sessant’anni, invece, il 60% ha preferito Clinton, il 39% Obama. Per l’ex first lady ha votato il 57% delle donne e il 60% dei bianchi; per Obama il 62% degli uomini e l’80% degli afroamericani, comunque minoranza nello stato Usa.

23 aprile 2008

 

http://www.corriere.it/Esteri/2008/Primarie_USA/hillary_vittoria_pennsylvania_83807534-10f4-11dd-b319-00144f486ba6.shtml

 

 

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Usa 2008: South Carolina, trionfa Obama

Pubblicato da candidonews su 27 Gennaio, 2008

Il senatore dell’Illinois batte la Clinton e prende anche un quarto dei voti dei bianchi
Una vittoria scontata, ma con un risultato numerico inaspettato

South Carolina, trionfa Obama
Hillary doppiata: 55,4% a 26,5%

John Edwards si ferma al 18% ma annuncia che andrà avanti
E Caroline Kennedy si schiera con Barack: “Mi ricorda mio padre”
dal corrispondente MARIO CALABRESI

NEW YORK – Una vittoria strepitosa, che supera qualunque aspettativa: Barack Obama ha battuto Hillary Clinton nelle elezioni primarie democratiche della South Carolina con un distacco clamoroso: 55,4% a 26,5%. Il senatore nero ha conquistato più del doppio dei voti dell’ex first lady e ha vinto in tutte le fasce d’età, tranne che tra gli anziani. Terzo è arrivato John Edwards, che nonostante giocasse in casa si è dovuto accontentare di meno del 18 per cento, ma ha annunciato che non si ritira dalla corsa e vuole arrivare fino in fondo. Anche la partecipazione è stata clamorosa: quattro anni fa erano andate alle urne 293mila persone, ieri solo Barack ha preso 295mila voti e il totale dei partecipanti ha superato il mezzo milione.

I Clinton avevano cercato di chiudere Obama nel recinto del sud, di farlo diventare il candidato dei soli neri, ma non ci sono riusciti. Certo l’80 per cento degli afroamericani hanno votato per lui, ma ha anche preso un quarto dei voti bianchi e ha avuto la maggioranza degli elettori fino a 64 anni e delle donne. Proprio ieri durante il voto Bill Clinton aveva paragonato Obama a Jesse Jackson, ricordando come quest’ultimo avesse vinto in South Carolina nell’84 e nell’88. Un modo per sottolineare che il giovane senatore avrebbe vinto lo Stato dove i neri sono un terzo della popolazione, ma insinuando che poi sarebbe scomparso come Jackson.

Ma il responso delle urne mette in evidenza una differenza sostanziale: Jackson aveva avuto solo il 7 per cento dei voti bianchi, Obama ne ha più del triplo.
“Dopo quattro battaglie – ha detto Obama – noi abbiamo più voti e più delegati e la più grande coalizione che si sia vista da molto tempo: l’America ha voglia di cambiare”.

Accompagnato dalla moglie Michelle, vestita di rosa come la sua cravatta, Obama ha scandito il suo credo: “Il cuore di questa elezione è il futuro contro il passato: e non ci dite che il cambiamento è impossibile, perché noi vi rispondiamo: “Sì, si può”". E la platea in delirio ha cominciato a scandire lo slogan “Yes, we can”, mentre Obama sottolineava che “il cambiamento non lo porta chi ha una maggiore longevità a Washington o chi è stato più vicino alla Casa Bianca”.

Hillary Clinton invece ha parlato da Nashville in Tennessee, sfiorando appena la notizia della sconfitta e dedicandosi invece ad un lungo comizio. Prima di lui aveva preso la parola Bill Clinton, che era in Missouri e che ha rilanciato la candidatura della moglie parlando sempre al plurale: “Noi abbiamo fatto… Noi faremo”.

Insieme alla vittoria è arrivato per Barack Obama anche un sostegno importante e simbolico: quello di Caroline Kennedy, figlia del presidente assassinato a Dallas. In un editoriale uscito questa mattina sul New York Times, intitolato “Un presidente come mio padre”, l’erede di JFK afferma: “Non c’è mai stato un presidente che mi ispirasse nel modo in cui le persone mi dicono facesse mio padre. Ma per la prima volta credo di aver trovato l’uomo che può essere quel presidente, non solo per me, ma per una nuova generazione di americani”.

(27 gennaio 2008)

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Riepilogo generale sulle Primarie USA

Pubblicato da candidonews su 22 Gennaio, 2008

 

Amici, appassionati della corsa alla Casa Bianca e dei numeri, ecco tutti i delegati stato per stato di tutti i candidati alla Presidenza degli Stati Uniti. 

Primarie Iowa (2 Gennaio)

Partito Repubblicano 

Delegati:

Mike Huckabee 30

Mitt Romney 7

Partito Democratico:

Delegati:

Obama 16

Clinton 15

Edwards 14

Primarie Wyoming per il Partito Repubblicano (5 Gennaio)

Romney 8

Thompson 3

Duncan Hunter 1

Primarie New Hampshire (8 Gennaio)

Partito Repubblicano delegati:

McCain 7

Mitt Romney  4

Mike Huchabee  1

Primarie New Hampshire (8 Gennaio)

Partito Democratico Delegati:

Clinton 9

Obama 9

Edwards 4

Primarie Michigan (15 Gennnaio)

Partito Repubblicano Delegati:

Mitt Romney 23

John McCain 6

Mike Huckabee 1

Primarie Nevada  (19 gennaio)

Partito Democratico Delegati:

Obama 13

Clinton 12

Primarie Nevada (19 gennaio)

Partito Repubblicano Delegati:

 Mitt Romney  17

Ron Paul  4

 McCain 4

Huckabee 3

Thompson 2

Rudy Giuliani 1

Primarie South Carolina (19 gennaio)

Partito Repubblicano Delegati:

McCain 19

Huckabee 5

RIEPILOGO TOTALE

DEMOCRATICI

  1. Barack H. Obama, 38 Delegati

  2. Hillary R. Clinton, 36 Delegati

  3. John Edwards, 18 Delegati

REPUBBLICANI

  1. Mitt Romney, 59 Delegati

  2. Mike Huckabee, 40 Delegati

  3. John McCaine, 36 Delegati

  4. Fred Thompson, 5 Delegati

  5. Ron Paul, 4 Delegati

  6. Rudy Giuliani, 1 Delegato

  7. Duncan Hunter, 1 Delegato

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