Manovra, è scontro tra Conte e Di Maio


Volano gli stracci tra i due leader dei 5 Stelle. Giuseppe Conte, grazie alla investitura di Grillo, pensava di essere diventato il vero capo dei pentastellati ma così non è, ancora.

Di Maio è il capo politico dei 5 stelle e non intende rinunciare al potere sul movimento. Ed ecco che nascono gli scontri interni che saranno destinati a logorare i 5 stelle. Più del protagonismo di Renzi. In tutto questo il PD è spettatore. La Manovra è solo lo specchio del periodo di assestamento della maggioranza.

La manovra finanziaria, sulla carta, non sembra avere quella spinta propulsiva utile a combattere il populismo leghista. Ci sono l’abolizione del super ticket sanitario, buste paga leggermente più pesanti per i lavoratori dipendenti, la riduzione delle detrazioni per i redditi alti, provvedimenti interessanti come la lotteria degli scontrini ed il superbonus per chi paga alcuni servizi con carte di credito.

Ma ci sono anche il bonus di 6 euro lordi (lordi!) all’anno per i pensionati (una presa in giro?) ed una serie di mini tasse (da quella sugli imballaggi di plastica a quella sul diesel da trasporto, all’aumento della imposta di registro e del contributo per le banche) che probabilmente graveranno (a cascata) sui consumatori, annullando i benefici delle riduzioni fiscali.

Insomma, una manovra che, almeno ad oggi, non ha alcun provvedimento bandiera facilmente identificabile e che sarà utilizzata da Salvini e soci per fare propaganda facile. Vedremo come sarà modificata in Parlamento.

Alla nascita del governo avevo immaginato un periodo iniziale di fibrillazioni. Al momento tutto va in quella direzione, nessuna sorpresa quindi per gli scontri di questi giorni. Vedremo se la maggioranza giallorossa riuscirà ad aggiustare il tiro, trovando una quadra che possa far gradualmente smussare le differenze e valorizzare le comunanze oppure se l’esperimento andra verso un fallimento, regalando l’italia a Salvini e Casapound…

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L’alleanza tra Dem e 5 Stelle alla prova di Renzi e delle Regionali


Il segretario PD Nicola Zingaretti apre ai 5 stelle per una coalizione duratura che vada oltre la collaborazione di governo e diventi una vera alleanza politica. “Assieme alle altre forze di Sinistra arriviamo al 45-48%” ha affermato il leader dem. Di Maio risponde freddamente “il rapporto con il PD è ottimo ma ogni ipotesi di alleanza è prematura”. All’orizzonte le elezioni regionali umbre appaiono come un test sulla idea di Zingaretti e sulla tenuta stessa dell’esecutivo giallorosso.

In realtà, a mio avviso, in Umbria sarà difficile ottenere una vittoria per l’alleanza PD-5 Stelle. Basta analizzare i risultati delle Europee di qualche mese fa:

Il Centrodestra in Umbria, poco più di cinque mesi fa, ha ottenuto il 51,2% dei consensi. La coalizione giallorossa arrivava invece al 40.7%. Dieci punti di differenza, difficili da recuperare in così poco tempo. Non è quindi plausibile che il risultato regionale umbro possa essere esiziale per la tenuta del governo.

Assodato che la vittoria umbra sarà molto difficile da portare a casa, il vero banco di prova della maggioranza 5 Stelle -PD arriverà nei prossimi mesi e può essere riassunto in pochi punti.

  1. La manovra finanziaria, dicembre

E’ qui che si misurerà la forza della alleanza tra pentastellati e democratici e soprattutto l’impatto che le misure avranno sul consenso dei cittadini. “Una manovra per i più deboli” così hanno detto, in modo diverso, sia Zingaretti che Conte. Ecco, sarà importante e decisivo il messaggio che lancerà il governo attraverso i provvedimenti contenuti nella legge di bilancio. Da quell’eventuale consenso potrebbero costruirsi le basi per le prove successive. Ovvero le elezioni regionali in Calabria ed Emilia Romagna.

2. Calabria, metà dicembre

L’imprenditore Callipo dovrebbe essere, salvo sorprese, il candidato comune tra PD e 5 stelle per vincere la regione. Qui la maggioranza di governo parte dal 47% delle elezioni europee, il Centrodestra insegue a breve distanza al 46,2%. Le incognite sono ancora molte. Di Maio, ad esempio, potrebbe mandare all’aria l’accordo in caso di debacle in Umbria.

3. Emilia Romagna, gennaio

Le elezioni emiliane sono un test importantissimo per il Partito Democratico. Zingaretti ha offerto Umbria e Calabria ad un candidato vicino ai 5 stelle per ottenere, probabilmente, un tacito assenso alla ricandidatura di Bonaccini in regione. Al momento i pentastellati non intendono affrontare la questione alleanza, oltre quella umbra.

Se il PD riuscirà a strappare un accordo in Emilia Romagna, a fronte di un consenso europeo al 46% (la somma della maggioranza PD-5stelle-Leu), potrebbe riuscire a tenere la regione, altrimenti il solo Centrosinistra, con il 40% allargato a +Europa e Verdi, avrà vita dura. Il centrodestra, sempre dai dati europei, parte con il 44.3% con la Lega primo partito regionale. La sconfitta nella roccaforte rossa innescherebbe un processo di sfaldamento del PD, una sconfitta del solo Centrosinistra darebbe fiato a Renzi ed al suo progetto neocentrista. Una debacle della alleanza giallorossa avrebbe ripercussioni pesanti anche sull’esecutivo.

4. Elezioni regionali di maggio

Si voterà infine anche in Campania, Puglia, Liguria, Marche, Toscana e Veneto. A quel punto, a Finanziaria varata e regionali calabresi ed emiliane svolte, il consenso del governo Conte (qualora sarà ancora a Palazzo Chigi) e dei partiti al proprio interno, avrà risvolti necessariamente anche a livello locale.

5. Incognite, Renzi su tutte

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Oltre maggio non è possibile andare. Troppe incognite. Primo fra tutte Renzi. Già dalla Leopolda della prossima settimana si capiranno meglio le intenzioni dell’ex segretario dem. Il disegno politico appare già sullo sfondo, una polarizzazione tra la sua figura e quella di Salvini per fare ombra a Zingaretti e per contendere a Conte la leadership anti-salvianiana, dettare l’agenda politica al governo per logorare il Premier ed il segretario PD sperando di fare ai Dem ciò che è riuscito a Salvini con i pentestellati ovvero erodere consenso e ribaltare i rapporti di forza. Oggi ItaliaViva parte dal 3-5% con i democratici attorno al 20%, la speranza di Renzi è di ridurre sino ad annullare il distacco per poi prendere il largo, trovandosi magari tra qualche mese ad un rapporto 15-10 a favore di Italia Viva.

Altre incognite sono rappresentate delle emergenze non previste nel programma. Ius culturae ad esempio ma non solo. Anche il procedere delle riforme costituzionali, con il varo di una nuova legge elettorale, potrebbero essere minate da distinguo interni, scissioni grilline, defezioni dem ed altri possibili epiloghi imprevisti. Con il tema dei migranti e della sicurezza ancora in mano alla narrazione salviniana e che presto, dopo l’inverno, potrebbe tornare d’attualità e far tremare il fragile equilibrio su cui si regge la maggioranza.

Una strada difficile insomma. Irta di difficoltà. D’altronde sarebbe stato da irresponsabili lasciare il Paese, da subito, nelle mani di Salvini e soci. Ogni tentativo andava fatto. Saranno gli errori del governo e dei propri attori a decidere le sorti del Paese e degli stessi leader impegnati nel sostenere l’esecutivo.

Erdogan, in crisi nel suo Paese, entra in guerra contro i curdi


La follia strategica di Erdogan di aprire una guerra in Siria, per distogliere il proprio Paese dalla crisi economica e dai problemi del partito di governo, mostra tutto l’orrore. Le zone curdo-siriane bombardate, decine di vittime, il patto scellerato che rilancia l’ISIS.

Il calo verticale di #Tale&Quale


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Non è piacevole scrivere un articolo critico verso un programma che si è apprezzato per molto tempo. Eppure succede. E’ il caso dello show musicale condotto da Carlo Conti. Non è chiaro se per motivi di riduzione del budget o per una serie di sfortunate coincidenze ma la nuova stagione di Tale&Quale rischia di passare alla storia come la meno riuscita.

Il problema principale è il cast ovviamente. Non particolarmente indovinate le partecipazioni di alcuni personaggi. Ed eccezione di Agostino Penna, Sara Facciolini e Lidia Schillaci, gli altri non rendono al meglio. Molti peraltro i volti sconosciuti ai più. Anche le gag tra Panariello e Salemme non convincono, ripetitive. Il tutto risulta davvero troppo autoreferenziale. L’auditel avvalora questa tesi. Di puntata in puntata calano spettatori e share:

Fonte wikipedia

Forse, dopo nove edizioni, è il caso di far ‘riposare’ il format per un po’, sostituendolo magari con la versione NIP, delle persone comuni, di cui vedremo un assaggio nell’ultima puntata di questa stagione.

Prima fila: Joker, un film destabilizzante


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Joker non è un cinecomics. Questo è bene dirlo subito. La pellicola di Todd Philips è totalmente scollegata dall’Universo della DC Comics. Nel film si narra della vita di Arthur Fleck, un attore squattrinato con problemi mentali che si guadagna da vivere recitando nelle parti di un clown, sognando di diventare un cabarettista e che in realtà conduce una vita grama, vivendo con la madre malata tra cure psicologiche ed umiliazioni quotidiane.

La Gotham City anni ’80, tratteggiata dallo stesso Philips e da Scott Silver, è più tetra e gotica di quella che ricordiamo. Criminalità diffusa, metropolitane fatiscenti, spazzatura e ratti in ogni angolo (e qui ricorda un po’ la Roma contemporanea). Fleck, già in difficoltà, viene ben presto abbandonato dal servizio sanitario locale a causa dei tagli al welfare e quindi, senza più cure per i disturbi mentali, si trova in balia dei fantasmi prodotti dalla malattia, i quali lo conducono a vendicarsi di chi gli ha fatto del male. Sino alle estreme conseguenze.

L’interpretazione di Joaquin Phoenix è notevole. Il lungometraggio è cucito su di lui. L’intensità e la capacità recitativa, la trasformazione fisica, tutto fa supporre che l’attore sarà in pole per l’Oscar da protagonista. Da notare anche la performance di Robert De Niro, il cui ruolo fa da contraltare al “suo” Rupert Pupkin di Re per una notte.

La Warner, proprietaria della DC Comics, offre quindi un prodotto ben diverso dai rivali Disney/Marvel. Se questi ultimi narrano di supereroi con grandi poteri e buoni sentimenti, la casa di Burbank, con questa produzione, cala il Jolly (anzi il Joker) scegliendo di rappresentare gli ultimi, i diseredati, i tanti ‘senza voce’ respinti dal sistema di cui è piena non solo la Gotham City immaginaria del film ma anche la nostra società contemporanea.

Qui gli eroi non ci sono e l’unico che, tramite la rabbia e la follia omicida, scatena le proteste della massa è lui, il Joker. Anche la presenza di Thomas Wayne, il padre del futuro Bruce/Batman, rappresentato con un ricco industriale lontano dal popolo e chiuso nel suo impero dorato non fa che avvalorare la tesi di un Villan che in realtà è il simbolo della rivolta verso un sistema di potere (ed economico) che espelle intere fette della società lasciandole nella disperazione, nella frustrazione, nella malattia, pronte ad esplodere di rabbia alla prima occasione utile. E quella occasione viene fornita proprio da Joker.

Il film è un pugno nello stomaco. Dopo la visione si resta quasi senza parole. Sconcertati. Soprattutto, secondo me, per il ‘messaggio’ che viene implicitamente veicolato. Quello della ribellione contro il sistema. Forse è questa la nota dolente della pellicola. Indugiare troppo sulla vendetta come rivalsa sociale, quasi ad elevare a rivoluzionario un criminale psicotico quale in effetti è Arthur Fleck. Un messaggio ambiguo e soprattutto pericoloso, visto il periodo storico difficile nel quale si trova la civiltà occidentale. C’è da chiedersi se non sia voluto. Magari per motivi commerciali. Il che sminuirebbe tutto il prodotto, riducendolo ad una gran furbata.

Per il momento comunque resta, secondo me, il miglior film dell’anno.

#Spiderman torna nell’#MCU, accordo tra #Sony e #Disney


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Spider man torna nell’Universo Marvel. Sony e Disney si sono accordate, la multinazionale proprietaria della Marvel percepirà il 25% degli incassi dei prossimi film sull’uomo ragno. Disney aveva chiesto il 50% a fronte del 5% in essere e Sony aveva risposto picche, da lì la rottura che aveva ‘escluso’ il supereroe campione di incassi dall’MCU.

Esulta l’attore Tom Holland, in programma una nuova pellicola nel 2021 ed una sicura partecipazione di Spider man in un film Marvel.

#AscoltiTV: promossi, bocciati e rimandati di inizio stagione


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E’ iniziata una nuova stagione televisiva e già il pubblico emette i primi, parziali, verdetti. Iniziamo dalle partenze flop.

Non sembra andare bene DomenicaVentura, il nuovo programma di Simona Ventura nel day time della domenica di Rai2 non decolla. Le prime due puntate hanno totalizzato ascolti attorno al 4% di share, circa la metà rispetto al Mezzogiorno in Famiglia, il programma che per anni ha occupato la stessa fascia oraria ed è stato soppresso a fine stagione scorsa. E’ ancora presto per dare un giudizio definitivo ma la bocciatura si avvicina.

Per Rai2 i guai non finiscono qui. Anche la nuova edizione di Detto Fatto, il programma a base di tutorial condotto da Bianca Guaccero non ripete i dati dello scorso anno. Ieri il programma ha intrattenuto 475.000 spettatori, con il 4.2% di share. Ben lontano dal 6,8% di media della stagione precedente. Non va bene neanche il nuovo show di Carlo Cracco. Nella mia cucina ieri è stato visto dal 3% degli spettatori. Numeri deludenti per Freccero che spera nel successo di Che tempo che fa, traslocato da Rai1 in estate. Bocciati, per ora.

Crisi di ascolti anche per Rai1. La Vita in diretta non sta entusiasmando e l’accoppiata Matano-Cuccarini si porta a casa dati inferiori rispetto alla media dello scorso anno. Sulla via della bocciatura.

La rete ammiraglia si prende la sua rivincita con la fiction. Buon esordio per Imma Tataranni-Sostituto procuratore. La versione femminile di Montalbano, nata dalla penna della scrittrice Mariolina Venezia ed interpretata dalla brava attrice Vanessa Scalera ha vinto la sfida degli ascolti di domenica scorsa, totalizzando 5.118.000 spettatori con il 23.3% di share. Promossa a piene mani.

Infine un commento su EuroGames, i Giochi senza frontiere made in Mediaset. Alvin e Ilary Blasi sembrano avere molto feeling, le sfide sono divertenti ma forse un po’ lente. Va dato atto che il prodotto rappresenta una eccezione rispetto alle classiche serate di Canale 5, gli ascolti non sono andati male nella prima puntata ma la sensazione è che alla lunga lo show potrà subire un calo. Vedremo. Per ora è rimandato.