20 anni senza #Corrado


L’8 giugno di venti anni fa ci lasciava Corrado. “Lo scognomato” come lo definiva Totò. Un protagonista della mia infanzia e dell’adolescenza attraverso bei programmi come Il pranzo è servito e La Corrida. Corrado è stato anche molto altro, da l’amico del Giaguaro a Canzonissima passando per tante altre trasmissioni di successo, rimanendo nella storia nel 1945 quando, dai microfoni della radio, annunciò la fine della seconda guerra mondiale.

Uomo mite, ironico, mai volgare ma pungente, con il suo garbo ha rappresentato la tv più bella, sia nelle emittenti pubbliche che in quelle private. Sarà per sempre, assieme a Fabrizio Frizzi, nel cassetto dei ricordi di un piccolo schermo ideale quanto mai difficile da ritrovare nel presente.

Ciao Corrado!

PS: Qui di seguito alcuni articoli di Candido dedicati alle trasmissioni di Corrado:

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#Salvini,#DiMaio, #Mattarella: strategie per provocare o evitare la crisi di governo


50 miliardi. Il numero magico che fa tremare i polsi alla maggioranza di governo. 50 miliardi è l’ammontare, approssimativo (e con stima in difetto), della prossima manovra finanziaria. Tanto serve per poter finanziare il reddito di Cittadinanza pentastellato (4-8 miliardi), Quota 100 (5-8 miliardi) e flat tax leghiste (12-15 miliardi) a cui vanno aggiunti i 25 miliardi per evitare l’aumento Iva dal 22 al 24%, che scatterebbe in caso di mancate coperture alle clausole di salvaguardia previste ogni anno nella manovra di bilancio.

Riuscirà il governo a far quadrare i conti? Appare molto chiaro che per poter evitare una manovra mostro da decine di miliardi si dovrà rinunciare ad uno o più dei provvedimenti simbolo della maggioranza gialloverde oppure il peso di tali leggi ricadrà su tutti gli italiani grazie all’aumento dell’Iva, costo che graverà principalmente sui redditi medio bassi, quelli teoricamente ‘nei pensieri’ di Salvini e Di Maio.

Come poter uscire da una situazione così difficile? Mandando all’aria il governo, andando ad elezioni entro settembre/ottobre ed evitando di intestarsi una manovra dolorosa.

Salvini, sicuro vincitore alle prossime elezioni, potrà contare su una maggioranza nuova, coesa e pronta ad instaurare una battaglia strategica con Bruxelles, per procrastinare l’inevitabile salasso. Di Maio potrebbe provare a ricostruirsi una ‘verginità’ politica dall’opposizione. Zingaretti infine avrebbe la possibilità di sfruttare il treno elettorale per ripulire il parlamento dai renziani, contribuendo a far eleggere deputati e senatori della sua area politica. Tutti contenti quindi? Forse, tranne uno. Sergio Mattarella.

Il Presidente della Repubblica, che non ha interessi politici in ballo, punta solo alla stabilità finanziaria e politica e possibilmente a cedere lo scranno del Quirinale a Mario Draghi e non ad un rappresentante della futura maggioranza sovranista Salvini-Meloni. Riuscirà nell’intento? Lo scopriremo nelle prossime settimane…Stay tuned

Fonti:

HBRItalia
Panorama
IlSole24Ore
QuiFinanza

Europee, vince Salvini, boom dei verdi in Germania


E trionfo Lega fu. Salvini sbaraglia tutti e vola al 34%. Capitolazione per Di Maio con il Movimento sorpassato dal Pd di Zingaretti. Buon risultato per Fdi. Sinistra e Più Europa fuori. Il risultato del voto consegna una Italia spaccata. Il Centro Nord in mano a Salvini, il Sud ai 5 stelle e le grandi città al Partito democratico. Primi scricchiolii nel governo, vedremo quanto resisterà al terremoto elettorale.

In Europa resistono le forze classiche ma crescono i sovranisti. Farage domina in UK, Le Pen sorpassa Macron in Francia. Orban si conferma in Ungheria. Buon risultato dei socialisti in Spagna e Portogallo. Boom dei verdi in Germania e Francia. Iniziano le trattative per la formazione della commissione europea.

#ElezioniEuropee2019, considerazioni e guida al voto


Domani l’Italia va al voto per eleggere i deputati europei. 73 seggi in ballo. Il tema è ‘sovranismo vs europeismo’. In molti si attendono una valanga di voti per il fronte sovranista ed una consacrazione di Matteo Salvini come suo leader. In realtà Popolari e Socialisti reggeranno e governeranno assieme ai Liberali. Tra i Popolari però c’è chi guarda ad una alleanza proprio con i sovranisti al posto dei socialisti. Su tutto è piombata la Brexit, con il Regno Unito che avrebbe dovuto già essere uscito dall’UE e che invece partecipa alle elezioni consegnando probabilmente (e di nuovo) la vittoria a Nigel Farage, non più con l’UKIP ma con il Brexit Party. Sarà interessante verificare se a Marine Le Pen riuscirà il sorpasso sul Presidente Macron, se in Spagna e Portogallo la Sinistra batterà un colpo, se la CDU in Germania reggerà o collasserà, come voteranno i Paesi dell’Est, dall’Ungheria di Orban alla Polonia del PiS.

Da queste elezioni nell’Unione dipende anche il futuro del governo italiano. Siamo in campagna elettorale da più di un anno in effetti. Qui di seguito un po’ di considerazioni sulla tornata elettorale italiana.

Il Vincitore scontato

E’ Matteo Salvini ovviamente. Un anno fa la sua Lega ottenne il 17%, oggi veleggia sopra il 30 ed è quindi il sicuro vincitore di queste consultazioni. L’unica incognita è nella portata della vittoria. Sopra il 31-33% si tratterebbe di un vero trionfo che, qualora il duo Salvini-Meloni superasse il 38%, porterebbe probabilmente alla crisi di governo ed a nuove elezioni a fine estate-inizio autunno, prima della finanziaria “lacrime e sangue” che tutti già prevedono. Una affermazione attorno al 27-29% costituirebbe pur sempre un gran risultato qualora i 5 stelle restassero sotto di almeno 2-3 punti. A questo punto il governo potrebbe resistere per qualche altro mese e per Salvini le cose potrebbero mettersi male con l’arrivo della legge di bilancio.

L’asticella di sopravvivenza di Di Maio

Il Movimento 5 stelle viene da un risultato clamoroso alle politiche 2018, impossibile da ripetere ad oggi. Per Di Maio l’asticella di sopravvivenza più che legata ad una percentuale è legata ad un fatto ovvero non essere superato dal PD di Zingaretti. Qualora i 5 stelle finissero terzi, inizierebbe il processo al leader e le divisioni interne, il progressismo di Fico, il movimentismo di Di Battista, il ruolo istituzionale di Conte, potrebbe causare uno smottamento impossibile da fermare. Smottamento verificabile anche in caso di risultato sotto il 20-21%, il quale rappresenterebbe la peggior affermazione del Movimento dalla sua esistenza.

L’incognita PD, tra il nuovo corso di Zingaretti ed il fantasma di Renzi

Veniamo al Partito Democratico. Nicola Zingaretti è segretario da due mesi e mezzo ma il partito, soprattutto in Parlamento, ancora non è propriamente ‘sotto controllo’, la pattuglia ‘renziana’ è ben presente ed il governatore del Lazio è in piena fase di ricerca della legittimazione. Un buon risultato alle elezioni, ad esempio tra il 22 ed il 24%, e magari la vittoria in Piemonte con Chiamparino, potrebbe favorire il consolidamento della leadership. Soprattutto in caso di sorpasso sui 5 stelle. Raggiungere il 20% appare come il minimo per poter ‘cantare vittoria’. Qualora il PD andasse sotto le percentuali del 2018 inizierebbe il processo al segretario e per Renzi sarebbe più facile tentare un clamoroso ritorno. Da osservare anche le mosse del sicuro eurodeputato Calenda. Il duo potrebbe ritrovarsi presto in una nuova formazione politica, frutto del possibile collasso di +Europa.

Meloni Vs Berlusconi

Forza Italia e Fratelli d’Italia si danno battaglia per la leadership del ‘fù centrodestra’. Berlusconi compare in ogni trasmissione per dare l’idea di un partito solido ma Forza Italia è in via di dissoluzione. Dal governatore Toti ad altri, in molti guardano alla Lega di Salvini e l’europeismo di Tajani e fedelissimi berlusconiani non sembra dare grandi risultati. Molto tonico invece il partito di Giorgia Meloni, i sondaggi davano in crescita FDI e c’è chi ipotizza un sorpasso sugli azzurri. Ciò significherebbe un nuovo centro destra targato Salvini-Meloni ed il disfacimento di Forza Italia.

La Sinistra ed il miraggio del 4%

Un 4% per sopravvivere. E’ questo il miraggio a cui si attacca l’ennesimo cartello elettorale che raccoglie varie sigle della galassia ‘a sinistra del Pd’. ‘Dal 2008 della Sinistra Arcobaleno al 2014 de L’Altra Europa con Tsipras, passando per Liberi ed Uguali e chi più ne ha più ne metta. Cartelli elettorali nati solo per superare lo sbarramento elettorale e portare in Parlamento la voce di chi continua a difendere le proprie posizioni senza fare mai un passo indietro favorendo il ricambio generazionale e sopratutto progettuale. Peccato per alcuni candidati europei di valore.

+ Europa ed Europa Verde

Il partito della Bonino, ormai diventato un soggetto liberale è alle ultime battute finali. Il mancato superamento del quorum potrebbe rappresentarne la fine. L’unione con il movimento del sindaco di Parma, Pizzarotti, potrebbe aiutare ad arrivare al 4%. Molto peggio è messa Europa Verde, il cartello elettorale nato dalla collaborazione tra Verdi e Possibile. Microformazioni senza alcuna speranza.

Da verificare poi i risultati di Casapound, in continua ascesa in alcune zone del Paese; Il Popolo della Famiglia, a cui si vocifera saranno dirottati alcuni voti cattolici in uscita dalla Lega; Il Partito Comunista di Rizzo, soggetto anacronistico ma il cui simbolo potrebbe ancora stregare qualcuno.

Augurando un buon voto a tutti voi, vi lascio due link:

Come si vota:

Elezioni europee 2019: come si vota | La guida al voto di TPI

Test, chi votare alle Europee?

I test per capire chi votare alle europee

#PrimariePD: da non elettore dem ho deciso di votare perché…


Non sono un elettore del Partito Democratico. Il Centrosinistra è morto. Il fronte populista è al 60% e la Lega veleggia verso il 35-40% mentre presto dovremo fare i conti con la crisi economica prodotta dal governo in carica.

C’è bisogno di un segnale, anche piccolo, di un possibile cambiamento. Ecco perché ho votato Nicola Zingaretti alle primarie Pd. I problemi restano tutti, così come la distanza del PD dalle vere esigenze della popolazione in sofferenza. Zingaretti non è la panacea di tutti i mali ma può rappresentare l’inizio di una fase di cambiamento nel centrosinistra.

Tra qualche mese il Paese entrerà in emergenza ed in quel momento, a Sinistra, dovrà esserci qualcosa per evitare che paura, rabbia e disperazione si riversino sul fronte oscurantista, già forte e pericoloso.

#Smartphone: dal boom degli ultimi dieci anni alle ipotesi sul futuro


L’approfondimento di oggi è dedicato al mondo degli smartphone ed a come, nel medio periodo, sia cambiato totalmente il mercato relativo alla vendita dei dispositivi mobili. Dieci anni che hanno modificato radicalmente il settore.

L’anno cruciale è stato il 2008, un anno rivoluzionario per la telefonia: iPhone ed Android, ‘lanciando’ gli smartphone,  tolsero le tastiere dai telefonini e diedero inizio al mondo delle App, che hanno generato un mercato miliardario in pochissimi anni e che hanno mandato in pensione colossi della telefonia del calibro di NOKIA, BlackBerry e Motorola.

Nel grafico qui sotto potete vedere come dal 2008 in poi vi sia stato un vero e proprio boom della vendita di dispositivi mobili ( da 100 milioni di unità del 2007 al miliardo e mezzo odierno) ed è interessante osservare la crescita esponenziale di brand come Apple e Samsung ed il conseguente crollo di NOKIA. Dal 2010 si osserva poi lo sviluppo crescente di Huawei.

Analizzando le vendite del terzo trimestre 2018 possiamo vedere come le compagnie Cinesi siano le vere e proprie dominatrici del mercato:

Se la coreana Samsung guida ancora il mercato con una quota del 19% e gli americani di Apple mantengono il terzo posto al 12%, la Cina con Huawei, Xiaomi, Oppo, Vivo e Lenovo, arriva al 43%! 

Il mercato in Europa è un leggermente diverso, con Samsung ed Apple al 50% contro i cinesi attorno al 30%:

In Italia è la Cina a farla da padrone, con Huawei leader delle vendite (aprile 2018) rispetto alle coreane Samsung ed LG, agli americani di Apple ed alla francese Wiko:

Negli Stati Uniti invece Apple e Samsung sono i padroni assoluti con il 72% (36% a testa, dati di giugno 2018):

Dando uno sguardo al mercato relativo ai sistemi operativi è impressionante vedere come in pochi anni Android ed Apple (iOS) abbiano ‘divorato’ tutti gli altri operatori (Windows e BlackBerry in testa)

Confronto tra le vendite del 2010 e del 2017

Negli ultimi anni le vendite di smartphone stanno rallentando, anche a causa dell’aumento dei prezzi e dell’aumento della vita media dei dispositivi ma c’è da dire che si sono aperti nuovi mercati e quindi Samsung non dormirà sogni tranquilli nel prossimo futuro, soprattutto a causa del boom delle cinesi Huawei, Xiaomi e Oppo:

Anche se le vendite di smartphone stanno rallentando per la maggior parte dei produttori di cellulari, Huawei ha visto la domanda crescere del 43%  (come si può vedere nella tabella che pubblichiamo). Huawei rimane il marchio di smartphone numero uno nella Grande Cina e tra i primi tre nella maggior parte dei mercati europei. “Il divario tra Samsung e Huawei continua a ridursi, in quanto Huawei si espande aggressivamente investendo in brand e distribuzione nei mercati emergenti del Medio Oriente, Asia/Pacifico e Africa”, ha affermato Gupta. “Huawei sta, per esempio, posizionando i suoi smartphone della serie Honor a prezzi accessibili per guidare il passaggio dai telefoni cellulari agli smartphone in quei mercati“. (Cellulare Magazine)

«Le future opportunità di crescita per Huawei risiederanno nella conquista di maggiori quote di mercato nei paesi Apac emergenti e negli Stati Uniti», ha affermato ancora Gupta. «Il più grande mercato di Xiaomi al di fuori della Cina è l’India, dove è presumibile che si continuerà a vedere crescita elevata. L’aumento delle vendite in Indonesia e in altri mercati emergenti della zona Apac dovrebbe posizionare Xiaomi come un marchio forte a livello globale». (Dagospia)

Il calo delle vendite dei nuovi dispositivi è anche frutto della notevole crescita del mercato relativo agli smartphone ‘ricondizionati’: 

Quella dei ricondizionati è la fetta di mercato che sta crescendo più in fretta nel mondo smartphone, conta circa il 10% dei nuovi telefoni venduti secondo i numeri di Counterpoint Technology. (IlSole24Ore)

Senza contare che nella fascia più ‘bassa’ del mercato si stanno sviluppando i feature phone, telefoni che possono fare tante cose ma non sono veri e propri smartphone:

In molti, a Barcellona, hanno ascoltato con sorpresa annunciare da Florian Seiche, ceo di Hdm Global, il marchio finlandese che ha ottenuto le licenze per vendere telefoni con marchio Nokia «oggi siamo i numeri uno nei feature phone». Vuol dire che l’ex leader Nokia oggi per far parlare di sé deve puntare sull’operazione nostalgia di rimettere sul mercato modelli celebri, come il 3310 e l’8810, riaggiornandoli. E andando a favorire la sua presenza sulla fascia più “povera” del mercato. (IlSole24Ore)

Il futuro degli smartphone, ad oggi, sembra essere quello delle nuove tecnologie come il 5G e delle nuove tipologie di dispositivi, come i pieghevoli:

“Mentre il 2019 segnerà un anno importante per ulteriori attività di ricerca e sviluppo e per i test sul 5G, è improbabile che il 5G arrivi con volumi significativi prima del 2020“, ha affermato Roberta Cozza, research director di Gartner. “Prevediamo che le vendite di telefoni cellulari 5G raggiungeranno 65 milioni di unità nel 2020“.

Inoltre, diversi fornitori, come Samsung, Huawei e LG, dovrebbero lanciare nuovi smartphone pieghevoli nel 2019. “Questi dispositivi saranno inizialmente costosi e dovranno cedere a qualche compromesso sul fronte dell’usabilità”, continua Cozza. “Ci vorrà del tempo perché i vendor costruiscano un forte ecosistema di software e gli sviluppatori generino esperienze utente attraenti e innovative“. (Cellulare Magazine)

Spero l’articolo vi abbia interessato, appuntamento al prossimo approfondimento!

Fonti:
Telefonino.net
Mobileworld.it
Infodata de IlSole24Ore.it
IlSole24Ore
Cellulare Magazine
Dagospia
Corriere.it
Macitynet.it

Mappa dei #socialnetwork e degli #influencer in Italia


I social media stanno cambiando e nel corso degli ultimi anni si assiste ad un progressivo ‘invecchiamento di Facebook“, sempre più appannaggio degli adulti ed una vera e propria ‘fuga’ dei giovani verso altri social, come Instragram e Snapchat.

La tabella qui sotto mostra il totale iscritti ai social, in Italia, a gennaio 2019 (via vincos)

Facebook guida la classifica con 31 milioni di iscritti, con una regressione del 40% tra i giovani (fonte Vincos). Instagram è al secondo post, con 19 milioni di utenti al 2018 (+5 milioni rispetto all’anno precedente, oltre il 35% di crescita) e con il pubblico costituito prevalentemente da giovani (il 59% a meno di 35 anni) e giovanissimi (prevalentemente nella fascia 19-24 anni). Instagram piace anche ai meno giovani, in forte crescita nell’ultimo periodo.

E nel mondo? Ecco due mappe che mostrano i primi due social, nazione per nazione.

Facebook la fa da padrone quasi ovunque ma come potete vedere, se in Europa le prime due posizioni sono appannaggio della creatura di Mark Zuckerberg e di Instragram, diverso è il discorso per il resto del pianeta. Negli Usa, dopo facebook c’è reddit mentre Cina e Russia hanno i loro social nazionali (Qzone e VKontakte). Interessante è il caso della Spagna, dove al secondo posto si piazza Twitter.

La nascita e soprattutto il boom di questi nuovi mezzi di comunicazione ha creato nuove figure professionali (e non) ovvero gli influencer. Persone che commentano qualsiasi cosa, dai programmi tv alle proprie passioni, ai semplici fatti di vita quotidiana, creando dei veri ‘eventi’ social e costruendo una notorietà capace di trasformarli in personaggi pubblici, con alterne fortune.

Esempi? Non solo Chiara Ferragni, riuscita in pochi anni a trasformare il suo blog di moda in un impero mediatico. Nicolò Balini, travel blogger che ha creato un rete di followers tale da farlo arrivare a collaborare con tour operator, compagnie aree ed enti del turismo. Luis, creatore di video pazzi e geniali.

FavijTv e CiccioGamer89 campioni del gaming di youtube. Mariano Di Vaio, modello ed imprenditore. Diana del Bufalo, giovane attrice comica. Ed ancora Clio Zamatteo, Elisabetta Canalis, Gianluca Vacchi ed altri.

Ed i social influenzano anche la tv. Qui di seguito la prima tabella con i principali personaggi influencer televisivi di gennaio:

Roberto Bolle vince su tutti mentre sorprendenti Balivo e Guaccero, grazie alle loro trasmissioni quotidiane Vieni da me e Detto Fatto. Ed infine ecco la classifica ‘social’ dei contenuti più commentati dell’ultima settimana di febbraio:

Maria De Filippi su tutti, con la trasmissione ‘factual’ serale di Uomini e Donne e con C’è posta per te. Segue Fazio con Che tempo che fa e Serena Rossi con la fiction Io Sono Mia. Da notare come Instagram e Twitter abbiano numeri maggiori rispetto a Facebook.

Appuntamento a prossimi approfondimenti.

Fonti:

Wired
Vincos
Nielsen