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In morte della Sinistra

18 febbraio, 2018

IN MORTE DELLA SINISTRA

La Sinistra è morta. Con la fine del comunismo non vi sono più riferimenti. Il capitalismo ha vinto non per meriti ma per abbandono dell’avversario. I partiti socialisti e progressisti, per sopravvivere, hanno dovuto cambiare pelle, tornando ad essere liberali, uniformandosi al sistema che limita diritti sociali e tutele su sanità, lavoro e pensioni. (Vedi Renzi, Macron, la SPD, gli scontri nel Labour inglese e nel Psoe spagnolo)

Ed eccoci qui a vivere vite sempre più frenetiche, dove chi può permettersi una istruzione ‘superiore’, può aspirare ad avere maggiori diritti e chi, come la maggioranza, non ne ha la possibilità, vede sfuggire tranquillità e futuro. Ci stiamo imbruttendo. Ansie, paure, pessimismo. A questo aggiungiamo i nuovi fenomeni migratori ed arriviamo alla esplosione dei populismi di destra.

La sinistra è morta. Ridotta ad estrema minoranza, incapace di dare risposte ai temi odierni. Costretta a fare da stampella alla destra storica o a condividere il ruolo di opposizione con i partiti populisti, che hanno maggiore energia e forza di una classe dirigente, quella di sinistra, totalmente inadatta ai tempi bui che ci attendono.

D.

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#Elezioni2018: tre settimane al voto, ultimi sondaggi ed analisi della situazione

15 febbraio, 2018

15 febbraio. 20 giorni al voto del 4 marzo, è arrivato il momento di fare il punto della situazione politica. Sondaggi alla mano, il Centrodestra si avvia a vincere nettamente le elezioni politiche. Non è ancora chiaro quanto nettamente. Si parla di 8-10 punti di vantaggio su Centrosinistra e M5Stelle ma il nodo è il numero di seggi totali che Berlusconi, Salvini e Meloni riusciranno a conquistare. Si parla di 290 alla Camera e 150 al Senato, al momento. Non bastano per creare una maggioranza.

Il Partito Democratico continua a cedere punti, in parte compensato dalla crescente fiducia in +Europa di Emma Bonino. Stabili i 5 stelle, su cui pesa però il recente scandalo di ‘rimborsopoli’. Molte le variabili, cerchiamo di analizzarne alcune.

  1. L’affidabilità dei sondaggi.
    In passato le indagini demoscopiche hanno dimostrato tutta la loro fragilità, soprattutto in terra italica. Lo dimostrano le previsioni delle elezioni 2013 e quelle delle Europee 2014, clamorosamente mancate da praticamente tutti gli istituti di sondaggi. Ed oggi, soprattutto con una legge nuova e complicata come il Rosatellum, tutte le analisi fatte lasciano comunque dei dubbi.
  2. Lo scandalo rimborsopoli 5Stelle
    Quel che sta accadendo nel Movimento 5 stelle, con alcuni parlamentari cacciati per via di rimborsi mancati o irregolarità, potrebbe rosicchiare consenso in queste ultime tre settimane di campagna elettorale. Per altro poi probabilmente avremo una decina di parlamentari eletti ma senza gruppo politico, essendo già stati mandati via dai 5 stelle ed impossibilitati alle dimissioni dalla candidatura. Cosa faranno? Correranno in soccorso di maggioranze risicate?
  3. La tenuta del Centrodestra
    Berlusconi e Salvini tecnicamente sono alleati ma praticamente fanno campagne elettorali separate, divergono su molti argomenti e non è chiaro quanto una eventuale maggioranza di centrodestra possa tenere, anche rispetto alle pressioni della UE che già hanno mietuto vittime eccellenti in Spagna e Germania, (il segretario PSOE cacciato per far avere la fiducia al governo del PP Rayoj, la SPD quasi ‘costretta’ a riproporsi come junior partner della Grosse Koalition con la CDU di Merkel). Berlusconi forse bluffa facendo circolare voci che lo vedono pronto ad un governo di larghe intese benedetto dall’Europa. Vedremo il 5 marzo. Una cosa è certa, se Lega e Fratelli d’Italia puntano ad intercettare il dissenso verso Ue e la paura dei migranti, del terrorismo, Berlusconi vuole ritagliarsi un ruolo per poter salvare se stesso e le sue aziende. Non importa chi sarà al governo, basta che non sia contro di lui.
  4. L’ampiezza della sconfitta PD
    Anche questa variabile è importante per capire cosa accadrà dopo il 4 marzo. I dem, secondo i sondaggi, continuano la discesa, oggi attorno al 22% ma anche oltre, quasi vicino alla soglia psicologica del 20%. Renzi ha scommesso molto sulle liste ‘satellite’ di Bonino, Prodiani e Alfaniani per ottenere qualche seggio in più (le liste apparentate che prendono più dell’1% e meno del 3% non ottengono seggi ma girano i propri voti al Partito che supera la soglia, ovvero il PD). Se Bonino, come sembra, arriverà al 3% e le altre due liste saranno sotto l’1%, i Dem potrebbero perdere tra i 15 ed i 20 seggi. L’esito finale del voto dirà anche cosa ne sarà del Partito stesso. In caso di sconfitta netta, Renzi potrebbe finire sotto processo dai dirigenti dem. Renzi ha militarizzato i gruppi parlamentari futuri e questo fa pensare che non abbia alcuna intenzione di lasciare. Semmai potrebbe uscire dal PD fondando una nuova formazione à la En Marche del presidente francese Macron. Oppure tale operazione potrebbe non riuscire ed allora potrebbe tornare in auge l’ipotesi suggestiva di Nicola Zingaretti come federatore di un nuovo centro-sinistra ampio, includendo anche Leu. E se invece il PD avesse un buon risultato? Renzi è stato sottostimato nel 2014. Chissà…
  5. I partiti minori
    LeU continua a perdere consensi, partito al 7% ora viaggia attorno al 5-6 ma da sempre le liste progressiste vengono sovrastimate e la notte del 4 marzo potrebbe esserci un magro bottino per la lista Grasso. Interessante invece il consenso a Potere al Popolo, listino di Sinistra comunista dove sono confluiti Rifondazione ed altri movimenti antagonisti. 1-2%, in crescita. Anche dall’altra parte della barricata, nella destra estrema, c’è chi pensa che Casapound potrebbe avere un exploit superando il 2%. Determinanti saranno anche i centristi, a destra e sinistra. A destra Noi per l’Italia avranno buon gioco a formare un governo di larghe intese o accomodarsi nella maggioranza di centrodestra, magari in compagnia di Lorenzin, Casini e soci, eletti nelle file PD. E poi c’è Emma Bonino, quanto strapperà al PD?

Insomma può accadere ancora di tutto. Da domani niente sondaggi pubblici. Inizieranno le corse clandestine. Appuntamento al prossimo numero!

Meta e Moro vincono #Sanremo2018

11 febbraio, 2018

Ermal Meta e Fabrizio Moro vincono il 68 esimo Festival di Sanremo. Qui di seguito le tradizionali #pagelle della Kermesse.

Voto 3: a Facchinetti ed al suo gorgheggiare, quando non si ha più la voce di un tempo, meglio lasciar perdere o ridimensionare le proprie aspettative.

Voto 3, 5: Elio e company, sarebbe stato più opportuno chiudere la carriera in altra sede e con altro brano.

Voto 4: a tutti i piazzati dall’ottava posizione in giù. Canzoni mediocri e che spariranno a breve, tranne quella delle Vibrazioni.

Voto 4,5: alla Mina in 3d, annunciata come l’evento del festival, in realtà era un ologramma in parte coperto da un video pre registrato e di Mina c’era ben poco.

Voto 6: Ermal Meta e Fabrizio Moro, brano furbo e scontato, la vittoria è francamente troppo.

Voto 6,5: a Pippo Baudo, Mister Sanremo, bene ha fatto Baglioni a festeggiare i 50 anni dal suo primo festival. Perché Sanremo sarà sempre un po’ anche di Pippo.

Voto 6,5: a Claudio Baglioni, non è un conduttore e lo si è visto. Ha però lasciato ampio spazio ad Hunziker e Favino, tenendo per sé i duetti con i cantanti, dove ha dato il meglio. Ed ha confezionato un buon festival, pur avendo scelto troppe canzoni mediocri.

Voto 7: ad Annalisa, la voce migliore di Sanremo 2018, il secondo posto ci sta tutto.

Voto 7: a Michelle Hunziker, brava, professionale, legnosa come suo solito ma simpatica, porta a casa il risultato.

Voto 7,5: a Lo Stato Sociale, ragazzi un po’ cazzari ed un po’ no che, buttandola in caciara, cantano un brano non poi così scontato.

Voto 7,5: a Fiorello, molto del successo di Sanremo è suo. Lo scalda pubblico della prima serata imprime un inizio ai massimi ascolti. La chicca del sondaggio elettorale anonimo è stata carina.

Voto 8: a Laura Pausini, seppur malata e giù di voce, arriva al festival e fa la sua esibizione in modo impeccabile. Una vera artista.

Voto 8,5: alla ‘vecchia che balla’ del brano de Lo Stato Sociale. 83 anni e non sentirli. Beata lei!

Voto 9: Pierfrancesco Favino: un artista completo, balla, canta, recita in modo divino il monologo pro migranti. Non una rivelazione, una conferma.

#Elezioni2018, -50 giorni: liti nel centrodestra ed in LeU, Pd giù nei sondaggi, Calenda boom

14 gennaio, 2018

Mancano 50 giorni alle elezioni politiche ed ancora non tutto è chiaro per gli elettori. Il Centrodestra litiga sul programma, il PD non indica il candidato Premier ma, parola di Renzi, ‘basta che sia del Pd’. Di Maio va avanti per la sua strada solitaria ammettendo che in caso di non raggiungimento della maggioranza assoluta, si renderà disponibile ad accordi con chi voglia rispettare il programma dei 5 stelle.

Accordi post voto. E’ proprio su questo argomento che in tanti, soprattutto tra gli onorevoli, si interrogano. Ad oggi il Centrodestra è molto avanti nei sondaggi ed è vicino ai ‘magic number’ di 316 deputati e 160 senatori. La sensazione è che si stia però raschiando il fondo del barile e che Berlusconi, Salvini e Meloni potrebbero non farcela a raggiungere la maggioranza assoluta nei due rami del parlamento. Cosa fare allora?

E’ qui che gli scenari si moltiplicano. Molto dipenderà da quanti parlamentari avranno le singole forze politiche. La sensazione è che il centrodestra sia solo una coalizione ‘elettorale’ e non di governo e che il Cavaliere si affrancherà presto da Lega e Fratelli d’Italia per dare vita ad un governo di larghe intese con PD, centristi ed i ‘maroniani’ presenti nel Carroccio. Salvini ha mal digerito la rinuncia alla ricandidatura del Presidente della Lombardia e guarda con sospetto alla amicizia tra Maroni stesso e Berlusconi. Per questo eviterà di avere troppi maroniani nei listini elettorali.

Il varo di un governo Forza Italia- PD dipende molto dalla tenuta di quest’ultimo. I nuovi sondaggi danno i Dem in caduta libera e vicini alla soglia psicologica del 20%. Se il PD renziano capitolasse, potrebbe verificarsi ciò che il Cav teme di più. Una convergenza Pd post renziano, Sinistra di Liberi ed Uguali e Movimento 5 Stelle. Se infatti il partito di Di Maio avesse una buona performance, tutto potrebbe accadere. Ed un governo pentastellato è l’incubo per Berlusconi. 

Ultima notazione, la fine dell’effetto ‘novità’ per Grasso e l’inizio dei dissidi interni a LeU sulle alleanze regionali. No all’appoggio di Gori in Lombardia, trattative per Zingaretti nel Lazio e c’è chi, nel nuovo listone, non vede di buon occhio l’appoggio a quest’ultimo. Divergenze anche sulle alleanze post-voto. Boldrini contraria ad accordi con i 5 Stelle, Grasso possibilista.

Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per indispettire ancora di più gli elettori, già sfiduciati da una politica sempre più lontana dai problemi quotidiani e con un sistema elettorale che non garantisce, salvo sorprese, maggioranze stabili.

Nomi sui possibili premier? Tajani in caso di vittoria del centrodestra, alcuni mettono in lista anche Bobo Maroni. Gentiloni potrebbe rimanere in caso di governo a trazione Pd-FI ma una nuova stella sta nascendo, è il ministro (ex attore nel Libro Cuore) Carlo Calenda. Ha rifiutato una candidatura nel PD per avere le mani libere e poter essere garanzia di autonomia da Renzi. Chissà…

Nuove liste per le elezioni 2018 

5 gennaio, 2018

Elezioni 2018, ecco le liste principali nate solo per le elezioni, sono molte e servono per portare voti a PD e Berlusconi oppure a superare lo sbarramento del 3%:

*Lista Lorenzin, Civica Popolare,  centristi da Casini a Dellai, una Margherita 2.0 che dovrebbe coprire il PD al centro.

*Lista Insieme, socialisti, verdi e prodiani che dovrebbero raccogliere qualche voto a sinistra del PD

*Lista Noi con l’Italia, centristi come Fitto, Zaia etc che, sotto la regia di Ghedini, cercano di portare in dote qualche voto a Berlusconi

*Lista Cristiano Democratica, l’Udc di Cesa, Mastella più forse Rotondi ed altri Dc in salsa berlusconiana, seconda lista civetta per garantire al centrodestra la maggioranza in parlamento

*Lista Grasso, Liberi ed Uguali, ex dirigenti Pd e SEL tentano di tornare in Parlamento sfruttando la popolarità del Presidente del Senato. Grazie al cielo c’è anche gente seria in questa lista ma è da vedere se riuscirà a non dividersi dopo il voto.

*Altre novità sono +Europa, la lista radicale della Bonino e Potere al Popolo, una sommatoria di comunisti ed antagonisti.

Fine legislatura, alcuni dati 

31 dicembre, 2017


Alcuni dati sulla legislatura appena terminata e sulle prossime elezioni:
-Il candidato premier del centrosinistra ad inizio legislatura (Bersani) non è riuscito a diventare premier ed ha lasciato il suo partito fondandone un altro. 
-Il candidato sconfitto alle primarie pre elettorali del 2013 (Renzi) è stato Presidente del Consiglio durante la legislatura ed ora è capo della coalizione di centrosinistra.
-Berlusconi, che nel 2013 sembrava fuori gioco, salvo poi ottenere un sostanziale ‘pareggio’ alle elezioni, dopo quattro anni di penombra, sembra essere tornato in corsa. Per l’ennesima volta.
-Casini, per più di un decennio nella coalizione di centrodestra, dopo un ‘passaggio’ nella lista centrista di Monti, oggi sarà un protagonista della coalizione di centrosinistra di Renzi.
-Grasso e Boldrini, i due Presidenti delle Camere eletti con i voti della coalizione di centrosinistra oggi saranno i leader della lista di Sinistra avversaria del centrosinistra.
-continua-

L’Anno che verrà.. 

31 dicembre, 2017

Si chiude il 2017, un anno di transizione e di attesa per il nostro Paese. Il 2018, con le elezioni di marzo, darà un nuovo indirizzo alla politica. L’Italia, forse, sarà un po’ più populista. La sinistra, probabilmente, come accade in tutta Europa, avrà ancora meno voce in Parlamento. Queste sembrano essere le premesse per l’anno che verrà. 

Economia, finanze, sviluppo, lavoro saranno temi al centro del dibattito politico post voto, assieme ai soliti temi abusati come sicurezza ed immigrazione. Vedremo se la destra, probabile vincitrice, riuscirà a trovare la chiave per risollevare le sorti dell’Italia o se, come probabile, i litigi e la instabilità saranno il marchio con cui verrà segnato il 2018.

 Il 1° gennaio di 70 anni fa entrava in vigore la nostra Costituzione. Da italiano auguro più lavoro e più diritti per chi ne ha bisogno. Ed auguro agli onesti di riprendersi il Paese, da troppo tempo in mano a cialtroni di ogni colore politico. BUON ANNO NUOVO! 

 “2017” un anno in Immagini 

29 dicembre, 2017

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