Rifondazione in piena “Sindrome Prodiana”

Ecco la nuova Rifondazione Comunista targata Ferrero. Un partito retto da una maggioranza debolissima, frutto dell’unione “contro” Vendola, che non è saldamente unita da un programma. Leggendo queste righe avete avuto un dejavù? Vi ricorda l’esperienza del governo Prodi?
Si, sembra proprio cosi in effetti. Baste vedere cosa è accaduto oggi al Comitato Politico Nazionale, riunitosi per eleggere alcuni organi politici. La composizione della Segreteria, dove i vendoliani non sono voluti entrare, è stata eletta con solo 141 voti a favore e 130 contro. 138 voti era il quorum necessario perche potesse essere valida la elezione. Successivamente è stata respinta una mozione sulla politica estera presentata da Migliore. Respinta 96 voti contro 126.
Tornano quindi i “numeri ballerini” di Prodi, il quorum famoso da raggiungere al Senato, le imboscate delle opposizioni per mettere in difficoltà la maggioranza presentando mozioni “trappola”.  Ed i piccoli partiti che ricevevano incarichi importanti visto il loro ruolo cruciale? I trotzkisti che ottengono un incarico importante in segreteria malgrado il loro 3,2% nel partito vi dice nulla? Saranno l’Udeur della situazione? faran cadere Ferrero al primo appuntamento importante? Oppure alzeranno la posta anche loro?
Intanto si sta organizzando il partito nel partito, a fine settembre si riunisce “Rifondazione per la Sinistra” e cioè il “partito” di Vendola e dei suoi. Un po come il PD ai tempi di Prodi. Un movimento nuovo che rischia di indebolire ancora di piu la gia fragile maggioranza ferrariana, già indebolita di suo visto il calo dei “numeri” a sua disposizione. Da 148 della elezione a segretario ai 141 della elezione della segreteria nazionale.
Intanto il Governo punta ad approvare una legge elettorale europea con sbarramento al 5% cosi da buttare fuori dal Parlamento Europeo tutto ciò che non sia PD, PDL. In un clima politico di questo tipo Rifondazione naviga in acque agitatissime.
Prodi governò un anno e mezzo, usurando la sua popolarità e quella della sua maggioranza, spazzata via dalle mosse suicide di Veltroni e Bertinotti e dal Cavaliere. Cosa accadrà a Ferrero e soprattutto a Rifondazione comunista se, nel partito, le premesse sono quelle “Prodiane”?

Di seguito la notizia del CPN di Rifondazione, tratta da aprileonline.it

 

Ferrero elegge la nuova segreteria

I Bertinottiani restano fuori, mentre una parte dei sostenoitori della mozione Vendola entrano nella Direzione nazionale. Il partito rischia la “sindrome del governo Prodi”,  tant’è che lo stesso segretario del Prc non esita a definire “risicata” la maggioranza coagulatasi a fine luglio. Domani, al Brancaccio di Roma, parte la campagna d’autunno

Il Comitato politico nazionale di Rifondazione ha eletto la nuova direzione nazionale e la segreteria. La maggioranza coagulatasi a fine luglio attorno a Paolo Ferrero al Congresso di Chianciano, e che lo stesso Ferrero ha definito “risicata”, regge quindi la sua prima prova del fuoco.

La nuova Direzione del Prc è composta da 60 membri e comprende tanto la maggioranza coagulatasi attorno al segretario Paolo Ferrero, ex ministro del governo Prodi, quanto un pezzo della minoranza bertinottiana capitanata dall’ex capogruppo Gennaro Migliore, protagonista già durante lo scorso congresso di una contrapposizione tutta interna alla sua area tra “vecchi” e “giovani”. In tutto i sostenitori della mozione Vendola in Direzione nazionale saranno 28 su un totale di sessanta. La nuova composizione della Direzione ha ricevuto una votazione largamente maggioritaria: 247 i favorevoli alla nuova Direzione, 22 i contrari, 5 gli astenuti.

Diversa la situazione in Segreteria. Con l’esplicito rifiuto a collaborare alla “gestione unitaria” del partito venuto dai seguaci di Nichi Vendola, per bocca dell’ex capogruppo alla Camera, Gennaro Migliore, il segretario del Prc, Paolo Ferrero, ha dato via libera alla proposta di segreteria di maggioranza (i voti a favore al comitato politico sono stati 141, 130 i no e 3 gli astenuti), di 7 componenti, tra cui Claudio Bellotti, leader di Falcemartello, l’ultimo gruppo organizzato trotzkista rimasto in Rifondazione.
Per la mozione principale dell’attuale maggioranza del Prc, Rifondazione in movimento, oltre a Ferrero siederanno in segreteria Roberta Fantozzi (responsabile lavoro) e Eleonora Forenza (scuola) entrambe vicinissime al segretario, insieme agli esponenti di Essere comunisti, Claudio Grassi (organizzazione e di fatto numero due del partito) e Maria Campese. Per l’articolata area dell’Ernesto (7,7% al congresso) ci sarà Gianluigi Pegolo (enti locali). A Bellotti andrà il settore “radicamento sociale”, un vero successo per i suoi trotzkisti ‘eretici’ e che premia il risultato del 3,2% ottenuto al congresso, decisivo per la risicatisima maggioranza che ha portato alla svolta a sinistra del Prc e Ferrero alla guida del partito. Fuori da tutti gli organismi dirigenti l’ex segretario e candidato premier nella sfortunata esperienza della Sinistra arcobaleno, Fausto Bertinotti.
Come gesto unilaterale, Ferrero ha comunque confermato il vendoliano Sergio Boccadutri tesoriere del partito.
Qualche malumore per le decisioni sugli organigrammi ha abbassato i voti ricevuti dalla lista della segreteria da 148 (quelli sui quali potenzialmente avrebbe potuto contare la maggioranza) a 141, con 130 contrari e 3 astenuti.

Ad animare la riunione odierna ci ha pensato un lungo scontro procedurale su un ordine del giorno di condanna del comportamento della Russia in Caucaso, firmato dall’ex capogruppo alla Camera Gennaro Migliore, dall’eurodeputato Roberto Musacchio e da Elettra Deiana, che è stato alla fine bocciato con 96 voti a favore, 126 contrari e 4 astenuti. Le varie anime della mozione Ferrero hanno accusato i vendoliani di voler strumentalizzare la guerra in Georgia per dividere la maggioranza interna al partito, e alla fine, in una seconda votazione, è stato deciso di rinviare comunque la discussione sull’argomento a una prossima riunione.

Dopo lunghi mesi di tormenti e scontri interni, domattina, al Teatro Brancaccio di Roma, Rifondazione torna a guardare all’esterno con una assemblea nazionale intitolata “Ricominciamo dall’opposizione”, che verrà conclusa dall’intervento di Paolo Ferrero e che inaugura la campagna d’autunno che culminerà nella manifestazione nazionale dell’11 ottobre contro “le politiche aggressive del Governo di centrodestra”. Il segretario punta a una svolta “a sinistra, ma anche in basso. Perché – spiega Ferrero – il problema è ricostruire un’utilità sociale della sinistra e dei comunisti. E per questo va affermata un’opposizione di sinistra al governo e a Confindustria, senza inseguire il Pd, che questa opposizione non la vuole fare”. Dopo la sconfitta della coalizione Arcobaleno, Ferrero punta a “unire la sinistra dal basso e dall’opposizione. Ognuno ci sarà con la sua identità, ma per lavorare unitariamente” e per quel che riguarda il Prc senza dimenticare che gli ultimi sondaggi “non indicano una dissoluzione, ma una crescita di Rifondazione”.
Ma all’iniziativa di domani mancherà probabilmente il sostegno e la presenza della minoranza interna: gli uomini di Vendola hanno accusato in queste settimane il segretario di aver compiuto un passo unilaterale, mai discusso con nessuno, e la considerano una iniziativa di parte.

Sul futuro del Prc pesa dunque il rischio di una “sindrome Prodi“, ovvero il problema per l’ex ministro della Solidarietà sociale dell’ultimo governo di centrosinistra di guidare una maggioranza di partito quanto mai risicata e con punte possibili di conflittualità interna. Per Ferrero “la linea politica chiara”, quella appunto della svolta a sinistra, “fa premio su altre possibili questioni”. Esclude la scissione dei vendoliani: “Perché – dice – non ne vedo lo spazio politico” e, assicura che continuerà con la proposta della gestione unitaria a tutti i livelli del partito.
Migliore dice no al “nuovo centralismo democratico” e, nell’escludere la scissione, conferma però i prossimi appuntamenti dell’area programmatica “Rifondazione per la sinistra“, a partire da quello del 27 settembre a Roma con tutti gli ex arcobaleno e oltre.

Un pensiero riguardo “Rifondazione in piena “Sindrome Prodiana”

  1. Se l’analisi fosse corretta, sarebbe interessante dunque notare che personaggio dovrebbe assumere Vendola. Non penso che gli farebbe piacere il paragone, ma tantè, l’ha voluta lui questa crisi, l’ha cercata fino alla fine ed ovviamente adesso se ne lava le mani.
    Stranamente poi D’Alema ha iniziato l’avventura di Red indovina da che regione? Esatto, la Puglia. Toh, guarda che combinaciun.
    Paolo deve dimostrare non di essere un leader ora, ma di proporre argomenti efficaci e di farli veicolare senza troppi tentennamenti ai vari federali e circoli.
    Solo così si supererà l’empasse attuale. Se si arrende al gioco burocratico dei politichetti, avrà vita breve.

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