Veltroni critica Bersani. Sbagliando

Ieri Veltroni è intervenuto al convegno della corrente franceschiniana “Area Democratica”. Tra le altre cose l’ex segretario PD ha voluto fare una sintesi delle ragioni dell’opposizione. Oggi lo stesso Franceschini ha detto buone cose, ha espresso critiche non irragionevoli su alcuni comportamenti della segreteria. Sta di fatto però che, andando al “succo” del discorso le proposte del ticket di “opposizione” interna Veltroni-Franceschini sono basate su due “ricette”. Quella “sociale” che vede nel “Contratto Unico” una risposta alla crisi occupazionale ed al precariato e quella “strategica” che riconferma la volontà di “vocazione maggioritaria” del partito, pronto a correre da solo senza cedere ad alleanze al ribasso.

Questi due punti politici, uno “sociale”, l’altro “strategico” sono proprio i due principali fattori che mi hanno spinto a votare Bersani alle scorse primarie e che tuttoggi mi lasciano convinto di quella scelta,  pur con tutte le riserve del caso, soprattutto per le mosse politiche sbagliate tenute dalla segreteria democratica durante la costruzione delle alleanze e delle candidature per le regionali.

Perche questa scelta mi chiederete? Ve lo spiego subito.

Punto Uno. Contratto Unico. Due parole che messe lì dicono ben poco. Andando ad analizzare cosa vuol dire avere un contratto unico per tutti i lavoratori si scoprono alcune cosette:

In pratica, la proposta prevede l’introduzione di una nuova tipologia contrattuale.
Un (nuovo) contratto di lavoro a tempo indeterminato, che sostituirebbe l’attuale, caratterizzato da tre distinte “fasi”
La prima, costituita da un “periodo di prova”, della durata (per tutti) di sei mesi; la seconda, rappresentata da un periodo di c.d. “inserimento”, della durata di trenta mesi e, infine, la “stabilizzazione”, alla scadenza del triennio.

Cosa vuol dire questo? Che se da un lato i precari con contratti senza ammortizzatori sociali avrebbero sì un piccolo miglioramento dovuto alla presenza di ferie, contributi ed indennità di malattia, è vero anche che i datori di lavoro potrebbero licenziare TUTTI in qualsiasi momento, senza alcuna ragione e quindi avendo in mano una sorta di “ricatto psicologico” nei confronti del lavoratore, ciò che oggi avviene appunto per i cocopro in futuro avverrebbe per TUTTI. Nessuno poi garantisce che allo scadere dei tre anni di “fase due” il datore di lavoro non possa licenziare il lavoratore evitando quindi la fase “tre” (stabilizzazione) per poi riassumerlo in “fase uno” ricominciando da capo. (Come appunto accade oggi ai collaboratori a progetto che vedono il loro contratto rinnovato di sei mesi in sei mesi e cosi via).

In sostanza quindi il lavoro a tempo indeterminato (fase tre) diverrebbe un miraggio, proprio come oggi lo è per i precari, con il piccolo particolare che , con la proposta di Veltroni-Marino, tale situazione si attuerebbe a TUTTI i lavoratori.

Il Centrosinistra ha sbagliato già una volta, con la Riforma Treu, che per aiutare le imprese ed i giovani alle prime armi istituì i contratti di collaborazione (cococo). La Riforma voleva dare uno strumento in piu agli imprenditori ed una possibilità in piu ai ragazzi senza esperienza e consisteva appunto in contratti “leggeri”, senza molte tutele per i dipendenti e senza molti oneri per le imprese. Cosa accadde? Le Imprese non utilizzarono tali forme contrattuali come opzione di inserimento nel mondo del lavoro, al contrario le fecero diventare la “regola”, creando di fatto dei lavoratori “dipendenti” mascherati da contrattori. Risultato? Vantaggi fiscali per i datori di lavoro (meno tasse da pagare sul lavoratore), inizio della precarietà per giovani e contrattori in generale (nessuna maturazione di ferie, indennità di malattia, assenza di tutele contro il licenziamento selvaggio).

Vogliamo ripetere tale drammatico copione su scala “nazionale” adattandolo a tutti i lavoratori?

Punto due. Vocazione Maggioritaria. Nel 2008 Veltroni l’ha utilizzata per fare del PD qualcosa di “diverso”. Risultato? Vittoria schiacciante del patto Berlusconi-Lega senza un bilanciamento centrista a riequilibrare l’asse populista nel centrodestra. Berlusconi potè fare a meno dell’Udc grazie alla “vocazione maggioritaria del PD” che preferì presentarsi “quasi da solo” senza la Sinistra di Vendola e soci.

In verità Veltroni e con lui l’ala franceschiniana non ha del tutto torto. L’idea che varare coalizioni piccole porti ad una stabilità delle stesse non è sbagliata. Il dramma è che tale pensiero non si adatta a questo paese, schiavo del Berlusconismo e che non puo permettersi di “pensare ad una italia diversa” senza fare i conti con “L’Italia di oggi”.

In verità ciò che dice Veltroni potrebbe essere un punto di arrivo, un obiettivo “ideale”. Bisogna però guardare all’oggi, alla strabordante presenza di un populista pronto ad allearsi con qualsiasi partito garantisca i suoi interessi e che con una opposizione a “vocazione maggioritaria” e cioè “isolazionista” tenderà sempre a vincere ed a dominare, avendo dalla sua già un sistema mediatico a sovranità limitata.

Il buonsenso dovrebbe invece guidare i dirigenti democratici a cercare una alleanza omogenea ma ampia in grado di poter competere nella leadership del paese respingendo la pericolosa linea politica del duo Berlusconi-Bossi. Questo non vuol dire alleanze con Udc o Fini. Vuol dire costruire un CentroSinistra forte in grado di dialogare su alcuni temi “costituzionali” con chi, nel centrodestra, non vuole una deriva “autoritaria” della Repubblica.

Veltroni e Franceschini la pensano diversamente, per loro tutti gli avversarsi sono uguali e conta solo il pensiero democratico. Eppure le diverse anime della sinistra, ai tempi della ascesa di Mussolini, avevano già speso tempo a litigare tra loro, favorendo il consolidamento del regime fascista.

Anche in questo caso quindi, come nella riforma Treu, l’opposizione interna al PD non prende insegnamento dagli errori passati. Proprio per questo rimango convinto che, anche con i difetti di comunicazione e strategia politica, la linea Bersani rimanga tuttora l’unica da perseguire per poter aspirare al governo del Paese in un futuro prossimo.

2 pensieri riguardo “Veltroni critica Bersani. Sbagliando

  1. La tua affermazione secondo cui il contratto unico avrebbe valenza per TUTTI i lavoratori è sbagliata. La nuova disciplina non interverrebbe sullo status quo bensì sui nuovi assunti. Ti invito a riferirti ai documenti – disegno di legge Ichno o Boeri-Garibaldi. A questo link trovi alcune info: http://yespolitical.wordpress.com/2010/04/18/una-svolta-per-il-pd-andare-oltre-verso-il-lavoro-e-il-contratto-unico-di-inserimento/

    Qui invece si sta cercando una sintesi dei vari approcci sul problema del pracariato: http://oltre.pbworks.com/Andiamo-oltre

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  2. appunto, per TUTTI i lavoratori, naturalmente i nuovi assunti per i quali non esisterà piu articolo 18 che tenga (per le grandi imprese). Vorrei sapere in una situazione simile come potranno agire i dipendenti sindacalisti, sotto la scure del licenziamento?

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