Elezioni anticipate, Berlusconi nella tenaglia Lega-Tremonti mentre Franceschini “studia” da Premier

Questa sera, con il vertice tra Pdl e Lega, si può dire conclusa la “tempesta d’agosto” che ha sconvolto la maggioranza di governo. In questa estate afosa abbiamo assistito allo scioglimento della coalizione di centrodestra, dalle accuse di Fini alla “cacciata” operata dal Cavaliere, al nuovo gruppo Futuro e Libertà, alle minacce di elezioni anticipate, alle sparate su governi ampliati sino alla sfuriata tra Bossi e Casini su un possibile ritorno dell’Udc nella maggioranza. Per ora tutto rimane congelato. Il Governo Berlusconi si presenterà alle Camere in settembre e chiederà la fiducia su 5 punti tratti dal programma. La maggioranza, finiani compresi, approverà. Dopodichè le tensioni continueranno, le fibrillazioni andranno avanti sino a quando un minimo incidente non farà implodere la coalizione. D’altronde non è pensabile che Fini e Berlusconi tornino indietro, non è plausibile una ricomposizione. E’ solo questione di tempo.

Il tempo infatti è utile a tutti “gli attori” in gioco per preparare le proprie strategie in vista di possibili elezioni anticipate. Se appare improbabile il voto in novembre, salvo eventuali quanto non escludibili capitolazioni improvvise e violente,  sembra molto piu naturale che la consultazione elettorale possa tenersi in primavera.

Partiamo quindi dal Centrodestra. Berlusconi proprio in questi giorni sta giocando la sua partita a scacchi con gli alleati. Escludendo una possibile alleanza con i finiani, il Cavaliere accarezza l’idea di un nuovo patto con i centristi. L’idea però non piace alla Lega. Casini non accetterebbe mai un Federalismo “ammazza-sud” ne la coalizione potrebbe continuare con leggi paraxenofobe come quelle dei presidi-spia o delle ronde, provvedimenti che invece stanno facendo la fortuna della Lega, in crescita in tutto il Nord ed anche nel Centro.

Proprio nel vertice di oggi il Carroccio ha stoppato la possibile entrata dell’Udc nel governo. Da indiscrezioni di stampa anche nel Pdl vi sarebbero delle voci dissonanti su un accordo con Casini. Tremonti non sembrerebbe intenzionato ad allentare i cordoni della “borsa” per fare contenti i centristi, i quali insistono su provvedimenti in grado di aiutare le famiglie.

I maligni però, dietro le posizioni del ministro dell’Economia, vedono una precisa strategia politica. Non fare entrare l’Udc per far favorire il logoramento del Governo cosi da arrivare ad elezioni anticipate per potersi poi proporre, nel caso in cui l’alleanza Pdl-Lega non raggiunga la maggioranza in tutte e due le camere, come “pontiere” di un ampliamento ai Centristi, a magari anche ai finiani. Un Tremonti Premier significherebbe quindi la fine politica di Berlusconi. Il Cavaliere lo sà e sicuramente starà studiando le opportune contromosse.

Sul fronte del Centrosinistra qualcosa si muove. Franceschini alcuni giorni fa, smarcandosi dalla teoria veltroniana della “vocazione maggioritaria”, ha lanciato la Alleanza Costituzionale, rivolta a tutta la Sinistra ed all’Udc, per battere Berlusconi. Ieri Veltroni ha scritto una lettera al Corriere sbugiardando la tesi di alleanze larghe e schierandosi quindi contro la proposta del capogruppo Pd alla Camera. Come mai Franceschini, di cui Veltroni è grande elettore, prende le distanze dalla linea dell’ex sindaco di Roma?. C’è chi vocifera di un Franceschini candidato Premier di una alleanza di Centro-Sinistra, nel caso si vada ad elezioni a breve. Il riposizionamento di linea da parte dell’ex segretario Pd, ora convergente con le proposte di Bersani, potrebbe acclarare tale ipotesi.

Concludendo, a Sinistra sta per tornare una sorta di Ulivo allargato che va da Vendola a Di Pietro passando per Radicali, Pd, Socialisti e forse anche Rifondazione. Il sogno di Bersani è raggiungere un accordo con Casini ma ciò non accadrà. D’altro canto il terzo polo centrista, che potrebbe essere costituito da Casini, Fini, Rutelli e Lombardo, farebbe fatica a trovare una quadra sul programma. Troppo liberale il Presidente della Camera, troppo cattolico il leader Udc.

A Destra invece Berlusconi deve guardarsi dalla tenaglia Lega-Tremonti, che spingono per andare ad elezioni cosi da poter aumentare i consensi a scapito del Pdl, i primi, e magari proporsi come nuovo Leader in caso di mancata maggioranza, il secondo.

Chioso ricordando quanto B. sia diverso da tutti gli altri leader democratici del Mondo. Ogni leader potrebbe essere messo in minoranza o comunque “fatto fuori” politicamente nel caso maturino situazioni favorevoli. Con B. è impossibile, in quanto non è solo il leader, è l’azionista di maggioranza, il padre padrone impegnato NON SOLO a dettare la linea politica ma a FARE I SUOI INTERESSI PER IL SUO IMPERO societario.

Proprio per questo B. non si toglierà mai di mezzo. In ballo non c’è solo la sua carriera politica, ci sono le sue aziende che nessun’altro se non lui stesso puo tutelare. Molti analisti politici continuano a trascurare questo “Piccolissimo” particolare. Se ne accorgeranno mai?

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