Partito Democratico, un anno di Bersani. Ancora “nessun senso a questa storia”

“Un senso a questa storia”. Era il messaggio della campagna elettorale di Bersani per le primarie.  Ad un anno di distanza risulta ancora difficile trovare un “senso” a questo Pd. Le pagelle del segretario democratico sono sotto la sufficienza.

Si comincia a vedere in giro qualche volto nuovo, è vero. I nodi irrisolti però  restano lì. Le commissioni interne sono ancora impegnate nel dare le linee guida su temi scottanti, sempre strette tra compromessi e litigi. Mediaticamente deludente, il segretario Democratico punta sulla nuova politica delle alleanze, politica ancora non del tutto chiara seppur totalmente diversa da quella “isolazionista” di Veltroni. Bersani vorrebbe l’alleanza con l’Udc, chiaramente incompatibile con Vendola e Di Pietro. Eppure ancora si tenta quella strada, che fa perdere voti non solo al Partito Democratico ma anche al partito di Casini. L’unica alleanza possibile è quella del CentroSinistra, non ci vuole molto a capirlo. Ma se il PD ancora non ha un suo programma come puo essere minimamente attraente per l’elettorato? Come puo essere “azionista di maggioranza” di una coalizione se ancora non sà da dove partire per trovare un accordo?

Un chiaro esempio dell’indecisione è il solito “piede in due staffe” del Partito Democratico sul lavoro. In questo caso per quanto riguarda la manifestazione nazionale della FIOM. Non aderisce, come invece hanno fatto tutti gli altri partiti del centrosinistra, ma partecipa con alcuni suoi esponenti mentre il vicepresidente Letta, assieme all’ala moderata, critica  aspramente l’adesione personale dei suoi colleghi di partito. L’ennesimo segnale della debolezza di un partito ancora senza identità.

Eppure il tempo passa, il centrodestra si sfalda…tutto potrebbe precipitare entro poche settimane e se il PD non si farà trovare pronto, con proposte concrete, con la capacità di essere il perno di una coalizione credibile e con un modo fresco di comunicare, non avrà la minima possibilità di vincere e rischierà davvero di essere complice dell’ascesa di Berlusconi al Quirinale e del definitivo addio alla Repubblica nata dal crollo del Fascismo. Complice si, perche lucidamente incapace di proporre una alternativa valida.

A difesa di Bersani c’è la solita guerra intestina che oppone i duellanti storici Veltroni e D’Alema. Se l’ex ministro degli Esteri aveva logorato lentamente la leadership di Veltroni, ora tocca all’ex Sindaco di Roma il ruolo di sabotatore della segreteria Bersani. I due “Tumori” della Sinistra, Veltroni e D’Alema, continuano ad agire indisturbati. E questo è anche colpa di Bersani che non si smarca definitivamente dal “leader maximo“. Sarebbe il caso di invitare i due a farsi da parte, definitivamente.

Ci si chiede perche i sondaggi diano il Pd al 24-25%. Io mi chiedo come faccia a non scendere sotto il 20%. Un partito che non sa proporsi in nulla, che non sà abbracciare un tema (sia esso etico, sociale, politico) farlo suo e proporlo agli elettori come puo davvero pensare di poter mai risultare credibile?

Oramai al Partito Democratico vengono associati aggettivi come “perdente, sfigato, indeciso”. Perche? Basta sentire qualche dichiarazione di certi dirigenti o notare le timide decisioni sui temi caldi per farsi una idea.

C’è da dire che la Sinistra è in crisi in tutta Europa, incapace di rispondere chiaramente ai nuovi temi degli ultimi anni, temi come immigrazione, sicurezza, povertà. Lo stato della Sinistra italiana però è desolante.

Alcuni dicono che è inutile piangersi addosso, criticando in modo quasi ossessivo. Io credo invece che la critica, se costruttiva e finalizzata ad uno scopo, sia utile ed anzi necessaria.

Non si chiede la luna. Si chiede semplicemente di “fare” politica. Prendere decisioni, proporre soluzioni, saperle comunicare chiaramente, senza troppe distinzioni e controcanti interni, il tutto condito da un po’ di sana e genuina incisività.

Quel che non capisco è perche i dirigenti del PD non lo comprendano. Forse il partito non scenderà mai sotto il 20% e questo basterà per conservare una dirigenza logora e oramai lontana dalla società che dovrebbe invece rappresentare.

Sta di fatto che guardando il PD di oggi c’è da avere paura del futuro….Un partito che non da sicurezza, fiducia e prospettive è un partito morto… tenuto in vita artificialmente solo dagli sforzi quotidiani di centinaia di volontari ed iscritti che passano giornate intere tra volantinaggi, iniziative e circoli, raccogliendo gli sfoghi di numerosi cittadini delusi.. fino a quando qualcuno non staccherà la spina. E dopo cosa ci aspetta?

 

 

 

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