Risorgimento: Cristina Trivulzio di Belgiojoso, una protagonista della nostra Storia

L’epoca risorgimentale italiana non è stata caratterizzata solo da uomini, anche tantissime donne hanno contribuito, con i compiti piu disparati, a realizzare l’unità della nostra Nazione e troppo spesso si dimentica questo importante aspetto della  Storia italiana.

Vogliamo quindi inaugurare la rubrica sul Risorgimento parlando proprio di una donna, Cristina Trivulzio di Belgiojoso.

Nobildonna milanese vissuta nella prima metà dell’ottocento, quando Milano era sotto il dominio austriaco e l’Italia Unita non rappresentava che un “sogno” per molti patrioti, la Contessa di Belgiojoso è stata una vera e propria protagonista del Risorgimento, finanziando  insurrezioni e partecipando attivamente alle varie ribellioni susseguitesi nei moti pre-unitari, dalle Cinque giornate di Milano alla Repubblica Romana. E’ stata anche una riformatrice sociale, ha usato le sue ricchezze per realizzare asili e scuole per i figli dei contadini lombardi. Scrittrice, fondò anche due giornali. Insomma, una dama dal cuore d’oro e dall’indubbio coraggio.

La Giovinezza:
Cristina venne alla luce a Milano nel 1808.. E’ una donna intellettuale, Cristina; è cerebrale, critica, ironica, troppo colta magari, ma indubbiamente affascinante. E, appena adolescente, si innamora del bel principe di Belgiojoso, uomo dedito allo sperpero e alle avventure galanti, che però nutre lo stesso animo da patriota della moglie….

Le prime collaborazioni con i liberatori
Alla fine degli anni venti Cristina, dopo l’arresto del patrigno si avvicinò alle persone più coinvolte con i movimenti per la liberazione. Gli austriaci, che dominavano la Lombardia dal 1815 e specialmente il capo della polizia Torresani iniziarono la loro opera di spionaggio che durò fino all’unità d’Italia. Era bella, potente, e poteva dare molto fastidio….

Alla fine la collaborazione con i liberatori e la reazione degli austriaci la costrinse a lasciare Milano per la Francia, dove visse in povertà per alcuni anni:

Si arrangiò con pochi soldi per alcuni mesi. Si cucinò per la prima volta da sola i suoi pasti e si guadagnò da vivere cucendo pizzi e coccarde. Una vita un po’ diversa da quella a cui era abituata a Milano

La situazione però cambiò qualche mese dopo:

Dopo poco tempo, un po’ con i soldi inviati dalla madre e un po’ con quelli recuperati dai suoi redditi, riuscì a cambiare casa e ad organizzare uno di quei salotti d’aristocrazia, dove riuniva esiliati italiani e borghesia europea.

Cristina diventerà ben presto un punto di riferimento per gli esuli ed i patrioti italiani

A lei continueranno ad arrivare richieste di soldi per fini patriottici, e lei cercherà di distribuirne tantissimi, in modo da aiutare i poveri esuli italiani, di cui lei era ormai diventata la referente parigina, e investendo in sommosse o addirittura organizzando movimenti di armi per i “ribelli” italiani. Nel 1834, ad esempio, donò 30 000 lire (su un suo budget complessivo di centomila) per finanziare il colpo di mano mazziniano nel Regno di Sardegna, in cui peraltro perse la vita Giovanni Battista Scapaccino, considerato la prima Medaglia d’Oro al Valor Militare del futuro esercito italiano. Per l’occasione, la nobildonna aveva persino ricamato con le proprie mani le bandiere degli insorti.

La Contessa è stata anche un faro per il riformismo sociale, ha aiutato centinaia di contadini istituendo asili e scuole per i loro figli, cosa mai accaduta prima nel territorio lombardo:

La povertà, l’ignoranza, le malattie dei contadini di Locate mettono davanti agli occhi di Cristina una realtà molto diversa da quella dei salotti parigini. Pensava di chiudersi nella sua grande casa a studiare e a crescere la sua bambina, invece si lascia prendere interamente dai problemi dell’ambiente che la circonda e così, con l’aiuto di alcune teorie utopistiche ascoltate in Francia – saintsimoniane e fourieriste – si improvvisa riformatrice sociale.

La principessa dal fascino misterioso, civetta e “commediante” per le molte rivali francesi, diventa di colpo una lombarda dai modi pratici e decisi. Prima di tutto vanno sistemati i bambini, ed ecco un asilo che verrà giudicato in termini entusiastici da Ferrante Aporti, poi vengono le scuole, maschili e femminili, con grande scandalo dei nobili lombardi e del buon Manzoni che non capisce perché si debbano istruire i contadini. Il paese si trasforma, dapprima è diffidente, poi accoglie le innovazioni con gioia, anche perché la Signora segue attentamente ogni iniziativa e ne garantisce il buon esito.

La ricerca dell’Unità d’Italia attraverso il sostegno ai Savoia, anche se le sue idee erano repubblicane:

Cristina Trivulzio Belgiojoso continua anche la sua opera politica cercando di convincere tutti che l’unica soluzione per muoversi verso l’unione italiana era di supportare Carlo Alberto e quindi il prevalere della dinastia dei Savoia. Il suo obiettivo non era una monarchia, ma una repubblica italiana simile alla francese; tuttavia, se per arrivare alla repubblica bisognava prima unire l’Italia, l’unico mezzo era di appoggiare la monarchia dei Savoia.

Fondò due giornali, “l’Ausonio” ed “il Crociato”. Di grandissima importanza il suo contributo alle cinque giornate di Miliano e soprattutto alla insurrezione della Repubblica Romana, dove dirige gli ospedali:

Nel 1848, trovandosi a Napoli durante l’insurrezione che porta alle cinque giornate di Milano, parte subito per questa città; inoltre paga il viaggio ai circa 200 napoletani che decidono di seguirla, tra gli oltre 10.000 patrioti che si erano assiepati sul molo per augurarle buona fortuna.

Per qualche mese si respira aria di libertà, ma si sviluppano anche forti discordie interne sulle modalità del proseguimento della lotta. Pochi mesi dopo, il 6 agosto 1848, gli austriaci ritornano a Milano e lei, come molti altri, è costretta all’esilio per salvarsi la vita. Si calcola che almeno un terzo degli abitanti di Milano espatriasse prima del ritorno degli austriaci.

Passato un anno, Cristina Trivulzio Belgiojoso si ritrova in prima linea nel corso dell’insurrezione romana divampata dal 9 febbraio al 4 luglio del 1849. A lei assegnarono l’organizzazione degli ospedali, compito che assolse con dedizione e competenza, tanto da poter essere considerata come antesignana di Florence Nightingale.

Alle fine fu costretta a riparare in Turchia:

Anche a Roma la rivolta è sedata e per di più proprio con l’aiuto dei francesi sui quali Cristina tanto aveva contato. Sfumata anche questa speranza di libertà e sentendosi tradita dal suo stesso amico Napoleone III, salpa su una nave diretta a Malta. Inizia così un viaggio che la porta in Grecia per finire in Asia Minore, nella sperduta e desolata valle di Ciaq Maq Oglù, vicino alla odierna Ankara, Turchia.

Dopo una amnistia tornò nel suo paese natale, riuscì a vedere la riunificazione del Paese e morì nel 1871.

Una grande donna, una immensa figura di libertà, di ribellione e soprattutto di patriottismo.

In un saggio da lei composto negli ultimi anni scrisse:
”La condizione delle donne non è tollerabile se non nella gioventù. Gli uomini che decidono della di lei sorte, non mirano che alla donna giovane […]. Che le donne felici e stimate del futuro rivolgano i pensieri al dolore e all’umiliazione di quelle che le hanno precedute nella vita e ricordino con un po’ di gratitudine i nomi di quante hanno aperto e preparato la strada alla loro mai gustata prima e forse sognata felicità”.

Fonti: Wikipedia, Facebook e Storia di Milano

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