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I moti del 1830-31: le insurrezioni di Modena e Parma, Ciro Menotti

9 aprile, 2011

Dopo i moti del 1820-21 nati in Spagna e poi propagatisi in Europa, Italia compresa, con le insurrezioni in Piemonte e nel Regno delle due Sicilie, si dovette attendere un decennio esatto per assistere a qualcosa di simile. Il 1830 fu caratterizzato da rivolte e cospirazioni attuate da militari e borghesi contro l’assolutismo dei Sovrani europei.

La prima insurrezione fu quella francese, contro il Re Carlo X, assolutista e tirannico. Al potere da 1824, il sovrano di Francia aveva limitato i poteri del Parlamento sino ad attuare un vero e proprio colpo di stato nel 1830 a causa della vittoria del fronte liberale nelle elezioni della Camera. Anche a causa di una crisi economica grave, il popolo insorse e guidato dai borghesi, cacciò il Carlo X ed elesse ‘l’artistocratico illuminato’ Luigi Filippo d’Orleans come nuovo Re di Francia.

Dopo la novità francesi, arrivarono anche l’indipendenza del Belgio dai Paesi Bassi, aiutata anche dall’intervento della ‘nuova Francia’ di Luigi Filippo, ed il tentativo di affrancamento della Polonia dalla vicina Russia. I polacchi fallirono, anche per la non ingerenza dei francesi. Stessa cosa accadde purtroppo a noi italiani.

La situazione della penisola era la seguente:

Il Sud era dominio dei Borbone con il Regno delle due Sicilie, il Centro era appannaggio del Papa con lo Stato Pontificio, la sola Toscana appariva libera dal controllo di sovrani assolutisti. I ducati di Parma e Modena, sotto influenza austriaca, occupavano la parte restante della zona centro-settentrionale. Al Nord l’impero Austriaco dominava il Lombardo Veneto, infine il Piemonte e la Liguria,  costituivano il Regno di Sardegna, assieme all’omonima isola.

I moti del’30 in Italia furono caratterizzati dalle rivolte nei ducati di Parma e Modena e di alcune città dello Stato Pontificio, uno dei patrioti impegnati nelle rivolte fu Ciro Menotti:

Affiliato alla Carboneria fin dal 1817, maturò fin da giovane un forte sentimento democratico e patriottico che lo portò a rifiutare la dominazione austriaca in Italia. Affascinato dal nuovo corso del re Luigi Filippo d’Orléans, dal 1820 tenne frequenti contatti con i circoli liberali francesi e con gli esuli democratici italiani, come Cristina Trivulzio Belgioioso e sua madre Vittoria dei Gherardini: l’obiettivo era quello di liberare il ducato di Modena dal giogo dell’Austria.

Modena era allora governata dal duca Francesco IV d’Asburgo-Este, arciduca d’Austria. Egli reputava il ducato di Modena troppo piccolo per le sue ambizioni: aveva continui rapporti diplomatici con i diversi stati europei e manteneva una corte sfarzosa come fosse un grande sovrano. Ciò spiega il suo interessamento per i movimenti rivoluzionari che agitavano l’Italia, da un lato temendoli e agendo duramente contro di loro, dall’altro lusingandoli nella speranza di potere sfruttare e volgere la loro azione a vantaggio dei propri interessi personali….

Menotti decise quindi di coinvolgere il sovrano di Modena nei progetti insurrezionali:

Avvicinato da Menotti, inizialmente Francesco IV non reagì al progetto rivoluzionario: forse c’erano accordi precisi fra i due tramite anche un altro liberale, l’avvocato Enrico Misley, frequentatore abituale della corte ducale.

Nel gennaio del 1831 Menotti organizzò nei minimi dettagli la sollevazione, cercando il sostegno popolare e l’approvazione dei neonati circoli liberali che stavano proliferando in tutta la Penisola. Il 3 febbraio 1831, dopo aver raccolto le armi, Menotti radunò una quarantina di congiurati nella propria abitazione, poco distante dal Palazzo Ducale, per organizzare la rivolta.
Francesco IV, tuttavia, con un brusco voltafaccia certamente impostogli dal governo austriaco, decise di ritirare il suo appoggio alla causa menottiana ed anzi chiese l’intervento restauratore della Santa Alleanza.

Il duca fece circondare dalle sue guardie la casa; seguirono alcuni spari e i congiurati cercarono di fuggire, alcuni ci riuscirono, altri no e fra questi Ciro Menotti, che, saltato da una finestra nel giardino retrostante la casa, rimase ferito e fu catturato e imprigionato. Intanto però i disordini erano cominciati soprattutto nella vicina Bologna. Il duca scrisse subito un ordine al Governatore di Reggio: «Questa notte è scoppiata contro di me una terribile congiura. Mandatemi il boia», poi pensò bene di riparare a Mantova, allora facente parte dei domini austriaci in Italia, portando però con sé Menotti.

Fallita la rivolta, il duca, rassicurato, il 9 marzo rientrò a Modena, sempre portandosi dietro il Menotti prigioniero.

Anche nel Ducato di Parma le cose si svolsero allo stesso modo, con la cacciata temporanea della sovrana, Maria Luigia:

Nel 1831, a seguito dei moti rivoluzionari di febbraio e marzo, indirizzati più contro il suo primo ministro, l’odiato barone Joseph von Werklein impostole dal Metternich, la duchessa è costretta ad abbandonare la capitale, che nel frattempo insediava un governo provvisorio affidandolo al conte Filippo Linati. Il 18 febbraio Maria Luigia decretò che fino a nuova disposizione si sarebbe stabilita, con il governo, a Piacenza. In questa città la sovrana viene accolta calorosamente, ma temendo una rappresaglia dei parmensi, si decise di rinforzare la cinta muraria. Maria Luigia chiese rinforzi militari al padre e in agosto le truppe austriache entrarono in Parma e ristabilirono l’ordine con la forza.

Con il mancato sostegno francese, le divisioni tra gli insorti e lo scarso consenso popolare, i moti fallirono. L‘intervento austriaco rimise sui troni di Modena e Parma i rispettivi sovrani, Francesco IV e Maria Luisa. Arrivarono quindi le repressioni contro i rivoluzionari, per Menotti non vi fu scampo:

Nonostante le numerose suppliche che gli pervennero da più parti perché concedesse una commutazione della pena, il duca fu irremovibile e la sentenza venne eseguita nella Cittadella, assieme a quella di Vincenzo Borelli, reo di aver redatto l’atto di decadenza di Francesco IV dopo la sua fuga dal ducato e per questo condannato a morte. Menotti passò la notte prima dell’esecuzione con un sacerdote al quale consegnò una nobilissima lettera per la moglie, lettera che le guardie confiscarono e che fu consegnata alla vedova dai liberatori, solo nel 1848, due anni dopo la morte del Duca e alla cacciata degli Asburgo-Este.
La sentenza di morte venne pubblicata solo dopo l’esecuzione, allo scopo di evitare possibili disordini e rivolte.

Un brano dela lettera che Menotti scrisse alla moglie poche ore prima di essere giustiziato:

……..

Carissima moglie. La tua virtù e la tua religione siano teco, e ti assistano nel ricevere questo foglio. Sono le ultime parole dell’infelice tuo Ciro. Egli ti rivedrà in più beato soggiorno. Vivi ai figli e fa loro anche da padre: ne hai tutti i requisiti. Il supremo amoroso comando che impongo al tuo cuore è quello di non abbandonarti al dolore, studia di vincerlo e pensa chi è che te lo suggerisce e te lo consiglia. Non resterai che orbata di un corpo, che pure doveva soggiacere al suo fine, l’anima mia sarà teco unita per tutta l’eternità. Pensa ai figli e in essi continua a vedere il loro genitore: e quando saranno adulti dà loro a conoscere quanto io amavo la patria. Faccio te interprete del mio congedo con la famiglia. Io muoio col nome di tutti nel cuore: e la mia Cecchina ne invade la miglior parte.

Non ti spaventi l’idea dell’immatura mia fine. Iddio che mi accorda forza e coraggio per incontrarla come la mercede del giusto, Iddio mi aiuterà al fatal momento……..

 

In sintesi i moti insurrezionali del 1830-31 possono essere riassunti in questo schema:

  1. Novità rispetto al 1820-21
    • Base sociale piú ampia; iniziativa dei ceti borghesi e non dei militari;
    • Aspirazioni unitarie, almeno nei programmi dei promotori; deposizione dei sovrani.
  2. Cause del fallimento
    • Il persistere, nonostante l’aspirazione all’unità, di rivalità municipali;
    • Divisione tra democratici repubblicani e moderati;
    • contegno passivo della Francia (“il sangue dei francesi appartiene solo alla Francia”).
  3. Conseguenze e bilancio
    • Dure reazioni, specie a Modena e nello Stato Pontificio (Papa Gregorio XVI, 1831-1846);
    • Gli austriaci a Modena e i francesi ad Ancona fino al 1838;
    • Evidente necessità di non contare sull’aiuto straniero, di superare l’organizzazione settaria e di mirare invece ad una salda organizzazione unitaria

Fonti: Wikipedia, Spinningpolitics.it

Articoli precedenti:

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2 commenti leave one →
  1. Anonimo permalink
    10 dicembre, 2011 3:02 pm

    ottimo testo grazie

    Mi piace

  2. Anonimo permalink
    15 novembre, 2012 12:28 pm

    è tutta roba inutile per me

    Mi piace

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