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Storia della Costituzione: Articolo 3, l’Uguaglianza e le Pari Opportunità

29 maggio, 2011

Articolo 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

L’articolo 3 è forse il piu bello di tutta la Costituzione. Nelle poche righe che leggete qui sopra è riassunto il massimo compito che la nostra Carta si prefigge: l’uguaglianza, le pari opportunità per tutti i cittadini. Quando, nel 1946, iniziarono i dibattiti alla Assemblea Costituente, l’Italia era appena uscita dalla seconda guerra mondiale, il paese era parzialmente distrutto, il popolo viveva in una situazione difficile, tra la speranza di una rinascita e la paura di non farcela. I diritti erano davvero pochi, cosi come le tutele sociali. Si sentiva quindi il bisogno di affermare, nella Carta Fondamentale, che l’obiettivo ultimo della Repubblica sarebbe stato quello di aiutare i cittadini a raggiungere un regime di vita dignitoso, nel rispetto di tutte le individualità.

La seconda parte dell’articolo è molto importante e segna una discontinuità con la Costituzione del Regno d’Italia, lo Statuto Albertino:

Lo Statuto Albertino garantiva l’uguaglianza, ma lasciava al mercato, alla libertà e volontà del singolo, e in ultimo alla società, il compito di eliminare gli ostacoli che impedivano in concreto l’effettivo raggiungimento del risultato egualitario. Così veniva a verificarsi il paradosso di una società formalmente egualitaria, ma sostanzialmente diseguale.
Il regime fascista, d’altro canto, non attenuò certamente le profonde diseguaglianze sociali, sebbene molte misure adottate dal sistema corporativo avevano (almeno apparentemente) proprio un simile obiettivo. E questo perché il Fascismo partiva da un’ideologia che tendeva ad appiattire il sistema sociale ed economico al princìpio dello Stato Etico. Perciò, comprimendo la libertà e l’iniziativa, comprimendo l’autotutela dei lavoratori e dunque delle classi più deboli, impediva in concreto lo sviluppo di tutti quei meccanismi poi attuati nel più progredito sistema repubblicano, informato al princìpio dello Stato Sociale.

Per sintetizzare il principio cardine dell’Articolo 3 dobbiamo farci aiutare, ancora una volta, da Piero Calamandrei, che nel suo ‘Discorso sulla Costituzione‘ afferma:

Perché quando l’articolo 3 vi dice “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli, di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana” riconosce, con questo, che questi ostacoli oggi ci sono, di fatto e che bisogna rimuoverli. Dà un giudizio, la Costituzione, un giudizio polemico, un giudizio negativo, contro l’ordinamento sociale attuale, che bisogna modificare, attraverso questo strumento di legalità, di trasformazione graduale, che la Costituzione ha messo a disposizione dei cittadini italiani. Ma non è una Costituzione immobile, che abbia fissato, un punto fermo. E’ una Costituzione che apre le vie verso l’avvenire, non voglio dire rivoluzionaria, perché rivoluzione nel linguaggio comune s’intende qualche cosa che sovverte violentemente; ma è una Costituzione rinnovatrice, progressiva,che mira alla trasformazione di questa Società, in cui può accadere che, anche quando ci sono le libertà giuridiche e politiche, siano rese inutili, dalle disuguaglianze economiche e dalla impossibilità, per molti cittadini, di essere persone e di accorgersi che dentro di loro c’è una fiamma spirituale che, se fosse sviluppata in un regime di perequazione economica, potrebbe anch’essa contribuire al progresso della Società. Quindi polemica contro il presente, in cui viviamo e impegno di fare quanto è in noi per trasformare questa situazione presente.

A distanza di oltre sessanta anni possiamo senz’altro dire che di progressi verso la piena uguaglianza ce ne sono stati ma che ancora oggi lo spirito guida di questa parte della Costituzione non è del tutto pienamente attuato. Molti sono ancora i cittadini di ‘serie B’, diversi i diritti non pienamente acquisiti. Il cammino è  lungo ed impervio ma nulla è precluso, perche come dice lo stesso articolo “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”

Alla stesura dell’articolo, nelle sottocommissioni, tra il 1946 ed il 1947, lavorarono tra gli altri Togliatti (PCI), Basso (PSIUP), La Pira e Moro (DC)

L’evoluzione dell’Articolo 3:

Evoluzione dell’Articolo

L’11 settembre 1946 la prima Sottocommissione della Commissione per la Costituzione approva l’articolo nel seguente testo:

«Gli uomini, a prescindere dalla diversità di attitudini, di sesso, di razza, di nazionalità, di classe, di opinione politica e di religione, sono uguali di fronte alla legge e hanno diritto a uguale trattamento sociale.

È compito perciò della società e dello Stato eliminare gli ostacoli di ordine economico-sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza degli individui, impediscono il raggiungimento della piena dignità della persona umana e il completo sviluppo fisico, economico, culturale e spirituale di essa».

***

Il 18 ottobre 1946 la prima Sottocommissione della Commissione per la Costituzione approva il seguente articolo:

«Il lavoro e la sua partecipazione concreta negli organismi economici sociali e politici è il fondamento della democrazia italiana».

***

Il 28 novembre 1946 la prima Sottocommissione della Commissione per la Costituzione approva il seguente articolo, che sostituisce quello approvato il 18 ottobre 1946:

«Lo Stato italiano è una Repubblica democratica. Essa ha per suo fondamento il lavoro e la partecipazione concreta di tutti i lavoratori all’organizzazione economica, sociale e politica del Paese».

***

Il 12 dicembre 1946 la seconda Sezione della seconda Sottocommissione della Commissione per la Costituzione approva il seguente articolo:

«Tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge e possono far valere i loro diritti e interessi innanzi ai Tribunali senza limitazioni o speciali autorizzazioni.

La tutela giurisdizionale, accordata in via generale dalla legge per tutti gli atti della pubblica amministrazione, non può neanche per legge essere soppressa o limitata per determinate categorie di atti.

Nelle controversie di diritto tributario è abolita la limitazione per la quale gli atti di opposizione dei contribuenti non sono ammissibili in giudizio, se non preceduti dal pagamento del tributo».

***

Il 24 gennaio 1947 la Commissione per la Costituzione in seduta plenaria approva il seguente articolo:

«L’Italia è Repubblica democratica. Essa ha per fondamento il lavoro e la partecipazione effettiva di tutti i lavoratori alla organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

La sovranità emana dal popolo e si esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione e delle leggi».

***

Testi definitivi del Progetto di Costituzione elaborato dalla Commissione:

Art. 1.

L’Italia è una Repubblica democratica.

La Repubblica italiana ha per fondamento il lavoro e la partecipazione effettiva di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

La sovranità emana dal popolo ed è esercitata nelle forme e nei limiti della Costituzione e delle leggi.

Art. 7.

I cittadini, senza distinzione di sesso, di razza e lingua, di condizioni sociali, di opinioni religiose e politiche, sono eguali di fronte alla legge.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli d’ordine economico e sociale che limitano la libertà e l’eguaglianza degli individui e impediscono il completo sviluppo della persona umana.

***

Il 24 marzo 1947, nella seduta pomeridiana, l’Assemblea Costituente approva l’articolo 7 del progetto e la sua ricollocazione come articolo 3 nel seguente testo:

«I cittadini, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di condizioni sociali, di religione e di opinioni politiche, hanno pari dignità sociale e sono eguali di fronte alla legge.

«È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il completo sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale dell’Italia».

***

Testo coordinato dal Comitato di redazione prima della votazione finale in Assemblea e distribuito ai Deputati il 20 dicembre 1947:

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

***

Il 22 dicembre 1947, nella seduta antimeridiana, l’onorevole Ruini comunica che il Comitato di redazione ha accettato di ritornare, nel primo comma, alla formula «pari dignità sociale».

***

Testo definitivo dell’articolo:

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Fonti: La nascita della Costituzione; Discorso sulla Costituzione; iljester

Articoli precedenti:

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3 commenti leave one →
  1. 7 gennaio, 2014 1:58 pm

    Sicuramente uno degli articoli più belli e importanti della nostra Costituzione. Come hai giustamente sottolineato, inoltre, c’è ancora molto da fare che nonostante ciò la sua applicazione non è molto puntuale in questo paese (tra donne, differenti orientamenti sessuali e religiosi, …)

  2. 28 dicembre, 2016 10:55 pm

    Prima di rimettere mano alla costituzione si facessero rispettare gli articoli attuali! Mah!

Trackbacks

  1. La Crisi Economica - Pagina 20

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