Gli Anni neri della Repubblica: l’arresto di Mario Chiesa e l’avvio di Tangentopoli

Dal punto di vista politico, il 1992 iniziava senza grandi novità. La legislatura stava volgendo al termine. Il Governo, presieduto da Giulio Andreotti, si apprestava ad organizzare le elezioni politiche in primavera. Al Quirinale c’era Francesco Cossiga, un democristiano che negli ultimi tempi, complice anche una certa ‘stanchezza’ dell’opinione pubblica verso la classe politica nazionale, aveva iniziato a fare dichiarazioni poco ‘politically correct’. Le famose ‘esternazioni’ , cosi si usava chiamarle in quel periodo.

La maggioranza di governo, un quadripartito formato da democristiani, socialisti, liberali e socialdemocratici, era retta dall’accordo tra il capo dell’esecutivo Giulio Andreotti, il segretario della Dc Arnaldo Forlani ed il segretario del Psi Bettino Craxi. Il cosiddetto ‘CAF‘ (dalle iniziali dei tre), nato qualche anno prima e che avrebbe dovuto portare i tre leader a spartirsi le cariche istituzionali dopo le elezioni di aprile. Andreotti o Forlani sarebbero saliti sul Colle ed a Craxi sarebbe andata la poltrona di Presidente del Consiglio.  Un disegno già scritto nei patti. Un progetto però che non si sarebbe mai realizzato, abbattuto dall’inchiesta giudiziaria che da li a qualche mese avrebbe sconvolto il nostro Paese.

Il 17 febbraio 1992 infatti, a Milano, veniva arrestato il presidente del Pio Albergo Trivulzio, un istituto di degenza per anziani. L’accusa era quella di aver preso una tangente dalla ditta di pulizie, costretta a pagare la ‘mazzetta’ per poter continuare a lavorare. L’arrestato si chiamava Mario Chiesa ed era anche un esponente locale del Partito Socialista.

La notizia dell'arresto di Chiesa, pagina 9 de La Stampa del 18 febbraio 1992

« Tutto era cominciato un mattino d’inverno, il 17 febbraio 1992, quando, con un mandato d’arresto, una vettura dal lampeggiante azzurro si era fermata al Pio Albergo Trivulzio e prelevava il presidente, l’ingegner Mario Chiesa, esponente del Partito Socialista Italiano con l’ambizione di diventare sindaco di Milano. Lo pescano mentre ha appena intascato una bustarella di sette milioni, la metà del pattuito, dal proprietario di una piccola azienda di pulizie che, come altri fornitori, deve versare il suo obolo, il 10 per cento dell’appalto che in quel caso ammontava a 140 milioni. » (Enzo Biagi, Era Ieri)

L’inchiesta, denominata ‘Mani Pulite‘ era diretta dal magistrato Antonio Di Pietro. Il suo collega, Gherardo Colombo, racconta come nacque il tutto:

Le indagini ebbero inizio il 17 febbraio 1992 , con un arresto da cui scaturì tutto. In realtà, era successa una cosa non eccezionale: uno di quei fatti che ogni tanto capitano, ma che prima di allora non avevano dato origine a risultati delle dimensioni di Mani pulite. Qualche giorno prima del 17, l’imprenditore Luca Magni , titolare di una società di pulizie in rapporti con il Pio Albergo Trivulzio , si era visto chiedere dal presidente del Trivulzio Mario Chiesa dei soldi per poter continuare a lavorare. Magni, invece di pagare, decise di rivolgersi ai carabinieri: Antonio Di Pietro fu incaricato delle indagini perché credo fosse il pm di turno.(…)
Questa fase la conosco di riflesso, perché non sono entrato subito nell’istruttoria. Già ad aprile i dirigenti della Procura, in particolare Gerardo D’Ambrosio , ma anche Saverio Borrelli , vedendo che le inchieste stavano crescendo a vista d’occhio, mi contattarono prevedendo che nel giro di pochi giorni Di Pietro non sarebbe stato in grado di affrontare tutto da solo.
…..
ho risposto «sì» e sono entrato a far parte, insieme con Di Pietro, del «duo» incaricato di investigare. Abbiamo cominciato però a svelare una quantità quasi incredibile di corruzioni e così nel giro di un altro mese decisero di affiancarci anche Pier Camillo Davigo .(…)

Il ruolo di Di Pietro nella svolta delle indagini:

Antonio Di Pietro, (…) conosceva già bene il sistema della corruzione, per aver fatto altre inchieste (sulle patenti facili, sulle “carceri d’oro”, su Lombardia informatica, sulle tangenti Atm…). Lo aveva addirittura descritto, il sistema, un anno prima di pizzicare Mario Chiesa: nel numero del maggio 1991 di un piccolo mensile milanese, Società civile, aveva firmato un articolo in cui lanciava una formula destinata ad avere successo: “dazione ambientale”. Ricordava la distinzione, imposta dal codice penale, tra corrotto (il pubblico ufficiale che accetta la bustarella dall’imprenditore) e concussore (l’amministratore che la bustarella invece la pretende). Sosteneva però che questa distinzione è superata nei fatti: “Più che di corruzione o di concussione, si deve parlare di dazione ambientale, ovvero di una situazione oggettiva in cui chi deve dare il denaro non aspetta più nemmeno che gli venga richiesto; egli, ormai, sa che in quel determinato ambiente si usa dare la mazzetta o il pizzo e quindi si adegua”.

Un altro ingrediente: Di Pietro
, quando arresta Chiesa, sa già tutto sul personaggio. Conosce i suoi metodi, i suoi amici, i suoi conti in banca... Aveva infatti indagato, nel corso di un procedimento per diffamazione, su un personaggio molto vicino a Chiesa, Mario Sciannameo, impresario di pompe funebri che, guarda caso, aveva l’esclusiva dei funerali dei poveri vecchietti che morivano al Pio Albergo Trivulzio.

Nel dettaglio, le accuse rivolte a Chiesa erano gravi:

Chiesa era stato colto in flagrante mentre intascava una tangente dall’imprenditore monzese Luca Magni che, stanco di pagare, aveva chiesto aiuto alle forze dell’ordine. Magni, d’accordo coi carabinieri e con Di Pietro, fece ingresso alle 17,30 nell’ufficio di Mario Chiesa, portando con sé 7 milioni di lire, corrispondenti alla metà di una tangente richiestagli da quest’ultimo; l’appalto ottenuto dall’azienda di Magni era infatti di 140 milioni e Chiesa aveva preteso per sé il 10%, quindi una tangente da 14 milioni. Magni aveva un microfono e una telecamera nascosti e, appena Chiesa ripose i soldi in un cassetto della scrivania, dicendosi disponibile a “rateizzare” la transazione, nella stanza irruppero i militari, che notificarono l’arresto. Chiesa, a quel punto, afferrò il frutto di un’altra tangente, stavolta di 37 milioni, e si rifugiò nel bagno attiguo, dove tentò di liberarsi del maltolto buttando le banconote nel water; ma invano.

L’arresto ebbe eco nazionale e la stampa iniziò ad occuparsi delle indagini. Bettino Craxi, leader del PSI, liquidò l’accaduto come un fatto ‘sporadico’ definendo l’arrestato come un mariuolo isolato. Peccato però che Chiesa non fosse ‘uno qualsiasi’ ma appartenesse alla schiera dei fedelissimi di Craxi, in procinto di candidarsi alla poltrona di Sindaco di Milano.

Abbandonato dai suoi colleghi di partito, Mario Chiesa, dapprima reticente, decise di collaborare con i magistrati milanesi ed iniziò a rivelare ciò che molti già immaginavano, un vasto ed articolato sistema di corruzione che legava politica ed appalti:

Così, sotto interrogatorio, Chiesa rivelò che il sistema delle tangenti era molto più esteso rispetto a quanto affermato da Craxi. Secondo le sue dichiarazioni, la tangente era diventata una sorta di “tassa”, richiesta nella stragrande maggioranza degli appalti. A beneficiare del sistema erano stati politici e partiti di ogni colore, specialmente quelli al governo come appunto la DC e il PSI. Chiesa fece anche i nomi delle persone coinvolte.

Viste le imminenti elezioni politiche, la Procura di Milano decise di mantenere sulle indagini il più assoluto riserbo anche se la stampa ed alcuni partiti, come la Lega Nord, cavalcarono fin da subito l’inchiesta.

Le elezioni del 5 aprile sancirono la sconfitta dei partiti tradizionali. La Dc perse il 5%, i socialisti che si attendevano un risultato notevole, arretrarono di un punto. Pds e Prc, eredi del Pci, lasciarono sul campo un quarto dei voti.

Subito dopo le elezioni, esplose la vera e propriaTangentopoli‘:

Subito dopo le elezioni, molti industriali e politici furono arrestati con l’accusa di corruzione. Le indagini iniziarono a Milano, ma si propagarono velocemente ad altre città, man mano che procedevano le confessioni.
…..
Fondamentale, per questa espansione esponenziale delle indagini, fu la diffusa tendenza dei leader politici a privare del proprio appoggio i politici meno importanti che venivano arrestati; questo fece sì che molti di questi si sentissero traditi e spesso accusassero altri politici, che a loro volta ne accusavano altri ancora.

Coinvolti politici ma anche imprenditori,senza risparmiare società leader del nostro Paese:

Il 22 aprile vengono arrestati otto imprenditori, i primi di una lunga serie: hanno lavorato per il Trivulzio, hanno pagato tangenti a Chiesa. Confessano quasi subito. Sono sollevati, alla fine, si sono liberati da un peso: non solo morale, ma anche economico. Mani pulite esplode. Tanti altri imprenditori corrono a raccontare le loro tangenti. Denunciano i cassieri segreti dei partiti, quelli che facevano il giro a raccogliere mazzette. Tra questi, il democristiano Maurizio Prada, presidente dell’Atm (l’azienda milanese dei trasporti), che fa compiere all’indagine una svolta: ma come, noi politici siamo diventati i cattivi, la gente applaude al nostro arresto; e loro, gli imprenditori, che fino a ieri ci correvano dietro per pagarci e vincere gli appalti senza fatica, ora fanno i concussi, i santerellini obbligati a pagare dai partiti malvagi? Ora li aggiusto io, avrà pensato. E ha cominciato a raccontare le tangenti gentilmente offerte da una azienda che, grande com’è, se avesse voluto, avrebbe certamente potuto non pagare: la Fiat.

Da lì a pochi mesi il palazzo di Giustizia di Milano sarebbe diventato, per i corrotti, il Simbolo della nuova ‘Inquisizione’, un Tribunale in grado di cancellare leader politici ed interi partiti. Per i cittadini invece avrebbe assunto il ruolo di Garante di un rinnovamento invocato da tempo.

Nei prossimi numeri tratteremo l’evolversi dello scandalo e le altre dure prove a cui sarebbe stato chiamato, a breve, il Paese.

Fonti:
http://it.wikipedia.org/wiki/Mani_pulite
http://www.societacivile.it/focus/articoli_focus/mani_pulite.html
http://www.storiaxxisecolo.it/larepubblica/repubblica8b.htm

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