Gli Anni neri della Repubblica: gli omicidi di Falcone e Borsellino, le dimissioni di Craxi, i Referendum del ’93

Riprendiamo il racconto de Gli Anni Neri della Repubblica da dove ci eravamo interrotti. A Febbraio 1992 era scoppiato lo scandalo di Tangentopoli, primi inquisiti nel PSI Milanese, nello stesso periodo veniva ucciso in Sicilia il democristiano Salvo Lima. Le elezioni politiche di aprile 1992 vedevano sconfitti i partiti tradizionali mentre si affermavano la Lega Nord di Umberto Bossi nel settentrione e la Rete di Leoluca Orlando nel Sud italia. Cossiga si dimetteva anticipatamente ed iniziavano le procedure per l’elezione del nuovo Capo dello Stato. Forlani ed Andreotti puntavano al Quirinale, senza successo. Poi, in un sabato pomeriggio di maggio….

Sono le 17,48 quando su una pista dell’aeroporto di Punta Raisi atterra un jet del Sisde, un aereo dei servizi segreti partito dall’aeroporto romano di Ciampino alle ore 16,40. Sopra c’è Giovanni Falcone con sua moglie Francesca. E sulla pista ci sono tre auto che lo aspettano. Una Croma marrone, una Croma bianca, una Croma azzurra. E’ la sua scorta, erano stati raggruppati dal capo della mobile Arnaldo La Barbera.
Una squadra affiatatissima che aveva il compito di sorvegliare Falcone dopo il fallito attentato del 1989 davanti la villa del magistrato sul litorale dell’Addaura. La solita scorta con Antonio, Antonio Montinaro, agente scelto della squadra mobile che, appena vede il “suo” giudice scendere dalla scaletta, infila la mano destra sotto il giubbotto per controllare la pistola.
Tutto è a posto, non c’è bisogno di sirene, alle 17,50 il corteo blindato che trasporta il direttore generale degli Affari penali del ministero di Grazia e giustizia è sull’autostrada che va verso Palermo.
Tutto sembra tranquillo, ma così non è. Qualcuno sa che Falcone è appena sbarcato in Sicilia, qualcuno lo segue, qualcuno sa che dopo otto minuti la sua Croma passerà sopra quel pezzo di autostrada vicino alle cementerie.
La Croma marrone è davanti. Guida Vito Schifani, accanto c’è Antonio, dietro Rocco Di Cillo. E corre, la Croma marrone corre seguita da altre due Croma, quella bianca e quella azzurra. Sulla prima c’è il giudice che guida, accanto c’è Francesca Morvillo, sua moglie, anche lei magistrato. Dietro l’autista giudiziario, Giuseppe Costanza, dal 1984 con Falcone, che era solito guidare soltanto quando viaggiava insieme alla moglie. E altri tre sulla Croma azzurra, Paolo Capuzzo, Gaspare Cervello e Angelo Corbo. Un minuto, due minuti, la campagna siciliana, l’autostrada, l’aeroporto che si allontana, quattro minuti, cinque minuti.
Ore 17,59, autostrada Trapani-Palermo. Investita dall’esplosione la Croma marrone non c’è più. La Croma bianca è seriamente danneggiata, si salverà Giuseppe Costanza che sedeva sui sedili posteriori. La terza, quella azzurra, è un ammasso di ferri vecchi, ma dentro i tre agenti sono vivi, feriti ma vivi. Feriti come altri venti uomini e donne che erano dentro le auto che passavano in quel momento fra lo svincolo di Capaci e Isola delle Femmine.

Il brutale omicidio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Rocco Di Cillo, Vito Schifani ed Antonio Montinaro sconvolse l’Italia intera ma la storia di Falcone era quella di un uomo solo, abbandonato da colleghi ed istituzioni. L’ultimo periodo della sua vita era stato impiegato per mettere appunto leggi e regolamenti che consentissero una maggiore forza di azione antimafia. I suoi progetti però non erano condivisi da molti esponenti politici e giudiziari, compresi quelli di CentroSinistra:

In questo periodo, che va dal 1991 alla sua morte, Falcone fu molto attivo, cercando in ogni modo di rendere più incisiva l’azione della magistratura contro il crimine. Tuttavia, la vicinanza di Giovanni Falcone al socialista Claudio Martelli costò al magistrato siciliano violenti attacchi da buona parte del mondo politico. In particolare, l’appoggio di Martelli fece destare sospetti da parte dei partiti di centro sinistra che fino ad allora avevano appoggiato una possibile candidatura di Falcone.
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Il 15 ottobre 1991 Giovanni Falcone è costretto a difendersi davanti al CSM in seguito all’esposto presentato il mese prima (l’11 settembre) da Leoluca Orlando. L’esposto contro Falcone era il punto di arrivo della serie di accuse mosse da Orlando al magistrato palermitano, il quale ribatté ancora alle accuse definendole «eresie, insinuazioni» e «un modo di far politica attraverso il sistema giudiziario»
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Il ruolo di “Superprocuratore” a cui stava lavorando avrebbe consentito di realizzare un potere di contrasto alle organizzazioni mafiose sin lì impensabile. Ma ancor prima che egli vi venisse formalmente indicato, si riaprirono ennesime polemiche sul timore di una riduzione dell’autonomia della Magistratura ed una subordinazione della stessa al potere politico. Esse sfociarono per lo più in uno sciopero dell’Associazione Nazionale Magistrati
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Dopo l’assassinio.. Il giudice Ilda Boccassini urlerà la sua rabbia rivolgendosi ai colleghi nell’aula magna del Tribunale di Milano: «Voi avete fatto morire Giovanni, con la vostra indifferenza e le vostre critiche; voi diffidavate di lui; adesso qualcuno ha pure il coraggio di andare ai suoi funerali». Nel suo sfogo il magistrato, che si farà trasferire a Caltanissetta per indagare sulla strage di Capaci, ricorderà anche il linciaggio subito dall’amico Falcone da parte dei suoi colleghi magistrati
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In particolare, l’opposizione a Falcone dei magistrati vicini al Pds fu fortissima: al Csm, per tre volte il magistrato palermitano subì dei veti. Quando concorse al posto di super-procuratore antimafia, gli venne preferito Agostino Cordova, procuratore capo di Palmi. Alessandro Pizzorusso, componente laico del Csm designato dal Partito Comunista, firmò un articolo sull’Unità sostenendo che Falcone non fosse “affidabile” e che essendo “governativo”, avrebbe perso le sue caratteristiche di indipendenza. Successivamente, quando al Consiglio superiore della magistratura si dovette decidere se Falcone dovesse essere posto o meno a capo dell’Ufficio istruzione di Palermo, gli venne preferito Antonino Meli; votarono per quest’ultimo e quindi contro Falcone anche gli esponenti di Magistratura democratica, vicini al Pds, Giuseppe Borré ed Elena Paciotti, quest’ultima poi eletta europarlamentare dei Democratici di Sinistra.

Nelle giornate successive alla uccisione di Falcone, il Parlamento elesse il nuovo Capo dello Stato, il democristiano Oscar Luigi Scalfaro. L’Italia aveva bisogno al piu presto di un Governo nel pieno esercizio dei suoi poteri, al momento infatti era ancora in carica il dimissionario esecutivo Andreotti, nato nella precedente legislatura ed oramai a fine mandato. Il nuovo Parlamento, in piena Tangentopoli, avrebbe dovuto vedere il ritorno di Bettino Craxi alla guida del Governo. Tangentopoli però, che vedeva molti esponenti socialisti coinvolti nelle inchieste, impedì al leader del PSI di tornare a Palazzo Chigi:

Craxi che ebbe già Scalfaro in suoi due governi come Ministro degli Interni, avanza la richiesta di salire nuovamente a Palazzo Chigi, ma l’odor di tangenti spingono Scalfaro a negargli ciò, il “ti massacreranno” che rivolse a Craxi è inequivocabile.
Scelse un socialista nella rosa di tre nomi che Craxi gli propose come sue alternative, De Michelis, Martelli, Amato, venne scelto quest’ultimo, non a caso poco dopo per Martelli e De Michelis partiranno delle indagini.

I mesi successivi furono un calvario. Il 19 luglio del 1992 la mafia uccise anche Paolo Borsellino. L’attacco allo Stato, iniziato con l’omicidio Falcone, era in atto.

Una Fiat 126 parcheggiata nei pressi dell’abitazione della madre con circa 100 kg di esplosivo a bordo (semtex e/o tritolo[40][41][42]) detonò al passaggio del giudice, uccidendo oltre a Paolo Borsellino anche i cinque agenti di scorta Emanuela Loi (prima donna della Polizia di Stato caduta in servizio), Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto fu Antonino Vullo, ferito mentre parcheggiava uno dei veicoli della scorta[43].

Il 24 luglio diecimila persone partecipano ai funerali privati di Borsellino (i familiari rifiutarono il rito di Stato, poiché la moglie Agnese Borsellino, accusava il governo di non aver saputo proteggere il marito, voleva una cerimonia privata senza la presenza dei politici), celebrati nella chiesa di Santa Maria Luisa di Marillac, disadorna e periferica, dove il giudice era solito sentir messa, quando poteva, nelle domeniche di festa. L’orazione funebre la pronuncia Antonino Caponnetto, il vecchio giudice che diresse l’ufficio di Falcone e Borsellino: «Caro Paolo, la lotta che hai sostenuto dovrà diventare e diventerà la lotta di ciascuno di noi». Pochi i politici: il presidente Scalfaro, Francesco Cossiga, Gianfranco Fini, Claudio Martelli. Il funerale è commosso e composto, interrotto solo da qualche battimani. Qualche giorno prima, i funerali dei 5 agenti di scorta si svolsero nella Cattedrale di Palermo, ma all’arrivo dei rappresentanti dello stato (compreso il neo Presidente della Repubblica Italiana, Oscar Luigi Scalfaro), una folla inferocita sfondò la barriera creata dai 4000 agenti chiamati per mantenere l’ordine, la gente mentre strattonava e spingeva, gridava “FUORI LA MAFIA DALLO STATO”. Il Presidente della Repubblica venne tirato fuori a stento dalla calca, venne spintonato anche il capo della polizia.

Ogni giorno si susseguivano avvisi di garanzia, arresti perquisizioni. Coinvolti nomi noti e meno noti della Politica e dell’Imprenditoria locale e nazionale, alcuni flash dell’epoca:

” Milano – Anche imprenditori e funzionari dentro “Mani pulite”. – Dopo le ultime misure giudiziarie prese nell’ambito dell’inchiesta, le persone coinvolte sono 73, di cui 61 arrestate o agli arresti domiciliari: 43 politici (17 Psi, 15 Dc, 8 Pds, 2 Pri, 1 Psdi), di cui dieci parlamentari; tre funzionari; 27 imprenditori o dirigenti d’azienda”. (Ib, 12 luglio, ore 17,12)

Alcuni personaggi politici coinvolti nell’inchiesta non ressero alla tensione ed alla vergogna e si suicidarono:

Il 17 giugno 1992 si suicidò Renato Amorese , che era segretario del Psi a Lodi: aveva ricevuto soltanto una informazione di garanzia. Amorese si uccise lasciando una lettera indirizzata a Di Pietro, a cui si rivolse direttamente ringraziandolo per la sensibilità dimostata pur nel giusto rigore delle sue funzioni. Qualche mese dopo si suicidò, il 2 settembre, il deputato Sergio Moroni , che aveva responsabilità nel Psi a livello regionale.

” Roma – Il segretario amministrativo del PSI, VINCENZO BALZAMO, non ha smentito le voci di un’informazione di garanzia per corruzione e violazione della legge sul finanziamento dei partiti”. (Ib 15 ottobre, ore 20.01)
” Roma – BALZAMO colpito da “infarto cardiaco esteso”. E’ stato ricoverato in clinica (Ib. 26 ottobre, ore 20.29).
” Roma – BALZAMO è morto – Il segretario amministrativo del PSI è morto  stamani alle ore 9 nell’ospedale di San Raffaele, dove era ricoverato dal 26 ottobre”. ( Ib. 2 novembre. ore 10.03)

Bettino Craxi, il 3 luglio 1992, con un intervento ‘storico’ in Parlamento, accusò tutto il sistema politico di allora:

Pochi mesi dopo il leader socialista fu coinvolto in prima persona nelle inchieste di Tangentopoli.

” Roma – La segreteria del PSI ha confermato l’invio di una informazione di garanzia all’onorevole BETTINO CRAXI”. (Ib. 15 dicembre, ore 14.01)
” I reati ipotizzati sarebbero concorso in corruzione, ricettazione e violazione della legge sul finanziamento dei partiti. A determinare la decisione della magistratura sarebbe stata la testimonianza dell’ex segretario del Psi Giacomo Mancini”. ( Ib. 14.05).

Terminava così la  vita politica di Bettino Craxi e quella del Partito Socialista Italiano, che sarebbe scomparso di li ad un anno.

Il Governo Amato, in carica dal giugno 1992, venne duramente colpito dalle inchieste di Mani Pulite. Ben 5 Ministri furono costretti alle dimissioni perche indagati.

Nel frattempo l’Italia, nell’aprile 1993, votava per i Referendum che avrebbero abolito il sistema elettorale vigente, il proporzionale, lasciando campo libero ad un nuova legge elettorale, il Maggioritario.

Ma soprattutto il primo governo Amato, che tra febbraio e marzo del 1993 perse per strada cinque ministri inquisiti (Martelli, Fontana, Goria, Reviglio, De Lorenzo), più un sesto (Ripa di Meana) sdegnato per una simile compagnia. Dopodiché Amato, rimasto solo, chiuse porte e finestre, spense le luci e salì al Quirinale per dare le dimissioni.

Amato rassegnò quindi le dimissioni. Il suo successore fu il Governato della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi. Nel Governo, oltre a democristiani, liberali, socialisti e socialdemocratici, entravano anche Pds e Verdi che però ritirarono subito la loro rappresentanza perche il Parlamento rifiutò di concedere l’autorizzazione a procedere per Bettino Craxi.

La primavera del 1993 vedeva il Paese ancora sconvolto e tramortito dagli eventi, ben presto la situazione sarebbe precipitata a causa degli attentati mafiosi di Milano, Firenze e Roma.

Nei prossimi numeri l’evolversi delle inchieste, le Stragi del 1993, i suicidi eccellenti, le vittorie di Lega e Sinistre alle prime elezioni dirette dei Sindaci e tanto altro ancora.

Numeri precedenti:

Fonti:
http://digilander.libero.it/inmemoria/strage_capaci.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Falcone
http://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Borsellino
http://www.storiaxxisecolo.it/larepubblica/repubblica8b.htm
http://cronologia.leonardo.it/storia/a1992a17.htm
http://wmarcotravaglio.altervista.org/tag/giuliano-amato/
http://cronologia.leonardo.it/storia/a1992a1.htm

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