I cinque sintomi della ‘crisi’ cinese

Su Il Post è stato pubblicato un articolo interessante sulla ‘crisi’ della Cina. A quanto pare anche i cinesi stanno attraversando un periodo difficile, l’articolo evidenza i ‘cinque’ segnali della crisi.

Secondo il governo cinese, il PIL nel 2012 crescera del 7,5 per cento, una cifra per la quale tutti gli stati europei metterebbero la firma, ma poco incoraggiante per un paese come la Cina abituato a una crescita molto più sostenuta. Se confermato a fine anno, si tratterebbe del tasso di crescita più basso dal 1990, anno in cui il paese rimase isolato dopo la dura repressione di piazza Tiananmen. Gli indizi di un progressivo cedimento dell’economia cinese sono numerosi e di vario tipo: su Foreign Policy, Trefor Moss ne ha messi insieme cinque, che vi raccontiamo per immagini, dando un’idea di che cosa potrebbe accadere all’economia cinese nei prossimi mesi.

1. Auto

Tra il 2008 e il 2009 il governo cinese ha messo in piedi un piano da 586 miliardi di dollari per stimolare l’economia. Il sistema servì per far superare al paese il momento più grave della crisi internazionale, consentendo alle amministrazioni locali di ottenere in prestito nuovi fondi, che ora devono essere restituiti. Le amministrazioni cittadine dovranno ridimensionare le loro spese, rinunciando per esempio alle auto di servizio e di rappresentanza acquistate qualche anno fa. La città di Wenzhou, che si trova nella parte sud-orientale della provincia dello Zhejiang (a oriente, sulla costa), venderà all’asta l’80 per cento dei propri 1300 veicoli. Analoghe vendite saranno organizzate dalle altre amministrazioni locali intenzionate a risparmiare qualche soldo. Poi potrebbe toccare agli edifici pubblici dove hanno sede uffici e altre organizzazioni locali e statali.

2. Conflitti sociali

Da tempo alcuni funzionari del governo segnalano che un sensibile rallentamento dell’economia potrebbe portare a una forte instabilità sociale. I problemi ci sono già, ma fino a ora sono stati tenuti sotto controllo anche grazie al miglioramento generale delle condizioni di vita delle persone. In assenza di questo meccanismo, si potrebbero verificare tensioni sociali specialmente nei grandi distretti industriali, in cui potrebbero diventare a rischio decine di migliaia di posti di lavoro. Le esportazioni sono diminuite, perché i paesi occidentali in crisi consumano di meno, e molte fabbriche cinesi sono passate da tre turni giornalieri a uno, riducendo la produzione e il numero di impiegati.

3. Meno ricchi

Le vendite dei beni di lusso, che negli ultimi anni andavano molto bene, sono iniziate a diminuire a partire da quest’anno. Questo non significa che i cinesi ricchi hanno smesso di spendere: hanno semplicemente smesso di spendere denaro in Cina. Investono all’estero e, secondo un’analisi di fine 2011, circa la metà dei milionari cinesi vorrebbero tagliare fuori il paese dal loro giro di affari e stabilirsi all’estero. Negli ultimi dodici anni, le autorità cinesi hanno identificato circa 19mila funzionari del paese mentre cercavano di raggiungere l’estero, portandosi via denaro ottenuto illecitamente.

4. Energia

Il consumo di energia elettrica di solito in estate aumenta, quando vengono utilizzati di più i sistemi di raffreddamento come i condizionatori. Eppure i consumi di elettricità in Cina non stanno aumentando. Nei porti cinesi, spiega Foreign Policy, ci sono enormi quantità di carbone inutilizzato perché c’è meno richiesta da parte delle centrali elettriche. Il fenomeno è anche dovuto alla minore produzione industriale, che comporta consumi più ridotti. In pochi mesi, il prezzo nazionale del carbone è sceso del 10 per cento e potrebbero esserci conseguenze anche per le altre economie del mondo.

5. Maiali

La Cina è uno dei più grandi consumatori di carne e la costante domanda ha favorito, nel tempo, un aumento dei prezzi delle carni bovine e suine. Secondo le stime governative, nel 2007 il paese consumava mediamente l’equivalente di 1,7 milioni di maiali al giorno. Lo scorso anno, uno studio dell’Istituto nazionale di statistica cinese ha calcolato che il prezzo della carne suina è aumentato del 57 per cento su base annua. Ma negli ultimi quattro mesi, la domanda per questo tipo di alimento è diminuita notevolmente portando a una sovrapproduzione, che a causa dei costi del mangime non ha reso più redditizio allevare maiali. Il governo è dovuto intervenire acquistando carne di maiale per stabilizzare i prezzi. Parallelamente è aumentato a dismisura il prezzo delle uova e, in seguito a diversi scandali legati alla produzione alimentare, c’è una crescente quota della popolazione che torna a coltivarsi da sola frutta e verdura per non correre rischi.

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