Ritratti, Silvana Mangano

L’appuntamento di oggi è dedicato ad una grande attrice italiana, Silvana Mangano. Romana, figlia di un ferroviere siciliano e di una casalinga inglese, Silvana Mangano collezionò una vita professionale piena di successi che la portarono a lavorare con alcuni dei piu grandi nomi del Cinema italiano, da De Sica a Visconti, da De Laurentis a Pasolini passando per partner artistici come Gassman, Sordi, Mastroianni, Lollobrigida. La vita privata però le regalò solo amarezze e disgrazie, in parte dovute al suo carattere apparentemente ‘freddo’.

Nata nel 1930 nella Capitale, iniziò la carriera di indossatrice trasferendosi in Francia:

Trasferitasi a Milano segue dei corsi di danza classica presso la Jia Ruskaya, dove viene notata dal famoso costumista Georges Armenkov che la convince a partire per la Francia per lavorare come indossatrice nella maison Mascetti. È subito notata dal regista René Chanas e nel 1945 recita come comparsa in “Le Jugement dernier”. Nel 1947 con Gina Lollobrigida, Gianna Maria Canale ed Eleonora Rossi Drago, partecipa al concorso di Miss Italia ma in quell’occasione vince Lucia Bosé. A ricordarsi di lei però è il regista Mario Costa che le propone alcune comparse in pellicole come “Il delitto di Giovanni Episcopo” (1947) di Alberto Lattuada, accanto alla splendida Gina Lollobrigida.

Il 1949 rappresentò una svolta nella vita professionale della Mangano. E’ l’anno di ‘Riso Amaro’, il film che la rese famosa:

Il 1949 è per lei un anno importantissimo poiché il regista Giuseppe De Santis resta colpito dalla sua bellezza durante i provini per “Riso Amaro” ma inizialmente non la sceglie perché vestita e truccata in maniera stravagante. Durante una piovosa giornata De Santis la incontra completamente struccata, semplice, bellissima e con una rosa in mano che le dona un tocco quasi pittoresco. La invita per un secondo provino che risulta essere decisivo poiché diventa la protagonista del film che la renderà famosa in tutto il mondo.

Nel 1949 si sposò con Dino De Laurentis, dal quale ebbe ben quattro figli. Gli anni ’50 furono fecondi di successi. Lavorò in pellicole come Il lupo della sila” (1949) di Duilio Coletti; “Il brigante Musolino”(1950) di Mario Camerini; “Anna” (1952) di Alberto Lattuada, dove lanciò il famoso ballo “El Negro Zumbon” ; “Il più comodo spettacolo del mondo” (1953) di Mario Mattoli, accanto a Totò; “L’oro di Napoli” (1954) di Vittorio De Sica, grazie al quale vinse il nastro d’Argento come Migliore Attrice Protagonista. Nel 1954 interpretò il doppio ruolo di Penelope e Circe in “Ulisse” di Mario Camerini accanto ad Anthony Quinn e Kirk Douglas. Seguirono: “La diga sul Pacifico” (1957) del francese René Clément; “Uomini e Lupi” (1957) di De Santis; “La tempesta” (1958) di Alberto Lattuada e “La grande guerra” (1959) di Mario Monicelli al fianco ad Alberto Sordi e Vittorio Gassman.

Anche gli anni ’60 e ’70 la videro protagonista di diversi film. In “Jovanka e le altre” di Martin Ritt, accettò di tagliarsi a zero i capelli per interpretare una donna che lotta contro il nazismo e finendo per questo sulle copertine di tutto il mondo. Seguono “Crimen” (1961) di Mario Camerini; “Una vita difficile” (1961) di Dino Risi con Alberto Sordi; “Giudizio universale” (1961) di Vittorio De Sica; “Barabba” (1962) di Richard Fleischer; “Il processo di Verona” (1963) di Carlo Lizzani che le fece guadagnare un David di Donatello e un Nastro D’Argento. “La mia signora” (1964) e “Il disco volante” (1964), mentre, diretta da Alessandro Blasetti, “Io, io, io… e gli altri” (1965) in cui lavorò con Mastroianni. Nel 1966fu con Sordi nel satirico “Scusi, lei è favorevole o contrario?”  Per “Le streghe” (1967) in cui venne diretta da Pasolini e Visconti, vince  un David di Donatello.

Si susseguono quindi, per la regia di Pisolini “Edipo Re” (1967) in cui recita nel ruolo di Giocasta; “Teorema” (1968) con Massimo Girotti e Terence Stamp; “Il Decameron” (1971) in cui compare per pochi istanti nelle vesti della Madonna. È diretta da Visconti in “Morte a Venezia” (1971) che le vale un Nastro D’Arganto; “Ludwig” (1973); “Gruppo di famiglia in un interno” (1974) in cui con Burt Lancaster ed Helmut Berger sperimenta per la prima volta i toni e gli atteggiamenti di una mediocre donna volgare. Nel 1972 con Sordi, Bette Davis e Joseph Cotten è meravigliosa ne “Lo scopone scientifico”, capolavoro di Luigi Comencini che le regala l’ultimo David di Donatello.

La vita privata non fu delle piu felici. Da giovane Silvana allaccìò una breve relazione con Marcello Mastroianni, che ricordava cosi:

“Ci conosciamo da sempre. A Roma da ragazzi abitavamo nello stesso quartiere, innamorati. Io sedici anni, lui ventidue. Marcello non lo ha mai dimenticato, anche perché una volta mentre ci baciavamo su una panchina, sorprese un guardone, lo affrontò, gli tirò un pugno, quello si scansò… e Marcello colpì un tronco d’ albero. Così negli anni ogni volta che quel pollice gli ha fatto male si è ricordato di me”

Il matrimonio successivo con De Laurentis non fu sereno cosi come lei si sentì mai adeguata nel ruolo di madre, frutto forse di una insicurezza ad una insoddisfazione che la tormentavano. Così parlava di lei:

“Non mi piaccio. Se una parrucca di scena è bella, la vedo imbruttita dalla mia faccia, se è bello un costume, lo vedo imbruttito dalla mia figura. Come attrice mi sono improvvisata, recitazione non l’ho mai studiata. Ho sempre provato il timore di essere inadeguata”

Nel 1981 venne colpita da una delle tragedie piu grandi. Il figlio Federico morì in un incidente. Silvana Mangano, già fragile, cadde in depressione, si ritirò a vita privata, divorziò da De Laurentis e tentò anche il suicidio. Poco dopo si ammalò di tumore.

La vita lavorativa le regalerà qualche altra apparizione cinematografica,  “Dune” di David Lynch nel 1984, “Oci ciornie” (1987) capolavoro di Nikita Mikhalkov, in cui recitò per l’ultima volta con il suo amico Marcello Mastroianni.

Morì il 16 dicembre 1989 a Madrid, vinta dal cancro e da una vita tanto generosa di successi professionali, tanto povera di gioie private.

Concludo riportandovi una efficace descrizione dell’artista apparsa sul sito Mymovies:

l mondo, visto con gli occhi di Silvana Mangano, era un mondo rivoltato e disgregato, un mondo a cui lei guardava con furore crescente e con qualche esplosione di anarchia, a volte. Un mondo che l’ha fatta delirare e chiudere in se stessa. Guardarsi allo specchio e odiarsi, trovarsi orribile. Questa è stata la condanna che la Mangano si è autoinflitta per tutta la sua vita, vedendosi colpevole di aver sacrificato tutto e troppo per il mondo dello spettacolo. Un’attrice indimenticabile, oseremo dire d’avanguardia e incredibilmente surreale nelle mani e negli occhi di grandi intellettuali come Visconti e Pasolini, ma una moglie gelida e una madre fantasma che nel suo silenzio gridava paradossalmente aiuto. Divenuta folle dentro le convenzioni del conformismo, la Mangano era una mina colma di atomi incontrollabili pronti a esplodere da un momento all’altro, anche di fronte alla schiacciante razionalità, ma principalmente davanti alle amarezze della vita.

Fonti:
http://www.ecodelcinema.com/silvana-mangano—biografia.htm
http://www.mymovies.it/biografia/?a=4345

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