La strage in Algeria ed il perchè della guerra francese in Mali

Più di trenta civili morti in Algeria, è la vendetta di AlQaida per il supporto algerino alla guerra francese in Mali. Andiamo per ordine. Le forze militari del governo di Algeri stanno tentando di liberare gli oltre cento ostaggi tenuti prigionieri dai terroristi islamici. Un primo blitz è andato male:

Il Post. A distanza di oltre 12 ore, le notizie sull’operazione militare condotta giovedì in Algeria per liberare decine di persone, tenute in ostaggio nell’impianto per l’estrazione del gas naturale di In Amenas, continuano a essere molto confuse e incomplete. Dopo avere dato numeri molto discordanti tra loro sul numero di persone uccise e sugli ostaggi salvati, i mezzi di comunicazione locali hanno confermato nelle prime ore di oggi che ci sono diversi dispersi tra i militanti islamisti e i prigionieri. Non è però possibile avere una stima precisa e, secondo alcune fonti, l’operazione militare sarebbe tutt’ora in corso nella zona.

I combattenti riconducibili all’organizzazione terroristica di al Qaida avevano occupato l’impianto di In Amenas mercoledì 16 gennaio. Lo stabilimento si trova nel deserto algerino a circa 1300 chilometri a sud di Algeri e a 100 chilometri dal confine con la Libia. È gestito da un consorzio formato dalla multinazionale britannica BP, dalla norvegese Statoil e dalla compagnia nazionale algerina Sonatrach. Vi lavorano quindi persone provenienti da diverse parti del mondo, oltre agli operai e agli altri addetti di origine algerina. Mercoledì i militanti avevano spiegato di avere occupato l’impianto e sequestrato chi vi lavora in seguito all’avvio delle operazioni militari, da parte della Francia, nel Mali.

Dopo un giorno di attesa, giovedì 17 gennaio le autorità algerine hanno avviato un’operazione militare nella zona per riprendere il controllo dello stabilimento e liberare quante più persone possibile. Dalle notizie diffuse fino a ora, l’iniziativa ha però avuto esiti disastrosi e avrebbe causato la morte di decine di persone tra sequestratori e ostaggi.

I terroristi di AlQaida sostengono di aver rapito i civili in Algeria per ‘punire’ il paese arabo per il sostegno alle operazioni militari francesi nel Mali. Perche la Francia ha avviato un conflitto in Africa? Da LINKIESTA un po’ di notizie per capirne di più:

Dopo sei giorni di raid aerei sulle principali città del Nord, gli scopi dell’intervento francese in Mali non sono ancora chiari. Parigi ha parlato di lotta al terrorismo, di ristabilimento dell’integrità territoriale del paese, di ritorno della democrazia, di ragioni umanitarie. Come nel caso della Libia nel marzo 2011

….

Innanzitutto, è necessario capire contro chi sta combattendo la Francia. Già, il nemico, essenziale per costruire nell’opinione pubblica un immaginario di guerra. Come riportato nel precedente post, tre sono i gruppi armati jihadisti che operano nel Nord del Mali dopo il colpo di Stato che il 21 marzo 2012 ha deposto il presidente Amadou Toumani Touré: le milizie di Ansar ed-Dine, dell’Aqmi (al-Qaida au Maghreb islamique) e del MUJAO (Mouvement pour l’unicité du djihad en Afrique occidentale). Queste sigle raggruppano, secondo gli esperti militari, circa 1.200 combattenti di origine diversa, sia maliani che stranieri, che dispongono di circa duecento veicoli fuoristrada 4×4, equipaggiati con armamenti di provenienza iraniana. Fra di loro si mescolano miliziani tuareg già assoldati da Gheddafi, gruppi armati legati al traffico di droga e al racket dei sequestri internazionali, giovani jihadisti algerini affiliati al “Gruppo salafista per la predicazione e il combattimento” (GSPC). Il loro raggio d’azione è il cosiddetto “Sahelistan”, entità geopolitica evocata dal ministro degli esteri francese Laurent Fabius per indicare un territorio senza sovranità legale, fatto di dune e di sabbia, dai confini indefiniti modellati dal deserto. In questo territorio, approfittando del vuoto di potere creato dal putsch del marzo 2012, si sono installate le forze jihadiste che la Francia sta combattendo, mescolandosi alla popolazione delle città del Nord del Mali e alle tribù berbere dedite al commercio lecito e illecito lungo le antiche linee carovaniere.

E cosi i francesi hanno iniziato un attacco contro questi gruppi:

L’intera operazione è in mani francesi, ma conta su un forte sostegno internazionale, sancito anche dalla riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU di ieri, e sull’annuncio di un contingente africano atteso nei prossimi giorni.

Sotta la crosta dell’unanimismo, la scelta in solitario di François Hollande sta però cominciando a suscitare sempre più riserve, sia in Francia sia altrove. Innanzitutto in merito alla legittimità dell’intervento, che nella sua ambiguità ricorda il precedente libico

Non solo una ragione umanitaria però, dietro ci sono ‘gli affari‘:

La Francia, unica potenza occidentale ad avere ancora basi militari in Africa (come ad esempio quella di N’Djamena da dove partono i raid di questi giorni), è da sempre in prima linea per assicurare stabilità all’intera regione e per garantire le buone relazioni commerciali con i paesi che ancora gravitano sotto l’antico mantello coloniale. Fra questi, il vicino Niger, che dispone di ingenti giacimenti di uranio. Naturalmente Parigi ribadisce che l’unico scopo dell’operazione è la lotta al terrorismo, ma diversi osservatori parlano ormai apertamente di atteggiamento neocoloniale e di interessi legati allo sfruttamento dell’uranio.

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