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27-28 luglio 1993: gli attentati mafiosi di Milano e Roma

27 luglio, 2013

Nella notte tra il 27 e 28 luglio 1993, gli attentati a Milano, in via Palestro ed a Roma, a S.Giovanni e S.Giorgio al Velabro.

Ricordo benissimo quegli eventi. Quindicenne, passai tutta la notte davanti alla tv per avere notizie su un momento tanto tragico quanto imprevedibile, anche per via delle stragi di Capaci, di Palermo e di Via dei Georgofili avvenute pochi mesi prima.

A Milano morirono cinque persone. Tra le 23 del 27 e la mezzanotte del 28 luglio, l’Italia ripiombò nel caos. La Mafia continuava la strategia della tensione e dell’attacco allo Stato.

Per un approfondimento vi rimando al numero della rubrica Gli anni neri della Repubblica, dedicato alle stragi del 1993. Un estratto:

27 luglio 1993, Milano si sta spopolando. Di macchine ne passano poche. Chi resta in città si gode un pò di fresco nei luoghi di cinema, in quelli di musica. Alle 23,15, tutti i milanesi si fermano. Si sente un rumore lontano, sordo. Un’autobomba esplode in via Palestro a Milano, davanti alla Villa Reale. Il Padiglione di Arte Contemporanea viene distrutto. Moriranno cinque persone. Tre pompieri, un vigile urbano, un immigrato marocchino che dormiva su una panchina del parco. Alessandro Ferrari, 30 anni, Carlo Locatena, 26 anni, Sergio Pasatto, 34 anni, Stefano Picerno 37 anni, Driss Musafir, 44 anni. Altre sette persone, in maggioranza vigili del fuoco e vigili urbani.

Pochi minuti dopo la stessa scena si sposta a Roma. Due ordigni esplodono, uno sul retro della Basilica di San Giovanni in Laterano dove ha sede la Curia. L’altro davanti alla chiesa di San Giorgio al Velabro.

Nelle stesse ore viene registrato un black out a palazzo Chigi, la sede del Governo. Rimarrà isolata per alcune ore. Gli attentati vengono messi subito in relazione a quelli in via Fauro a Roma (14 maggio 1993) e in via dei georgofili a Firenze (27 maggio 1993, 5 morti)

La macchina utilizzata dagli attentatori é una Fiat Uno imbottita di esplosivo. Come a Firenze alla Galleria degli Uffizi, anche a Milano si sceglie un luogo d’arte per il nuovo attentato. Pochi minuti prima dello scoppio, la Fiat Uno viene segnalata da una coppia di giovani ad una pattuglia di vigili urbani. Dalla vettura esce infatti del fumo nero. I vigili pensano subito ad un principio d’incendio. Chiamano così, con l’autoradio, i pompieri che inviano sul luogo mezzi e soccorsi. Tre vigili del fuoco si avvicinano all’auto, tentano di aprire il cofano, si rendono suibito conto della trappola. E’ un autobomba, non un incendio. Intravedono al miccia a lenta combustione già accesa. E uno di loro grida: “C’é una bomba..“. Ma non fa in tempo a salvarsi. Lo scoppio é devastante. L’esplosione crea in via Palestro una fossa e ampia due metri per tre. Il Padiglione d’Arte Contemporanea si sbriciola. Ci vorranno anni per ricostruirlo.

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“Realmente amorevole è solo quanto unisce, e quanto unisce è solo quanto sovrastando domina” ; "La fede è ordine e l'ordine è fede" ; “Grande uomo è colui che impone agli altri il suo proprio sogno....” (Pessoa) ; “Cosa mi pesa del fatto che nessuno legga ciò che scrivo? Mi-scrivo per distrarmi dal vivere, e mi-pubblico perché il gioco ha la seguente regola. Se domani si perdessero tutti i miei scritti, ne avrei pena certo, ma, credo bene, non una pena violenta e folle, come sarebbe da supporre, visto che così svanirebbe tutta la mia vita. Ma in fondo non è che come è per una madre che ha perso il figlio, la quale mesi dopo non solo vive ancora ma è anche ancora la stessa” (Pessoa)

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