Crisi, il PDL implode: Alfano contro Berlusconi, Letta ce la fa?

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In queste ore forse si sta consumando uno strappo ‘epocale’ all’interno del PDL. Per la prima volta alcuni esponenti politici berlusconiani si ribellano al proprio ‘padre padrone’. Berlusconi giorni fa ha chiesto le dimissioni di Alfano e degli altri ministri pdiellini, poi l’inizio dei malumori nel partito, infine una truppa non scarna guidata dallo stesso Alfano che rinnova la fiducia a Letta e domani si appresta a sostenere il governo in aula. Nelle prossime ore si chiarirà definitivamente se il PDL-Forza italia imploderà o se ‘le colombe’ riusciranno a piegare definitivamente il Capo riconducendolo a più miti consigli.

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In realtà il motivo vero della rottura del Cavaliere non è la questione ‘tasse’ ma la sua salvezza personale. Giovedì si vota in commissione al Senato per la sua decadenza dopodichè toccherà all’aula. Qualora decada, la magistratura di Napoli potrebbe anche chiedere il suo arresto, in relazione alla indagine sulla compravendita di senatori. E’ quella la grande paura del Caimano. Finire in carcere. E farà di tutto per impedirlo.

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Ricapitoliamo i passi che hanno portato alla crisi:

  • 25 settembre. I parlamentari PDL rimettono il loro mandato nelle mani dei capigruppo di Camera e Senato, in polemica con le decisioni del PD di procedere con la votazione di decadenza di Berlusconi in commissione a Palazzo Madama.
  • 27 settembre. Il governo mette a punto una serie di provvedimenti per posticipare l’aumento Iva di ottobre. I Ministri PDL riferiscono al premier Letta che non si tornerà indietro dalle decisioni di dimissioni in massa. Letta congela quindi ogni provvedimento e rimanda ad un chiarimento in Parlamento. L’Iva quindi aumenterà dal 1° ottobre.
  • 28 settembre. Berlusconi, in risposta alle decisioni di Letta, chiede ai ministri di dimettersi ed annuncia la fine delle larghe intese.
  • 29 settembre. Mentre Letta, in concordia con Napolitano, fissa i dibattiti parlamentari per mercoledì 2 ottobre, nel PDL iniziano i distinguo. Dall’ex capogruppo Cicchitto ai ministri Quagliariello, Lupi e Lorenzin, rilasciano dichiarazioni non in sintonia con quelle di Berlusconi. Si vocifera che la decisione di rompere sia stata suggerita al Cavaliere dai cosiddetti ‘falchi’ ovvero Daniela Santanchè, Dennis Verdini e l’avvocato Ghedini.
  • 30 settembre. Mentre la borsa ‘tiene’ e lo spread non si impenna più di tanto, continua a crescere il disagio nel Popolo della Libertà. Si inizia a parlare di ‘dissidenti’, qualcuno parla di scissione tra colombe e falchi.

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Il resto sono notizie di oggi, in aggiornamento di ora in ora. Ecco alcune dichiarazioni sorprendenti:

Alfano: “Rimango fermamente convinto che tutto il nostro partito domani debba votare la fiducia a Letta. Non ci sono gruppi e gruppetti”.

Giovanardi: “Abbiamo i numeri, siamo anche più di 40, e siamo fermi nel voler mantenere l’equilibrio di governo. Per questo voteremo la fiducia. Il problema dei numeri, al massimo, è degli altri”.

Cicchitto: “è un errore far cadere il governo sia per quello che riguarda Berlusconi, sia per il PdL che per l’Italia”.

A mi giudizio, messo alle strette ed in minoranza, il Cavaliere tornerà sui suoi passi e domani voterà la fiducia a Letta. Un partito unito può ancora essere utile alla sua salvezza. Diventare leader di un partito dimezzato potrebbe essere il colpo di grazia per ogni salvacondotto.

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