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Il Concerto finale

22 gennaio, 2014

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La Tv stava trasmettendo la diretta dalla Camera dei Deputati. In sottofondo si udivano gli applausi dell’aula. Il nuovo Presidente, appena eletto, si apprestava al giuramento ed al discorso inaugurale.

Lui invece se ne stava lì, in poltrona, nel suo studio. Molti lo attorniavano. Collaboratori, amici fedeli, vecchi e nuovi cortigiani. Si sperticavano in complimenti e segni di approvazione. Li ascoltava, annuiva, sorrideva ma il suo sguardo era proiettato verso il televisore.

Eccolo, il Capo dello Stato. Arrivato nello scranno della Presidenza della Camera, prendeva la parola e prestava il sacro giuramento. Come da articolo 91 della Carta Costituzionale, il Presidente pronunciava, con voce pacata e sottile, le parole magiche : « Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservarne lealmente la Costituzione ». La pacatezza, il suo marchio di fabbrica. Da sempre. Assieme alle innate capacità strategiche.

“Potevo esserci io al suo posto” pensava tra se, mentre il nuovo Presidente della Repubblica formulava il suo breve discorso. Al Quirinale ora c’era un uomo di sua fiducia. Da sempre fidato consigliere. Mai infedele, anche nei momenti di maggiore distanza. Lo aveva portato con se a Palazzo Chigi, gli aveva affidato la guida dei Servizi segreti. Il suo ruolo era stato spesso determinante per sedare beghe di partito e tra alleati di governo. Adesso avrebbe occupato la poltrona più alta. Ed avrebbe ‘vegliato’ su di lui, sui suoi interessi, sulla sua futura libertà.

Già, la libertà. Quella formale sarebbe tornata tra pochi giorni, allo scadere della pena. Ma non bastava. Alcuni magistrati rischiavano di regalare altri problemi in futuro. Problemi che sabbero stati presto risolti.

Entro poche settimane un nuovo Governo avrebbe visto la luce. Un Governo amico. Un volto nuovo alla guida. Una squadra rinnovata. La coalizione con cui era riuscito a vincere le elezioni, seppur ampia e rissosa, gli aveva assicurato di poter sistemare presto ogni cosa. Leggi, decreti e provvedimenti quasi immediati per bloccare le sentenze in arrivo, ridiscutere la condanna già scontata e modificare i regolamenti per permettere un suo eventuale ritorno a Palazzo Chigi.

Tempo. Era solo questione di tempo. Da sempre suo amico, gli avrebbe presto regalato la riabilitazione finale. Gli si inumidirono gli occhi, per un attimo.

Mentre il Capo dello Stato terminava di parlare ed un nuovo applauso copriva i commenti dei giornalisti presenti alla diretta parlamentare, il suo pensiero volgeva al futuro. Un futuro fatto di rivalse. Verso chi lo aveva dato per ‘finito’. La stampa nazionale ed internazionale, gli avversari politici, persino non pochi dei ‘suoi’.

Nella tv, sempre accesa, veniva ora inquadrato il leader dell’opposizione mentre stringeva la mano del capogruppo del suo partito. Eccolo lì. Giovane, carismatico, mediaticamente spendibile ma puntualmente sconfitto. Dalle beghe interne al proprio partito, dalla ampia ‘offerta politica’ fornita dalla coalizione vincitrice, dalla legge elettorale concordata e che lo aveva rilanciato politicamente.

Si alzò dalla poltrona e si diresse verso la finestra dello studio. La spalancò. Un caldo tepore primaverile lo avvolse. Guardò fuori. La vita caotica procedeva regolarmente. Traffico, persone indaffarate che correvano qua e la verso direzioni ignote. Alzò lo sguardo dalla strada verso il cielo. Il sole illuminava Roma. Ed anche il suo futuro. L’Italia si affidava di nuovo a Lui. Allo chansonnier. Per il concerto finale. Il suo e quello del suo Paese.

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  1. vittorio permalink
    23 gennaio, 2014 10:52 am

    Chiudono la stalla quando i buoi sono scappati e incominciano i loro bla bla bla
    Per incantare i beoti (che sono tanti).
    Il popolo dovrebbe chiedere e pretendere che i due mesi di campagna elettorale siano di assoluto silenzio. ( che venga rispettato da Politici e da tutti i servizi d’informazione) Dovrebbero servire al Popolo per disintossicarsi da tutte le baggianate che sparano tutti i santi giorni per confondere le idee dei beoti che non hanno ancora capito che ti promettono 1 una volta ottenuto il voto ti tolgono 2.
    Ti promettono posti di lavoro e nel frattempo d’accordo con i sindacati ne studiano la
    Sua divisione iniziando dai SALARI differenziati Anche se il costo delle spese di prima necessità
    Sono eguali per tutti la colpa ? è imputabile a tutte le categorie sindacali e politiche
    i lavoratori li paragonerei ad una catena fatta di grossi anelli se tirate le due estremità opporranno una forte resistenza prima che gli anelli cedano .
    (e qui scatta l’inganno) la differenziazione degli stipendi ha fatto si che la cupidigia abbia prevalso
    Su l’unione indebolendone la catena. i Sindacati (Politicizzati) obbedendo alle lobby di partito sono riusciti nel tempo a coronare i loro intenti con danni per tutti i Lavoratori.

    il Popolo dovrebbe pretendere dà i futuri Parlamentari un apprendistato
    della durata di 24 mesi il tutto retribuito con la paga di euro 1200 ,00 al mese
    Servirebbero a loro per pagare le spese di casa – mangiare – affitto luce-gas- vestiario – tasse comunali – ecc- senza nessun altro aiuto. Se il tutto non fosse rispettato la pena dovrebbe essere L’Interdizione a vita da qualsiasi incarico Istituzionale.

    Il Tutto dovrebbe servire a/i futuri Parlamentari per aprire gli occhi
    Cosi quando dovranno votare manovre lacrime e sangue forse saranno più equi
    Dimostrando con fatti (concreti) e non con le false promesse il loro operato. VITTORIO

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