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Salva Roma: Renzi vuol far privatizzare i servizi pubblici romani?

27 febbraio, 2014

 

 

Diciamolo con chiarezza, per marzo non ci saranno i soldi per i 25mila dipendenti del Comune, per il gasolio dei bus, per tenere aperti gli asili nido o raccogliere i rifiuti e neanche per organizzare la santificazione dei due Papi, un evento di portata planetaria“. (Ignazio Marino)

Il decreto Salva Roma, con cui avrebbe dovuto essere sanato, in parte, il debito del Comune, ha subìto un arresto improvviso. Grazie all’ostruzionismo dei 5 Stelle e della Lega, il decreto non è stato convertito in legge e quindi ritirato dal Governo Renzi. Verrà ripresentato a breve. In modo diverso. E questo crea attriti tra il Sindaco Marino ed il Premier Renzi.

Cosa prevede il decreto:

Senza l’intervento del Governo, riassunto nel decreto, difficilmente Roma sarebbe riuscita a chiudere il bilancio 2013 e con altrettanta difficoltà riuscirebbe a chiudere quello del 2014, tenendo conto degli squilibri rispettivamente di 860 milioni e 1,2 miliardi. «Ma non ci sono regali per Roma», premette Marco Causi, deputato Pd e membro della commissione Finanze. Allora andiamo per ordine a rivedere il testo finale del provvedimento. La parte più importante è quella che consente un travaso di risorse tra la gestione commissariale e la gestione corrente. Cos’è la gestione commissariale? Dal 2008 c’è un commissario che segue la copertura del debito (circa 12 miliardi di euro) che il Comune di Roma aveva maturato in precedenza. Per ripianare quel debito Roma versa 500 milioni all’anno (una parte dell’Irpef, lo 0,4, va a quello scopo). Bene, grazie al Salva Roma, la Capitale recupera dalla gestione commissariale 600 milioni che spalma sui bilanci del 2013 e del 2014. Ossigeno di cui le casse del Comune non possono fare a meno.

Molti criticano tale decreto perchè pensano sia un ‘regalo’ alla Roma ‘magnona’. Niente di più falso. Roma non ha a disposizione tutti soldi derivati dalle tasse dei romani, in parte dirottati alla Regione. Per giunta, essendo Capitale, vi sono spese impreviste, come la garanzia di sicurezza e di organizzazione delle numerose manifestazioni nazionali, di eventi politico-culturali (da Panorama):

  • Ampio territorio.Roma ha il territorio comunale più vasto d’Europa e amministra un’area che per dimensione è grande, all’incirca, quanto la somma dei territori dei comuni di Milano, Napoli, torino, Palermo, Genova, Bologna, Firenze, Bari e Catania ed è superiore a quella di New York, Berlino, Madrid e Parigi.
  • Meno tasse di quanto pagate.Roma incassa molto meno di quanto spende per mantenere i servizi necessari ai romani e a tutti gli altri italiani che la utilizzano come loro Capitale. Ha in carico tutti i costi senza disporre di risorse economiche adeguate e autonomia normativa. Gli incassi consistono unicamente negli introiti delle tariffe applicate ai servizi e in piccole imposte comunali. Le tasse versate dai romani non sono nella disponibilità del comune ma in quella della Regione e dello Stato che le versano nelle casse comunali in quantità molto inferiore all’intero importo
  • Manifetazioni ad alto costo. A Roma si svolgono in media 2mila manifestazioni all’anno. Chi paga? Roma. Cosa paga? Tutto. Dagli interventi sul traffico (variazioni linee degli autobus, incremento del personale, pagamento degli straordinari, chiusura delle strade), al mantenimento della sicurezza (pagamento straordinari agenti di polizia municipale), alla pulizia. Anche gli eventi che si svolgono nello Stato del Vaticano sono a carico del comune di Roma. A differenza di quanto molti pensano, i pellegrini non portano alcuna ricchezza alla città. Si fermano al massimo tre giorni e generalmente alloggiano in strutture del Vaticano.

Gentiloni, Rutelli e Lanzillotta. Il ‘trio’ delle giunte di centrosinistra nel periodo 96-2006 vuole favorire le privatizzazioni del servizi pubblici della Capitale:

Subito dopo l’Immacolata, il sindaco della capitale si è visto subito sotto attacco da parte della cerchia romana del Pd politicamente legata a Renzi. Per esempio, ancora se la ricorda un’intervista di Gentiloni, sconfitto alle primarie da sindaco, che chiedeva il rimpasto in Campidoglio, proprio subito dopo l’elezione di Renzi alla segreteria. Richieste di rimpasto e giri di nomine, alcune fatte, altre da fare.

Ed ecco che arriva quindi lo ‘Svendi Roma’:

Per cui niente Salva Roma, i 450 milioni di euro per Roma arriveranno da un altro provvedimento, probabilmente un altro decreto. Però in Campidoglio sospettano che il Salva Roma sia ‘morto’ anche per un altro motivo. E cioè per via di un accordo tra Renzi e Scelta Civica, partito che ha favorito l’ascesa del presidente del Consiglio a Palazzo Chigi e che da tempo sta conducendo un’accanita battaglia sul Salva Roma, affinché venga modificato in maniera tale da favorire il maggior numero possibile di privatizzazioni dei servizi pubblici. Battaglia condotta in prima persona dalla senatrice di Sc Linda Lanzillotta, autrice del cosiddetto emendamento ‘Svendi Roma’.

Marino ha commesso alcuni errori da quando è diventato sindaco. Le nomine ai vigili urbani ed all’Ama, tanto per dire. Però credo abbia sempre agito in buona fede, prestando poco orecchio alle richieste partitocratiche del Pd romano. Ed ora gli viene presentato il conto. Roma probabilmente dovrà svendere le aziende di servizio pubblico. Grazie ai 5 Stelle che hanno fatto ostruzionismo sul decreto, impedendo la conversione in legge e grazie a Matteo Renzi, che si rivela per quello che in effetti è. Persona di centrodestra.

 

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One Comment leave one →
  1. Martina permalink
    1 giugno, 2014 7:49 am

    Anche chiamarlo “Salva Roma” non è stata una scelta giusta.

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