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Chi è Farage, il nuovo ‘amico’ di Grillo

30 maggio, 2014

grillofarage

“Farage non è come viene descritto, così come io non sono il fascista e il nazista descritto dai giornali italiani. Vuole controllare i flussi migratori in Europa così come lo vogliamo noi” (Beppe Grillo, difendendo l’UKIP dagli attacchi della stampa italiana ed europea)

Tanto per dire, Farage fu quello che si scagliò contro i lavoratori italiani in Gran Bretagna:

nel 2009 si è infatti reso protagonista di una manifestazione contro gli operai dell’italiana Irem, impegnata in un subappalto presso una raffineria della Lindsey Oil, nel Lincolnshire.
Migliaia di operai inglesi, all’epoca dei fatti, scesero in sciopero in tutto il Regno Unito per mostrare solidarietà nei confronti dei compatrioti impiegati nel Lincolnshire, e contro l’impiego di manodopera italiana e portoghese.

Nigel Farage, invitato dalle organizzazioni dei lavoratori in rivolta a prendere parte ai loro raduni, aveva lanciato la sua ricetta. Una frasetta semplice semplice, dal sapore vagamente novecentesco: «Posti di lavoro britannici per lavoratori britannici». Un auspicio che si sarebbe potuto avverare lo quando la Gran Bretagna sarebbe stata «governata dai britannici». E non dai burocrati di Bruxelles.

Il Fatto Quotidiano, giornale non di certo nemico di Grillo descrive il programma del partito UKIP:

Oltre all’euroscetticismo, il suo partito si contraddistingue per uno spiccato nazionalismo (alla La Russa diciamo), una concezione dell’economia estremamente liberale, una visione dell’immigrazione (anche intra europea, quindi italiani compresi) alquanto ristretta e molti punti interrogativi sui diritti civili, come l’obiezione ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. Dal punto di vista fiscale, l’Ukip sorride alla cosiddetta “flat tax”, ovvero (semplificando) un’aliquota unica che non prenda in considerazione il reddito, allargando in questo modo la base imponibile (con la cancellazione di tutta una serie di detrazioni) e facendo un regalino ai paperoni (come chi guadagna 200.000 sterline l’anno).

Grillo non mi sorprende. Anche Farage dice di non ‘essere ne di destra ne di sinistra’. In genere quelli di destra dicono sempre così. Ciò che mi farà soffrire saranno le giustificazioni che i grillini ‘di sinistra’ cercheranno d’ora in poi per difendere in un modo o nell’altro l’accordo futuro tra UKIP e M5S.

Perchè sono convinto che riusciranno a difendere questo accordo o comunque ad accettarlo. “Se la rete lo vorrà”.

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4 commenti leave one →
  1. 31 maggio, 2014 3:53 pm

    LE CRITICHE NON MANCANO MAI SEPPUR PESANTI E DISTRUTTIVE MA SECONDO VOI CON CHI DOVREBBE APPARENTARSI IL M5S VISTO CHE SE NON RAGGIUNGI I 25 PARLAMENTARI NON TI PERMETTONO DI APRIRE BOCCA SENTIAMO…….

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  2. candidonews permalink*
    31 maggio, 2014 4:46 pm

    I verdi, la Gue, sicuramente non l’Ukip

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  3. roby permalink
    2 giugno, 2014 1:09 pm

    Anche ai più smaliziati arriva solo la notizia che Farage sarebbe sessista, omofobo e razzista, un vero fascista albionico. Tutto falso, ecco perché

    La Repubblica e il resto del coro del giornalismo in mano agli oligarchi italiani – ringalluzziti dalla recente vittoria elettorale del loro cavallo di razza, Matteo Renzi – continuano la loro campagna contro Beppe Grillo su un nuovo fronte, nato dai recenti colloqui del leader dei cinquestelle con Nigel Farage, capo del partito britannico UKIP.

    La campagna si concentra ora su questo partito, del quale i giornali non raccontano l’evoluzione né la storia, bensì riportano le frasi orribili pronunciate da suoi ex membri che sono stati espulsi proprio per quelle frasi.

    Altre frasi inserite nella galleria degli orrori da esecrare sono invece ascrivibili direttamente a Farage. Il problema è che le sue dichiarazioni sono state tolte brutalmente dal loro contesto (di cui i media non forniscono alcuna chiave) e reinserite in un contesto nuovo che le contamina, una volta che sono associate alle frasi di coloro che Farage aveva espulso. L’effetto è distruttivo e non risparmia nemmeno i più smaliziati lettori, ai quali arriva solo la notizia che Farage sarebbe sessista, omofobo e razzista, mentre l’UKIP sarebbe una specie di partito fascista albionico. Gli stessi giornali, in questi stessi giorni, continuano a ignorare che il governo ucraino e i suoi nuovi apparati di sicurezza hanno forti componenti di partiti fascisti, gente che fa il passo dell’oca. Questi media: dove c’è fascismo, non lo vedono, e dove non c’è, lo vedono.

    Sessismo nell’UKIP? Eppure, su 24 europarlamentari UKIP eletti nel 2014, si contano 7 donne, il 30 per cento, in parte candidate come capolista nelle circoscrizioni britanniche, e tutte con funzioni dirigenti di primo piano. È una media superiore a quella di molti partiti italiani di sinistra nella loro storia. La leader del movimento giovanile, Alexandra Swann, è un’oratrice efficace portata in palmo di mano nel partito. Qualcuno comincia a fare le pulci su come sono state tradotte le frasi di Farage, e scopre gravi manipolazioni, persino nella presunta frase più famosa: «Le donne valgono meno, è giusto guadagnino meno, vanno in maternità». Non era una sua dichiarazione, bensì il titolo di un articolo che riferiva un discorso molto più articolato di Farage in merito alle attitudini che hanno avuto nel corso del tempo i datori di lavoro nel settore della finanza, dove lui stesso ha a lungo lavorato prima della carriera politica. I giornali italiani questo non lo hanno voluto sapere, e così non lo sanno nemmeno i loro lettori.

    Andando a fondo della questione, se ne scoprono delle belle, ad esempio alla voce omofobia: mentre i militanti omofobi elencati nelle litanie di Repubblica e del Fatto sono stati espulsi, il primo europarlamentare UKIP eletto in Scozia nella storia, David Coburn, è un gay dichiarato che si accompagna in pubblico con l’uomo della sua vita, e che non si è certo sognato di promettere castità come fece Rosario Crocetta quando si candidò alla presidenza della Regione Sicilia. L’UKIP ha un suo coordinamento LBGT che prende posizione regolarmente in materia di omofobia. I giornali italiani questo non lo hanno voluto sapere, e così non lo sanno nemmeno i loro lettori.

    Quanto al razzismo e alla xenofobia, uno degli eurodeputati eletti è il responsabile della politica economica dell’UKIP, Steven Woolfe, un brillante avvocato che è stato capolista alle elezioni dell’Autorità della Grande Londra, ed è un autentico arcobaleno di etnie di origine afroamericana, ebraica e irlandese. Un altro neoeletto è il responsabile delle politiche sulla piccola e media impresa del partito, Amjad Bashir, un signore musulmano nato in Pakistan. Eppure, un disinformatissimo Marco Travaglio scrive nel suo editoriale sul Fatto Quotidiano che l’UKIP «vuole cacciare dal Regno Unito tutti i cittadini nati altrove (Italia compresa)». Semplicemente falso.

    Certo, uno dei punti su cui l’UKIP fa più battaglia è una campagna anti-immigrazione. Chi scrive ha una sensibilità radicalmente opposta, in materia. Nondimeno, per amore della verità, bisogna smontare e respingere le bugie raccontate in proposito. Se posso fare un paragone, la politica proposta dall’UKIP è in tutto simile alle politiche sull’immigrazione praticate dall’Australia, mai scardinate dalla sinistra australiana, che pure ha a lungo governato, e che le ha a lungo persino rivendicate. Non è una politica su base etnica o razziale: nasce da una visione protezionistica del mercato del lavoro nazionale, del suo welfare, e dei modi di gestione della sicurezza nei quartieri rispetto alla pressione migratoria. Ho udito propositi più drastici in materia pronunciati dal primo ministro francese, il socialista Manuel Valls. Nessuno si è stracciato le vesti, fra gli improvvisati scopritori di un “caso Farage”.

    Invece degli articoli studiati per atterrire anziché informare, molte redazioni avrebbero fatto meglio a offrire un lavoro critico e giornalisticamente corretto che spiegasse perché l’UKIP non sia un fungo che inspiegabilmente cresce in una notte, bensì un partito che negli ultimi cinque anni nel Parlamento europeo ha pronunciato i discorsi più efficaci contro l’austerity europea e contro le guerre, gli stessi anni in cui quasi tutti i partiti si mettevano l’elmetto in appoggio alla troika e ai conflitti sanguinosi accesi dalla NATO.

    Eppure Travaglio e altri insistono con Grillo: non allearti con Farage, perché ha punti programmatici incompatibili con il tuo programma, perciò unisciti ai Verdi. Tuttavia il presidente dei Verdi europei, l’eurodeputato franco-tedesco Daniel Cohn-Bendit, ha appoggiato tutte le guerre NATO, mentre Farage è stato un fermissimo oppositore di questi interventi militari.

    Poi Travaglio e altri sottolineano: occhio, questi sono nuclearisti, non potete accordarvi con loro. Allora dovrebbe essere impossibile fare accordi con quei nuclearisti impenitenti dei comunisti francesi.

    Basterebbero questi semplici fatti a obbligare tutti a fermare la macchina della “hitlerizzazione” di Farage (in realtà di Grillo), per capire meglio che la politica continentale europea è un groviglio di contraddizioni che non si presta minimamente alle verticali semplificazioni di oggi.

    Possiamo discutere e perfino combattere la posizione politica assunta da Beppe Grillo. Possiamo mettere in secondo piano il fatto che voglia evitare che il M5S rimanga paralizzato dalla “non appartenenza” tecnica a un gruppo parlamentare. Possiamo anche volergli far pagare il prezzo di qualsiasi decisione politica, fa parte del gioco. Quel che non dobbiamo assecondare è il disegno di chi manipola le informazioni per buttare tutto nel calderone del “sono fascisti”.

    Il problema del funzionamento dei gruppi parlamentari europei è semplice e micidiale: se gli eurodeputati non hanno i numeri per far parte di un gruppo, scatta una tagliola che porta via gli strumenti per intervenire in aula, riduce immensamente i tempi assegnati, priva i rappresentanti di risorse. Funziona in maniera assai più drastica che per i parlamenti nazionali. Per una volta, Grillo è stato molto pacato e lo ha spiegato molto bene in un articolo sul suo sito. L’eventuale accordo del M5S con UKIP sarebbe in parte politico (aumentare la massa d’urto contro la Commissione europea), in parte meramente tecnico (avere le indispensabili risorse giuridiche per intervenire). Sul resto non vigerebbe una disciplina di gruppo: i signori e le signore di UKIP, che hanno un’ideologia anarco-capitalista e anti-ecologista agli antipodi da Grillo, continuerebbero le loro battaglie pro-nucleare, mentre i cinquestelle proporrebbero piani europei per le energie rinnovabili, e così via. Mentre quando ci sarà da votare contro il TTIP o contro l’appoggio a qualche guerra, i parlamentari potrebbero votare insieme con grande efficacia. Contro quelle mostruosità non saranno certo le “larghe intese europee” a far battaglia.

    Avrei preferito che il M5S puntasse a un accordo politico con Tsipras, ma nondimeno riconosco che sarebbe stato più complicato inserirsi in un gruppo molto strutturato dove funziona di più la disciplina di voto, mentre questo aspetto non interessa Farage e i suoi. Certo, con più lungimiranza di tutti, sarebbe un’altra storia. Ma intanto è così.

    Il problema è che è scattata la vecchia regola del “bastona il cane finché non affoga”: dopo la sconfitta elettorale del 25 maggio, la campagna contro Grillo è più intensa, e penetra a fondo su ogni spiraglio. Di questo parliamo, quando vediamo come vengono manipolate le notizie, e nulla è davvero come lo raccontano i grandi organi di informazione.

    Pino Cabras

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  4. candidonews permalink*
    4 giugno, 2014 9:28 pm

    Farage è xenofobo e sessista. Non sarà omofobo ma è liberista. Che cosa c’entra con il M5S? Nulla. O forse molto.

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