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NOW: Ucraina, Thailandia, Egitto, India e Venezuela, zone ad alta tensione

1 giugno, 2014

NoW copia

NOW: New Of the World, una nuova rubrica periodica di Candido che, tramite una breve rassegna stampa, vi darà notizie dalle principali zone critiche del mondo. Si inzia con Ucraina, Thailandia, India e Venezuela.

Chi è il nuovo Presidente ucraino Poroshenko? Un ‘insider Usa’ secondo wikileaks

Il Manifesto. Il «re del cioc­co­lato», l’oligarca, il tycoon, l’uomo del com­pro­messo pos­si­bile tra Usa e Rus­sia, il busi­ness­man capace, forse, di nego­ziare per­fino con Putin. Negli ultimi giorni le defi­ni­zioni dedi­cate al neo pre­si­dente ucraino Poro­shenko si sono spre­cate, ma quella più pecisa, netta e rive­la­to­ria, si trova in un cable del 2006, rila­sciato da Wiki­leaks gio­vedì notte.

A scri­vere è l’allora amba­scia­tore ame­ri­cano a Kiev e nella rela­zione Poro­shenko viene defi­nito come «our insi­der in Ukraine». Nel 2006, quindi, Poro­shenko era già con­si­de­rato «l’uomo ame­ri­cano a Kiev». <

Nel cable in que­stione l’oligarca si pone come media­tore tra i pro­ta­go­ni­sti della rivo­lu­zione aran­cione, Tymo­shenko e Yushenko, spen­den­dosi in par­ti­co­lari sulle vicende poli­ti­che dell’allora governo ucraino.

Intanto la situazione in Ucraina dell’est si avvia sempre più verso uno scontro frontale tra fazioni.

Euronews. I crimini dei nemici del popolo ucraino non resteranno impuniti. Così il neo Presidente Petro Poroshenko all’indomani dell’abbattimento di un elicottero militare da parte dei separatisti filorussi a Sloviansk in cui sono morti almeno 12 soldati di Kiev.

I separatisti di Donetsk si preparano a ricevere l’assalto dell’esercito. I soldati del Battaglione ceceno Vostok hanno smantellato le barricate. Sono uomini addestrati, molti veterani dei campi di battaglia del Caucaso o dell’Afghanistan. La loro presenza, spiegano gli osservatori, è un messaggio alle forze ucraine che assediano la città.

In Egitto si è eletto il nuovo Presidente. Un plebiscito per l’ex generale filo-Mubarak El Sisi, che la scorsa estate depose il capo dello Stato Morsi. Bassa affluenza però.

La Stampa. El Sisi avrebbe percentuali fino al 95% (almeno 23,38 milioni di voti) mentre Sabbahi si fermerebbe a 735,285 voti […] Cosa leggere da questo risultato? Sisi vince (il suo successo personale è lì, gonfiato o meno è certamente schiacciante rispetto a Sabbahi che nel 2012 aveva preso quasi 5 milioni di voti). Ma non stravince. Sebbene il 30 giugno scorso gli egiziani avessero invocato a gran voce l’intervento dell’esercito e dello stesso el Sisi per liberarsi degli odiati Fratelli Musulmani (al giro di boa dopo un anno di governo fallimentare), i consensi di el Sisi sono andati calando nei mesi successivi in maniera direttamente proporzionale alla repressione rivolta non solo contro gli islamisti ma contro tutti i dissidenti.

L’opposizione, come già in passato, ha dimostrato di non saper lavorare su quella differenza. Gli egiziani non hanno votato in massa per Sisi ma neppure per il fronte avversario. E certamente non l’hanno votato i giovani, stimati intorno a 17 milioni.

Ad approfittare della situazione potrebbero essere ora proprio i Fratelli (mussulmani, ndr), che avevano invitato a boicottare il voto e già si accreditano l’astensione come se tra chi non ha votato non ci fossero anche quelli che si sono rallegrati della loro fine (1400 morti, 16000 arrestati, quasi 700 condanne a morte, il partito messo al bando). Il problema è che più o meno popolare che sia, el Sisi ha davanti sfide enormi, a cominciare dall’economia

In Thailandia dopo il golpe arriva la censura per Facebook e gli altri social network:

6gradi. Il ministero thailandese per l’Informazione e le Comunicazioni ha annunciato di aver disposto il blocco di Facebook, con l’obiettivo di fermare le critiche, accuse e proteste scatenato dal colpo di stato militare del 22 maggio. Allo stesso scopo contatti saranno avviati a brevissimo termine con altri social network operanti nel Paese asiatico. «Abbiamo bloccato temporaneamente Facebook, e domani convocheremo una riunione con altri operatori, quali Twitter e Instagram, per chiedere loro di collaborare», ha reso noto Surachai Srisaracam, segretario permanente del dicastero.

India: il nazionalista Modi, dopo aver stravinto le elezionibattendo il Congresso di Sonia e Raul Gandhi, ha giurato da Primo Ministro:

Lettera43. Narendra Modi, l’uomo che vanta il più grande consenso elettorale in India da 30 anni a questa parte, ha giurato il 26 maggio assieme alla sua squadra di ministri nel cortile di Rashtrapati Bhavan, la residenza del presidente indiano Pranab Mukherjee.
È così ufficialmente iniziata l’era Modi, destinata a stravolgere il panorama politico del subcontinente.

Al giuramento importante soprattutto al presenza del primo ministro pakistano Nawaz Sharif, in un unicum storico che ha visto il capo del governo di Islamabad partecipare al giuramento del primo ministro indiano: dal 1947 ad oggi non era mai successo.

CAPOLAVORO DI DIPLOMAZIA. La scelta di invitare i leader coi quali Modi dovrà discutere, nel futuro prossimo, di una serie di problematiche annose (scontri al confine kashmiro e terrorismo islamico col Pakistan; immigrazione, contrabbando e diritti di pesca con lo Sri Lanka; ritiro delle truppe Usa e stabilità del paese con l’Afghanistan) è stata interpretata come un capolavoro di relazioni pubbliche: se da un lato infatti, coinvolgendo i primi ministri dell’area, la cerimonia del giuramento ha dato l’ennesimo respiro internazionale al mandato di Modi, dall’altro il nuovo primo ministro ha voluto sottolineare fin dal primo giorno la propria leadership. Da ora in poi, questo il sottotesto, gli affari della zona si discuteranno con me.

Mentre in Venezuela aumentano le proteste contro il Presidente Maduro, dal governo piovono accuse di tentato golpe ad Usa ed opposizione:

IlVelino.it Il procuratore generale venezuelano, Luisa Ortega Diaz, ha annunciato che il suo ufficio ha in corso un’indagine sui leader dell’opposizione, accusati dal governo di aver ordito un complotto per assassinare il presidente Nicolas Maduro. L’inchiesta sarebbe cominciata lo scorso marzo, ma è stata resa nota solo in queste ore. Sul banco degli accusati ci sono i vertici della protesta antigovernativa, “tra cui Maria Corina Machado, sospettata di essere uno dei principali mandanti, ha affermato Ortega. “Chiunque sia legato a questo caso o sia sospettato di aver partecipato al colpo di stato e al piano per uccidere Maduro – ha aggiunto il procuratore -, sarà accusato e arrestato. O comunque gli sarà vietato di lasciare il paese”.

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