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NoW: Gaza, Libia, Ucraina e crisi del Grande Medio Oriente

28 agosto, 2014

 

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Tregua Hamas-Israele. Uno dei capitoli della Crisi del Medioriente. Alcuni dati di Limes:

Dopo cinquanta giorni di lanci di razzi palestinesi (3.700 circa) e raid aerei israeliani (4.870), oltre a qualche limitata incursione di Tsahal nella Striscia, per un bilancio di 2.138 morti fra i palestinesi (di cui il 70% civili, secondo stime Onu) e 67 fra gli israeliani (64 militari e 3 civili), è comunque possibile tracciare un provvisorio bilancio della terza guerra di Gaza.

Non si è trattato dell’ennesimo, periodico scontro israelo-palestinese, ma di un atto della vasta tragedia che sta incendiando Nordafrica, Levante e Medio Oriente, dalla Libia all’Iraq passando per ciò che resta della Siria. Un conflitto regionale che vede schierati in singolare quanto stretta alleanza Israele e Arabia Saudita – con la sua costellazione di sceiccati sunniti del Golfo, cui si è aggiunto l’Egitto del generale al Sisi, mediatore non certo super partes – contro l’Iran e i suoi riferimenti nell’area, lungo l’asse che dalla Gaza di Hamas e della Jihad islamica passa per il Libano di Hezbollah, Damasco e il ridotto alauita in Siria, per sfociare a Baghdad e nel suo retroterra sciita in Mesopotamia.

Tutto nel contesto dell’accelerata liquefazione delle già labili strutture statuali nell’area, che ha fra l’altro favorito l’emergere del sedicente “califfato” islamico a cavallo della teorica frontiera fra Siria e Iraq. Su questa scala, la nuova partita di Gaza, in sé minore, assume un senso più vasto.Ad oggi, possiamo assegnare a Hamas una vittoria ai punti.

 

La Libia è in crisi profonda. Divisa, spaccata, dilaniata da milizie pronte a tutto pur di accaparrarsi le ricchezze del Paese:

Se un Paese non ha un governo, se ha un Parlamento delegittimato, se produce un quinto della sua ricchezza potenziale, ebbene è un Paese finito. La Libia, oggi, è questo Paese. A Tripoli si combatte nei quartieri di periferia. A Bengasi sembra aver già vinto il Terrore. I nomi di città, un tempo citati per i commerci o per la memoria storica, ora vengono menzionati per identificare le milizie armate.
..
Giuseppe Sarcina racconta sul Corriere della Sera la crisi politica e le battaglie tra milizie armate in Libia, a circa tre anni dalla fine del regime di Muammar Gheddafi. Complice la gestione a dir poco caotica del paese da parte delle istituzioni, deboli e delegittimate, i miliziani controllano diverse porzioni di territorio e rendono difficile lo sfruttamento dei pozzi petroliferi, la risorsa economica più importante della Libia.

Egitto ed Arabia Saudita sono accusate di aver attaccato i miliziani in territorio libico:

Negli ultimi sette giorni, Egitto ed Emirati Arabi Uniti avrebbero condotto segretamente una serie di attacchi aerei contro alcune milizie islamiste, impegnate da mesi nella battaglia per il controllo di Tripoli, in Libia, secondo un’accusa dei leader di alcune milizie libiche smentita nei giorni scorsi ma oggi confermata da fonti interpellate dal New York Times.
La notizia delle operazioni militari è stata confermata da quattro funzionari del governo statunitense, ma era stata smentita dai due paesi coinvolti che hanno negato di avere organizzato o partecipato ad attività simili negli ultimi giorni.

 

La crisi tra Palestina e Israele, le guerre civili in Siria ed Iraq, tanti tasselli di una crisi globale del medioriente:

Il Grande Medio Oriente si sta disintegrando. Dal Nordafrica al Levante e all’Afghanistan, trovare qualcosa che assomigli a uno Stato o anche solo a un numero di telefono contro cui vomitare minacce o con il quale tessere compromessi è impresa assai ardua. Le “primavere arabe” e le controrivoluzioni di marca saudita non hanno finora prodotto nuovi equilibri, ma guerre, miseria, precarietà. Valgano da paradigmi di questa Caoslandia il golpe egiziano con tentativo tuttora in corso di annegare nel sangue la Fratellanza musulmana; la disintegrazione della Libia; il massacro permanente sulle macerie della Siria; la mai spenta guerra civile in Iraq che in ultimo ha visto riemergere le tribù sunnite e i vedovi di Saddam, insieme ai jihadisti dell’Isis, inventori dell’improbabile “califfato” di Abu Bakr al-Baghdadi. Sullo sfondo il rischio che anche la Giordania, battuta da cotante onde sismiche, finisca per crollare.

Infine i tre massimi punti interrogativi: quanto e come potrà tenere l’Arabia Saudita, che stenta a riprendere il controllo dei “suoi” jihadisti e altri agenti scagliati contro il regime di al-Asad e gli sciiti iracheni di al-Maliki – oltre che dediti a liquidare i Fratelli musulmani dovunque siano – alla vigilia di una delicatissima successione al trono? Quale fine farà il disegno dell’Iran – o di parte dei suoi leader – di rientrare a pieno titolo nella partita internazionale sacrificando le proprie ambizioni nucleari sull’altare di un accordo con gli Stati Uniti? Per conseguenza: Obama vorrà portare fino in fondo il suo ritiro dal Medio Oriente, o sarà costretto a smentirsi per non perdere quel che resta della credibilità americana nella regione e nel mondo?

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Lasciando il mondo arabo, anche in Ucraina le cose non vanno meglio. La Russia continua a sconfinare, gli Usa si dimostrano sempre più insofferenti. Le sanzioni europee ai russi iniziano a provocare rallentamenti economici nel vecchio continente.

Il presidente ucraino Petro Poroshenko ha annunciato che soldati russi sono entrati entro i confini dell’Ucraina, in precedenza il governo aveva nuovamente criticato la Russia, accusandola di sostenere direttamente i separatisti nell’est del paese e di avere condotto nei giorni scorsi sconfinamenti con i propri soldati. Poroshenko avrebbe dovuto partecipare a una serie di incontri istituzionali in Turchia, ma il viaggio è stato annullato in seguito agli ultimi sviluppi nel paese ed è stata annunciata una nuova riunione del consiglio di sicurezza ucraino

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha annunciato che alle 18:00 (ora italiana) ci sarà una sua riunione a New York per discutere gli ultimi sviluppi in Ucraina. L’ambasciatore presso l’ONU del Regno Unito, Mark Lyall Grant, ha spiegato ai giornalisti che “è chiaro che soldati russi si trovino ora in Ucraina”.

 

Fonti:

http://www.ilpost.it/2014/08/26/egitto-emirati-arabi-uniti-attacchi-libia/

http://www.ilpost.it/2014/08/25/crisi-in-libia/

http://temi.repubblica.it/limes/la-tregua-tra-israele-e-hamas-allombra-del-califfato/65571

http://temi.repubblica.it/limes/la-spirale-infinita-nel-caos-mediorientale/64289

http://www.ilpost.it/2014/08/28/nuovo-fronte-ucraina-est/

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