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Midterm: trionfo GOP, il lungo tramonto di Obama

5 novembre, 2014

obama-spalle

“Gli Stati Uniti vantano il più basso tasso di disoccupazione da sei anni a questa parte, il mercato azionario è a livelli altissimi e circa 10 milioni di persone hanno ottenuto una copertura sanitaria grazie alla sua riforma” Eppure Barack Obama è stato sonoramente sconfitto alle elezioni di medio termine. I repubblicani consolidano la maggioranza alla Camera (248 a 187) con un successo che non si ricordava da decenni. Ottengono infine anche la maggioranza al Senato (53 a 45) e questo significa che il Presidente è oramai una ‘anatra zoppa’ ovvero non potrà far passare alcuna delle sue leggi al Congresso.

Una analisi della disfatta di Obama, da il Post:

Il passaggio di Obama da forte e trionfante eroe Democratico a peso politico sulle spalle del suo partito è il racconto di un presidente al suo secondo mandato costantemente e velocemente distratto da una serie di crisi – alcune generate da lui stesso – e della salda convinzione che la Casa Bianca non le abbia gestite bene. Questa caduta ha portato a farsi domande riguardanti l’efficacia del presidente, sulla sua determinazione e la sua generale capacità di guida, nelle questioni interne come in politica estera.

La lista delle crisi di leadership in questo secondo mandato di Obama è formidabileil lancio fallito di HealthCare.gov; il caso delle lunghe attese agli ospedali per veterani; la divulgazione dei segreti della National Security Agency da parte di Edward Snowden; un enorme numero di bambini stranieri che ha passato il confine cercando ospitalità negli Stati Uniti; i terroristi islamici che saccheggiano la Siria e l’Iraq e decapitano stranieri, inclusi alcuni americani; l’arrivo del virus ebola negli Stati Uniti.

«Si tratta di crisi “normali” nella carriera di un presidente, devono essere affrontate. È il suo lavoro», ha detto il dirigente dei sindacati Michael Podhorzer, un alleato della Casa Bianca che incolpa il partito Repubblicano di bloccare l’agenda economica di Obama. «Questo atteggiamento ha messo in discussione la capacità di Obama di imporsi in altre questioni».

Il Senato ha respinto tutte le proposte di legge sul controllo delle armi nell’aprile del 2013, consegnando a Obama una iniziale sconfitta su un tema molto sentito in tutto il paese. Per quanto frustrante, dentro alla Casa Bianca nessuno pensava che questa sconfitta potesse produrre un’aura di fallimento attorno al secondo mandato di Obama. Il presidente e le persone a lui vicine rimanevano convinte di poter realizzare riforme importanti e bipartisan per assicurare una buona eredità a Obama. Il presidente ha cercato di fare la corte ad alcuni senatori Repubblicani per far passare alcune leggi importanti e mettere pressioni sui Repubblicani, che controllano la Camera con ampio margine. Gran parte dei piani dell’amministrazione sono saltati.

Per i suoi critici, la crisi in Siria ha mostrato la più grande debolezza in politica estera di Obama: la sua determinazione ad affrontare le questioni mondiali in modo opposto al suo predecessore George W. Bush, quasi a ogni costo. Così come Bush si era lanciato avventatamente nella guerra in Iraq, Obama è stato determinato a limitare l’impegno militare degli Stati Uniti cercando di costruire coalizioni diplomatiche. È stato costretto a contraddirsi nell’autunno del 2013, quando propose di lanciare attacchi aerei contro il presidente siriano Bashar al-Assad, finendo per farsi contraddire da alcuni importanti membri del suo staff come Hillary Rodham Clinton, Robert M. Gates e Leon Panetta.

«Bush è un leader a cui non piaceva pensare», ha detto Ian Bremmer, presidente del Gruppo Eurasia, una società globale di gestione del rischio politico. «Obama è un pensatore a cui non piace fare il leader».

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“Realmente amorevole è solo quanto unisce, e quanto unisce è solo quanto sovrastando domina” ; "La fede è ordine e l'ordine è fede" ; “Grande uomo è colui che impone agli altri il suo proprio sogno....” (Pessoa) ; “Cosa mi pesa del fatto che nessuno legga ciò che scrivo? Mi-scrivo per distrarmi dal vivere, e mi-pubblico perché il gioco ha la seguente regola. Se domani si perdessero tutti i miei scritti, ne avrei pena certo, ma, credo bene, non una pena violenta e folle, come sarebbe da supporre, visto che così svanirebbe tutta la mia vita. Ma in fondo non è che come è per una madre che ha perso il figlio, la quale mesi dopo non solo vive ancora ma è anche ancora la stessa” (Pessoa)

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