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Perchè hanno senso le dimissioni di #Napolitano

9 novembre, 2014

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Da un paio di gi0rni alcune fonti stampa parlano di dimissioni di Napolitano entro fine anno. Oggi il Quirinale, con un comunicato, non ha nè confermato nè tantomento smentito.

Al momento della sua rielezione il Capo dello Stato aveva legato la prosecuzione del suo secondo mandato alla approvazione delle Riforme istituzionali. A distanza di un anno e mezzo ben poco è stato fatto. Le riforme Costituzionali sono in alto mare. La legge elettorale, approvata alla Camera, si appresta ad essere modificata in Senato e quindi è lontana dall’approvazione. Sembrerebbe quindi strano che Napolitano scegliesse questo momento per lasciare. Eppure la sua scelta potrebbe avere un senso.

Nel momento in cui i pricipali partiti presenti in Parlamento chiesero al Presidente della Repubblica di sacrificarsi, accettando la rielezione, l’Italia era senza guida. Le elezioni non avevano fornito un vincitore. Il PD, in maggioranza relativa, era distrutto da faide interne che avevano sabotato l’elezione di Marini prima e Prodi poi alla Presidenza. I 5 stelle non intendevano dialogare con nessuno. Il Centrodestra era anch’esso spaccato. Napolitano rappresentava quindi l’unica ancora di salvezza per la classe politica dell’epoca.

700_dettaglio2_Napolitano-e-Renzi-AgfOggi, a quasi due anni da quel momento, lo scenario politico è nettamente cambiato. Il PD veleggia oltre il 40% e la guida del Governo è saldamente in mano a Matteo Renzi, capace di defenestrare Letta ed imporre un nuovo esecutivo ‘indipendente’ dal Quirinale, cosi come non erano stati quelli di Monti prima e soprattutto di Enrico Letta successivamente. Le mosse ‘populiste’ del Premier hanno assicurato consenso elettorale e legittimato la sua leadership nel Paese. Allo stesso tempo il movimento5Stelle è più debole rispetto a prima, ondivago, non avendo ancora trovato la propria ‘strada’ politica. A destra una parte è stata ‘risucchiata’ da Renzi ed un’altra è divisa in mille faide per assicurarsi l’eredità del dopo-Berlusconi.

Ora c’è un solo leader, con capacità decisionale chiara e forte. Un buon momento quindi per lasciare. Malgrado non siano state compiute le Riforme. Malgrado Renzi non sia del tutto benvisto da Giorgio Napolitano. Dando a Renzi il compito di sfruttare la debolezza delle opposizioni per eleggere un Capo dello Stato in grado di traghettare il Paese verso le Riforme tanto auspicate, il Presidente uscente è consapevole che la gestione del delicato momento di transizione istituzionale potrà passare in modo tranquillo. Cosa non possibile nel 2013, a causa della non vittoria del PD e della inesistente leadership di Bersani.

Vedremo se le valutazioni del Capo dello Stato andranno in questo senso oppure rimarranno ancorate alla approvazione della legge elettorale e delle Riforme costituzionali. L’accelerazione del Premier sulla riforma del sistema elettorale, mettendo alle strette Berlusconi e paventando un dialogo con i 5 Stelle, potrebbe essere letta proprio come la voglia di dare un segnale a Napolitano , segnale magari richiesto dal Presidente stesso al Capo dello Stato nelle passate settimane. Chissà..

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