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Se l’Europa muore, con essa muore la ‘pace’

12 luglio, 2015

L’Europa sta vivendo uno dei più profondi momenti di crisi. Nulla di sorprendente ed inatteso ovviamente ma, il precipitare della situazione, non fa ben sperare nel futuro.

Riassumendo brevemente. Il cuore della crisi passa da Atene ma in fondo l’affaire Grecia è solo uno dei sintomi del cancro che sta divorando l’UE. Il terzo piano di salvataggio probabilmente rischia di non essere mai effettuato. I perché sono molteplici.

Innanzitutto il brusco stop alle trattative imposto dal premier greco Tsipras con il ricorso al referendum sul piano dei creditori ha interrotto delle consuetudini decennali. Le trattative politiche le fanno i governi, non i popoli. Linea criticabile ma ben rodata, soprattutto in ambito europeo. La consultazione greca ha quindi irritato fortemente le Nazioni già poco inclini ad un accordo ed ha però tolto il velo di ipocrisia che si celava dietro le trattative, facendo uscir fuori il vero pensiero della Germania. Ovvero la cacciata della Grecia dall’Euro.

putin_och_tsipras

I tedeschi vogliono una ‘Grexit per 5 anni’, un piano di solidarietà umanitaria ed una uscita greca dalla moneta unica sino alla ristrutturazione del debito. Piano inapplicabile. Se la Grecia esce non tornerà più. Probabilmente entrerà nell’orbita russa e quindi le tensioni tra l’Occidente e Putin cresceranno ancora.

Sullo scontro Berlino-Atene sono molte le letture politiche. Chi dice che Tsipras abbia avuto in mente sin da subito l’uscita della Grecia dalla moneta unica ed abbia attuato un piano ben strutturato perché ciò si verificasse. Esasperare i toni, provocare gli oppositori in Europa sino a farsi cacciare. Al fine ultimo di entrare in relazioni strette con Mosca. ‘Tsipras il comunista’ diranno i liberali.

Party leader Helmut Kohl with his representitive Angela Merkel and head of the party Wolfgang Schaeuble at a CDU conference, Dezember 21, 1991, Dresden, Germany.  (Photo by Thomas Imo/Photothek via Getty Images)

Party leader Helmut Kohl with his representitive Angela Merkel and head of the party Wolfgang Schaeuble at a CDU conference, Dezember 21, 1991, Dresden, Germany. (Photo by Thomas Imo/Photothek via Getty Images)

Altri vedono dietro la crisi uno scontro di potere ai vertici del governo tedesco. Wolfgang Schäuble vs Angela Merkel. Lui ex delfino di Helmut Kohl, ferito gravemente in un attentato nei primi anni novanta, da sempre con l’ambizione del cancellierato è stato ripetutamente sconfitto da lei, Angela, nata nella DDR e poi arrivata ai vertici del partito a spese proprio di Schäuble . Oggi, che il potere economico è sempre più forte di quello politico, è lui il vero leader della Germania. Popolarità al 70%, pieno appoggio del popolo alla linea dura sulla Grecia. E Merkel, seppur ugualmente portatrice della teoria del rigore, vede ridursi il proprio potere contrattuale a livello politico ed è quasi costretta ad inseguire il proprio ministro delle Finanze pur di non vedere offuscato il proprio consenso interno.

In mezzo alle beghe interne di Grecia e Germania c’è l’Europa. Incapace di reagire. Le cui istituzioni (Commissione Europea in primis) si trovano totalmente impotenti. Vittima del vero ed unico ‘cancro’ che divora il sogno di Unità. La continua ricerca di consenso interno dei Leader dei singoli Paesi. Come è stato per la questione immigrazione. Ogni Premier ha a cuore la propria rielezione e mirando a tenere buona l’opinione pubblica nazionale non fa l’interesse dell’Unione Europea. Questa è la pura e semplice verità. Lo si è visto in tante occasioni. Anche per le decisioni di ‘politica estera’.

L’Europa quindi è impotente di fronte agli egoismi nazionali. Quegli egoismi messi da parte però in altre occasioni. Nel 1953 ad esempio, quando alla Germania furono ‘condonati’ 15 dei 32 miliardi di debiti accumulati tra la prima e la seconda guerra mondiale. Con gli ‘accordi di Londra’ si crearono le basi per la ripartenza economica della Germania Ovest, che avrebbe consentito ai tedeschi di tornare leader nel continente. Quegli egoismi messi da parte anche nel 1990, al momento della riunificazione tra Ovest ed Est, quando il cancelliere Kohl si impose sulla Banca centrale tedesca attuando il cambio 1:1 tra il marco e la moneta della DDR. Quella manovra, con il rialzo dei tassi tedeschi, provocò a cascata una recessione europea con costi economici notevoli per tutti i partner della Germania.

Oggi sembra tutto dimenticato.  Si è vero, la Comunità Europea nacque durante la Guerra Fredda, nell’ambito della politica del due blocchi, quello americano e quello sovietico. Era un modo per gli Stati Uniti di controllare meglio i propri alleati d’oltreoceano. E’ anche vero che la crisi economica odierna, i tagli imposti al welfare nei principali Paesi europei sono frutto della impossibilità di continuare a sostenere un sistema economico ‘misto’, presente nel vecchio continente per una quarantina d’anni dalla fine della IIGM e che era in gran parte finanziato da ‘contributi’ americani in chiave ‘anti-Urss’.

Ciò non toglie che la ricerca di una unità europea nacque ben prima della guerra fredda e delle strategie geopolitiche. Nacque nei cuori di tanti cittadini che speravano di vedere i propri Paesi finalmente pacificati, in armonia tra loro. Il Manifesto di Ventotene ne è un esempio meraviglioso. Un documento “Per un’Europa libera e unita redatto da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni con Ursula Hirschmann durante il periodo di confino negli anni quaranta, presso l’isola di Ventotene, nel mar Tirreno”

“L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto.”

Così Robert Schuman, ministro degli esteri francese nel secondo dopoguerra, durante il primo discorso ufficiale in cui venivano messe le basi per l’Unione del Continente. Era il 1950. Un anno dopo nacque la Comunità europea del carbone e dell’acciaio. Nel 1957, con i trattati di Roma, prese vita la Comunità Economica Europea, poi UE.

Ma Schuman, Spinelli, Monnet, Adenauer appartengono ad un’altra era. Quella uscita da un conflitto sanguinoso, che curava le macerie umane e fisiche con la speranza di un futuro di unità e prosperità. Nel periodo storico odierno ci sono Wolfgang Schäuble ed i propri simili.

I paesi ‘rigoristi’, capitanati dai tedeschi, spingono per una Grexit. ‘Punirne uno per educarne cento?’. Forse. O forse il vero disegno è quello di dividere in due la zona monetaria. Una zona costituita dai paesi virtuosi ed una con gli altri. Due monete. Due economie diverse. Probabilmente i più ricchi che investono nei più poveri utilizzando manovalanza a basso costo.

Questo è il futuro dell’Europa? Una spaccatura così netta creerebbe una ferita probabilmente inguaribile. Nutrimento per il risentimento e per l’odio. E l’odio porta ai conflitti tra Nazioni.

Spero e prego la Grecia resti nell’Euro. Una sua uscita provocherebbe effetti devastanti più che nell’immediato, nel futuro. E non si tratta di parametri economici, mi riferisco al rischio concreto di una fine del lungo periodo di pace di cui gode il nostro Continente. Se l’Europa muore, non ci sarà spazio che per la Guerra.

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