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Elezioni in Catalogna, verso l’Indipendenza dalla Spagna?

26 settembre, 2015

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Domani si vota in Catalogna, Spagna, per le elezioni ‘regionali’. Questo voto ha però una connotazione nazionale in quanto ‘simbolicamente’ appare come un referendum per l’Indipendenza della regione. Le elezioni politiche spagnole si terranno a fine 2015 e potrebbero risentire dell’effetto Catalogna. Grazie a Il Post ed a Internazionale, qui di seguito una breve guida alle elezioni.

Come si è giunti a questo:

Domani, domenica 27 settembre, si vota in Catalogna, Spagna, per eleggere i 135 nuovi membri del parlamento della regione e un nuovo presidente. Si tratta di elezioni anticipate, volute dall’attuale presidente Artur Mas dopo che non è riuscito a indire un referendum sull’indipendenza della regione, come aveva promesso prima della sua vittoria nel 2012. Di fatto le elezioni di domenica saranno una specie di consultazione indiretta sull’indipendenza: votare per la coalizione di Mas vorrà dire essere per l’indipendenza, votare per i suoi avversari vorrà dire essere contrari. Gli ultimi sondaggi mostrano le due coalizioni piuttosto vicine.

Cosa è la Catalogna

La Catalogna è una regione nordorientale della Spagna di quasi otto milioni di abitanti (circa il 19 per cento della popolazione del paese, che produce il 19 per cento del suo PIL): ha come capitale Barcellona e possiede una propria fortissima identità culturale e storica, a cominciare dalla lingua, il catalano. Dispone già di un proprio parlamento nell’ambito di un complesso sistema di autonomie, che da tempo lavora allo svolgimento di un referendum consultivo sull’indipendenza.

Cosa dicono i sondaggi:

I sondaggi riflettono il fatto che le votazioni saranno un referendum implicito sull’ipotesi di indipendenza catalana. El País ha raccolto in un grafico le principali ricerche condotte negli ultimi quindici giorni. Una delle più recenti mostra gli indipendentisti – che sono rappresentati dalla coalizione “Junts pel sì” (“Uniti per il sì”, guidata dall’ex eurodeputato di sinistra Raul Romeva e che raggruppa forze di sinistra e di centrodestra, tra cui il partito di Mas, CDC) e da Candidatura d’unitat popular (CUP) – a quasi il 50 per cento dei voti: insieme dovrebbero dunque ottenere tra i 76 e 78 seggi, sopra la soglia necessaria a ottenere la maggioranza, fissata a 68.

I contrari all’indipendentismo tutti insieme arriverebbero invece a 53-55 seggi. All’interno di questo schieramento c’è Ciutadans, la versione “catalana” di Ciudadanos, un partito nazionale nato in Catalogna nel 2006, che non si dichiara né di destra né di sinistra ma post-nazionalista e progressista, e che è contrario all’indipendenza: è dato intorno al 15 per cento, che corrisponde a 19 seggi. I conservatori del PP sono al 7,3 per cento (10 seggi) e i socialisti del PSC al 11,4 (14 seggi). Podemos, il partito di Pablo Iglesias, come già per le municipali di Barcellona, non presenta una lista con il proprio nome ma ha dato il suo appoggio alla lista “Catalunya sì que es pot”, di cui fa parte insieme a Izquierda Unida e ai Verdi e che otterrebbe 14 seggi. “Catalunya Sí que es Pot” è sostanzialmente contrario all’indipendenza, ma favorevole a una maggiore autonomia regionale.

Ma sarà veramente Indipendenza?

La corte costituzionale spagnola, tuttavia, ha dichiarato nulla e anticostituzionale tale dichiarazione. Da allora, la partecipazione alla manifestazioni non ha smesso di crescere, così come il sostegno al referendum.

Il governo spagnolo, tuttavia, è rimasto fermamente contrario al voto sull’indipendenza, dichiarando illegali tutti i tentativi di organizzarne uno. Dal punto di vista tecnico, Madrid ha la legge dalla sua parte perché un referendum in Catalogna può essere legalmente vincolante solo dopo che il governo centrale ha effettuato un trasferimento d’autorità alla regione (come accaduto nel referendum in Scozia), e il governo spagnolo non intende farlo.

 

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