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#Usa2016, al via le primarie: sarà una sfida Clinton-Trump (o Cruz)?

15 gennaio, 2016

Journalists speak back stage ahead of the Democratic presidential debate at the Wynn Hotel in Las Vegas, Nevada on October 13, 2015, hours before the first Democratic Presidential Debate. After ignoring her chief rival for months, White House heavyweight contender Hillary Clinton steps into the ring Tuesday to confront independent Senator Bernie Sanders in their first Democratic debate of the 2016 primary cycle. Clinton will take center stage in Las Vegas joined by Sanders and three other hopefuls, and while there is unlikely to be a dramatic clash of personalities as seen in the first two Republican debates, the spotlight is likely to be on the top two candidates. The other three challengers -- former Maryland governor Martin O'Malley, ex-senator Jim Webb and former Rhode Island governor Lincoln Chafee -- will try to generate breakout moments to show they are electable alternatives to Clinton. AFP PHOTO / FREDERIC J. BROWN        (Photo credit should read FREDERIC J. BROWN/AFP/Getty Images)

Tra due settimane, negli Stati Uniti, prenderanno il via le elezioni primarie. Dalle consultazioni popolari usciranno i due candidati principali alla Casa Bianca nelle elezioni di novembre. Clinton sembra in vantaggio netto nel fronte democratico. Il liberal Sanders non appare in grado di insidiare l’ex first lady. Troppo ‘di sinistra’ per una elezione che alla fine si vince al ‘centro’. Anche se Sanders parte quasi in pole, in buona posizione per i caucus di Iowa ed in leggero vantaggio per le primarie del New Hampshire.

Più complicato il versante Repubblicano. Il GOP è diviso. I candidati sono una decina ma quelli con più chance sembrano essere quattro. Jeb Bush, il terzo della ‘dinastia’ (figlio e fratello dei due Presidenti Bush) appariva qualche mese fa come il predestinato alla investitura finale. Ed invece adesso annaspa. Poco consenso. Poi c’è il populista, demagogo ed estremista Donald Trump. Sessista, razzista, islamofobo eppure con sostegni in crescita. Parte davanti a tutti, seppure sino a qualche settimana fa si dicesse che la sua candidatura si sarebbe sgonfiata a ridosso delle primarie. Così non è stato. In realtà gli esperti sono convinti che alla fine non prevarrà e ripiegano su altri due candidati. Marco Rubio e soprattutto Ted Cruz. Due senatori (il primo della Florida, il secondo del Texas), due figli di immigrati.  Rubio è figlio di cittadini cubani, emigrati negli Stati uniti durante gli anni Cinquanta, prima dell’avvento di Fidel Castro.  Cruz di un immigrato cubano e di un’americana di origini italiane.

clinton-trump-schlonged

Nelle prossime settimane capiremo il peso di ognuno di loro ed eventuali ritiri di altri candidati favoriranno uno piuttosto che l’altro. Si inizia il 1° febbraio in Iowa, poi il 9 con il New Hampshire, il 20 con i caucus dem in Nevada e soprattutto le primarie Gop in South Carolina. Infine il 1° marzo, con il Super Tuesday (in cui votano molti Stati) dovrebbero decidersi i giochi, almeno per i democratici.

A luglio si terranno le Convenzioni dei due partiti. Si sapranno i nomi dei vicepresidenti e si avvierà alla fine il processo che, il primo martedì di novembre, eleggerà il successore di Barack Obama, il prossimo 45° Presidente degli Stati Uniti d’America. E noi saremo qui a seguire tutto. Con voi.

La differenza tra Caucus e Primarie:

il caucus e le primarie propriamente dette. Il primo è un particolare format che tende a favorire un candidato con un seguito politico organizzato; questo soprattutto a causa di un voto determinato dai rappresentanti locali dei partiti e che avviene solitamente senza sotterfugi (si tiene in genere per alzata di mano). Ai caucus vi possono partecipare solo individui dotati della tessera del partito; è un metodo adottato da Alaska, Colorado, Hawaii, Kansas, Maine, Minnesota, Nevada, North Dakota, Wyoming e Iowa. Tutti gli altri stati, invece, privilegiano le urne con voto segreto, cui prendono parte – a seconda della scelta dei singoli stati – o membri del partito, cui i cittadini possono iscriversi anche il giorno stesso del voto, o tutti gli americani intenzionati ad esprimere la propria preferenza. (fonte)

Chi si elegge con le primarie

Per conquistare la nomination democratica è necessario vincere 2242 delegati sui 4383 complessivi , suddivisi tra delegati e super delegati, che sono i dirigenti di partito ed eletti nelle istituzioni membri di diritto della Convention. Il candidato repubblicano alle presidenziali dovrà invece conquistare almeno 1237 dei 2472 delegati in palio nelle oltre 50 elezioni (primarie) che si svolgeranno da inizio febbraio fino a metà di giugno (fonte)

I candidati principali

DEMOCRATICI

  1. Bernie Sanders, senatore del Vermont dal 2007
  2. Martin O’Malley, governatore del Maryland dal 2007 al 2015
  3. Hillary Clinton, Segretario di Stato dal 2009 al 2013
  1. Jeb Bush, governatore della Florida dal 1999 al 200
  2. Donald Trump, proprietario e presidente del consiglio d’amministrazione della Trump Organization
  3. Marco Rubio, senatore dalla Florida dal 2011
  4. Ted Cruz, senatore dal Texas dal 2013

Jeb Bush

Donald Trump

Marco Rubio

Ted Cruz

PRIMARIE , IL CALENDARIO INIZIALE (Internazionale.it)

1 febbraio
La prima sfida del 2016 riguarderà i caucus (primarie dei partiti) dell’Iowa. Secondo un vecchio adagio, sono solo tre i biglietti di partenza dall’Iowa, il che significa che solo i tre candidati che ottengono più voti nei caucus di ciascun partito avranno la possibilità di ottenere la candidatura alle presidenziali. Ma quest’anno potrebbe andare diversamente: i candidati democratici sono solo tre, ma i repubblicani ancora in corsa sono una decina. Anche se l’Iowa potrebbe segnare la fine delle speranze per i candidati in difficoltà come il democratico Martin O’Malley e i repubblicani Mick Huckabee e Rick Santorum. Questi candidati si giocano il tutto per tutto nel cosiddetto stato dell’occhio di falco, nella speranza di una clamorosa resurrezione.

9 febbraio
Appena nove giorni dopo, le primarie del New Hampshire, le prime in tutto il territorio nazionale, saranno un indicatore fondamentale per capire quanto durerà la competizione tra i diversi candidati all’interno di ciascun partito. Per i democratici, una vittoria del senatore del Vermont Bernie Sanders su Hillary Clinton potrebbe allungare i tempi della campagna elettorale. Una vittoria dell’ex segretaria di stato nel cosiddetto stato del granito potrebbe invece far concludere più rapidamente le primarie democratiche. Nel campo repubblicano, una vittoria dell’imprenditore Donald Trump potrebbe sancire l’inizio di primarie particolarmente caotiche.

20 febbraio
Sono due le competizioni elettorali che si tengono in questa giornata. Il Partito repubblicano organizza le primarie in South Carolina, le prime che si terranno nel sud del paese, mentre in Nevada si terranno i caucus del Partito democratico. Il voto in South Carolina, uno stato da sempre caratterizzato da un clima politico molto acceso, sarà particolarmente interessante: candidati di spicco come Ted Cruz, Marco Rubio e Donald Trump si sfideranno in uno stato meridionale dove vivono molti reduci di guerra, elettori generalmente molto importanti per il Partito repubblicano. Dal canto suo, il Nevada rappresenta un’importante banco di prova per verificare le capacità di Bernie Sanders di conquistare consenso fuori dall’Iowa e dal New Hampshire.

1 marzo
Le primarie cosiddette Sec, chiamate anche “super martedì”, prendono il nome dalla Southeastern Conference, un girone del campionato universitario di football. Prevedono che si tengano le primarie in sei stati del sud e anche in altri stati del nord, tra cui il Massachusetts e il Minnesota. È da molto tempo che candidati come Ted Cruz e Donald Trump fanno campagna elettorale negli stati del sud, perché una prestazione convincente durante il “super martedì” potrebbe proiettare uno dei candidati verso la vittoria alle primarie.

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“Realmente amorevole è solo quanto unisce, e quanto unisce è solo quanto sovrastando domina” ; "La fede è ordine e l'ordine è fede" ; “Grande uomo è colui che impone agli altri il suo proprio sogno....” (Pessoa) ; “Cosa mi pesa del fatto che nessuno legga ciò che scrivo? Mi-scrivo per distrarmi dal vivere, e mi-pubblico perché il gioco ha la seguente regola. Se domani si perdessero tutti i miei scritti, ne avrei pena certo, ma, credo bene, non una pena violenta e folle, come sarebbe da supporre, visto che così svanirebbe tutta la mia vita. Ma in fondo non è che come è per una madre che ha perso il figlio, la quale mesi dopo non solo vive ancora ma è anche ancora la stessa” (Pessoa)

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