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#Brexit: ed ora che succede?

24 giugno, 2016

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#Brexit. Cosa accade adesso? Partiamo dal trattato di Lisbona che regola in funzionamento dell’Unione Europea. L’articolo 50 si occupa dell’uscita di uno stato membro dall’UE:

Ogni Stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di recedere dall’Unione.
Lo Stato membro che decide di recedere notifica tale intenzione al Consiglio europeo. Alla luce degli orientamenti formulati dal Consiglio europeo, l’Unione negozia e conclude con tale Stato un accordo volto a definire le modalità del recesso, tenendo conto del quadro delle future relazioni con l’Unione. L’accordo è negoziato conformemente all’articolo 218, paragrafo 3 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Esso è concluso a nome dell’Unione dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata previa approvazione del Parlamento europeo.

Cameron ha  annunciato le dimissioni. Sarà un nuovo Primo Ministro a gestire le trattative tra UK ed UE per l’uscita. Regno Unito e l’Unione Europea dovranno stabilire un nuovo accordo che regoli i loro rapporti commerciali. La Gran Bretagna pagherà in termini economici l’abbandono, anche perchè probabilmente l’Europa userà il pugno duro per scongiurare azioni simili da altre Nazioni.

Entro due anni le due parti dovranno trovare un accordo. Il Consiglio europeo formulerà una proposta di accordo con un voto a maggioranza dei suoi membri. L’accordo andrà poi approvato anche dal Parlamento europeo e infine il paese che vuole uscire avrà la possibilità di accettare o respingere la proposta.

Nel frattempo non è chiaro cosa accadrà nel vecchio Continente. Se altri Stati proporranno dei Referendum per abbandonare l’UE. Se vi sarà una recessione frutto di crisi economiche, crolli di borse e fughe di capitali. E’ un percorso nuovo, mai intrapreso. Una incognita, in tutti i sensi.

Cosa potrebbe cambiare gli ‘italiani’ in Gran Bretagna. Per ora nulla ma in futuro probabilmente molto:

Fino a oggi i cittadini europei che sceglievano di trasferirsi nel Regno Unito non dovevano chiedere nessun permesso di soggiorno, nel caso fossero dei “soggetti qualificati” (cioè più o meno tutti: studenti, lavoratori o anche solo persone “in cerca di lavoro” o “economicamente indipendenti”). Le cose probabilmente cambieranno, anche se non è chiaro quanto: oggi chi vuole trasferirsi nel Regno Unito e non è cittadino di un paese dello Spazio economico europeo (SEE) – di cui fanno parte i paesi dell’UE più Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein – o non ha un parente che già ci vive, deve richiedere un permesso di soggiorno per lavoro o accontentarsi di un permesso generico di breve durata (durante il quale però non può lavorare).

Studio
La Stampa prevede che «facilitazioni, sconti e opportunità normalmente in atto nel Regno Unito [per i cittadini europei] sarebbero tutte da riclassificare». Dato che il programma di scambio Erasmus è promosso dall’Unione Europea, per esempio, a meno di accordi speciali le università del Regno Unito non potranno più parteciparvi: significa che oltre a non ricevere più studenti dalle università europee, non potranno nemmeno mandarceli.

[fonte:
http://www.ilpost.it/2016/06/24/cosa-cambia-brexit-italiani/
http://www.ilpost.it/2016/06/24/brexit-cosa-succede-adesso/%5D

 

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