Presidenziali 2016: sarà Trump o Clinton?

clinton-trump-copia

I sondaggi danno Clinton avanti di qualche punto e con molte chance di conquistare i 270 elettori necessari per diventare Presidente. Trump prosegue negli attacchi diretti concludendo una campagna presidenziale mai vista prima, fatta di colpi bassi, parole grosse e scontri tra i contendenti. Alcuni dicono che una vittoria ‘risicata’ di Hillary potrebbe trascinare il Paese in un muro contro muro capace di avvelenare i prossimi mesi sin oltre l’insediamento di gennaio. Ricorsi, recriminazioni, accuse di brogli, il tycoon potrebbe non risparmiare nulla alla ex first lady. D’altro canto gli elettori americani potrebbero comportarsi come quelli italiani, ovvero non dichiarare sinceramente il proprio voto mandando in tilt i sondaggi e stravolgendo le previsioni della vigilia, facendo vincere proprio Donald Trump.

Hillary l’interventista in grado di trascinare gli Usa in nuovi conflitti in Siria, Libia o chissà dove, dando vita ad una nuova guerra fredda con la Russia oppure Donald l’amico di Putin, isolazionista, protezionista e campione di gaffe?

Uno scenario post vittoria di Trump:

(Da La Stampa
http://www.lastampa.it/2016/11/06/esteri/speciali/presidenziali-usa-2016/presindenziali-usa-i-timori-del-fmi-su-trump-a-rimetterci-di-pi-sar-leuropa-ZUl0sw0bKFJUpwOAMZVSIM/pagina.html)

Nel caso di vittoria di Donald Trump alle elezioni americane, ad essere più penalizzata sarebbe l’Europa. E’ questo il dato che emerge con forza dalle «stanze silenziose» del Fondo monetario internazionale. L’istituzione di Washington, ben in teso, vigila sull’andamento della campagna con il solo ruolo di spettatore, ma gli ultimi sviluppi sull’«email gate», se non altro, impongono ai delegati internazionali del Fmi riflessioni e qualche calcolo ufficioso. «A rimetterci di più sarà l’Europa, l’effetto Brexit non è nulla a confronto di quello che potrebbe essere l’effetto Trump», ci spiegano fonti di Washington. Il rischio è di essere trascinati in situazioni avventati e accordi sottobanco per evitare le imposizioni doganali che Trump promette di introdurre. «Negli Usa invece il rischio è un aumento dei prezzi sino al 30%, a meno che Trump non si ricreda sulle sue politiche anti-trade», spiegano le fonti sulla base del fatto che in America c’è una quantità enorme di merci e prodotti «made in China».

Pertanto le politiche anti-Pechino di del candidato repubblicano imporrebbero la loro sostituzione con prodotti «made in Usa» per realizzare i quali occorre spendere di più a partire dalla manodopera. E in caso di «dumping» da parte del governo questo andrebbe a pesare in ultima istanza sul debito pubblico a stelle e strisce già piuttosto elevato. A giovarne, ma solo politicamente, sarebbe la Cina: «Pechino sarebbe contenta di vedere l’immagine degli Usa sminuita»

Il sito di Nate Silver, 538, che somma le medie dei sondaggi recenti, riporta questi risultati:

538

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