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#Referendum, oggi si decide il futuro della Costituzione (e di Renzi)

4 dicembre, 2016

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Stasera si decide. Gli italiani dovrebbero scegliere se approvare o meno la riforma voluta dal Governo e dal Parlamento. In realtà la consultazione ha assunto il valore di un Referendum pro o contro Renzi. Il Premier stesso ha cercato questo epilogo, almeno inizialmente, quando era sicuro di vincere. Poi ha cambiato strategia sino a tornare, nel finale, a drammatizzare lo scontro.

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il Referendum ha avuto anche il merito, o il demerito, di far tornare in auge personaggi ‘dimenticati’ dai media, come D’Alema e Bersani. Ha coalizzato tutte le opposizioni populiste, dalla lega di Salvini a Fratelli d’Italia di Meloni, da Forza Italia al Movimento 5 Stelle. Infine ha dato voce anche alla Sinistra minoritaria, quella ridotta al lumicino negli ultimi anni, frammentata e divisa da rivalità ed alla ricerca principamente di singole rivalse piuttosto che impegnata a trovare un percorso unitario e soprattutto credibile. Tutti uniti da un unico nemico. Renzi.

Dalle 23 di oggi sapremo chi “vincerà”. Gli scenari sono vari, provo a fare delle ipotesi:

VINCE IL SI

Renzi ed il governo sono rafforzati. Davanti a se il Premier ha due opzioni. Continuare la legislatura sino all’epilogo naturale, febbraio 2018, provando a correggere l’Italicum come promesso oppure andare al voto nel 2017 per capitalizzare la vittoria. Molto dipenderà, in questo caso, dall’ampiezza del SI (come risultato e come affluenza al voto). Più alto sarà il consenso alla Riforma, più alte saranno le possibilità di ricorso alle urne anticipatamente. Possibili dimissioni post finanziaria per dare vita ad un governo ancor più renzi-centrico.

VINCE IL NO

Renzi si dimette, molto probabile. Anche qui le opzioni sono diverse. Con la bocciatura della riforma, la Camera verrebbe eletta con l’Italicum, con maggioranza a chi vince il ballottaggio mentre il Senato avrebbe il ‘Consultellum’ ovvero il proporzionale. Questo renderebbe impossibile avere una maggioranza certa in tutte e due i rami del Parlamento, obbligando Mattarella a cercare di varare un governo di ‘scopo’ per approvare la ‘finanziaria’ e varare una legge elettorale armonica per le due camere.

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Chi potrebbe essere il Premier di un governo del genere? La prima opzione è Renzi stesso. Un bis della durata di qualche mese o poco più. La durata però potrebbe arrivare anche a fine legislatura, mancando solo 14 mesi alla scadenza. Anche qui molto dipenderà dalle proporzioni della vittoria del NO. Una vittoria ‘risicata’ con bassa affluenza potrebbe dare maggiore spazio a Renzi. Sia per far sopravvivere questo stesso governo, magari dopo un passaggio in parlamento con nuova fiducia. Sia per un Renzi bis o Renzi II, allargato all’ALA di Verdini o ad altri singoli parlamentari, che usasse il tempo rimasto per correggere l’Italicum e fare provvedimenti ‘pre-elettorali’, un po’ come anticipato nelle ultime settimane.

In caso di affermazione netta del NO allora Renzi potrebbe decidere di ribaltare il tavolo. Dimissioni ed indicazione di andare a votare immediatamente, ad inizio 2017, con questa legge elettorale o al massimo con una correzione per il Senato, essendo però indisponibile a ricoprire il ruolo di Premier ‘traghettatore’. In quel caso potrebbe nascere un esecutivo tecnico al solo scopo di guidare il Paese alle urne.

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RENZI

Dato per scontato il rafforzamento della sua leadership se vince il SI, mi soffermo ad analizzare eventuali sviluppi dopo una possibile ampia vittoria del NO.

Decisamente improbabili le dimissioni di Renzi anche da segretario PD. Non penso lo farà mai ed anzi, in caso di rivolta interna futura che riuscisse ad estrometterlo dalla segreteria, egli molto probabilmente provvederà a creare un nuovo movimento incamerando i centristi e chi vorrà collaborare.

Renzi è nato per il potere e non lo lascerà molto facilmente. Ma ha capacità strategiche che i leader del centrosinistra non hanno mai avuto. Silvio è il suo esempio, con la differenza che non ha ‘zavorre’ come aziende o interessi economici personali da difendere. Berlusconi è ‘sceso’ in politica perché obbligato dalla situazione delle sue aziende e dal rischio di problemi giudiziari. Renzi fa politica per il potere. E quindi, forse, è anche più pericoloso del Cavaliere.

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