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Rassegna stampa della ‘Crisi’: tra Renzi, Renzi bis, Padoan, Gentiloni etc

9 dicembre, 2016

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Una mini rassegna stampa della ‘crisi’. Articoli di Repubblica, La Stampa e Il Corriere della Sera. Varie le ipotesi allo studio. Tra le preferenze di Mattarella, quelle di Renzi e le manovre interne al PD.

La prima ipotesi di Mattarella: Renzi in sella ed elezioni entro pochi mesi con nuova legge elettorale

Rinviare Renzi alle Camere per verificare se ha ancora la fiducia e dunque una maggioranza. Con un impegno solenne. Il nuovo giro di giostra ha una scadenza molto ravvicinata: la sentenza della Corte costituzionale sull’Italicum, il 24 gennaio. E se il pronunciamento dei giudici riscrive una legge elettorale immediatamente utilizzabile, si scivola velocemente verso le elezioni anticipate. Anche ad aprile.

Al Quirinale, sebbene le consultazioni non siano mancora entrate nel vivo, si ragiona su questa ipotesi. Che contiene una notizia buona e una cattiva per Matteo Renzi. La buona è che il suo ritorno a Palazzo Chigi si reggerebbe su un “patto istituzionale” per andare molto presto alle urne. Anche nel caso si dovesse mettere mano alla legge elettorale con un ritocco o con un’armonizzazione delle regole di voto per Montecitorio e Palazzo Madama. Sarebbe comunque l’ex premier a gestire la partita. La cattiva è che un ritorno immediato sulla poltrona di presidente del Consiglio gli farebbe pagare un carissimo prezzo di immagine rispetto agli elettori, lo esporrebbe alla caricatura del Rieccolo, il soprannome affibiato all’eterno Amintore Fanfani. Per questo, Renzi continua ad avere mille dubbi.

È sempre possibile che questo disegno subisca delle variazioni, che qualche risposta positiva su una legge elettorale da farsi ex novo possa arrivare. A quel punto il Partito democratico ha i nomi per uscire dalla crisi. Il preferito di Renzi è il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Seguito da Pier Carlo Padoan. Molto dietro Graziano Delrio che secondo i renziani farebbe ombra al leader dem. Tagliato fuori invece Dario Franceschini.

http://www.repubblica.it/politica/2016/12/09/news/ancora_renzi_solo_per_votare_prima_opzione_del_quirinale_se_fallisce_in_pole_gentiloni-153742691/

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Seconda ipotesi: un governo fino all’estate

l’idea ormai maturata nello studio del capo dello Stato è che nessuno crede davvero che da questo passaggio possa nascere un governo con un orizzonte esteso fino alla scadenza naturale della legislatura, nel 2018. Un limite cui si starebbe rassegnando anche lo stesso Mattarella (per quanto il Colle non può mai battezzare esecutivi a scadenza, perché sarebbero incostituzionali), dando per scontato che nessun premier che si senta in corsa per qualcosa si intesterebbe in autunno la manovra finanziaria lacrime e sangue da più parti indicata come inevitabile.

http://www.corriere.it/la-crisi-di-governo//notizie/ipotesi-un-governo-334888c8-bd8d-11e6-bfdb-603b8f716051.shtml

Asse Franceschini-Bersani in chiave anti-renziana?

Ma deve fare i conti soprattutto con la novità che temeva e della quale lui stesso non ha ancora tutte le coordinate: è in atto un autentico terremoto all’interno del Pd. Un terremoto destinato a ridisegnare la geografia del partito. Per effetto di una doppia novità. La prima: una parte della maggioranza «renziana» – la corrente di Dario Franceschini e quella del Guardasigilli Andrea Orlando – ha fatto un passo di lato, rompendo politicamente con il segretario-presidente. Rottura significativa perché le due correnti hanno una forte presenza nei gruppi parlamentari, tanto è vero che sono «franceschiniani» entrambi i capigruppo, quello dei deputati Ettore Rosato e quello dei senatori Luigi Zanda

Ma la seconda novità è la più corposa, la più pericolosa per Renzi: il duo Franceschini-Orlando ha stabilito in queste ore un patto di consultazione con la minoranza che fa capo a Pier Luigi Bersani e anche, ecco l’ultima sorpresa, con Massimo D’Alema, molto attivo nella cucitura

http://www.lastampa.it/2016/12/09/italia/politica/pd-patto-tra-le-minoranze-antivoto-cos-matteo-si-ritrova-accerchiato-3CDGbDLKunV4kDYUxPpBRL/pagina.html

Partito Democratico o Partito Renziano?

Il leader è a Pontassieve (dovrebbe tornare a Roma oggi pomeriggio) e il Partito democratico si interroga sulle sue mosse future. Lo fanno anche i renziani che ieri erano particolarmente interessati a un sondaggio di Nicola Piepoli, secondo il quale un partito dell’ex premier avrebbe più consensi del Pd. È un’idea che stuzzica una fetta dei sostenitori del segretario. Per intendersi, quella che vede con maggior fastidio le manovre di Franceschini e compagni. Il «capo», però, almeno per ora, continua a guardare dentro i confini del Pd, tant’è vero che sta già preparandosi al Congresso, che vorrebbe tenere «subito», per «rimettere le cose a posto» e poi «rilassarmi un annetto e prepararmi alla sfida delle prossime elezioni».

E se Renzi rimanesse a palazzo Chigi?

Ma potrebbe esserci un altro scenario nel futuro dell’ex premier, soprattutto dopo le dichiarazioni di ieri di Luigi Di Maio, il quale ha detto che pur di andare alle elezioni i Cinque stelle sarebbero disposti ad arrivare al voto con il governo Renzi. Già, si sta parlando della possibilità che il segretario del Pd resti in carica. In quel caso Franceschini dovrebbe accodarsi, anche perché, secondo Renzi, non ha comunque la maggioranza dei gruppi parlamentari, tanto più dopo che Orlando non ha accettato la sua proposta di fare asse per stringere in un angolo il segretario. «Conviene a tutti fare gioco di squadra, sopratutto a chi ora è ministro», commenta il leader con i suoi.
Ma quello della sua permanenza a Palazzo Chigi è uno scenario di cui al momento il segretario non vuole parlare. Eppure c’è.

http://www.corriere.it/la-crisi-di-governo/notizie/faccio-quel-che-serve-colle-f08e188e-bd84-11e6-bfdb-603b8f716051.shtml

Governo Franceschino o Renzi bis?

Con i suoi cento parlamentari, tra cui i due capigruppo Rosato e Zanda, il ministro della Cultura e leader di Areadem ha dalla sua parte la maggioranza dei gruppi: un peso destinato a crescere a vista d’occhio, tanto che qualcuno già ne pronostica 130. Sulla carta dunque, Renzi è in minoranza. L’abbandono è stato repentino come lo era stato l’avvicinamento al nuovo capo, dopo la vittoria alle primarie. I franceschiniani prestati al renzismo sono tornati a essere franceschiniani e basta, lasciando all’inquilino del Nazareno forse meno di cinquanta deputati. Le cronache parlamentari li raccontano attovagliati tre sere fa in un’osteria romanesca tra Camera e Senato, su invito dei due toscani che si spartiscono la guida dei «falchi»: Maria Elena Boschi e Luca Lotti. Con loro, in ordine sparso, Alessia Morani, Davide Ermini, Alessia Rotta, Francesco Bonifazi. Nel menu tonnarelli cacio e pepe, tiramisù e un bel governo Renzi bis. Sempre a tavola hanno imbastito la linea i seguaci di Bersani e Speranza, tanto che da domenica sera nel Pd si litiga su se e quanto i parlamentari della minoranza abbiano alzato i calici, domenica a casa di Guglielmo Epifani. Bersani era a Piacenza, ma di certo il suo cuore era a Roma con i compagni, che ora guardano a un governo Franceschini senza alzare troppo il sopracciglio.

http://www.corriere.it/la-crisi-di-governo//notizie/valzer-correnti-pd-stringe-leader-17e35e26-bd8f-11e6-bfdb-603b8f716051.shtml

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