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Biblioteca: “La Svastica sul sole” (Philip K. Dick)

27 febbraio, 2017

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erano riusciti (NdR: i tedeschi) a malapena a vincere la guerra (NdR: la Seconda Guerra Mondiale), e a un tratto si erano lanciati alla conquista del sistema solare […] In definitiva avevano avuto successo con gli ebrei, con gli zingari e con gli studiosi della Bibbia. E gli slavi erano stati ricacciati indietro di duemila anni […] Ma l’Africa […] laggiù i nazisti avevano mostrato dell’autentico genio […] Il Mediterraneo chiuso, prosciugato, trasformato in terreno coltivabile per mezzo dell’energia atomica […] Il ben noto, vigoroso saggio di Rosenberg era stato pubblicato nel 1958: in quell’occasione era stata pronunciata per la prima volta la parola. Per quanto riguarda la Soluzione Finale del problema africano, abbiamo quasi raggiunto i nostri obiettivi […] c’erano voluti duecento anni per liberarsi degli aborigeni americani, e la Germania, in Africa, ce l’aveva fatta in quindici anni”.

Il libro è ambientato in una realtà ‘distopica’ in cui le forze dell’Asse hanno vinto la II Guerra Mondiale sottomettendo il Mondo intero. Germania e Giappone si sono spartiti gli Stati Uniti d’America, divisi in tre realtà. Gli Stati Americani del Pacifico, colonie giapponesi. Gli Stati delle Montagne Rocciose, neutrali e gli Stati Uniti (la costa Atlantica) sotto la guida del Terzo Reich tedesco. I nazisti hanno attuato la soluzione finale in Europa e nei territori conquistati, sterminando gli ebrei. Hanno anche annientato i popoli africani, prosciugando il Mediterraneo e rendendolo coltivabile. La guerra fredda americani-sovietici viene quindi rimpiazzata da quella tra giapponesi e nazisti con questi ultimi pronti all’attacco finale all’Impero del sol levante per poter avere il dominio assoluto. In un contesto come questo ha ampia notorietà un romanzo, la Cavalletta non si alzerà più, scritto da un americano e che propone una realtà alternativa in cui i tedeschi ed i giapponesi hanno perso la guerra, battuti da Stati Uniti e Gran Bretagna.

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Nel romanzo si intrecciano quattro storie principali. Robert, un negoziante americano negli Stati Americani del Pacifico che vende ai facoltosi giapponesi dei pezzi unici (o presunti tali) della cultura statunitense pre-guerra. Frank, un orafo ebreo in cerca di una ragione di vita dopo l’abbandono da parte della moglie. Juliana, la moglie di Frank, in fuga dalle Montagne rocciose verso la casa dello scrittore del libro ‘La Cavalletta non si alzerà più’. Il signor Tagomi, importante funzionario giapponese negli Stati Americani del Pacifico che si trova, suo malgrando, coinvolto in un intrigo internazionale volto a scongiurare il possibile attacco nazista al Giappone.

Ho letto il romanzo spinto dall”uscita del telefilm ‘The Man in the High Castle’, tratto dal libro. Philiph Dick propone un mondo mostruoso, in cui l’orrore dell’Olocausto è realtà ed anzi viene esteso dall’Europa all’Africa sino ad arrivare nella parte orientale degli Stati Uniti. Dick compone la sua opera nel 1962, quindici anni dopo la fine del conflitto ed in piena guerra fredda Usa-Urss. Leggendo il testo ucronico ne escono male un po’ tutti i protagonisti. Non ci sono eroi, solo persone vessate, dominate ed umiliate dalla ferocia nazista, prese da problemi esistenziali ed aiutate dalla spiritualità e dalla filosofia giapponese. Il finale non rende appieno il senso del libro ma forse è un effetto voluto dall’autore.

In tre parole, una mezza delusione

 

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