#Techetechetè: il piccolo gioiello della Tv estiva


Su Ra1, ogni estate, viene trasmesso uno dei programmi più belli, a mio giudizio, del panorama televisivo italiano. Techetechetè. Frammenti tv in libertà. Nato nel 2009 dalle ceneri di altri prodotti simili come DaDaDa e SuperVarietà, lo show delle teche Rai si è via via sempre più specializzato nel trasmettere puntate monotematiche, che ci fanno riscoprire quanto bella era la televisione di una volta e aprono un fascio di luce sulle poche eccellenze del varietà di oggi.

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Programma di Elisabetta Barduagni e Gianvito Lomaglio, ideato dal paroliere Pasquale Panella, Techetechetè è un piccolo gioiello, a bassissimo costo peraltro. Lunga vita a prodotti di questo tipo.

Qui di seguito alcuni frammenti di puntante eccellenti:

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#Pd5Stelle, si arenano le trattative, rispunta #Salvini, verso #elezionianticipate?


La trattativa tra 5 stelle e PD si arena subito sul nome del premier. Logico che Zingaretti non voglia Conte, essendo stato per 14 mesi il premier gialloverde. Di Maio, spinto da Grillo ed altri, rilancia il bis del premier. Salvini alla finestra per una possibile riedizione del governo appena caduto. Ma davvero i pentastellati potrebbero tornare nelle braccia della Lega, dopo tutto quel che è successo nelle ultime due settimane. E davvero Salvini propone seriamente un bis gialloverde o è solo tattica per dividere 5 stelle e PD? Qualcosa non torna. A mio avviso le elezioni si avvicinano pericolosamente.

#Crisidigoverno: #consultazioni terminate, #Mattarella parla alle ore 20 ?



Fine delle consultazioni. Di Maio non nomina il PD e rilancia dieci punti per l’Italia. In mattinata il PD aveva dettato cinque punti per fare il governo. Non sembrano, al momento, esserci le condizioni per creare una maggioranza giallorossa. Mattarella si è preso due ore per riordinare le idee e sentire bene le parti. Parlerà tra poco. Il barometro della crisi si sposta verso le elezioni. Salvo ulteriori sorprese.

#Crisidigoverno: #Conte al Senato il 20 agosto, possibili scenari


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Ci siamo, la settimana più lunga del Governo Conte sta terminando. Martedì 20 agosto sapremo come finirà tra 5 Stelle e Lega. Sfiducia al governo, dimissioni dei ministri leghisti, dietrofront di Salvini e prosecuzione dell’esecutivo, cambio di maggioranza con l’entrata del PD al posto della Lega? Lo scenario è molto ‘fluido’, non ci sono sceneggiature già scritte e l’esito finale potrebbe cambiare in qualsiasi direzione.

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Qui di seguito i possibili scenari:

Dimissioni senza sfiducia. Dopo le dichiarazioni in Senato e la conferma del ritiro della fiducia da parte della Lega, Conte non attende il voto e sale al Quirinale per rassegnare le dimissioni al Presidente Mattarella. Si apre la crisi. Non avendo ricevuto il voto contrario, Conte si tiene aperta la possibilità per un bis. Nel caso di una ricomposizione della maggioranza gialloverde o del varo di una nuova maggioranza tra 5 stelle e PD.

Dimissioni con sfiducia. Il Senato vota la sfiducia a Conte e qui nasce un problema. Cosa farà il Partito Democratico? I 5 stelle potrebbero accettare un voto di sfiducia del PD a Conte e poi sedersi al tavolo con gli stessi Dem per un esecutivo nuovo? E’ uno scenario poco verosimile perché se la Lega confermerà il voto contrario, il Movimento non farà sfiduciare il proprio premier, complicando l’eventuale rapporto con il Partito democratico. Ma nella vita, tutto è possibile.

Nessuna mozione di sfiducia. Una ipotesi ancora non confermata ma potrebbe verificarsi. In effetti, ad oggi, è stata annunciata ma mai presentata una mozione di sfiducia a Conte da parte della Lega. Nel caso in cui, dopo le dichiarazioni del Premier, non si metta all’ordine del giorno una mozione di sfiducia, sarà il Movimento a presentare una mozione di fiducia al Governo ed il quel momento bisognerà vedere cosa farà la Lega. Se Salvini votasse la fiducia a Conte, si aprirebbe una situazione paradossale. il Governo sarebbe pienamente in carica e la crisi, aperta da Salvini, si chiuderebbe in modo inverosimile. Anche questo scenario è poco probabile ma, viste le mosse leghiste degli ultimi giorni, non da escludere.

L’esito della crisi ha tre o quattro strade possibili, le tre più probabili sono le seguenti:

Ricomposizione della maggioranza gialloverde. Dopo le dimissioni di Conte, viene trovato un nuovo accordo tra 5 stelle e Lega. Conte bis o altro premier con maggior peso per i ministri leghisti, per rispettare l’esito del voto europeo.

Nuova maggioranza giallorossa. PD e 5 stelle raggiungono un accordo per la nascita del nuovo governo. Il PD vota la riforma costituzionale per la riduzione dei parlamentari ed in cambio i 5 stelle votano la nuova legge elettorale proporzionale. Conte difficilmente potrà rimanere a Palazzo Chigi, forse farà parte del nuovo governo, magari agli Esteri oppure potrebbe essere il nuovo commissario europeo.

Nessun accordo, governo ‘elettorale’. Dopo la fine del governo gialloverde non si trovano accordi tra le forze politiche e quindi viene varato un governo ‘istituzionale’ che traghetti il Paese alle elezioni anticipate, da celebrare entro fine ottobre o inizio novembre.

L’ultima strada, è quella delle Maggioranze alternative. Dopo l’apertura formale della crisi di governo potrebbe accadere anche che Salvini riesca a trovare i numeri in Parlamento per varare un governo di Centrodestra, tramite l’appoggio di una piccola parte dei grillini o di altri gruppi. Oppure i 5 stelle potrebbero imbarcare in maggioranza non solo il PD ma anche parte di Forza Italia, una sorta di coalizione ‘Ursula’, dal nome della Presidente della Commissione UE, votata da PD, 5 stelle e Forza Italia. Un esecutivo in carica per pochi mesi, allo scopo di sterilizzare l’aumento IVA e guidare l’Italia al voto nella primavera del 2020. Ipotesi poco probabili ma da tenere comunque presenti.

Dopodomani intanto la prima mossa. Conte al Senato. Il resto è tutto da scrivere.

#Crisidigoverno: l’errore di #Salvini ed il rischio di perdere la partita


E’ successo. Matteo Salvini ha commesso un primo grave errore. La rottura voluta con i grillini, il successivo pressing per il voto, il no alle dimissioni dei ministri leghisti, il listone imposto a Forza Italia, la possibilità di un accordo 5 stelle-PD; le ultime mosse del vicepremier hanno scombussolato il panorama politico italiano e soprattutto hanno messo all’angolo la Lega, che ora sembra cercare una tardiva riconciliazione con Di Maio e soci. Difficile ma non impossibile, vista la schizofrenia politica dei pentastellati.

Di fatto però Salvini ha sbagliato. I sondaggi post-rottura danno ampi segnali in questo senso. La lega scende di qualche punto, salgono i grillini ed il PD. “Chi rompe il patto, pagherà elettoralmente” diceva lo stesso segretario leghista mesi fa. Giorgetti, suo uomo di fiducia, gli rimprovera di aver sbagliato i tempi. La mossa del listone di centrodestra proposta a Forza Italia ha indispettito gli azzurri, spingendo alcuni parlamentari forzisti a sperare nel ‘non voto’ per riciclarsi magari nel nuovo movimento di Renzi. Ed infine, la rottura traumatica del governo sembra spingere i grillini a cercare un accordo, difficile ma anch’esso non impossibile, con il Partito Democratico.

Tornare con i 5 stelle farebbe perdere la faccia (e probabilmente consensi) alla Lega. La nascita di un governo demostellato di legislatura toglierebbe la tribuna d’onore al leader leghista.

Ora Salvini deve solo sperare che gli altri “giocatori” sbaglino le loro mosse e torni il suo turno. Altrimenti la partita sarà persa.

fonti:
Corriere Della Sera
Affari italiani
il Messaggero
Huffington Post

#crisidigoverno: 5 problemi per il governo 5Stelle-PD


Il 20 agosto si aprirà, in Senato, il dibattito sulla fiducia al premier Conte. Salvini ed i ministri leghisti non si dimettono ma confermano di voler porre fine al governo pentastellato. Nel frattempo si fanno più concrete le possibilità di un accordo tra 5 Stelle e PD. Qui di seguito cinque ragioni per le quali un esecutivo demostellato potrebbe andare incontro a vita difficile:

1️⃣ Sono molte le criticità nel mettere mano a leggi approvate con la Lega, Decreto sicurezza in primis
2️⃣ Il fronte mediatico contrario, da Mediaset a una buona parte della Rai
3️⃣ I tanti temi su cui Pd e 5 Stelle hanno idee diverse, Tav, Tap, politica estera, infrastrutture etc. Come resistere cinque anni senza affrontare tali provvedimenti?
4️⃣ Le pressioni di piazza che Lega e Centrodestra attueranno, manifestazioni, proteste, iniziative mediatiche
5️⃣ I tranelli che Lega e Centrodestra cercheranno di fare in Parlamento, mettendo in difficoltà il governo. Vista anche l’inesperienza dei 5 stelle

A tutto questo dobbiamo aggiungere che un accordo di questo tipo si reggerà sul PD “renziano“, visto che due terzi dei parlamentari sono ancora fedeli all’ex segretario e quindi il governo potrebbe cadere non appena per Renzi si presentasse l’occasione giusta, la formazione del suo partito personale, un evento che sia per lui comodo e su cui cercare lo strappo. Insomma il nuovo esecutivo sarebbe ostaggio di un altro Matteo.

Per Salvini, d’altro canto, un periodo all’opposizione, potrebbe significare un ulteriore aumento del consenso. In molti sono convinti che il leader leghista abbia rotto con i 5 stelle per vincere facile le elezioni e soprattutto per sottrarsi ad una manovra ‘lacrime e sangue’ che avrebbe danneggiato la Lega. C’è anche da aggiungere che i dati provenienti dall’Europa, Germania in primis, non sono buoni. Il PIL tedesco è fermo, si preannuncia un una recessione europea e l’Italia, anello debole, ne subirebbe le conseguenze. Meglio l’opposizione allora, che garantisce spazio mediatico e politico ma non obbliga a responsabilità. Il governo demostellato potrebbe essere travolto dalla crisi e quindi il centrodestra salviniano avrebbe la strada ancor più spianata verso la vittoria.

In tutti questi ragionamenti c’è comunque un grosso Se. Se, infatti, un governo di legislatura tra Movimento e Democratici riuscisse a trovare la quadra in un programma preciso e dettagliato, iniziando da una manovra che non pesi sulle tasche dell’italiano medio, magari ottenendo un ‘credito’ dall’Europa, spaventata da una possibile avanzata di Salvini; se il nuovo governo approvasse provvedimenti di ampio respiro a livello sociale, una aggiustatina al reddito di cittadinanza, il salario minimo, maggiori tutele per i lavoratori, maggiore attenzione all’ambiente, condito magari da qualche riforma interessante su taglio dei parlamentari e legge elettorale proporzionale. Ecco, se accadesse tutto questo forse, con il tempo, la ‘bolla salviniana’ potrebbe sgonfiarsi. E magari Mattarella potrebbe lasciare il Quirinale a Draghi (o ad un’altra personalità di spicco) nel 2022.

Il governo dei SE. Sono troppi forse ma val la pena di tentare, qualora se ne presenti l’occasione. Nei prossimi giorni (e nelle prossime settimane) ne sapremo di più!