Storia d’Italia: le convergenze DC-PCI

Nel precedente articolo avevamo analizzato il periodo storico che aveva portato alla nascita del terzo governo Andreotti, sostenuto esternamente dal Partito Comunista tramite la ‘non sfiducia’.

Per oltre un anno e mezzo il governo contrattò con il PCI i principali provvedimenti da prendere. Una mediazione che portò a significativi risultati in ambito sociale:

L’azione legislativa di questo inedito esperimento si concretizzò in diverse riforme come la legge sul diritto d’uso fondiario (che introdusse severi vincoli di costruzione oltre che nuovi criteri per gli espropri dei terreni e nuove procedure di pianificazione delle costruzioni), la legge per il controllo da parte dello stato sugli affitti e le condizioni di locazione, l’aggiornamento ad hoc delle prestazioni in denaro nel settore agricolo e l’estensione del collegamento della pensione con il salario industriale a tutti gli altri sistemi pensionistici non gestiti dall’INPS.

wikipedia/Giulio Andreotti

Il terzo governo Andreotti attuò anche provvedimenti impopolari per cercare di mettere in ordine i conti pubblici.

17 febbraio 1977, “Università di Roma: contestato il segretario della Cgil Luciano Lama”

Il 1977 fu un anno difficile in cui aumentarono le proteste sociali e l’esecutivo entrò in crisi a gennaio 1978.

La soluzione della crisi si trovò dopo due mesi di trattative. Il PCI, grazie alla mediazione di Aldo Moro, accettò di andare oltre la ‘non sfiducia’ e di votare la fiducia vera e propria ad un esecutivo monocolore DC, guidato ancora una volta da Giulio Andreotti. Il governo giurò il 13 marzo. Il 16 marzo 1978 si aprì la seduta parlamentare per la votazione della fiducia. Un’ora prima della apertura della seduta, le Brigate Rosse rapirono Aldo Moro e uccisero gli uomini della sua scorta.

In quel clima il governo ottenne la fiducia di quasi tutto l’arco parlamentare, votarono contro solo MSI, PLI e SVP.

La drammatica situazione fece nascere la cosiddetta solidarietà nazionale, in nome della quale il PCI accettò di votare comunque la fiducia malgrado Andreotti avesse rifiutato tutte le richieste della sinistra (riduzione del numero dei Ministri, inclusione di alcuni indipendenti, esclusione di ministri quali Antonio Bisaglia e Carlo Donat Cattin, apertamente contrari alla politica di solidarietà nazionale)[28]. In qualità di Presidente del Consiglio, Andreotti decise di portare avanti la linea della fermezza, rifiutando ogni trattativa che avrebbe significato il riconoscimento delle BR da parte dello Stato (come sua controparte) dopo l’uccisione della scorta del presidente democristiano[29]. A sostegno della linea dura del Governo si schierarono Enrico Berlinguer e Ugo La Malfa, ossia i due uomini che avrebbero avuto il maggiore interesse alla sopravvivenza di Moro, in quanto interprete e garante della politica di solidarietà nazionale[29][30], mentre fu criticata dalla famiglia dell’ostaggio[31].

Wikipedia/Andreotti

Aldo Moro fu ucciso il 9 maggio. Il governo di solidarietà nazionale comunque proseguì, portando all’approvazione di importanti leggi come il piano decennale per l’edilizia residenziale, la legge Basaglia riguardante i manicomi e la riforma sanitaria che istituiva il servizio sanitario nazionale

Immagine tratta dagli archivi de L’Unione Sarda

A luglio, in seguito alle dimissioni di Giovanni Leone per le polemiche sul caso Lochkeed, il socialista Sandro Pertini, fu eletto Presidente della Repubblica. Qui trovate un approfondimento sulle circostanze che portarono alla sua elezione.

L’aula parlamentare durante le votazione per il Capo dello Stato.
Immagini tratte dal sito Dellarepubblica.it

Quando, nel 1979, Berlinguer chiese di andare oltre l’appoggio esterno e rivendicò per il PCI una partecipazione più diretta nel governo, la DC, orfana di Moro, principale promotore di un accordo con i comunisti, si oppose. La crisi che ne scaturì proiettò l’Italia ad elezioni anticipate, svoltesi nel giugno 1979.

Il bilancio dei tre anni di ‘convergenza’ tra DC e PCI tra l’esecutivo della non-sfiducia, ribattezzato criticamente ‘governo Berlingotti” e quello della solidarietà nazionale, aveva prodotto un abbassamento netto dell’inflazione, passata dal 23% del ’76 a meno del 12% a fine ’78. Il dimezzamento delle ore totali di sciopero. L’aumento del risparmio bancario da 52.000 a 90.000 miliardi di lire in tre anni.

Andreotti avrebbe pagato caro i tre anni di collaborazione con i comunisti. Sarebbero dovuti passare diversi anni prima di poterlo rivedere nelle stanze dei bottoni di Palazzo Chigi. Ma questa è un’altra storia…

Appuntamento al prossimo capitolo

Fonti:

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