Prima fila: Joker, un film destabilizzante


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Joker non è un cinecomics. Questo è bene dirlo subito. La pellicola di Todd Philips è totalmente scollegata dall’Universo della DC Comics. Nel film si narra della vita di Arthur Fleck, un attore squattrinato con problemi mentali che si guadagna da vivere recitando nelle parti di un clown, sognando di diventare un cabarettista e che in realtà conduce una vita grama, vivendo con la madre malata tra cure psicologiche ed umiliazioni quotidiane.

La Gotham City anni ’80, tratteggiata dallo stesso Philips e da Scott Silver, è più tetra e gotica di quella che ricordiamo. Criminalità diffusa, metropolitane fatiscenti, spazzatura e ratti in ogni angolo (e qui ricorda un po’ la Roma contemporanea). Fleck, già in difficoltà, viene ben presto abbandonato dal servizio sanitario locale a causa dei tagli al welfare e quindi, senza più cure per i disturbi mentali, si trova in balia dei fantasmi prodotti dalla malattia, i quali lo conducono a vendicarsi di chi gli ha fatto del male. Sino alle estreme conseguenze.

L’interpretazione di Joaquin Phoenix è notevole. Il lungometraggio è cucito su di lui. L’intensità e la capacità recitativa, la trasformazione fisica, tutto fa supporre che l’attore sarà in pole per l’Oscar da protagonista. Da notare anche la performance di Robert De Niro, il cui ruolo fa da contraltare al “suo” Rupert Pupkin di Re per una notte.

La Warner, proprietaria della DC Comics, offre quindi un prodotto ben diverso dai rivali Disney/Marvel. Se questi ultimi narrano di supereroi con grandi poteri e buoni sentimenti, la casa di Burbank, con questa produzione, cala il Jolly (anzi il Joker) scegliendo di rappresentare gli ultimi, i diseredati, i tanti ‘senza voce’ respinti dal sistema di cui è piena non solo la Gotham City immaginaria del film ma anche la nostra società contemporanea.

Qui gli eroi non ci sono e l’unico che, tramite la rabbia e la follia omicida, scatena le proteste della massa è lui, il Joker. Anche la presenza di Thomas Wayne, il padre del futuro Bruce/Batman, rappresentato con un ricco industriale lontano dal popolo e chiuso nel suo impero dorato non fa che avvalorare la tesi di un Villan che in realtà è il simbolo della rivolta verso un sistema di potere (ed economico) che espelle intere fette della società lasciandole nella disperazione, nella frustrazione, nella malattia, pronte ad esplodere di rabbia alla prima occasione utile. E quella occasione viene fornita proprio da Joker.

Il film è un pugno nello stomaco. Dopo la visione si resta quasi senza parole. Sconcertati. Soprattutto, secondo me, per il ‘messaggio’ che viene implicitamente veicolato. Quello della ribellione contro il sistema. Forse è questa la nota dolente della pellicola. Indugiare troppo sulla vendetta come rivalsa sociale, quasi ad elevare a rivoluzionario un criminale psicotico quale in effetti è Arthur Fleck. Un messaggio ambiguo e soprattutto pericoloso, visto il periodo storico difficile nel quale si trova la civiltà occidentale. C’è da chiedersi se non sia voluto. Magari per motivi commerciali. Il che sminuirebbe tutto il prodotto, riducendolo ad una gran furbata.

Per il momento comunque resta, secondo me, il miglior film dell’anno.

#Spiderman torna nell’#MCU, accordo tra #Sony e #Disney


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Spider man torna nell’Universo Marvel. Sony e Disney si sono accordate, la multinazionale proprietaria della Marvel percepirà il 25% degli incassi dei prossimi film sull’uomo ragno. Disney aveva chiesto il 50% a fronte del 5% in essere e Sony aveva risposto picche, da lì la rottura che aveva ‘escluso’ il supereroe campione di incassi dall’MCU.

Esulta l’attore Tom Holland, in programma una nuova pellicola nel 2021 ed una sicura partecipazione di Spider man in un film Marvel.

65 anni fa, La finestra sul cortile


4 agosto 1954, esce sugli schermi americani ‘La finestra sul cortile’ (Rear Window) di Alfred #Hitchcock. Il thriller con James Stewart, Grace Kelly e Raymond Burr è entrato a far parte dell’olimpo cinematografico. In Italia arrivò nel 1955.

Due curiosità. Gli appartamenti che di vedono dalla finestra del protagonista, il fotoreporter Jefferies, sono in realtà un set. Creati per il film, alcune abitazioni erano complete di allaccio di luce, gas ed acqua e furono abitate dagli attori che partecipavano alla produzione.

La finestra sul cortile non fu proiettata per trent’anni. Hitchcock acquistò i diritti per cederli alla figlia e si dovette attendere il 1983 per poterlo rivedere in sala.

Uno dei miei film preferiti. Lo metto tra i primi dieci.

Prima fila: Mary Poppins Returns (2018), una sfida persa


MARY POPPINS RETURNS: UNA OCCASIONE PERSA

In questi giorni di festa, come molti di voi, ho visto il sequel di Mary Poppins, tratto dal secondo libro della scrittrice P. L. Travers e ne sono rimasto profondamente deluso.

Cast stellare, fotografia e scenografie salvano la pellicola, assieme al simbolo che il film stesso rappresenta ovvero un omaggio alla storica bambinaia magica della nostra infanzia. Il resto è da cestinare.

I brani musicali, complice il pessimo doppiaggio italiano, non rimangono in mente ed anzi, a tratti, restano di difficile comprensione. La sceneggiatura è molto debole ed è facile comprendere perché i libri successivi di PL Travers non abbiano mai raggiunto il successo del primo.

Se Emily Blunt porta a casa il risultato, così non si può dire del suo collega Miranda, bravo si ma non abbastanza espressivo e coinvolgente.

La pellicola di Marshall avrebbe dunque potuto essere assemblata in modo decisamente migliore, il tutto sembra essere stato fatto con troppa fretta ed il risultato è un film scontato, a tratti noioso, poco coinvolgente, in sintesi: una occasione persa.

Si intuisce chiaramente il fine commerciale dell’operazione, sfruttando un marchio di sicuro successo come ‘Mary Poppins’.

In definitiva ciò che è mancato è l’amore. Il sentimento che portò Walt Disney ad insistere per decenni al fine di avere i diritti dalla Travers per poter trasformare il libro tanto amato dalle sue bimbe in un film meraviglioso ed irripetibile.

Peccato.

Voi lo avete visto? Vi è piaciuto?

#AnnaMazzamauro choc: “picchiata da un attore durante le riprese di ‘Poveri ma ricchi'”


L’attrice Anna Mazzamauro picchiata da un suo collega durante le riprese del film ‘Poveri ma Ricchi’. Dichiarazione choc dell’ex ‘signorina Silvani’ che non fa il nome dell’attore coinvolto nella vicenda. Nell’intervista a il Messaggero la Mazzamauro fornisce però alcuni dettagli che potrebbero far capire, analizzando le scene del film, l’identità dell’accusato.

Ne sentiremo parlare ancora nei prossimi giorni. Credo proprio di si…

http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/quot-sono-stata-picchiata-nbsp-attore-nbsp-durante-riprese-163052.htm

A te è mai capitato di essere stata molestata o ricattata per una parte?

«Ho sempre fatto in modo che queste situazioni non mi accadessero. Anche quando ero ragazza e volevo fare questo lavoro a tutti i costi. Per giorni e giorni, mattina e pomeriggio, mi misi davanti alla sede del Piccolo di Milano per aspettare di parlare con Strehler. Ancora la sera, prima di addormentarmi, mi ringrazio per il successo che ho raggiunto da sola».

Se ti fosse accaduto saresti stata zitta o avresti parlato?

«Quando ho subìto una violenza, meglio dire quando sono stata picchiata sul set, sono stata zitta. Per paura. Capisco il terrore che una donna può provare. Sì, anche io che sembro sempre così forte e spavalda».

Picchiata sul set, da chi? Quando?

Poco più di un anno fa. Ero sul set di Poveri ma ricchi. Stavamo girando e io sarei dovuta entrare in scena mentre gli altri erano tutti insieme ad esultare. Chiesi a Brizzi quale sarebbe stato il mio momento. Mi rispose che, stando dietro la porta, l’avrei capito da sola. Così, tranquillamente mi misi ad aspettare».

Sospettavi qualcosa?

«Nulla. Una volta entrata in scena ho detto la mia battuta. Si è sovrapposta a quella di un attore. Che, senza dire nulla, mi ha strattonata e picchiata sull’orecchio. Mi è stato lacerato il menisco dell’orecchio e, da allora, quando sono in casa e non devo recitare sono costretta a portare il bite, una sorta di apparecchio in bocca».

Un attore ti ha picchiata mentre stavano riprendendo la scena? Quindi è tutto registrato?

«Esatto. È stato rivisto tutto. Brizzi mi è stato molto vicino. I rappresentanti della produzione mi hanno pregato di non far uscire la notizia per non danneggiare il film. Ero umiliata e triste. Sono andata all’ospedale. Mi è stato chiesto dal medico e dall’agente di denunciare ma, ho preferito tacere. E la stessa produzione che, adesso, si erge a moralista nei confronti di un autore al quale legalmente non è stato riconosciuto alcun peccato. Quando sono stata picchiata e ho mandato una civilissima ed educatissima lettera per mettere la produzione al corrente di quello che era accaduto non ho ricevuto neppure una telefonata».

Non hai parlato per paura? Tu un’attrice così affermata, una donna, diciamo, grande?

«Lo devo confessare, è chiaro. Una parte di me ha preferito ritirarsi. Quasi vergognarsi. Non riesco a perdonarmi. Alla fine delle riprese lui è venuto da me per ripetere che non ce l’aveva con me, che gli dovevo credere. E, se non gli avessi creduto, avrebbe mandato amici suoi a convincermi».

Ma poi hai accettato di fare il seguito di “Poveri ma ricchi” con lo stesso cast?  Comemai?

«Brizzi mi ha pregato, ne abbiamo parlato a lungo nel suo famigerato loft. Ho chiesto che il mio nome diventasse più grande sui manifesti e ho preteso un aumento. Credevo mi dicessero di no. E invece mi hanno detto sì. Il lavoro è lavoro, ho accettato. Ma ho fatto male. È stato difficile tornare sul set e lavorare con quell’attore con il quale non ho più scambiato una parola. Ho sempre pianto durante le riprese. Per fortuna Christian mi consolava»

Primafila #cult: La finestra sul cortile (1954)


​4 agosto 1954, esce sugli schermi americani ‘La finestra sul cortile‘ (Rear Window) di Alfred #Hitchcock. Il thriller con James Stewart, Grace Kelly e Raymond Burr è entrato a far parte dell’olimpo cinematografico. In Italia arrivò nel 1955.

Due curiosità. Gli appartamenti che di vedono dalla finestra del protagonista, il fotoreporter Jefferies, sono in realtà un set. Creati per il film, alcune abitazioni erano complete di allaccio di luce, gas ed acqua e furono abitate dagli attori che partecipavano alla produzione.

La finestra sul cortile non fu proiettata per trent’anni. Hitchcock acquistò i diritti per cederli alla figlia e si dovette attendere il 1983 per poterlo rivedere in sala.

Uno dei miei film preferiti. Lo metto tra i primi dieci.

In prima fila: La Bella e la Bestia, il film


bella

Beauty and the Beast. Genere: drammatico, fantastisco, sentimentale, musical. Regia di Bill Condon. Con Emma Watson, Dan Stevens, Luke Evans, Kevin Kline, Josh Gad, Ewan McGregor.

Molto fedele al cartone, un viaggio nel mondo incantato di Belle e del Principe trasformato in mostro da un sortilegio. I brani musicali in italiano fanno perdere molto alla pellicola. Emma Watson un po’ fuori luogo, a mio giudizio. Prenderà qualche statuetta ai prossimi Oscar. Nel complesso, un bel film.

Voto *3/5