Clinton vince la California ed ottiene la nomination Dem


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Vincendo la California nelle elezioni primarie, Hillary Clinton si è assicurata la nomination democratica alla prossima convention di luglio. Bernie Sanders non molla e resta in corsa, forse sperando in qualche scandalo che travolga l’ex first lady prima della adunata dem.

In realtà Clinton sarà nominata alla Presidenza. Il candidato alla vicepresidenza sarà fondamentale per convincere quei settori dell’elettorato, giovani soprattutto, che non sono convinti dalla sua candidatura. Una cosa appare certa. La sfida Trump-Clinton non è scontata e sarà incerta fino alla fine. I democratici sono stati capaci di eleggere, con successo, il primo Presidente nero. Riusciranno nell’impresa con la prima donna Presidente?

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Il 2016 tra crisi internazionali, emergenze ed elezioni (USA in primis)


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Nel 2016 vi saranno molti appuntamenti importanti. Iniziando dalla politica.

Europa e resto del Mondo

La Spagna rappresenta una incognita. Germania ed Unione europea spingono per una grande coalizione PP-PSOE. Gli spagnoli però non sono abituati a tale scenario e non è detto che alla fine prevalgano altre scelte. Un governo di minoranza (popolare o di coalizione centro-destra) o un governo di Sinistra (con socialisti e progressisti sostenuti da Podemos). Il ricorso a nuove elezioni entro l’anno sembra non così scontato.

Dodici mesi di consultazioni. Elezioni presidenziali in Portogallo nel mese di gennaio. A Febbraio si darà il via alle primarie presidenziali negli Stati Uniti. Se la candidatura di Clinton appare solida, sul fronte repubblicano non è ancora chiaro chi potrà realmente prevalere tra il populismo di Trump e gli altri candidati. Sempre a febbraio elezioni parlamentari in Iran. Ad aprile tocca all’Irlanda. A giugno le presidenziali in Islanda. Poi due appuntamenti importanti. Le elezioni della Duma russa daranno il quadro della forza di Putin. A novembre infine la sfida delle sfide, le Presidenziali negli Stati Uniti decideranno il Comandante in Capo per i prossimi 4 anni. Duello Trump-Clinton?

In Europa il fronte anti-sistema sarà messo alla prova. Dal Governo Tsipras (di Sinistra) a quelli di Polonia ed Ungheria (di destra),a chi potrà far pesare i propri voti (Podemos). Gli altri (Le Pen, Salvini, Grillo, Farage) staranno a guardare. Il loro consenso sarà pari all’aumento delle emergenze (finanziaria, migratoria, sul terrorismo). E nel 2017 si vota in Francia.  Anche Angela Merkel potrebbe vivere periodi di tensioni interne, soprattutto in merito al tema immigrazione.

Il segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, a 'Porta a Porta', il 21 gennaio 2014 a Roma. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Italia

Anche l’Italia avrà due appuntamenti elettorali importanti. Le comunali in primavera, con al voto città importanti come Roma, Napoli, Milano e Torino. E poi il referendum confermativo sulla Riforma Costituzionale voluta dal governo. Due banchi di prova importanti per Renzi. Se sul quesito referendario è scontato un ampio successo, le sfide locali potrebbero riservare sorprese, soprattutto sul fronte 5 Stelle. Molti guardano a Roma. Milano sarà probabilmente appannaggio di Sala (qualora prevalga nelle primarie). Napoli altra incognita. A Torino Fassino cerca il bis. Qualora il movimento candiderà personaggi credibili, potrebbe anche averla vinta in almeno un capoluogo.

Renzi, oramai etichettato da molti come ‘neoberlusconiano’ per le politiche liberalconservatrici attuate su Lavoro (Jobs Act), Scuola e Fisco (no tasse sulla prima casa per tutti) dovrebbe aggiustare il tiro ‘coprendosi’ a Sinistra. Sarà forse l’anno delle Unione Civili, dello Ius soli e dell’inasprimento dei provvedimenti contro i reati. Chissà se questo gioverà alla sua popolarità. Una cosa è certa. Il 2016 inizia nel segno del Premier, per mancanza di avversari. Forza Italia è in disfacimento, con Verdini che recluta parlamentari ogni giorno. Berlusconi non sembra poter fare nulla per arrestare la caduta ed insegue il nuovo leader del Centrodestra ovvero Matteo Salvini. Il populismo leghista paga ancora ed i temi nazionali ed internazionali (immigrazione, sicurezza, pericolo attentati) saranno determinanti per accrescerne ulteriormente il consenso. I 5 Stelle sono ancora in fase di ‘maturazione politica’ e le amministrative potrebbero far fare loro un importante salto di qualità o arrestarne il consenso. Il resto è nulla. A Sinistra del PD c’è il vuoto. Sel, ora Sinistra Italiana assieme ad ex PD, non sembra impensierire Renzi, così come Possibile di Civati. Anche il Centro è annichilito dal decisionismo renziano. Le scelte ‘progressiste’ sui diritti civili potrebbero però consegnare qualche elettore in più ad Alfano e soci.

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Fronti caldi nel Mondo

Infine l’instabilità sui fronti caldi del Pianeta. Dalla Siria all’Iraq passando per la Libia, lo Yemen (senza dimenticare l’Egitto). L’ISIS nel 2015, aldilà degli attentati organizzati nel Mondo, ha perso terreno in Siria ed Iraq. Curdi e coalizione internazionale hanno recuperato terreno. C’è da capire come si muoverà Al Baghdadi per conquistare consenso e finanziamenti e se il fronte anti-ISIS riuscirà a trovare un accordo duraturo tra i vari attori in gioco (ribelli, Assad, Curdi, Stati Uniti, Russia, Europa, Turchia etc).

In Europa si temono attentati in Italia, Germania e Gran Bretagna. Il Giubileo potrebbe essere una ghiotta occasione anche se la risposta occidentale sarebbe poi inevitabile ed il tutto potrebbe assumere i contorni di una Guerra Santa tra religioni, cosa che l’ISIS non credo abbia intenzione di intraprendere (dichiarazioni di facciata a parte). Bisogna però considerare anche le schegge impazzite del terrorismo, non controllabili.

Cina e Stati Uniti rischiano di scontrarsi ‘economicamente’ nel fronte asiatico. Le manovre cinesi negli arcipelaghi Spratly e Paracel (ricchi di petrolio, gas e snodo commerciale) indispettiscono Washington che cerca alleanze nei paesi vicini (Vietnam, Taiwan, Filippine, Brunei e Malaysia).

Sul fronte russo, se ancora ci sono tensioni per l’Ucraina e si dialoga in chiave ‘soluzione in mediorente’, nuove fonti di scontro sono in Europa. Il Montenegro aderirà alla Nato e Putin è fermamente contrario. Si profilano tensioni e piccole ripicche. Senza trascurare gli scontri con la Turchia, destinate ad inasprirsi.

In Venezuela, dopo la sconfitta di Maduro nelle elezioni parlamentari, la situazione potrebbe precipitare. Anche il Brasile non se la passa bene, con un procedimento di impeachment per la Presidente.

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Crisi umanitarie

Le crisi umanitarie non saranno assenti. Da quelle dei migranti in fuga dalle guerre (dipenderà dalla evoluzione in Libia, Siria, Iraq, Yemen, Sudan, Africa sub-sahariana) ad una possibile nuova emergenza in Nepal, devastato dal recente terremoto. Vi sono poi le emergenze umanitarie ‘dimenticate’ dai media. (El Salvador, Honduras e Guatemala su tutte, secondo Reuters) e quelle pronte ad esplodere (Congo e Burundi) o a riesplodere (Ucraina)

Accordi internazionali (e crisi finanziarie)

Alcuni accordi importanti stipulati nel 2015 (dal TTIP/TTP al nucleare iraniano, fino ad arrivare all’accordo sul clima) potrebbero avere sviluppi nell’anno appena iniziato o essere clamorosamente smentiti dai fatti o superati dagli eventi. Il prezzo del petrolio continuerà a scendere? Altre crisi finanziarie saranno destinate ad esplodere in Europa o nel resto del Pianeta?

Sport e Società

Il 2016 sarà anche un anno di Sport. A giugno gli Europei in Francia, ad agosto le Olimpiadi in Brasile. Ed a maggio si chiude la Serie A. Sarà una sfida a tre tra Inter, Juve e Napoli?

Per finire gli eventi nostrani. Facile prevedere nuovi scandali, arresti più o meno eccellenti. Inchieste più o meno clamorose. (Pensate a grandi eventi ed aspettatevi grandi casini, Giubileo in primis?). Solita cronaca nera e pollaio nei talk politici. E l’Oscar, Sanremo, Masterchef, Amici, X Factor? Chi vincerà le sfide più attese della Tv e del Cinema? Infine i lutti eccellenti. Chi ci lascerà nel 2016? Tra musicisti, attori, scrittori, economisti e politici la lista sarà composita. Nessuna previsione quest’anno però.

Pezzo lungo il mio, tante parole ma in realtà l’anno è tutto da scrivere (e da vivere). Ed il primo capitolo è già iniziato!

 

Siria, ISIS, Yemen, Al Qaida, un po’ di notizie sul perché è complicato..


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Si vuole combattere lo Stato Islamico? Ottimo, si inizi a capire da dove arrivano armi e finanziamenti. La Stampa di oggi fornisce alcuni dati interessanti che fanno capire come sia complicato: (fonte)

SOLDI
-Il presidente turco Erdogan, intervenendo al summit sull’Energia a Istanbul, ha accusato Bashar al Assad di «acquistare sottobanco petrolio venduto da Isis, pagandolo a peso d’oro». Ciò significa che «Assad sfrutta il terrorismo per rimanere in piedi»

-Vladimir Putin ha consegnato ai leader presenti al G20 una lista di finanziatori privati di Isis: si tratta di cittadini di 40 Paesi, ma spiccano in particolare i turchi, sauditi e qatarini.

ARMI
-Il Centro di ricerche sugli armamenti nei conflitti, di base a Londra, afferma in un rapporto che le armi in possesso di Isis sono prodotte in Cina, Russia, Stati Uniti, Sudan e Iran. Includono almeno 656,4 milioni di equipaggiamento militare che gli Stati Uniti avevano lasciato all’Iraq e Isis ha catturato nelle basi militari così come ingenti forniture russe trovate nelle installazioni del regime di Assad

INTERESSI POLITICI DI SINGOLE NAZIONI
-Fra i diplomatici europei accreditati a Istanbul e Ankara circolano con insistenza sospetti su presunte complicità fra il governo turco e Isis. La tesi prevalente è che Ankara ha consentito a Isis di rafforzarsi al fine di rovesciare il regime di Assad

movimenti iraniani in Iraq: l’offensiva massiccia contro Isis nella provincia di Dyala ha avuto successo grazie al sostegno dei raid aerei di Teheran, ma dopo essere riusciti ad allontanare i jihadisti dalla propria frontiera sono stati sospesi, allentando la pressione militare. Lasciando supporre di voler usare Isis con più obiettivi: spaccare il fronte sunnita, guidato dalla rivale Arabia Saudita, e spingere Washington ad allearsi proprio con Teheran per combattere i jihadisti in Siria.

Ed ancora. Gli Stati Uniti condannano lo Stato Islamico. I Francesi hanno subìto un attentato sanguinoso. Ci sono forti indizi che l’Arabia Saudita finanzi l’ISIS.

Eppure (dati alla mano, fonte Sole24Ore) “Negli ultimi cinque anni i sauditi hanno acquistato sistemi d’arma da Washington per 100 miliardi di dollari, di cui 12 negli ultimi mesi, nonostante il Congresso abbia sottolineato la persistente violazione dei diritti umani e i crimini di guerra in Yemen” (Perché gli Stati Uniti condannano i bombardamenti sauditi in Yemen però poi forniscono le armi ai sauditi per bombardare lo Yemen)

E poi la Francia.La monarchia saudita e la principale cliente degli armamenti francesi che quest’anno, con l’acquisto di reattori nucleari per 12 miliardi di dollari, ha salvato l’Areva dal fallimento”

Capite bene che non se ne esce con il buonsenso se (come sempre) vi sono di mezzo affari ed alleanze.

Ed infine. Si parla molto dello Stato Islamico, della crisi siriana, delle divisioni tra ribelli, fedeli ad Assad e curdi, degli interessi divergenti di Russia e Stati Uniti . Poco si parla della guerra nello Yemen,  ma è determinante anch’essa. Anche lì, come in Siria, si scontrano due ‘fazioni’ e nel mezzo c’è Al Qaida che si rafforza (e sono i qaeidisti yemeniti i responsabili degli attentati francesi di gennaio): (Il Post)

Semplificando parecchio, in Yemen stanno combattendo due schieramenti: da una parte ci sono i ribelli houthi appoggiati dalle forze fedeli all’ex presidente yemenita Ali Abdullah Saleh e dall’Iran. Dall’altra c’è una coalizione di paesi guidata dall’Arabia Saudita che appoggia l’attuale presidente yemenita Abed Rabbo Mansour Hadi. Si sta combattendo per il controllo del paese, ma a dei costi molto alti: negli ultimi sei mesi sono rimasti uccisi circa 2mila civili e più di un milione di persone hanno dovuto lasciare le loro case. Sana’a, una delle città più belle di tutto il Medio Oriente, è in buona parte distrutta.
…..

La guerra in Yemen, hanno scritto diversi analisti nelle ultime settimane, potrebbe anche causare un rafforzamento di al Qaida. Al Qaida in Yemen (il cui nome completo è “al Qaida nella penisola arabica” – AQAP) è la divisione più potente di tutta l’organizzazione, quella che ha rivendicato, tra gli altri, l’attentato alla sede diCharlie Hebdo a Parigi dello scorso gennaio. Attualmente al Qaida controlla diversi territori nel sud-est dello Yemen

Grecia-Europa: continua lo scontro sul debito, sperando in un accordo


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Tsipras difficilmente cederà alle misure dure che chiede l’Europa. E giustamente aggiungo io. Alla fine troveranno un accordo? Le banche elleniche sono in difficoltà, i cittadini stanno ritirando in massa forti somme di danaro per paura di fallimenti futuri. Il governo greco chiede tempo ed infatto è proprio quello che non ha, al momento.

Spread e disoccupazione, i numeri ‘finti’ più importanti di quelli reali


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Tre anni fa avevamo lo spread a 400 punti e la disoccupazione giovanile al 30%. Oggi lo spread è a 110 e la disoccupazione al 44. Cala un numero scritto su una tabella frutto di calcoli irreali, aumentano la disperazione e l’ansia di ragazzi e ragazze in carne ed ossa , con una vita vera, con sogni e speranze sempre più flebili.

Non sono un esperto di economia ne tanto meno un fanatico di statalismo, ideologie passate, credo però che qualcosa, negli ultimi trent’anni, sia andato storto. La vita è quella vera, fatta di persone e non quella fatta da numeri su una calcolatrice o giudizi di una agenzia di rating.

Jobs Act? Meno tutele e libertà di licenziamento per tutti!


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Qualche mese fa si parlava di Jobs Act in questi termini:

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La Riforma del Lavoro? Nuovi diritti per tutti? Macchè. Libertà di licenziamento per tutti. E’ rimasto solo quello. Mi stai antipatico? Ti licenzio. Poi se proprio vuoi spendere soldi in processi al massimo ti do tre quattro mesi di indennizzo e tanti saluti. Quanti imprenditori useranno tale provvedimento per tenere sotto scacco i dipendenti caricandoli di lavoro etc etc?

Bentornato 1800!

‘il succo per la generalità dei nuovi assunti nonché per tutti i dipendenti delle imprese che da qui in avanti supereranno la soglia dei 15 dipendenti è il seguente: si può licenziare liberamente, con semplice preavviso, adducendo il “giustificato motivo oggettivo”. Ovvero «ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa»[…]

Se poi il dipendente fa ricorso e il giudice accerta che non vi sono gli estremi del licenziamento, il datore di lavoro viene condannato a pagare un’indennità pari a 2 mensilità dell’ultima retribuzione per ciascun anno di anzianità, per un minimo di 4 e un massimo di 24 mensilità, ma sgravato dalla contribuzione previdenziale. Chi lavora da 30 anni in azienda riceve dunque le stesse 24 mensilità di chi ci lavora da 12 anni.’ (fonte)

Montezemolo ‘cacciato’ dalla Ferrari, Marchionne al suo posto


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Montezemolo aveva fatto il suo tempo ma con Marchionne alla guida della Ferrari sarà per me molto difficile poter tifare per il Cavallino. Chissà se la gloriosa casa di Maranello rimarrà in Italia o anch’essa passerà in mani americane. Per l’ex Presidente della Ferrari si prospetta invece un incarico nella nuova Alitalia ‘araba’.

Il presidente della casa automobilistica Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo, ha detto che si dimetterà il 13 ottobre: era presidente dal 1991. Lo sostituirà Sergio Marchionne, attuale amministratore delegato di FCA, la società che possiede il marchio Ferrari dopo la fusione fra FIAT e Chrysler. Montezemolo era entrato in Ferrari nel 1973 come assistente di Enzo Ferrari, il fondatore della casa automobilistica: ci rimase fino al 1977, per poi venire nominato presidente della società nel 1991 dopo alcuni incarichi in FIAT e nell’organizzazione dei Mondiali di calcio giocati in Italia nel 1990. Il Post.

 

Altro che ripresa, è recessione


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A chi dice che i ‘gufi’ festeggiano per i dati negativi sull’economia. Non si festeggia, si ribadisce ciò che si era sempre detto ovvero che non bastano 80 euro e qualche pagamento della PA per risollevare un Paese in picchiata. Non eravamo noi a dire ‘ vedrete che tutto andrà bene’… La fuffa non può funzionare in eterno.

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Intendiamoci, Renzi è lì da sei mesi, nessuno può pensare faccia miracoli in 150 giorni di governo. Quel che mi da fastidio è il suo modo di fare. Annunciare cose che poi non fa. Siamo passati dallo zombie mediatico, Bersani, al Jerry Lewis de noantri. Una via di mezzo, ovvero, saper comunicare senza raccontare balle no eh?