Al via in #Iowa le #primarie democratiche, chi sfiderà #Trump?


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Pronti, via. Domani, negli Stati Uniti, hanno inizio le elezioni “primarie” del Partito Democratico, consultazioni che serviranno per arrivare alla nomina del candidato chiamato a sfidare Donald Trump alle Presidenziali di novembre. Non sono elezioni dirette, ogni Stato eleggerà un numero di delegati, i quali porteranno poi il proprio voto alla Convention finale.

Si parte dall’Iowa, un piccolo stato di poco più di 3 milioni di abitanti, circa l’1% della popolazione americana. Costituito per l’85% da bianchi, in Iowa non si svolgono delle vere e proprie elezioni primarie in cui si vota su delle schede elettorali. Si celebrano invece i caucus. Cosa sono?

Negli Stati che votano con i caucus non bisogna recarsi al seggio. Gli elettori devono invece arrivare tutti a un orario preciso, riunirsi in un’assemblea e dichiarare pubblicamente la propria preferenza. In Iowa, ad esempio, i candidati che a questa prima selezione non raggiungono il 15% dei voti dei presenti nel seggio vengono eliminati. La fase successiva è un di dibattito unito a una specie di mercanteggiamento. I sostenitori di ogni candidato cercano di convincere quelli degli avversari – sia eliminati sia ancora in gara – a passare dalla loro parte e lo fanno mescolando agli argomenti politici la loro abilità dialettica, un po’ di pressione sociale e qualche metodo più “furbo”. Alla fine di questo processo ci si conta di nuovo e il risultato finale sono i voti ufficiali del seggio. Alla fine si sommano i voti di tutte le sezioni si ha il risultato dei caucus.

Chi sono i candidati più forti al momento?

Secondo i principali istituti demoscopici sono in quattro: Bernie Sanders, Joe Biden, Elizabeth Warren e Pete Buttigieg con i primi due in pole rispetto agli altri. E poi c’è l’ex Sindaco di New York e miliardario Michael Bloomberg

il quale è entrato in corsa in ritardo e non parteciperà alle votazioni prima del “super Tuesday”, ossia la giornata che vedrà esprimersi ben 14 Stati (tra cui California e Texas) e gli elettori democratici all’estero.

Vincere in Iowa è un fattore simbolico. Porta ‘fortuna’ per la candidatura finale alla convention Dem

Sette su dieci candidati democratici che dal 1972 a oggi hanno vinto i caucus dell’Iowa, hanno poi ottenuto la nomination su scala nazionale (ma solo due di essi sono stati poi eletti presidenti: Barack Obama nel 2008 e Jimmy Carter nel 1976)

Cosa dicono i sondaggi per i caucus in Iowa.

Sanders è in testa, Biden segue a ruota. Mentre a livello nazionale le posizioni sono inverite. L’ex Presidente, rappresentante dell’area ‘centrista’ dei Dem conduce sul senatore ‘liberal’. Intanto Elisabeth Warren ha ricevuto l’appoggio ‘importante’ del New York Times, evento che potrebbe portare voti alla senatrice ‘liberal’.

Due curiosità. Oltre a quelle democratiche, si celebrano allo stesso tempo anche le primarie repubblicane solo che queste ultime rappresentano una vera e propria formalità, non essendoci candidati ‘forti’ in grado di sfidare Trump nella leadership finale.

Infine c’è da sottolineare che i sondaggi non danno, come accade spesso anche da noi in Italia, alcuna sicurezza ed i risultati potrebbero stravolgere completamente le analisi della vigilia relegando al ruolo di gregari i candidati oggi visti come front-runner e viceversa. Solo ad urne chiuse, verso le 5 di mattino del 3 febbraio, avremo chiaro cosa è accaduto e chi, tra i Dem, apparirà lanciato verso la candidatura. Anche perché nei giorni successivi si svolgeranno altre primarie, sino ad arrivare al Super Tuesday.

Qui di seguito il calendario delle primarie, buona lettura ed a presto!

Fonti:

2020: anniversari, ricorrenze e possibili scenari futuri


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Siamo entrati da pochi giorni nel 2020. Dibattito a parte su nuovo decennio o meno, il nuovo anno si apre con gravi incognite in riguardo alle crisi internazionali. Alle proteste filo-iraniane davanti l’ambasciata Usa a Baghdad, Donald Trump ha risposto in modo inatteso e dirompente. L’uccisione del più importante comandante iranianoQassem Soleimani, capo della divisione Qods dei Guardiani della Rivoluzione. Iran ed Iraq sono insorte contro l’omicidio e minacciano gravi ritorsioni contro gli Stati Uniti. Un avvenimento tuttora in pieno svolgimento e che non è chiaro ancora quali risultati produrrà nel già infuocato Medioriente.

Non solo Iran. E’ di questi giorni infatti la decisione del Presidente turco Erdogan di entrare in guerra. Il Parlamento di Ankara ha approvato la mozione che autorizza l’invio di militari turchi in Libia, come richiesto dal governo del premier libico Fayez al-Serraj. Il tutto per fermare l’avanzata dell’autoproclamato Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar, impegnato da aprile in un’offensiva per prendere il controllo di Tripoli. L’Unione Europea esprime preoccupazione ma non ha fatto nulla per evitare ciò che è accaduto. Nessuna azione concreta per risolvere la crisi libica.

Fronti caldi anche in Venezuela, con gli scontri tra Maduro e gli oppositori; in Cile, con le proteste contro le iniziative del Presidente Pinera ed in Israele, chiamato al voto per l’ennesima volta.

Tornando all’Europa, il 31 gennaio la Gran Bretagna uscirà dall’Unione europea. La tanto attesa Brexit, grazie alla vittoria schiacciante di Johnson, si realizzerà a fine mese. Non è chiaro invece quanto durerà il periodo di transizione e se all’uscita dalle istituzioni europee, seguirà a breve una hard Brexit con ritorno dei dazi e delle frontiere.

E mentre i critici cinematografici iniziano a chiedersi chi vincerà l’Oscar (per la cronaca in pole c’è Joker ma seguono piazzati The Irishman, 1917, I due Papi, Piccole Donne, Storia di un matrimonio e Richard Jewell), il mondo della politica si interroga su quanto potrà ancora durare il Governo Conte.

Gennaio, come abbiamo già analizzato qui, sarà un mese cruciale per il Premier. Elezioni in Emilia Romagna, riforma della prescrizione ed altri temi scottanti rischiano di complicare la vita all’esecutivo. In molti hanno scommesso che sarà Renzi a far cadere il governo ma in realtà il vero pericolo viene dal disfacimento del Movimento 5 stelle. Di Maio e Grillo stanno di cercando di tenere insieme i cocci ma la crisi dei pentastellati è evidente. La cacciata di Paragone, seguita alle defezioni di tre senatori. Le dimissioni del Ministro Fioramonti con annessa nascita di nuovo gruppo (Eco) in sostegno di Conte. E’ di oggi la notizia della uscita di altri due deputati dal movimento. L’autodistruzione dei 5 stelle sembra inarrestabile ed alla fine potrebbe essere proprio questo il fattore di capitolazione dell’esecutivo. Interessanti saranno anche le regionali di primavera con Toscana, Ligura e Campania al voto e la concreta possibilità che almeno una delle regioni ‘rosse’ cada in mano leghista. Torneremo a votare per le politiche? A fine 2020 avremo Salvini Premier di un governo sovranista?

Spostandoci all’estero, a febbraio, negli Stati Uniti, inizieranno le elezioni primarie democratiche. Chi sarà l’avversario di Trump alle Presidenziali di novembre? L’ex vice Presidente Biden sembra partire favorito ma Elisabeth Warren e Bernie Sanders non sono lontani. Sullo sfondo l’ex sindaco di NY Bloomberg ed il sindaco di South Bend Pete Buttigieg. Salvo sorprese, possibilissime, tra questi cinque candidati uscirà fuori lo sfidante del Presidente in carica, peraltro sempre più lanciato verso la riconferma, anche grazie ai buoni risultati in economia.

Nuove tecnologie. Mentre noi italiani dovremo fare i conti con la fase 2 del digitale terrestre, comprare nuovi televisori o adattare i vecchi con l’ennesimo dispendioso decoder, il 2020 sarà l’anno del 5G. Dalle reti di quinta generazione si attende una vera rivoluzione: nel decennio che comincia sempre più oggetti, infrastrutture e ambienti urbani saranno connessi alla rete. E chi gestirà tale tecnologia? L’ombra cinese si allunga su tutto il mondo tecnologico.

Il nuovo anno sarà anche pieno di ricorrenze, soprattutto per l’Italia. i 500 anni dalla morte di Raffaello, i 150 anni dalla presa di Roma. I 100 anni dalla nascita di Federico Fellini ed Alberto Sordi. Allargando l’orizzonte fuori dai nostri confini, si festeggeranno i 250 anni dalla nascita di Beethoven, i 150 anni dalla morte di Dickens. 150 dalla nascita di Lenin, 50 anni dallo scioglimento dei Beatles e dalla morte di Jimi Hendrix.

Passando allo sport, nel 2020 si svolgeranno anche i campionati Europei di calcio e le Olimpiadi di Tokyo. Chissà invece chi prevarrà nel campionato di calcio italiano. La solita Juventus, la nuova Inter di Conte, la sorpresa Lazio o l’impossibile riscossa della nuova Roma di Friedkin?

Veniamo infine alle notizie meno piacevoli. Come dimostra l’incendio inarrestabile in Australia, un disastro senza precedenti, anche nei prossimi dodici mesi vi saranno ahimè calamità naturali in tutto il pianeta e saremo chiamati a contare vittime e danni ingenti. Come ogni anno, purtroppo. Perdonatemi il finale macabro ma se dovessi pronosticare “i morti eccellenti” del 2020, farei i nomi del Principe Filippo, Kirk Douglas ed Olivia De Havilland.

Erdogan, in crisi nel suo Paese, entra in guerra contro i curdi


La follia strategica di Erdogan di aprire una guerra in Siria, per distogliere il proprio Paese dalla crisi economica e dai problemi del partito di governo, mostra tutto l’orrore. Le zone curdo-siriane bombardate, decine di vittime, il patto scellerato che rilancia l’ISIS.

#Midterm 2018: per Trump sarà vittoria o sconfitta?


Donald Trump a un comizio per Marsha Blackburn e altri candidati Repubblicani a Chattanooga, Tennessee, 4 novembre
(Alex Wong/Getty Images)

Stanotte sapremo se Donald Trump avrà vinto ancora oppure se diventerà l’ennesimo Presidente ‘anatra zoppa’ ovvero senza maggioranza in Congresso e quindi limitato nel suo operato per i prossimi due anni di mandato.

L’economia americana è in netta ripresa ma Trump continua a non avere una grande popolarità. C’è anche da dire che i sondaggi danno in recupero il GOP rispetto ai Dem, così come fu nel 2016 e sappiamo bene come finì allora.

Aggiungo che, in caso di sconfitta repubblicana in Congresso, Trump potrà accusare proprio i Dem per eventuali scarsi risultati nei prossimi anni e ciò potrebbe giocare in suo favore nelle Presidenziali del 2020.

Secondo gli osservatori, la Camera dovrebbe finire ai Dem, il Senato dovrebbe rimanere ai GOP (repubblicani). Domani mattina, ora italiana, il verdetto. Qui di seguito una breve guida tratta da IL POST:

Come per tutte le elezioni di rilievo nazionale, i siti e i giornali americani hanno dedicato molte risorse allo sviluppo di modelli statistici per prevedere i risultati, con grandi pressioni dopo quanto successo due anni fa con l’elezione di Donald Trump. Attualmente, gli esperti concordano che i Democratici abbiano più possibilità di riprendere il controllo della Camera (7 possibilità su 8) e i Repubblicani di mantenere il Senato (4 possibilità su 5). Gli stessi esperti, reduci dalle critiche del 2016, stanno però ricordando che queste previsioni contemplano la possibilità che i Democratici vincano in entrambe le Camere, o che i Repubblicani mantengano il controllo del Congresso.

Viste le centinaia di distretti alla Camera, i giornali si sono concentrati soprattutto nel racconto di alcuni dei 35 seggi del Senato in ballo: il più fotogenico di tutti è stato sicuramente quello del Texas, dove si sfidano due politici molto diversi nelle idee e nel modo di porsi, il Democratico Beto O’Rourke e il Repubblicano Ted Cruz. Tra i governatori, il caso di cui si è parlato di più è stato quello della Georgia, dove la Democratica Stacey Abrams proverà a diventare la prima governatrice afroamericana degli Stati Uniti, contro il Repubblicano Brian Kemp, accusato di aver limitato in molti modi l’accesso al voto delle minoranze; ma anche in Florida c’è una sfida importante, e il Democratico Andrew Gillum viene dato per leggermente favorito.

#Usa2018: elezioni di #midterm, #Trump rischia?


Tra qualche giorno negli Stati Uniti si vota per le elezione di medio termine. Verrà rinnovata tutta la Camera dei Rappresentanti ed un terzo del Senato. Si eleggono anche 36 governatori statali su 50.

Trump rischia di perdere la maggioranza al Congresso. Una delle due camere infatti probabilmente avrà una maggioranza democratica. In Senato, dove vengono rinnovati una trentina di seggi eletti nel 2012, i repubblicani possono sperare di mantenere la maggioranza.

Le sfide più interessanti

Avrete sentito parlare della sfida tra Ted Cruz e Beto O’Rourke per il Senato, in Texas, ma le partite interessanti sono davvero tante. Il Guardian ne ha raccolte alcune: ci trovate anche la Florida, dove è apertissima sia per il Senato (con l’uscente democratico Bob Nelson e il governatore in carica Rick Scott) sia per il governatore (lì il candidato democratico è il sindaco progressista di Tallahassee Andrew Gillum).