#Diodato vince #Sanremo2020: ascolti boom e pagelle


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Sanremo2020 è stato vinto da Diodato, secondo Gabbani (campione del televoto), terzi i Pinguini Tattici Nucleari. Share boom: 60,6% per la finale. Per un dato più alto bisogna tornare indietro sino al Festival di Baudo del 2002. La media complessiva arriva quasi al 55%. Un gran successo. Qui di seguito trovate i vincitori ed i vinti, ciò che ha funzionato e ciò che invece non è andato. Il tutto secondo la mia classifica:

1. Morgan, senza aggiungere altro
2. Alla durata, interminabile. La chiusura delle serate ad orari improponibili, soprattutto nella finale.
4. Riki, Lamborghini, Anastasio, Urso, nessuna emozione o divertimento.
5. Pavone, si è rimessa in gioco con un motivetto orecchiabile ma nulla di più
6. Buona parte del cast canoro, senza infamia e senza lode
6,5. Gabbani, niente di che il brano ma lui resta un signore, anche nel post-proclamazione
7. Achille Lauro, la voce non è il suo forte ma è un ottimo performer
7. Tiziano Ferro, alcune performance sono state da brividi, altre meno.
7. Lo spazio ‘vintage’ con i Ricchi e Poveri, Al Bano e Romina, Sabrina Salerno
7,5 Alketa Vejsiu, la conduttrice albanese che ha affiancato Amadeus per una serata, preparatissima
7,5 Rancore, il migliore tra i rapper, testo e melodia molto buoni.
7,5 Fiorello, è lui lo showman per eccellenza, meno permaloso magari, ecco.
7,5 Elodie e Tosca. Diverse ma meravigliose entrambe
7,5 Serata Cover, soprattutto per quelle di Diodato, Elodie, Tosca e Achille Lauro
7,5 Pinguini Tattici Nucleari, bella scoperta, divertenti ma con un testo non scontato
8. L’omaggio a Vincenzo Mollica, commovente
8. Gli spazi dedicati alle donne, temi importanti e trattati come si doveva, un Festival femminista
8. Amadeus, ha condotto bene, si è divertito, ha fatte buone scelte ed ha confezionato un gran bel Festival
8,5 Sanremo Social e di Piazza, dal boom i video su RaiPlay e YouTube ai concerti a Piazza Colombo
8,5 Diodato, da subito è apparso il possibile vincitore, testo molto bello e canzone che resterà.

Perché per me Sanremo è Sanremo


Questa sera c’è la finale del Festival di Sanremo e voglio condividere con voi una riflessione, dedicata soprattutto a quelli che mal sopportano chi guarda il programma. Sanremo è per me fonte di innumerevoli ricordi. Quando, da piccolino, registravo su cassetta “Perdere l’amore” e gli altri brani del Festival ’88 per creare una compilation a mia madre. Quando, sul camion di mio padre, mentre effettuava consegne di lavoro, parlavamo di quanto fosse bella “Almeno tu nell’universo” di Mia Martini, Festival’ 89. Oppure quando io e mio padre, per fare un regalo a mia madre, girammo vari negozi per trovare la musicassetta con “Se stiamo insieme” di Cocciante.

Sanremo è il numero speciale di Sorrisi e Canzoni con tutti i testi dei brani in gara. È la pagella con i voti ai cantanti che scrivevo da piccolo assieme a mia madre. È la sigla evergreen del ’95 voluta da Baudo e diventata un tormentone (Perché Sanremo è Sanremo)!

Il Festival mi ha dato l’opportunità di assistere alla nascita artistica di alcune delle voci più belle del nostro paese, Giorgia, Andrea Bocelli, Laura Pausini, tanto per citarne alcune.

Insomma Sanremo non è solo un programma TV, è un evento legato a ricordi di famiglia, amicizia, condivisione, spensieratezza.

Ecco perché, anche oggi, continuo a vederlo e non mi vergogno, anzi. Mi consente di passare qualche ora divertendomi, in compagnia, pensando anche a quei dolci ricordi di bambino, di adolescente, di figlio.

D.

#Sanremo2020, #Amadeus ha costruito un gran bel #Festival


Diciamolo subito, Amadeus ha costruito un gran bel Festival. Gli spazi di intrattenimento appaltati a Fiorello, l’eleganza delle interpretazioni di Tiziano Ferro, lo stesso conduttore e direttore artistico che tiene bene il palco, gioca con l’amico di una vita Fiorello e soprattutto fa capire a tutti che si diverte molto. La kermesse è ben confezionata. C’è spazio per i cantanti ‘storici’ come Al Bano e Romina e la reunion dei Ricchi e Poveri mentre la gara canora è aperta agli artisti di oggi, rapper, figli di talent e qualche vecchia gloria.

Un festival femminista, non per la tante donne sul palco ma per i temi trattati, la presenza di Rula Jebral, Gessica Notaro , l’approfondimento sul femminicidio e sulla violenza, l’entrata contemporanea di Laura Pausini, Giorgia, Fiorella Mannoia, Elisa, Emma, Gianna Nannini ed Alessandra Amoroso impegnate con il mega concerto per le donne di settembre.

Sanremo quest’anno è stato capace di volare alto, grazie a performance come quelle di Roberto Benigni, con il Cantico dei Cantici; di far emozionare, con il duetto di Tiziano Ferro e Massimo Ranieri, l’esibizione di Mika ed il saluto commosso a Vincenzo Mollica; di far sorridere, con i costumi stravaganti di Achille Lauro e l’esplosione del fenomeno Pinguini Tattici Nucleari.

Il grande successo è stato confermato dagli ascolti in crescita, cifre che non si vedevano da più di dieci anni. I dati auditel mostrano un forte incremento dei giovani. Il boom è confermato anche dal vertiginoso aumento di visualizzazioni dei video del Festival su Youtube e su Raiplay, dove è andato in onda l’AltroFestival condotto da Nicola Savino, con interviste e show post serata. Un riscontro non solo sui social ma anche nella piazza, con le centinaia di persone raccolte a Piazza Colombo, vicino il teatro Ariston, dove è stato allestito un palco con esibizioni live di alcuni dei cantanti in gara.

Al netto di qualche sbavatura, le incomprensioni tra Fiorello e Ferro, la lite tra Bugo e Morgan, possiamo dire che Sanremo2020 passerà alla storia come uno dei Festival più riusciti dai tempi di Baudo. Nazionalpopolare, come giusto che sia uno show che vuole parlare a tutti i telespettatori. Un festival imprevedibile, come ha detto lo stesso Amadeus in cui l’unica pecca è forse l’eccessiva lunghezza, con chiusura oltre le due di notte.

Sulla presenza femminile che ha affiancato Amadeus fino ad ora, al netto di qualche “fidanzata/moglie di”, è da segnalare Alketa Vejsiu, famosa conduttrice albanese che ha ben condotto anche sul palco dell’Ariston. Chissà che non la rivedremo sugli schermi italiani.

E stasera tutti pronti alla finalissima, in pole Gabbani, Le Vibrazioni e Piero Pelù. Tra i miei preferiti ci sono Diodato, i Pinguini Tattici Nucleari ed Elodie, assieme all’eleganza di Tosca, alla irruenza di Irene Grandi ed al rap interessante di Rancore. Buona Finale e ricordate che ‘comunque vada sarà un successo’ perché ‘Sanremo è Sanremo’!

#Sanremo2020 al via, #Anastasio in pole per la vittoria


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Domani si parte! Partirà la 70esima edizione del Festival di #Sanremo#Amadeus sta preparando una kermesse interessante. #TizianoFerro ospite fisso, incursioni di #Fiorello, volti femminili tra i più noti. Benigni, Mika, Dua Lipa e tanti altri ospiti arricchiranno lo show canoro.

Dai primi ascolti riservati agli addetti ai lavori sembra spiccare il brano di Diodato. Molto forte anche il rock di Irene Grandi. Prende anche la canzone di Levante. Rita Pavone tonica. Lamborghini con il tormentone. Masini ha un pezzo classico da Sanremo. Elodie con un testo bellissimo ma che arriva dopo qualche ascolto. Anastasio sembra avere un pezzo ‘difficilel ma sarà stra-votato dal pubblico da casa. Urso ben messo. Deludono Le Vibrazioni, Pelù, Jannacci, Tosca e Gabbani. Ma le impressioni, come sappiamo, sono soggettive.

I bookmaker danno Anastasio in pole. Non resta che attendere le esibizioni e farsi una opinione completa.

La Storia della TV: anno 2000


Il nuovo numero della rubrica “Storia della TV” è dedicato all’anno 2000. Cifra tonda, fondamentale per la tv italiana.

Sconfitto il pericolo Millennium Bug, l’anno televisivo italiano iniziava con due produzioni ancora oggi in onda. Il 7 gennaio, su Rai1, faceva il suo esordio Don Matteo. La serie prodotta dalla Lux Vide in collaborazione con Rai Fiction e con protagonista Terence Hill nei panni di un parroco di provincia impegnato a risolvere delitti e crimini è da subito un grande successo. Prodotto ancora ai nostri giorni, dopo 246 episodi, avrà una dodicesima edizione nel 2020.

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Mediaset rispose con un programma cult, C’è Posta per te. In onda dal 12 gennaio, lo show condotto da Maria De Filippi è diventato negli anni una vera e propria corazzata mediatica, capace di distruggere qualunque produzione concorrente. Lo sa bene la Rai, che oramai ha quasi abdicato al ruolo di regina del sabato sera autunno inverno. I diritti del format del programma, ideato in Italia da Maria De Filippi, sono stati acquisiti anche da altri paesi per realizzare delle edizioni locali della trasmissione.

Tornando alla fiction, Rai e Mediaset proseguirono la sfida con due produzioni di grande successo pur se dello stesso genere. Distretto di Polizia e La Squadra. Ambedue nati nel 2000, il primo, ambientato a Roma, ha avuto ben 11 stagioni. Il secondo, girato a Napoli, è stato prodotto sino al 2007.

Il duello tra i due colossi televisivi italiani non ha risparmiato il ‘sacro’. Nel 2000 infatti furono girate ben due fiction su Padre Pio. Mediaset si affidò a Sergio Castellitto, Rai preferì Michele Placido. Due sceneggiati di grande successo nell’anno successivo alla beatificazione del presbiterio italiano.

In TV, oltre al filone consolidato delle fiction, si sono avuti anche degli esperimenti interessanti. Uno su tutti fu Libero, il programma di scherzi telefonici di Rai2, ideato da Giovanni Benincasa e condotto per alcune stagioni da Teo Mammuccari. Buoni ascolti, diventato presto ‘cult’ tra i giovanissimi, ha favorito l’impennata nella carriera del conduttore romano. Prodotto sino al 2007. Sempre su Rai2, nello stesso anno, nasceva Stracult, un programma di cinema che analizzava appunto i cult movie del cinema popolare e che viene trasmesso ancora oggi. Una bella passerella per il grande schermo ‘minore’ e per tanti attori malvisti inizialmente e poi rivalutati.

Se spostiamo il mirino sulle serie tv non si può non citare Dawson’s Creek, il nuovo teen drama “figlio di Beverly Hills” e che faceva il suo esordio ‘in chiaro’, in Italia, a gennaio. Sei stagioni, 128 episodi, per un telefilm adolescenziale che ha lasciato il segno. Così come, per certi versi, ha fatto anche Sex and the City, trasmesso per la prima volta nel nostro Paese proprio nel 2000 e che ha contribuito ad un rinnovamento narrativo nella serialità americana ‘al femminile’, proseguita poi con Desperate Housewife ed altre produzioni di genere.

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Capitolo Cinema. La 72ª edizione della cerimonia di premiazione degli Oscar, il 26 marzo 2000, certificava il trionfo di American Beauty, il dramma diretto da Sam Mendes si aggiudicava, tra gli altri, i premi come miglior Film, miglior regia e miglior attore protagonista, quel Kevin Spacey magistrale nel ruolo di un ossessionato Lester Burnham e che anni dopo vivrà sulla propria pelle uno scandalo devastante.

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Due film campioni di incassi dell’anno furono Il Gladiatore, il colossal  storico che ha consacrato il già noto Russell Crowe ed X-men, diretto da Bryan Singer, che contribuì a rafforzare il genere Cinecomics, poi esplosi a fine decennio con le produzioni Marvel.

In Italia segnalo il bel film di Marco Tullio Giordana, i Cento Passi, dedicato alla vita e all’omicidio di Peppino Impastato, giornalista ed attivista impegnato nella lotta alla mafia.

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E mentre la Lazio vinceva il suo secondo scudetto della Storia, su Canale5, il 22 maggio, veniva trasmesso per la prima volta un nuovo format poi diventato di culto. Chi vuol essere Miliardario. Gerry Scotti si apprestava a condurre la la versione italiana del format inglese Who Wants To Be a Millionaire? Tredici edizioni, l’ultima, celebrativa, proprio qualche mese fa.

Il 2000 nella musica può essere riassunto in una parola. Anastacia. L’esordio bomba della cantautrice statunitense fu di quell’anno. I’m Outta Love, uscito ad inizio 2000 in Usa e poi arrivato in primavera anche in Europa. Milioni di copie vendute, hit dell’anno in testa per settimane in molte classifiche nazionali, il brano ha consacrato l’artista americana nel mondo.

Qui di seguito la classifica dei brani più venduti in Italia nell’anno 2000:

I'm outta love - Anastacia [#1, 2000/01]
Freestyler - Bomfunk MC's [#1, 2000/01]
It's my life - Bon Jovi [#1]
Move your body - Eiffel 65 [#1, 1999/00]
Vamos a bailar - Paola e Chiara [#1]
Too much of Heaven - Eiffel 65 [#1]
Music - Madonna [#1, 2000/01]
Sex bomb - Tom Jones & Mousse T [#1, 1999/00]
American pie - Madonna [#1]
Lady (hear me tonight) - Modjo [#1, 2000/01]

Tornando al piccolo schermo, nell’anno della creazione del dipartimento Teche della Rai, sempre nella azienda di Viale Mazzini, Pippo Baudo conduceva Novecento. Il programma era nato dal successo di Giorno dopo Giorno, quiz di Rai3 che aveva segnato il ritorno in Rai di Baudo dopo la parentesi Mediaset di fine anni 90.

La trasmissione raccontava fatti e personaggi italiani del novecento alla presenza di testimoni e storici. La formula prevede un talk-show condotto da Baudo e la partecipazione di due coppie del mondo dello spettacolo e della cultura che si sfidano in un quiz relativo ai temi della trasmissione

(Wikipedia)

Uno spettacolo gradevole, come solo Pippo Baudo sapeva fare e che ebbe una buona affermazione sulla terza rete, palcoscenico insolito per il conduttore siciliano e per il genere proposto. Ho così tanto apprezzato il programma da aver scelto lo stesso titolo per la rubrica sulla storia del programmi televisivi italiani, Novecento appunto.

Sul fronte sportivo, oltre al successo della Lazio in campo nazionale, la Francia vinse gli Europei di calcio grazie ad un golden goal di Trezeguet proprio sull’Italia di Zoff. Fortemente criticato da Berlusconi, il commissario tecnico lasciò l’incarico. In Formula Uno, Michael Schumacher riportò, dopo 21 anni, il titolo piloti in casa Ferrari.

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L’autunno, negli Stati Uniti, fu segnato da una delle elezioni presidenziali più incerte di sempre, che avrebbe poi visto prevalere di pochissimi voti il governatore George Bush su il vicepresidente uscente Al Gore. In Italia invece su fu un autunno ‘culinario’. Nel mezzogiorno di Rai1 arrivava infatti Antonella Clerici con la prima edizione del fortunatissimo La Prova del cuoco. Anche la Rai sceglieva il cooking show, di lì a poco tutta la tv ne sarebbe stata contagiata.

Menzione ‘culturale’ per Ulisseil piacere della scoperta, è del 2000 la prima puntata, dedicata agli Etruschi, del programma televisivo documentaristico ideato da Piero Angela ed Alberto Angela, e condotto da quest’ultimo. 19 edizioni, più di 200 puntate e soprattutto la promozione su Rai1 di quest’anno con un buon riscontro di pubblico. Segno che la qualità e la cultura pagano, anche in prima serata.

L’ultimo anno del XX secolo si concluse con ascolti record per un nuovo genere di programma. Il reality show. A settembre, su Canale5, prese il via il Grande Fratello, basato sul format olandese Big Brother, generato anche dal clamore che scaturì dal film The Truman Show, il reality per eccellenza ebbe un grosso successo in Europa e soprattutto in Italia. 16 milioni di spettatori videro l’ultima puntata del dicembre 2000.

Spiare le reazioni di ragazzi sconosciuti chiusi assieme in una casa fu un gran colpo di genio degli olandesi e soprattutto ha generato un filone televisivo oramai predominante. Assieme ai talent, i reality hanno davvero cambiato la televisione, contribuendo a mandare in pensione il genere di spettacolo di varietà che per tanti anni ha caratterizzato il nostro piccolo schermo. Una evoluzione del linguaggio tv che è forse più una involuzione, una perdita di qualità in cambio di ‘vicinanza’ alla gente comune. Il famoso quarto d’ora di notorietà di Andy Warhol che diventa un vero e proprio modo di fare televisione. E chissà con quali altre e temibili evoluzioni future.

#Amadeus condurrà il 70esimo #Festival di #Sanremo


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Sanremo 2020 è stato affidato ad Amadeus, che sarà anche direttore artistico. Il conduttore nato a Ravenna avrà la responsabilità del Festival numero 70. Si preannunciano novità a breve. Fiorello e Jovanotti in primis.

NovecentoTV: #Festivalbar, l’estate in musica!


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Siamo in piena estate e nelle radio scorrono i classici ‘tormentoni’, i brani più ‘gettonati‘. Non molti sapranno che il termine ‘gettonato’ deriva da un programma tv, una trasmissione storica che, ahimè, manca da qualche anno sul piccolo schermo. Sto parlando del FESTIVALBAR!

Il concorso canoro ideato da Vittorio Salvetti nel 1964 fu concepito come una gara tra le canzone dell’estate, la misurazione delle preferenze del pubblico veniva effettuata tramite gli ascolti rilevati dai gloriosi Jukebox, diffusi nei bar di tutto il belpaese. Da lì il nome ‘festival-bar’. Ad ogni jukebox era applicato un contatore che segnalava quante volte un brano veniva suonato. A fine estate veniva effettuato il conteggio delle preferenze, delle cosiddette ‘gettonature’ (visto che l’apparecchio faceva partire i brani tramite l’immissione di un gettone) e veniva decretato il vincitore. Solo la serata finale veniva trasmessa in TV, su Rai2. La location ‘storica’ è stata per anni l’Arena di Verona.

Il Festivalbar è anche altro, ovviamente. Gli anni ’60 e ’70 scorrono veloci ed il rilancio avviene con il passaggio della kermesse alla Fininvest. Con l’arrivo a Canale 5 prima ed Italia1 poi, viene modificato il regolamento, piegandolo maggiormente alle esigenze degli sponsor e quindi la kermesse, diventato un festival itinerante nelle piazze d’Italia, premia i brani con maggiore passaggio nelle radio e nelle tv ed in base alle vendite.

Gli anni ’80 e ’90 segnano il grande successo del Festivalbar, dando popolarità a molti cantanti e lanciando conduttori come Amadeus, Fiorello, Gerry Scotti, Alessia Marcuzzi e Michelle Hunziker.

Il primo vincitore è stato Bobby Solo con Credi in me, 1964. Gli ultimi i Negramaro con Parlami d’amore, 2007. In mezzo Perdono di Caterina Caselli, Stasera mi butto di Rocky Roberts, Acqua Azzurra, Acqua Chiara di Battisti, Piccolo Uomo di Mia Martini, Ti Amo di Umberto Tozzi, Non sono una signora di Loredana Bertè, l’Estate sta finendo dei Righeira, Ti pretendo di Raf , Mare Mare di Luca Carboni e tanti altri.

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Oggi, in estate, ci sono i Music Award di Rai1 o i Battiti Live ripresi da Italia 1 ma 12 anni senza il Festivalbar sono sinceramente troppi. A quando un revival?

Meta e Moro vincono #Sanremo2018


Ermal Meta e Fabrizio Moro vincono il 68 esimo Festival di Sanremo. Qui di seguito le tradizionali #pagelle della Kermesse.

Voto 3: a Facchinetti ed al suo gorgheggiare, quando non si ha più la voce di un tempo, meglio lasciar perdere o ridimensionare le proprie aspettative.

Voto 3, 5: Elio e company, sarebbe stato più opportuno chiudere la carriera in altra sede e con altro brano.

Voto 4: a tutti i piazzati dall’ottava posizione in giù. Canzoni mediocri e che spariranno a breve, tranne quella delle Vibrazioni.

Voto 4,5: alla Mina in 3d, annunciata come l’evento del festival, in realtà era un ologramma in parte coperto da un video pre registrato e di Mina c’era ben poco.

Voto 6: Ermal Meta e Fabrizio Moro, brano furbo e scontato, la vittoria è francamente troppo.

Voto 6,5: a Pippo Baudo, Mister Sanremo, bene ha fatto Baglioni a festeggiare i 50 anni dal suo primo festival. Perché Sanremo sarà sempre un po’ anche di Pippo.

Voto 6,5: a Claudio Baglioni, non è un conduttore e lo si è visto. Ha però lasciato ampio spazio ad Hunziker e Favino, tenendo per sé i duetti con i cantanti, dove ha dato il meglio. Ed ha confezionato un buon festival, pur avendo scelto troppe canzoni mediocri.

Voto 7: ad Annalisa, la voce migliore di Sanremo 2018, il secondo posto ci sta tutto.

Voto 7: a Michelle Hunziker, brava, professionale, legnosa come suo solito ma simpatica, porta a casa il risultato.

Voto 7,5: a Lo Stato Sociale, ragazzi un po’ cazzari ed un po’ no che, buttandola in caciara, cantano un brano non poi così scontato.

Voto 7,5: a Fiorello, molto del successo di Sanremo è suo. Lo scalda pubblico della prima serata imprime un inizio ai massimi ascolti. La chicca del sondaggio elettorale anonimo è stata carina.

Voto 8: a Laura Pausini, seppur malata e giù di voce, arriva al festival e fa la sua esibizione in modo impeccabile. Una vera artista.

Voto 8,5: alla ‘vecchia che balla’ del brano de Lo Stato Sociale. 83 anni e non sentirli. Beata lei!

Voto 9: Pierfrancesco Favino: un artista completo, balla, canta, recita in modo divino il monologo pro migranti. Non una rivelazione, una conferma.