#Diodato vince #Sanremo2020: ascolti boom e pagelle


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Sanremo2020 è stato vinto da Diodato, secondo Gabbani (campione del televoto), terzi i Pinguini Tattici Nucleari. Share boom: 60,6% per la finale. Per un dato più alto bisogna tornare indietro sino al Festival di Baudo del 2002. La media complessiva arriva quasi al 55%. Un gran successo. Qui di seguito trovate i vincitori ed i vinti, ciò che ha funzionato e ciò che invece non è andato. Il tutto secondo la mia classifica:

1. Morgan, senza aggiungere altro
2. Alla durata, interminabile. La chiusura delle serate ad orari improponibili, soprattutto nella finale.
4. Riki, Lamborghini, Anastasio, Urso, nessuna emozione o divertimento.
5. Pavone, si è rimessa in gioco con un motivetto orecchiabile ma nulla di più
6. Buona parte del cast canoro, senza infamia e senza lode
6,5. Gabbani, niente di che il brano ma lui resta un signore, anche nel post-proclamazione
7. Achille Lauro, la voce non è il suo forte ma è un ottimo performer
7. Tiziano Ferro, alcune performance sono state da brividi, altre meno.
7. Lo spazio ‘vintage’ con i Ricchi e Poveri, Al Bano e Romina, Sabrina Salerno
7,5 Alketa Vejsiu, la conduttrice albanese che ha affiancato Amadeus per una serata, preparatissima
7,5 Rancore, il migliore tra i rapper, testo e melodia molto buoni.
7,5 Fiorello, è lui lo showman per eccellenza, meno permaloso magari, ecco.
7,5 Elodie e Tosca. Diverse ma meravigliose entrambe
7,5 Serata Cover, soprattutto per quelle di Diodato, Elodie, Tosca e Achille Lauro
7,5 Pinguini Tattici Nucleari, bella scoperta, divertenti ma con un testo non scontato
8. L’omaggio a Vincenzo Mollica, commovente
8. Gli spazi dedicati alle donne, temi importanti e trattati come si doveva, un Festival femminista
8. Amadeus, ha condotto bene, si è divertito, ha fatte buone scelte ed ha confezionato un gran bel Festival
8,5 Sanremo Social e di Piazza, dal boom i video su RaiPlay e YouTube ai concerti a Piazza Colombo
8,5 Diodato, da subito è apparso il possibile vincitore, testo molto bello e canzone che resterà.

#Sanremo2020, #Amadeus ha costruito un gran bel #Festival


Diciamolo subito, Amadeus ha costruito un gran bel Festival. Gli spazi di intrattenimento appaltati a Fiorello, l’eleganza delle interpretazioni di Tiziano Ferro, lo stesso conduttore e direttore artistico che tiene bene il palco, gioca con l’amico di una vita Fiorello e soprattutto fa capire a tutti che si diverte molto. La kermesse è ben confezionata. C’è spazio per i cantanti ‘storici’ come Al Bano e Romina e la reunion dei Ricchi e Poveri mentre la gara canora è aperta agli artisti di oggi, rapper, figli di talent e qualche vecchia gloria.

Un festival femminista, non per la tante donne sul palco ma per i temi trattati, la presenza di Rula Jebral, Gessica Notaro , l’approfondimento sul femminicidio e sulla violenza, l’entrata contemporanea di Laura Pausini, Giorgia, Fiorella Mannoia, Elisa, Emma, Gianna Nannini ed Alessandra Amoroso impegnate con il mega concerto per le donne di settembre.

Sanremo quest’anno è stato capace di volare alto, grazie a performance come quelle di Roberto Benigni, con il Cantico dei Cantici; di far emozionare, con il duetto di Tiziano Ferro e Massimo Ranieri, l’esibizione di Mika ed il saluto commosso a Vincenzo Mollica; di far sorridere, con i costumi stravaganti di Achille Lauro e l’esplosione del fenomeno Pinguini Tattici Nucleari.

Il grande successo è stato confermato dagli ascolti in crescita, cifre che non si vedevano da più di dieci anni. I dati auditel mostrano un forte incremento dei giovani. Il boom è confermato anche dal vertiginoso aumento di visualizzazioni dei video del Festival su Youtube e su Raiplay, dove è andato in onda l’AltroFestival condotto da Nicola Savino, con interviste e show post serata. Un riscontro non solo sui social ma anche nella piazza, con le centinaia di persone raccolte a Piazza Colombo, vicino il teatro Ariston, dove è stato allestito un palco con esibizioni live di alcuni dei cantanti in gara.

Al netto di qualche sbavatura, le incomprensioni tra Fiorello e Ferro, la lite tra Bugo e Morgan, possiamo dire che Sanremo2020 passerà alla storia come uno dei Festival più riusciti dai tempi di Baudo. Nazionalpopolare, come giusto che sia uno show che vuole parlare a tutti i telespettatori. Un festival imprevedibile, come ha detto lo stesso Amadeus in cui l’unica pecca è forse l’eccessiva lunghezza, con chiusura oltre le due di notte.

Sulla presenza femminile che ha affiancato Amadeus fino ad ora, al netto di qualche “fidanzata/moglie di”, è da segnalare Alketa Vejsiu, famosa conduttrice albanese che ha ben condotto anche sul palco dell’Ariston. Chissà che non la rivedremo sugli schermi italiani.

E stasera tutti pronti alla finalissima, in pole Gabbani, Le Vibrazioni e Piero Pelù. Tra i miei preferiti ci sono Diodato, i Pinguini Tattici Nucleari ed Elodie, assieme all’eleganza di Tosca, alla irruenza di Irene Grandi ed al rap interessante di Rancore. Buona Finale e ricordate che ‘comunque vada sarà un successo’ perché ‘Sanremo è Sanremo’!

Al via in #Iowa le #primarie democratiche, chi sfiderà #Trump?


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Pronti, via. Domani, negli Stati Uniti, hanno inizio le elezioni “primarie” del Partito Democratico, consultazioni che serviranno per arrivare alla nomina del candidato chiamato a sfidare Donald Trump alle Presidenziali di novembre. Non sono elezioni dirette, ogni Stato eleggerà un numero di delegati, i quali porteranno poi il proprio voto alla Convention finale.

Si parte dall’Iowa, un piccolo stato di poco più di 3 milioni di abitanti, circa l’1% della popolazione americana. Costituito per l’85% da bianchi, in Iowa non si svolgono delle vere e proprie elezioni primarie in cui si vota su delle schede elettorali. Si celebrano invece i caucus. Cosa sono?

Negli Stati che votano con i caucus non bisogna recarsi al seggio. Gli elettori devono invece arrivare tutti a un orario preciso, riunirsi in un’assemblea e dichiarare pubblicamente la propria preferenza. In Iowa, ad esempio, i candidati che a questa prima selezione non raggiungono il 15% dei voti dei presenti nel seggio vengono eliminati. La fase successiva è un di dibattito unito a una specie di mercanteggiamento. I sostenitori di ogni candidato cercano di convincere quelli degli avversari – sia eliminati sia ancora in gara – a passare dalla loro parte e lo fanno mescolando agli argomenti politici la loro abilità dialettica, un po’ di pressione sociale e qualche metodo più “furbo”. Alla fine di questo processo ci si conta di nuovo e il risultato finale sono i voti ufficiali del seggio. Alla fine si sommano i voti di tutte le sezioni si ha il risultato dei caucus.

Chi sono i candidati più forti al momento?

Secondo i principali istituti demoscopici sono in quattro: Bernie Sanders, Joe Biden, Elizabeth Warren e Pete Buttigieg con i primi due in pole rispetto agli altri. E poi c’è l’ex Sindaco di New York e miliardario Michael Bloomberg

il quale è entrato in corsa in ritardo e non parteciperà alle votazioni prima del “super Tuesday”, ossia la giornata che vedrà esprimersi ben 14 Stati (tra cui California e Texas) e gli elettori democratici all’estero.

Vincere in Iowa è un fattore simbolico. Porta ‘fortuna’ per la candidatura finale alla convention Dem

Sette su dieci candidati democratici che dal 1972 a oggi hanno vinto i caucus dell’Iowa, hanno poi ottenuto la nomination su scala nazionale (ma solo due di essi sono stati poi eletti presidenti: Barack Obama nel 2008 e Jimmy Carter nel 1976)

Cosa dicono i sondaggi per i caucus in Iowa.

Sanders è in testa, Biden segue a ruota. Mentre a livello nazionale le posizioni sono inverite. L’ex Presidente, rappresentante dell’area ‘centrista’ dei Dem conduce sul senatore ‘liberal’. Intanto Elisabeth Warren ha ricevuto l’appoggio ‘importante’ del New York Times, evento che potrebbe portare voti alla senatrice ‘liberal’.

Due curiosità. Oltre a quelle democratiche, si celebrano allo stesso tempo anche le primarie repubblicane solo che queste ultime rappresentano una vera e propria formalità, non essendoci candidati ‘forti’ in grado di sfidare Trump nella leadership finale.

Infine c’è da sottolineare che i sondaggi non danno, come accade spesso anche da noi in Italia, alcuna sicurezza ed i risultati potrebbero stravolgere completamente le analisi della vigilia relegando al ruolo di gregari i candidati oggi visti come front-runner e viceversa. Solo ad urne chiuse, verso le 5 di mattino del 3 febbraio, avremo chiaro cosa è accaduto e chi, tra i Dem, apparirà lanciato verso la candidatura. Anche perché nei giorni successivi si svolgeranno altre primarie, sino ad arrivare al Super Tuesday.

Qui di seguito il calendario delle primarie, buona lettura ed a presto!

Fonti:

Post-regionali: il Governo cerca la quadra, eventi permettendo


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La settimana post elezioni regionali è passata velocemente, con l’emergenza Coronavirus che ha stravolto anche i piani del Governo, CDM straordinari e decisioni draconiane per evitare l’aumento dei casi di infezione in Italia.

Detto questo è interessante tornare sul risultato delle elezioni, che ha visto prevalere il centrodestra in Calabria ed ha riconsegnato l’Emilia Romagna al CentroSinistra. Un esito non scontato fino alla vigilia del voto, visti i sondaggi che davano la leghista Borgonzoni in vantaggio sul governatore uscente, il democratico Bonaccini.

Conte può tirare un sospiro di sollievo, solo un sospiro però perché, analizzando i dati elettorali si nota chiaramente il tracollo dei Movimento 5 Stelle, arrivato al 4,7% in ER dopo aver avuto risultati superiori al 20-30% in passato. Segno che i pentastellati proseguono nello sfaldamento, già in atto dal 2019. Il Governo, dopo la finanziaria e la ‘pausa elettorale’ sta cercando quindi di trovare energia e temi per ripartire e proseguire il cammino sino al 2023. Un cammino sempre difficile e pieno di ostacoli. Riassumiamoli qui di seguito:

Il referendum sul taglio dei parlamentari, a fine marzo. Risultato scontato. Un cavallo di battaglia dei 5 stelle, abbracciato in extremis anche dalla Lega e che potrebbe quindi rimettere in partita i pentastellati, in caso di affluenza notevole.

Stati Generali dei 5 Stelle, ad inizio aprile. Di Maio, dimessosi la settima scorsa, punta ad arrivare al ‘congresso’ pentastellato forte del successo al Referendum per cercare l’eventuale riconferma come Capo politico. Altri nomi che si fanno sono quelli di Patuanelli, Taverna, Di Battista ma personalmente credo che il ministro degli Esteri abbia molte chance di tornare a sedersi sulla poltrona di leader, probabilmente con una direzione più collegiale. C’è da capire cosa farà dopo. Soprattutto come si relazionerà con il Premier e con il PD.

Congresso PD, da programmare. Anche i Dem andranno a Congresso. Zingaretti, dopo la vittoria in Emilia Romagna, cerca un mandato forte per poter tessere la tela di una alleanza strategica tra PD e ciò che resta dei 5 stelle, cercando un campo più largo possibile per il CentroSinistra. Da vedere cosa ne uscirà fuori.

Elezioni regionali ed alleanze. Non è finita il 26 gennaio. A maggio si vota in tante regioni ed in alcune PD e 5 stelle stanno cercando delle convergenze. Sopratutto in Liguria, dove si tenta l’opzione Sansa. Il Centrodestra rischia di vincere ovunque e quindi è necessario che il Centrosinistra scelga bene candidati ed alleanze. In Puglia ad esempio la candidatura di Emiliano ha spaccato i progressisti, con Italia Viva che correrà da sola assieme a Calenda e Bonino. In Campania l’ingombrante figura di De Luca si frappone ad una alleanza PD 5 Stelle. In Toscana c’è stata polemica su Giani, poco gradito dall’area del segretario. Il sindaco di Pesaro ha invece aperto la giunta ai 5 stelle e questo fa ipotizzare una manovra di avvicinamento per una candidatura ‘giallorossa’ nelle Marche.

Le ‘date importanti’ appena citate si aggiungono all’ordinario ovvero ai tanti temi, alcuni dei quali spinosi, che sono sul piatto in questo periodo ed a cui il governo dovrà necessariamente trovare una risposta. Dalla prescrizione all’ILVA, da Alitalia a Whirpool. Senza contare la gestione dell’emergenza Coronavirus, dalle conseguenze impossibili da prevedere. In primavera poi torneranno ad aumentare gli sbarchi dei migranti ed anche lì c’è da capire se e come saranno modificati i decreti sicurezza, che PD e LeU vogliono cambiare ma che 5 Stelle e Premier non intendono stravolgere.

C’è poi il capitolo dedicato alle “nomine di stato”. Tra marzo e aprile il governo deve procedere al rinnovo dei vertici e dei cda di colossi come Enel, Poste, Eni, Leonardo. Rinviate allo stesso periodo anche le due Authority, Privacy e Agcom. Un ghiotto piattone dove molti vorranno dire la loro.

Il Premier cita spesso l’Agenda2023 come punto di sintesi per la stesura di un programma di legislatura. E’ prioritario, per la sopravvivenza del governo, mettere mano a lavoro e sicurezza sociale, andando oltre i buoni provvedimenti già presi in finanziaria. E’ merito dei giallorossi non aver aumentato l’IVA ed aver anche stanziato fondi per rendere più pesante la busta paga dei lavoratori dipendenti. Non basta. I dati su occupazione e crescita sono preoccupanti. Serve un colpo di reni, Europa permettendo, per investimenti importanti. Non sarà facile trovare la quadra tra i tanti ‘attori’ in scena e la crisi è sempre in agguato. Tra ambizioni renziane e sfaldamenti pentastellati.

Stay tuned

I dolci tipici natalizi, in Italia e nel Mondo


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Augurandovi Buone Feste, quest’anno ho scelto di approfondire uno dei simboli del Natale e del periodo festivo: i dolci! Qual è la storia dei dolci tipici del belpaese? Quali sono le prelibatezze natalizie nel resto del Mondo? Seguitemi per scoprire qualche curiosità in più.

Iniziamo dall’Italia e dal dolce natalizio più consumato, il Panettone. Ha origini milanesi, vi sono diverse leggende sulla sua nascita ma è certo che, attorno al 1500, i fornai milanesi, che di solito producevano due tipologie di pane, uno per i ricchi (micca, pane bianco) e l’altro per i poveri (pan de mei, pane di miglio), durante le festività natalizie sfornavano un unico pane dolce per tutte le categorie sociali, il pan de ton, ovvero il pane di “lusso”, di puro frumento, farcito con burro, miele e zibibbo.

Il panettone è il dolce festivo più venduto in Italia ma non è il solo. Il suo principale ‘concorrente’ è il Pandoro. Derivante da ricette risalenti all’antica Roma ed al ‘pan de oro‘ che veniva servito ai nobili veneziani nel 1200, la formula moderna del dolce è risalente alla fine dell’Ottocento, come evoluzione del Nadalin veronese. Il brevetto è di Domenico Melegatti, nel 1894, a Verona.

Ed ora andiamo all’estero. Qui di seguito troverete dieci tra i dolci più diffusi nei rispettivi Paesi. Dalla Germania alla Spagna, passando per Francia, Grecia e tante altre nazioni, sino all’Australia! Buona lettura e buon S.Stefano!

Stollen, Germania

Solitamente farcito con uvette affogate nel brandy, ribes e ciliegie cucinate dentro l’impasto ed è guarnito con zucchero a velo.

Saffransbullar, Svezia

Dolce natalizio svedese a base di zafferano. Viene servito non solo a Natale, ma anche durante le festività della domenica dell’Avvento e a Santa Lucia

 Bûche de Noël, Francia

Tronchetto di Natale), si tratta di un rotolo di pan di spagna farcito con crema al cioccolato e glassato in modo da sembrare un tronco d’albero.

Christmas pudding, Inghilterra

Dolci di Natale multietnici | Christmas Pudding con brandy dagli USA | Foto
Budino natalizio, dalla forma rotonda a base di uova, mandorle, frutta candita, rum e spezie, è preparato nel periodo dell’Avvento e portato in tavola il giorno di Natale. 

Mince Pies, Irlanda

Dolci di Natale multietnici | Mince Pies dall'Irlanda | Foto
Piccole crostatine, ripiene di frutta secca, mela e brandy

Turròn, Spagna

Dolci di Natale multietnici | Turròn dalla Spagna | Foto
Il torrone, diffuso anche in Italia, ha origini spagnole. Si prepara con mandorle o noci tostate e mescolate con miele e zucchero

Bolo rei, Portogallo

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La sua forma a ciambella ricorda una corona, da cui il nome bolo rei, che rimanda ai Re Magi e ai loro doni: la torta (bolo) è infatti dorata, impreziosita da gemme colorate (i canditi tagliati a pezzi grossi), e profumata. I simboli: oro, mirra e incenso.

Kourabiedes, Grecia

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Biscotti alle mandorle e burro, ricoperti di zucchero a velo. Le forme più usate variano dalla mezzaluna  a piccoli cerchietti e vengono spesso impastati con il brandy o insaporiti da liquori tipici delle varie isole

Makowiec, Polonia

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l Makowiec si prepara con semi di papavero, tradizionalmente beneauguranti e simbolo di fertilità, e può essere glassato con l’aggiunta di canditi.

Pavlova, Australia

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Dolce a base di meringa, panna e frutta. A Natale viene decorato con chicchi di melograno, simbolo di abbondanza e fertilità.

Fonti:

https://www.pianetadonna.it/casa/food/dolci-natale-paesi-mondo.html https://blog.musement.com/it/10-dolci-di-natale-nel-mondo/
https://www.cakemania.it/cake-design/10-best/i-10-dolci-natale-buoni-mondo/

I #100giorni del governo #giallorosso


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Il governo giallorosso presieduto da Giuseppe Conte ha superato i 100 giorni di vita. E’ il caso di tracciare un piccolo bilancio della collaborazione tra 5 stelle, progressisti e renziani. Un bilancio in chiaro scuro, ovviamente.

Le ultime settimane dell’esecutivo sono trascorse nel trovare la quadra sulla Manovra, con Movimento e ItaliaViva in continua polemica con il governo, lasciando al Premier Conte ed al Ministro dell’economia Gualtieri il compito di mediazione per ricucire i continui strappi. Una finanziaria, peraltro che sì non aumenta l’Iva e propone qualche sgravio ma non contiene alcun provvedimento simbolo capace di catturare l’interesse dell’opinione pubblica, lasciando buon gioco alle opposizioni.

C’è poi il nodo sulla riforma della giustizia e della prescrizione, che vede 5 stelle e PD su fronti opposti e contrapposti. Entro gennaio andrà trovato un compromesso. Sullo sfondo la crisi della ex ILVA ed anche qui le differenze nella maggioranza emergono tutte. E poi Alitalia, Autostrade, ambiente..

Insomma la maggioranza appare fragile ed il governo sembra essere unito solo dalla paura di tornare al voto e vedere il trionfo dei sovranisti Salvini e Meloni.

Il 2019 si chiude quindi con la consapevolezza che il nuovo anno avrà solo due possibili scenari. Un rafforzamento dell’esecutivo, attraverso un patto rinnovato tra i partner di governo, condito magari dalla vittoria del PD in Emilia Romagna. Oppure un definitivo sfaldamento della maggioranza, complice la possibile sconfitta in Emilia Romagna, con crisi di governo e probabili elezioni politiche anticipate, accorpate all’Election Day delle regionali in primavera.



Manovra, è scontro tra Conte e Di Maio


Volano gli stracci tra i due leader dei 5 Stelle. Giuseppe Conte, grazie alla investitura di Grillo, pensava di essere diventato il vero capo dei pentastellati ma così non è, ancora.

Di Maio è il capo politico dei 5 stelle e non intende rinunciare al potere sul movimento. Ed ecco che nascono gli scontri interni che saranno destinati a logorare i 5 stelle. Più del protagonismo di Renzi. In tutto questo il PD è spettatore. La Manovra è solo lo specchio del periodo di assestamento della maggioranza.

La manovra finanziaria, sulla carta, non sembra avere quella spinta propulsiva utile a combattere il populismo leghista. Ci sono l’abolizione del super ticket sanitario, buste paga leggermente più pesanti per i lavoratori dipendenti, la riduzione delle detrazioni per i redditi alti, provvedimenti interessanti come la lotteria degli scontrini ed il superbonus per chi paga alcuni servizi con carte di credito.

Ma ci sono anche il bonus di 6 euro lordi (lordi!) all’anno per i pensionati (una presa in giro?) ed una serie di mini tasse (da quella sugli imballaggi di plastica a quella sul diesel da trasporto, all’aumento della imposta di registro e del contributo per le banche) che probabilmente graveranno (a cascata) sui consumatori, annullando i benefici delle riduzioni fiscali.

Insomma, una manovra che, almeno ad oggi, non ha alcun provvedimento bandiera facilmente identificabile e che sarà utilizzata da Salvini e soci per fare propaganda facile. Vedremo come sarà modificata in Parlamento.

Alla nascita del governo avevo immaginato un periodo iniziale di fibrillazioni. Al momento tutto va in quella direzione, nessuna sorpresa quindi per gli scontri di questi giorni. Vedremo se la maggioranza giallorossa riuscirà ad aggiustare il tiro, trovando una quadra che possa far gradualmente smussare le differenze e valorizzare le comunanze oppure se l’esperimento andra verso un fallimento, regalando l’italia a Salvini e Casapound…

L’alleanza tra Dem e 5 Stelle alla prova di Renzi e delle Regionali


Il segretario PD Nicola Zingaretti apre ai 5 stelle per una coalizione duratura che vada oltre la collaborazione di governo e diventi una vera alleanza politica. “Assieme alle altre forze di Sinistra arriviamo al 45-48%” ha affermato il leader dem. Di Maio risponde freddamente “il rapporto con il PD è ottimo ma ogni ipotesi di alleanza è prematura”. All’orizzonte le elezioni regionali umbre appaiono come un test sulla idea di Zingaretti e sulla tenuta stessa dell’esecutivo giallorosso.

In realtà, a mio avviso, in Umbria sarà difficile ottenere una vittoria per l’alleanza PD-5 Stelle. Basta analizzare i risultati delle Europee di qualche mese fa:

Il Centrodestra in Umbria, poco più di cinque mesi fa, ha ottenuto il 51,2% dei consensi. La coalizione giallorossa arrivava invece al 40.7%. Dieci punti di differenza, difficili da recuperare in così poco tempo. Non è quindi plausibile che il risultato regionale umbro possa essere esiziale per la tenuta del governo.

Assodato che la vittoria umbra sarà molto difficile da portare a casa, il vero banco di prova della maggioranza 5 Stelle -PD arriverà nei prossimi mesi e può essere riassunto in pochi punti.

  1. La manovra finanziaria, dicembre

E’ qui che si misurerà la forza della alleanza tra pentastellati e democratici e soprattutto l’impatto che le misure avranno sul consenso dei cittadini. “Una manovra per i più deboli” così hanno detto, in modo diverso, sia Zingaretti che Conte. Ecco, sarà importante e decisivo il messaggio che lancerà il governo attraverso i provvedimenti contenuti nella legge di bilancio. Da quell’eventuale consenso potrebbero costruirsi le basi per le prove successive. Ovvero le elezioni regionali in Calabria ed Emilia Romagna.

2. Calabria, metà dicembre

L’imprenditore Callipo dovrebbe essere, salvo sorprese, il candidato comune tra PD e 5 stelle per vincere la regione. Qui la maggioranza di governo parte dal 47% delle elezioni europee, il Centrodestra insegue a breve distanza al 46,2%. Le incognite sono ancora molte. Di Maio, ad esempio, potrebbe mandare all’aria l’accordo in caso di debacle in Umbria.

3. Emilia Romagna, gennaio

Le elezioni emiliane sono un test importantissimo per il Partito Democratico. Zingaretti ha offerto Umbria e Calabria ad un candidato vicino ai 5 stelle per ottenere, probabilmente, un tacito assenso alla ricandidatura di Bonaccini in regione. Al momento i pentastellati non intendono affrontare la questione alleanza, oltre quella umbra.

Se il PD riuscirà a strappare un accordo in Emilia Romagna, a fronte di un consenso europeo al 46% (la somma della maggioranza PD-5stelle-Leu), potrebbe riuscire a tenere la regione, altrimenti il solo Centrosinistra, con il 40% allargato a +Europa e Verdi, avrà vita dura. Il centrodestra, sempre dai dati europei, parte con il 44.3% con la Lega primo partito regionale. La sconfitta nella roccaforte rossa innescherebbe un processo di sfaldamento del PD, una sconfitta del solo Centrosinistra darebbe fiato a Renzi ed al suo progetto neocentrista. Una debacle della alleanza giallorossa avrebbe ripercussioni pesanti anche sull’esecutivo.

4. Elezioni regionali di maggio

Si voterà infine anche in Campania, Puglia, Liguria, Marche, Toscana e Veneto. A quel punto, a Finanziaria varata e regionali calabresi ed emiliane svolte, il consenso del governo Conte (qualora sarà ancora a Palazzo Chigi) e dei partiti al proprio interno, avrà risvolti necessariamente anche a livello locale.

5. Incognite, Renzi su tutte

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Oltre maggio non è possibile andare. Troppe incognite. Primo fra tutte Renzi. Già dalla Leopolda della prossima settimana si capiranno meglio le intenzioni dell’ex segretario dem. Il disegno politico appare già sullo sfondo, una polarizzazione tra la sua figura e quella di Salvini per fare ombra a Zingaretti e per contendere a Conte la leadership anti-salvianiana, dettare l’agenda politica al governo per logorare il Premier ed il segretario PD sperando di fare ai Dem ciò che è riuscito a Salvini con i pentestellati ovvero erodere consenso e ribaltare i rapporti di forza. Oggi ItaliaViva parte dal 3-5% con i democratici attorno al 20%, la speranza di Renzi è di ridurre sino ad annullare il distacco per poi prendere il largo, trovandosi magari tra qualche mese ad un rapporto 15-10 a favore di Italia Viva.

Altre incognite sono rappresentate delle emergenze non previste nel programma. Ius culturae ad esempio ma non solo. Anche il procedere delle riforme costituzionali, con il varo di una nuova legge elettorale, potrebbero essere minate da distinguo interni, scissioni grilline, defezioni dem ed altri possibili epiloghi imprevisti. Con il tema dei migranti e della sicurezza ancora in mano alla narrazione salviniana e che presto, dopo l’inverno, potrebbe tornare d’attualità e far tremare il fragile equilibrio su cui si regge la maggioranza.

Una strada difficile insomma. Irta di difficoltà. D’altronde sarebbe stato da irresponsabili lasciare il Paese, da subito, nelle mani di Salvini e soci. Ogni tentativo andava fatto. Saranno gli errori del governo e dei propri attori a decidere le sorti del Paese e degli stessi leader impegnati nel sostenere l’esecutivo.