#2giugno: Viva l’Italia, Viva la Repubblica


Il 2 giugno 1946 ha un doppio valore. Politico, con il Referendum tra Repubblica e Monarchia e l’elezione della Assemblea Costituente. Etico, perché per la prima volta, in Italia, votano anche tutte le donne. Alcune, ventuno, vengono elette anche in Parlamento. Finalmente libere di votare, di contare e di contribuire alla scrittura della Carta fondamentale: la Costituzione!

“Le schede che ci arrivano a casa e ci invitano a compiere il nostro dovere, hanno un’autorità silenziosa e perentoria. Le rigiriamo tra le mani e ci sembrano più preziose della tessera del pane. Stringiamo le schede come biglietti d’amore. Si vedono molti sgabelli pieghevoli infilati al braccio di donne timorose di stancarsi nelle lunghe file davanti ai seggi. E molte tasche gonfie per il pacchetto della colazione. Le conversazioni che nascono tra uomo e donna hanno un tono diverso, alla pari”(Anna Garofalo, giornalista)

In conclusione, in un periodo così particolare, ancora di più e per sempre, Viva l’Italia, Viva la Repubblica!

#Moro #Impastato: il prezzo della libertà


Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere

Aldo Moro

La mafia uccide, il silenzio pure.

Peppino Impastato

Impastato, giornalista, attivista, comunista, coraggioso nemico della mafia, ha pagato con la vita la sua battaglia.
Moro, politico, statista, democristiano, uomo dalla profonda umanità e soprattutto dalla grande visione politica, ucciso dal terrorismo.

Due uomini liberi strappati alla vita per via delle loro idee e delle loro azioni.

Ricordare sempre, dimenticare mai.

Storia d’Italia: le convergenze DC-PCI


Nel precedente articolo avevamo analizzato il periodo storico che aveva portato alla nascita del terzo governo Andreotti, sostenuto esternamente dal Partito Comunista tramite la ‘non sfiducia’.

Per oltre un anno e mezzo il governo contrattò con il PCI i principali provvedimenti da prendere. Una mediazione che portò a significativi risultati in ambito sociale:

L’azione legislativa di questo inedito esperimento si concretizzò in diverse riforme come la legge sul diritto d’uso fondiario (che introdusse severi vincoli di costruzione oltre che nuovi criteri per gli espropri dei terreni e nuove procedure di pianificazione delle costruzioni), la legge per il controllo da parte dello stato sugli affitti e le condizioni di locazione, l’aggiornamento ad hoc delle prestazioni in denaro nel settore agricolo e l’estensione del collegamento della pensione con il salario industriale a tutti gli altri sistemi pensionistici non gestiti dall’INPS.

wikipedia/Giulio Andreotti

Il terzo governo Andreotti attuò anche provvedimenti impopolari per cercare di mettere in ordine i conti pubblici.

17 febbraio 1977, “Università di Roma: contestato il segretario della Cgil Luciano Lama”

Il 1977 fu un anno difficile in cui aumentarono le proteste sociali e l’esecutivo entrò in crisi a gennaio 1978.

La soluzione della crisi si trovò dopo due mesi di trattative. Il PCI, grazie alla mediazione di Aldo Moro, accettò di andare oltre la ‘non sfiducia’ e di votare la fiducia vera e propria ad un esecutivo monocolore DC, guidato ancora una volta da Giulio Andreotti. Il governo giurò il 13 marzo. Il 16 marzo 1978 si aprì la seduta parlamentare per la votazione della fiducia. Un’ora prima della apertura della seduta, le Brigate Rosse rapirono Aldo Moro e uccisero gli uomini della sua scorta.

In quel clima il governo ottenne la fiducia di quasi tutto l’arco parlamentare, votarono contro solo MSI, PLI e SVP.

La drammatica situazione fece nascere la cosiddetta solidarietà nazionale, in nome della quale il PCI accettò di votare comunque la fiducia malgrado Andreotti avesse rifiutato tutte le richieste della sinistra (riduzione del numero dei Ministri, inclusione di alcuni indipendenti, esclusione di ministri quali Antonio Bisaglia e Carlo Donat Cattin, apertamente contrari alla politica di solidarietà nazionale)[28]. In qualità di Presidente del Consiglio, Andreotti decise di portare avanti la linea della fermezza, rifiutando ogni trattativa che avrebbe significato il riconoscimento delle BR da parte dello Stato (come sua controparte) dopo l’uccisione della scorta del presidente democristiano[29]. A sostegno della linea dura del Governo si schierarono Enrico Berlinguer e Ugo La Malfa, ossia i due uomini che avrebbero avuto il maggiore interesse alla sopravvivenza di Moro, in quanto interprete e garante della politica di solidarietà nazionale[29][30], mentre fu criticata dalla famiglia dell’ostaggio[31].

Wikipedia/Andreotti

Aldo Moro fu ucciso il 9 maggio. Il governo di solidarietà nazionale comunque proseguì, portando all’approvazione di importanti leggi come il piano decennale per l’edilizia residenziale, la legge Basaglia riguardante i manicomi e la riforma sanitaria che istituiva il servizio sanitario nazionale

Immagine tratta dagli archivi de L’Unione Sarda

A luglio, in seguito alle dimissioni di Giovanni Leone per le polemiche sul caso Lochkeed, il socialista Sandro Pertini, fu eletto Presidente della Repubblica. Qui trovate un approfondimento sulle circostanze che portarono alla sua elezione.

L’aula parlamentare durante le votazione per il Capo dello Stato.
Immagini tratte dal sito Dellarepubblica.it

Quando, nel 1979, Berlinguer chiese di andare oltre l’appoggio esterno e rivendicò per il PCI una partecipazione più diretta nel governo, la DC, orfana di Moro, principale promotore di un accordo con i comunisti, si oppose. La crisi che ne scaturì proiettò l’Italia ad elezioni anticipate, svoltesi nel giugno 1979.

Il bilancio dei tre anni di ‘convergenza’ tra DC e PCI tra l’esecutivo della non-sfiducia, ribattezzato criticamente ‘governo Berlingotti” e quello della solidarietà nazionale, aveva prodotto un abbassamento netto dell’inflazione, passata dal 23% del ’76 a meno del 12% a fine ’78. Il dimezzamento delle ore totali di sciopero. L’aumento del risparmio bancario da 52.000 a 90.000 miliardi di lire in tre anni.

Andreotti avrebbe pagato caro i tre anni di collaborazione con i comunisti. Sarebbero dovuti passare diversi anni prima di poterlo rivedere nelle stanze dei bottoni di Palazzo Chigi. Ma questa è un’altra storia…

Appuntamento al prossimo capitolo

Fonti:

Grandi “vecchi”


La generazione più martoriata dal virus porta sulle spalle il peso della saggezza e della memoria. Nella foto, due grandi “vecchi” che camminano, soli, verso l’altare. Quello religioso, della Fede e della misericordia. Quello laico, della Patria e della Storia.

Immagini che resteranno come simbolo di questo periodo epocale.

25 aprile: “questo è il fiore” della Resistenza


25 aprile 1945 – 25 aprile 2020. La Liberazione, 75 anni dopo, ai tempi del Coronavirus.

Le celebrazioni avranno luogo, in sicurezza, senza cortei o manifestazioni. Per la prima volta da quando l’Italia è tornata una democrazia. L’emergenza nazionale, dovuta alla pandemia, ha provocato anche questo cambiamento.

Bella Ciao, interpretata da Tosca

La data della Festa è stata scelta convenzionalmente perché “proprio il 25 aprile furono liberate le città di Torino e Milano. Entro il 1 maggio anche tutto il resto dell’Italia settentrionale subì il medesimo destino: il 21 aprile a Bologna, il 26 aprile a Genova e il 28 aprile a Venezia”.

In realtà la Festa della Liberazione è il simbolo della fine del Ventennio fascista, la fine della dittatura, la fine di cinque anni di guerra.

Ho deciso di ricordare l’avvenimento riportando un racconto della ‘Battaglia di Porta San Paolo”. Tra il 9 ed il 10 settembre del 1943, la zona sud di Roma è teatro di uno degli episodi più drammatici ed eroici della Resistenza: l’estremo, disperato tentativo da parte dei militari e dei civili italiani di opporsi all’occupazione tedesca della capitale avviata subito dopo l’annuncio dell’armistizio.

La battaglia di Porta San Paolo, 10 settembre 1943:

L’operaio diciottenne Maurizio Cecati è colpito a morte mentre incita i suoi compagni alla lotta; il fruttivendolo Mario Ricciotti, viene ucciso dove era accorso finito il lavoro ai mercati generali; mentre una scheggia condanna Raffaele Persichetti, professore di storia dell’arte al liceo classico «Visconti», prima medaglia d’oro della Resistenza. E’ la mattina del 10 settembre del 1943 e questi sono solo alcuni dei civili romani che muoiono durante uno degli episodi più drammatici ed eroici della Resistenza italiana: la battaglia di Porta San Paolo.

Il re Vittorio Emanuele III e il presidente Badoglio hanno già abbandonato la città, lasciando anche l’esercito allo sbando. Roma non è sola, i cittadini e i militari decidono insieme di difenderne la libertà. Così giovani, vecchi e molte donne si ritrovano a combattere fianco a fianco con i superstiti dei “Granatieri di Sardegna”, i Lancieri del battaglione “Genova Cavalleria” e alcuni reparti della divisione “Sassari”. La gente arriva nelle strade dell’Aventino spontaneamente e si lascia istruire dai rappresentanti dei partiti antifascisti. Nonostante la schiacciante superiorità numerica e d’armamento delle truppe tedesche comandate dal maresciallo Kesselring, il fronte così improvvisato riesce ad attestarsi lungo le mura di Porta San Paolo, innalzando barricate e facendosi scudo con le vetture dei tram rovesciate.
….
Nelle vie intorno alla Piramide Cestia combattono anche Luigi Longo, Ugo La Malfa, Sandro Pertini e Bruno Buozzi. Nel primo pomeriggio la resistenza è travolta dai mezzi corazzati tedeschi e il capo di stato maggiore della Divisione «Centauro», Leandro Giaccone, firma la resa. La battaglia di Porta San Paolo è considerata il vero e proprio esordio della Resistenza italiana. Protagonisti sono i romani, che, nonostante la paura, scelgono la solidarietà antinazista contro l’indifferenza.

Caduti per la difesa di Roma del 9/10 settembre 1943
414 militari italiani, 156 civili ( 27 donne)

Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati.
Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità della nazione, andate là, o giovani, col pensiero, perché là è nata la nostra costituzione.
(Piero Calamandrei, Discorso ai giovani sulla Costituzione nata dalla Resistenza. Milano, 26 gennaio 1955)

Storia d’Italia: il Compromesso Storico


Riprendendo il racconto della Storia della Prima Repubblica, dopo i capitoli legati al Governo Tambroni ed alla nascita del Centro Sinistra organico, oggi ci occupiamo degli avvenimenti che portarono all’accordo di governo tra DC e PCI, riassunto con il titolo di Compromesso Storico e che portò al governo della ‘non sfiducia’ nato nel luglio del 1976.

I principali protagonisti di questo periodo furono Aldo Moro, democristiano ed Enrico Berlinguer, comunista.

Quadro sociale, economico e politico
Il 1976 era iniziato decisamente male, per l’Italia, sotto molti punti di vista. A livello sociale il Paese era sotto attacco di terroristi neri e rossi. Alla strategia della tensione, che coinvolgeva frange estremiste di destra resesi responsabili di vari attentati negli anni precedenti al fine di destabilizzare lo Stato ed evitare l’avanzamento delle Sinistre, si contrapponeva l’esplosione del fenomeno brigatista, organizzazione estremista di sinistra che propagandava la lotta armata rivoluzionaria per il comunismo ed attuava sequestri di personalità eccellenti e processi proletari.

Il quadro economico era negativo, aggravato dalla crisi petrolifera del 1973, seguita alla Guerra del Kippur, che aveva avuto come conseguenza l’aumento esponenziale del prezzo del petrolio. In Italia, per risparmiare benzina, si vararono provvedimenti di austerità come il divieto di circolazione alle automobili nelle domeniche invernali. A livello finanziario l‘inflazione viaggiava sopra il 17%.

La Stampa, 28 aprile 1976

La crisi della DC e del “CentroSinistra organico”
Il mondo politico vedeva la crisi della Democrazia Cristiana, sconfitta sul piano politico nel 1974 dal referendum confermativo sul divorzio e fiaccata da vari scandali politici, il più importante dei quali era il Lockheed, che vedeva coinvolti alcuni politici italiani nell’aver ricevuto tangenti per acquistare alcuni aerei da trasporto militari. Il Partito Comunista e le Sinistra in generale invece, venivano da un periodo di rafforzamento, con conquiste in ambito sociale, seguite alle proteste dell’Autunno caldo.

Il quarto governo Moro, in carica dal 1974 al 1976

In questo contesto nazionale, la legislatura iniziata nel 1972 aveva visto il susseguirsi di cinque governi in soli quattro anni. La coalizione del “CentroSinistra organico”, nata ad inizio anni ’60, era in crisi ed in molti, anche all’interno della Democrazia Cristiana, con il Presidente del Consiglio Aldo Moro tra i principali sponsor, pensavano che il governo avrebbe dovuto aprirsi all’unica grande forza politica ancora esclusa, il Partito Comunista del ‘dialogante’ Enrico Berlinguer, eletto segretario nel 1972.

Il dialogo tra democristiani e comunisti
Il dialogo tra DC e PCI non piaceva al junior partner nella coalizione di Centro-Sinistra, ovvero il PSI. A gennaio del 1976, i socialisti ritirarono la fiducia al governo di Aldo Moro che rassegnò le dimissioni. A febbraio si formò un nuovo esecutivo presieduto da Moro, con soli ministri democristiani e l’appoggio esterno degli altri partiti di centrosinistra. Gli scandali e la fragilità del governo ne provocarono la crisi poche settimane dopo. Lo scioglimento della legislatura fissò le elezioni nel giugno 1976.

Le elezioni politiche del 1976 vedevano in pole position il Partito Comunista. Guidati da Enrico Berlinguer, i comunisti governavano già svariate regioni (Emilia-Romagna, Piemonte, Liguria, Toscana ed Umbria) e le grandi città (Roma, Napoli, Torino, Milano) assieme a socialisti ed altri partiti di Sinistra. Il fronte centrista invece era indebolito dal logoramento politico seguito alle crisi finanziarie, economiche e dagli scandali. In molti prefiguravano il ‘sorpasso’ comunista sulla DC.

Il sorpasso non avvenne ma il PCI ottenne il suo migliore risultato di sempre, il 34,4 per cento: 12,6 milioni di voti e 228 deputati. La DC rimase primo partito con  il 38,7 per cento e circa un milione e mezzo di voti in più. I democristiani recuperarono voti, rispetto agli anni precedenti ma li tolsero ai loro alleati, repubblicani e socialdemocratici.

Il PSI confermò il risultato delle elezioni precedenti ma perse voti rispetto alle regionali, fermandosi al 9,6%. Il tutto provocò un cambio al vertice del partito, il segretario De Martino fu sostituito con il leader di una corrente di minoranza, Bettino Craxi.

Il post elezioni vedeva il blocco centrista (DC-PRI-PSDI-PSI) con 299 seggi alla Camera, il fronte delle Sinistra (PCI-PSI-alleati) con 296 seggi. Con quei numeri ci si preparava ad una crisi lunga.

In uno scenario tanto cristallizzato, era possibile uno sbocco attraverso un dialogo tra democristiani e comunisti. E’ bene ricordare però che l’Italia faceva parte della NATO ed apparteneva al blocco occidentale, sotto l’influenza degli Stati Uniti e che non vedeva partiti comunisti nelle compagini di governo.

Gli Stati Uniti, da sempre critici verso il PCI, vedevano una apertura da parte del candidato democratico, poi diventato Presidente, Jimmy Carter che non considerava ‘una catastrofe’ l’entrata dei comunisti al governo.

Il mondo degli imprenditori, capeggiato da Gianni Agnelli, all’epoca proprietario della FIAT ed leader Confindustria, non era favorevole ad un accordo DC-PCI.

Berlinguer d’altronde, nei primi anni di segreteria, si era allontanato progressivamente dalla influenza sovietica e pur non interrompendo del tutto i rapporti con Mosca, professava la dottrina dell’eurocomunismo, ovvero l’alleanza dei partiti comunisti europei (italiani, francesi e spagnoli) per una ‘terza via’ tra marxismo e socialismo democratico che trovasse appunto una chiave nuova e democratica per il comunismo.

Berlinguer si era fatto anche promotore del Compromesso Storico, ovvero una proposta di collaborazione tra comunisti e democristiani, i due grandi partiti italiani dell’epoca. Tale proposta era ovviamente avversata dai socialisti, che temevano la marginalizzazione e l’impossibilità di una coalizione progressista di governo.

Nella fase preliminare della legislatura si giunse ad una novità importante. Per la prima volta dal 1948, alla Presidenza della Camera fu eletto un comunista, Pietro Ingrao. L’elezione nasceva da un accordo spartitorio delle cariche istituzionali tra PCI e DC, i due partiti più votati.

Pietro Ingrao - Wikipedia

Quanto al governo ci si accordò per un esecutivo composto da ministri democristiani ed appoggiato da tutto l’arco parlamentare eccetto il Movimento Sociale. Un appoggio inedito che si concretizzò nella ‘astensione’ dei comunisti e di altri partiti durante il voto di fiducia.

Benigno Zaccagnini, segretario democristiano vicino al premier uscente e Presidente del partito Aldo Moro, assieme agli altri capi di partito, scelsero come Presidente del Consiglio un esponente delle ‘destra dc’, Giulio Andreotti.

La nascita del terzo governo Andreotti, in carica dal 30 luglio 1976, fu caratterizzata dalle astensioni.

 La fiducia all’Andreotti III fu votata infatti da 258 deputati su 630, con 44 no e 328 astenuti; al Senato i “sì” furono 137 su 315, con 17 no e 161 astenuti. Oltre al PCI, non parteciparono al voto socialisti, socialdemocratici, repubblicani e liberali: il governo partì avendo ottenuto più astensioni che voti favorevoli. Dato che al Senato l’astensione equivale a voto contrario, molti “astenuti” abbandonarono l’aula, ma non tutti in modo da non far mancare il numero legale.

Il Post

Fonti:

30 anni dal crollo del #MurodiBerlino, un anniversario malinconico


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Oggi si festeggiano i 30 anni del crollo del Muro, un evento che avrebbe anticipato di poco la dissoluzione del regime Sovietico. Apparentemente il trionfo della libertà sulla dittatura comunista. In realtà, soprattutto in Europa, la fine dell’equilibrio tra sistemi economici con la sconfitta di quello comunista, ha provocato un appiattimento su quello capitalista che ha prodotto un impoverimento della classe media e dei ceti meno abbienti con annessa limitazione dei diritti sociali. L’incapacità dei partiti politici, in special modo quelli di sinistra, di impedire tale tracrollo sociale ha lasciato praterie ai movimenti populisti, sovranisti e di matrice di destra xenofoba che diventano ogni giorno sempre più forti.

Spero che si possa interrompere questo pericoloso percorso storico altrimenti tra qualche decennio il 9 novembre ’89 non sarà più ricordato come il ritorno alla libertà del popolo della Germania est ma l’inizio della fine della democrazia europea….

#iMedici: il serial Rai parte con il botto, otto milioni di spettatori


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La serie ‘evento’ della Rai. I Medici, con un cast ‘stellare’ ed un investimento notevole, sta ripagando gli sforzi della TV di Stato. Le prime due puntate, andate in onda ieri, hanno totalizzato quasi 8 milioni di spettatori sfiorando il 30% di share malgrado la partita di Champions della Juventus .

Otto episodi di 50 minuti l’uno per descrivere la storia di Cosimo de Medici, l’uomo che diede inizio ad un sogno, in quel di Firenze. L’inizio della serie è un po’ lento, i dialoghi abbastanza scontati per un serial di questo calibro. Musiche, scenografia, fotografia e costumi sono all’altezza delle più quotate Borgia e Da Vinci’s Demons

Il Post:

[….]nel cast ci sono tra gli altri Dustin Hoffman e Richard Madden, famoso per aver interpretato Robb Stark nella serie fantasy Game of Thrones. […]I creatori della serie sono due americani, Frank Spotnitz e Nicholas Meyer. Spotnitz è un regista con una lunga esperienza nella televisione americana: è stato uno dei principali produttori di X-Files, la famosissima serie di fantascienza degli anni Novanta. Più recentemente, Spotnitz ha ideato The Man in the High Castle, una serie tv di Amazon basata su un racconto di Philip Dick che racconta una storia alternativa del mondo in cui i nazisti non hanno perso la Seconda guerra mondiale. Meyer invece ha 71 anni, ed è famoso soprattutto per un libro che ha scritto, La soluzione settepercento, un giallo del 1974 su Sherlock Holmes, che ebbe molto successo negli Stati Uniti. Ha diretto anche alcuni film: L’uomo venuto dall’impossibile del 1979, con Malcom McDowell, e due film della saga fantascientifica Star Trek. Tra gli attori, oltre a Hoffman – che interpreta Giovanni de’ Medici – e a Madden – che interpreta suo figlio Cosimo – ci sono Miriam Leone e Guido Caprino (entrambi tra i protagonisti della serie di Sky 1992), Sarah Felberbaum, Alessandro Preziosi e Brian Cox, attore scozzese che ha recitato in molti film famosi, da Manhunter – Frammenti di un omicidio Match Point.