#iMedici: il serial Rai parte con il botto, otto milioni di spettatori


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La serie ‘evento’ della Rai. I Medici, con un cast ‘stellare’ ed un investimento notevole, sta ripagando gli sforzi della TV di Stato. Le prime due puntate, andate in onda ieri, hanno totalizzato quasi 8 milioni di spettatori sfiorando il 30% di share malgrado la partita di Champions della Juventus .

Otto episodi di 50 minuti l’uno per descrivere la storia di Cosimo de Medici, l’uomo che diede inizio ad un sogno, in quel di Firenze. L’inizio della serie è un po’ lento, i dialoghi abbastanza scontati per un serial di questo calibro. Musiche, scenografia, fotografia e costumi sono all’altezza delle più quotate Borgia e Da Vinci’s Demons

Il Post:

[….]nel cast ci sono tra gli altri Dustin Hoffman e Richard Madden, famoso per aver interpretato Robb Stark nella serie fantasy Game of Thrones. […]I creatori della serie sono due americani, Frank Spotnitz e Nicholas Meyer. Spotnitz è un regista con una lunga esperienza nella televisione americana: è stato uno dei principali produttori di X-Files, la famosissima serie di fantascienza degli anni Novanta. Più recentemente, Spotnitz ha ideato The Man in the High Castle, una serie tv di Amazon basata su un racconto di Philip Dick che racconta una storia alternativa del mondo in cui i nazisti non hanno perso la Seconda guerra mondiale. Meyer invece ha 71 anni, ed è famoso soprattutto per un libro che ha scritto, La soluzione settepercento, un giallo del 1974 su Sherlock Holmes, che ebbe molto successo negli Stati Uniti. Ha diretto anche alcuni film: L’uomo venuto dall’impossibile del 1979, con Malcom McDowell, e due film della saga fantascientifica Star Trek. Tra gli attori, oltre a Hoffman – che interpreta Giovanni de’ Medici – e a Madden – che interpreta suo figlio Cosimo – ci sono Miriam Leone e Guido Caprino (entrambi tra i protagonisti della serie di Sky 1992), Sarah Felberbaum, Alessandro Preziosi e Brian Cox, attore scozzese che ha recitato in molti film famosi, da Manhunter – Frammenti di un omicidio Match Point.

 

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La Storia della TV italiana: anni ’50


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La Storia della Televisione, in Italia. Una rubrica nuova ed anche un progetto ambizioso,  tramite il quale cercherò di trasportarvi indietro nel tempo per capire cosa è stata la Tv nel nostro Paese. Dal 1954, primo anno della Tv italiana, arrivando ai nostri giorni.

Un passo indietro ulteriore è necessario. Anno 1925, l’inventore scozzese John Logie Baird costruì il primo prototipo realmente funzionante di televisore. Negli anni 30 in varie nazioni d’Europa si sperimentarono le prime trasmissioni tv. Dall’Inghilterra alla Francia passando per la Germania nazista. Anche in Italia Mussolini si mosse in tal senso:

venne emanata una legge (9 gennaio 1936) che stabiliva il passaggio dei programmi dell’EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche) sotto il controllo del Ministero della Stampa e Propaganda del governo fascista. Le prime trasmissioni sperimentali iniziarono nel 1939 a Torino con l’EIAR.

Nel 1944 l’EIAR divenne RAI (Radio Audizioni Italiane, poi Radio Televisione) per proseguire le sperimentazioni rallentate dalla guerra. Arriviamo quindi al 3 gennaio 1954, la data in cui la Tv si ‘accese’ anche in Italia.

Il primo annuncio, dato in diretta da Fulvia Colombo:

L’Italia del 1954 è ‘rurale’, quasi il 40% dei lavoratori è impiegato nel settore agricolo, più del 30% è nell’industria e solo il 28% è nel terziario. Il reddito pro-capite nel 1950 era tornato ai livelli ante guerra.

La TV quindi rappresenta una vera e propria finestra sul mondo. E per molti anche l’occasione per imparare l’italiano.

Il palinsesto del primo giorno di programmazione:

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Inizialmente la Tv non era poi così diffusa. 80.000 televisori ad inizio 1954, soprattutto per via dei prezzi esorbitanti. Il costo di un televisore era proibitivo (250.000 lire per un apparecchio), equivaleva al reddito annuo di una famiglia di ceto medio. Ecco perché si ebbe uno sviluppo nei bar delle “sale tv” dove ci si recava per assistere collettivamente alle trasmissioni.

Inizialmente la tv viene vista solo in Piemonte, Lombardia, Liguria, Toscana, Umbria e Lazio. Ma già alla fine del ’54 la quota di popolazione servita supera il 48%. Nel ’61 raggiunge il 97% degli italiani. e la rete di trasmissione non copriva tutto il territorio.

La sigla del primo Telegiornale:

Ma cosa trasmetteva la TV nel 1954? Il volto della RAI dei primi anni ’50 non poteva che essere lui. Mike Bongiorno.

Il conduttore italo-americano ha l’onore di aver presentato la prima trasmissione televisiva ovvero Arrivi e partenze. Alle ore 14.30 del 3 gennaio, subito dopo l’inaugurazione ufficiale della nascente televisione italiana.

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Bongiorno, che era stato scelto personalmente dal direttore generale della Rai Vittorio Veltroni (padre del politico Walter Veltroni), intervistava personaggi italiani e stranieri in partenza o in arrivo negli aeroporti e nei porti italiani. L’altro intervistatore del programma era Armando Pizzo giornalista Rai.

La trasmissione segnò il debutto di Antonello Falqui, che ne era il regista.

Inizialmente i programmi duravano quasi 4 ore. Nei primi 10 anni di vita gli abbonamenti crebbero costantemente: dai 24.000 del ’54 a oltre 6 milioni nel ’65. Nello stesso periodo il cinema subì un notevole calo nel numero di biglietti venduti.

E mentre negli Stati Uniti nascevano da subito network privati, per i quali non si pagava canone, nell’Europa post bellica l’unico ente in grado di sostenere le ingenti spese per le trasmissioni risultava essere lo Stato.

E se negli altri Paesi europei la Tv poteva contare su un pubblico mediamente scolarizzato, in Italia il mezzo televisivo, oltre che ‘intrattenere’ venne pensato anche per ‘educare’ la popolazione, dove l’analfabetismo era ancora alto. Nel 1954 parlava correntemente l’italiano solo il 20%della popolazione (quasi il 13% è analfabeta).

Nel 1958 nacque quindi il progetto di Telescuola.

un programma televisivo sperimentale della RAI realizzato con il sostegno del Ministero della Pubblica Istruzione diretto a consentire il completamento del ciclo di istruzione obbligatoria ai ragazzi residenti in località prive di scuole secondarie [..] Telescuola fu un’esperienza umana e didattica straordinaria che in sei anni avrebbe permesso di entrare in contatto con gruppi di ascolto sparsi in piccoli centri di tutta Italia, contribuendo, di fatto, all’alfabetizzazione del Paese. Si possono citare tra i conduttori un giovanissimo Luciano Rispoli

Il progetto fu poi integrato nel 1960 dal programma ‘Non è mai troppo tardi‘. Un ‘Corso di istruzione popolare per il recupero dell’adulto analfabeta’ condotto dal maestro e pedagogo Alberto Manzi, il cui fine era quello di insegnare a leggere e a scrivere agli italiani che non ne erano ancora in grado, pur avendo superato l’età scolare. Vere e proprie lezioni.

Ma sul Programma Nazionale, ovvero l’unico canale Tv, c’era ben altro. Il teatro al venerdì sera ma anche programmi comici. Un, due, tre ad esempio, condotto da Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi. Andato in onda dal gennaio 1954 al 1959, era strutturato in forma di sketch e parodie.

E poi i quiz con lo ‘storico’ Lascia o Raddoppia, condotto da Mike Bongiorno, in onda dal 1955 al 1959. Successo clamoroso, tanto da essere trasmesso anche nei cinema. Vediamo un piccolo estratto da un video dell’Istituto Luce:

Grande popolarità riscosse anche Il Musichiere, programma musicale che rese famoso il conduttore romano Mario Riva.

I concorrenti, seduti su di una sedia a dondolo, dovevano ascoltare l’attacco di un brano musicale e, una volta riconosciutolo, precipitarsi a suonare una campanella a dieci metri di distanza per avere diritto a dare la propria risposta, accumulando gettoni d’oro per il montepremi finale. Il montepremi si conquistava indovinando il “motivo mascherato”, eseguito all’apertura di una cassaforte che conteneva la vincita.

I motivi musicali erano eseguiti dall’orchestra di Gorni Kramer e da due cantanti: Nuccia Bongiovanni e Johnny Dorelli. Quest’ultimo fu poi sostituito da Paolo Bacilieri.

In onda dal 1957 sino al 1960, quando Riva morì tragicamente in un incidente.

Ma la Tv degli anni 50 visse anche di ‘eventi’. Come il Festival della Canzone Italiana. Sanremo. Nato nel 1951, dal 1954 venne trasmesso anche in Tv, riscuotendo grande successo, sino ad arrivare al record dei 30 milioni di telespettatori incollati davanti al televisore per assistere alla performance di Domenico Modugno, con il suo ‘Nel blu dipinto di blu’, vincitore del Festival 1958.

Sempre nel 1958 ecco lo show per eccellenza. Dalla Radio sbarca in Tv ‘Canzonissima‘, il torneo musicale che vede protagonisti i più importanti cantanti nazionali. La prima edizione condotta da Renato Tagliani con Tognazzi, Agus, Walter Chiari, Lauretta Masiero e Corrado Pani. Rimarrà in onda, anche con nomi diversi, sino al 1976.

Nel 1957 arriva anche la pubblicità. Carosello, il programma composto da brevi filmati seguiti da messaggi pubblicitari. Volti noti della tv e cartoni animati aiutarono gli italiani ad entrare nell’epoca del ‘consumismo’. In onda tutti i giorni per dieci minuti, dalle 20.50 alle 21. E dopo Carosello ‘tutti i bimbi a nanna’.

Non mancava lo Sport, con la Domenica Sportiva, in onda sino dalle prime ore della Tv, nel gennaio 1954. Altro programma di successo fu Campanile sera. In onda dal 1959 per tre stagioni e condotto dall’onnipresente Mike Bongiorno assieme a Renato Tagliani ed Enzo Tortora.

Fu il primo esempio di “gioco collettivo” in quanto veniva data la possibilità di giocare al pubblico che partecipava alla trasmissione e a quello da casa.[…] l meccanismo del gioco era semplice. Si trattava in pratica di un quiz, con domande rivolte a concorrenti di un paese del Nord Italia e di una località del Sud, alle quali venivano abbinate anche prove atletiche. In questo modo il pubblico veniva a conoscenza della realtà dei piccoli paesi italiani ed infatti il filmato che dava inizio alla puntata del quiz descriveva il paesaggio e la realtà produttiva dei comuni in gara.

Successo clamoroso. Il format fu venduto anche all’estero e fu ispirazione per il successivo Giochi senza frontiere.

Infine, la Tv degli anni ’50, in pieno stile democristiano, era anche ricca di censure. Ne ricordiamo due in particolare:

[..] il famoso caso della soppressione del varietà La piazzetta nel 1956 per la ballerina Alba Arnova che, andando in scena in diretta con una calzamaglia color carne diede l’impressione (per via del bianco e nero) di essere nuda, o la sospensione del varietà Un, due, tre e l’allontanamento dei conduttori Raimondo Vianello ed Ugo Tognazzi colpevoli di aver parodiato una caduta di cui era stato protagonista il presidente della repubblica Giovanni Gronchi;

 Termina così il primo numero de La Storia della TV, dedicato agli anni ’50. Il primo decennio vide il vorticoso sviluppo del mezzo televisivo, sia nella distribuzione presso la popolazione, sia nella creatività di autori, conduttori e maestranze.

Gli anni ’60 riserveranno tante sorprese. Dalla nascita di un secondo canale, al varo di nuovi programmi, accompagnando gli italiani in un periodo non facile per il Paese e per il Mondo intero. Ma ne parleremo nel prossimo numero.

Stay tuned…

Fonti
wikipedia, da cui sono tratti gli estratti ed i virgolettati.

Il potere di una immagine, ricordi di bimbo


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Il potere di una immagine. Navigando nel web sul tema delle ‘Presidenziali’ americane mi sono imbattuto in questa foto. Ed all’improvviso mi è tornato in mente un ricordo di bimbo. Avevo 10 anni (credo), quindi era il 1988 e mancavano poche settimane alle elezioni in Usa. Parlando dell’argomento, Sorrisi e Canzoni (credo fosse quella testata) pubblicò una immagine simile. Tutte le foto dei Presidenti. All’epoca si sfidavano Bush e Dukakis.

Ebbene, quell’articolo mi piacque così tanto che decisi di fare delle fotocopie della pagine del settimanale. (Ricordo ancora l’odore delle copie stampate dalle fotocopiatrici automatiche presenti qui, nelle strade di Roma).

All’epoca Reagan, Presidente uscente, mi era molto simpatico e quindi implicitamente ‘tifavo’ per Bush. Ovviamente di politica non capivo nulla ma da quel momento iniziai ad interessarmene. Aiutarono molto gli eventi che di li a poco avrebbero scritto nuove pagine di Storia. Dal crollo del Muro, alla fucilazione di Ceaucescu (1989), la Guerra del Golfo (1990), il Golpe in URSS (1991), tangentopoli e gli attentati mafiosi (1992).

Nel 1992 iniziai un diario (tempo fa riportai anche qui alcune pagine) che ben presto divenne una sorta di ‘elenco quotidiano delle notizie’. Dall’Italia e dal mondo. Un ‘blog’ ante litteram. Lo tenni per 3-4 anni. Per tutta l’adolescenza fui accompagnato dal bisogno di ‘informare’ (chi poi? lo scrivevo solo per me..) o comunque di ‘fissare’ su carta quelle date e quegli avvenimenti.

Poi in età matura sono arrivati i forum di politica (2002) ed infine il blog (2006), che tuttora porto avanti, tra alti e bassi.

Forse in un’altra vita avrei potuto essere un giornalista. Se avessi avuto la giusta maturità in determinati momenti, avrei potuto fare di quell’interesse di bimbo una materia di studio ed una opportunità di sbocchi lavorativi.

Di tutto quello che è stato, oggi, resta un hobby. Bello, interessante, spesso coinvolgente. La voglia di ‘comunicare’ ad altri le proprie impressioni personali. Il desiderio di documentarsi per diffondere notizie il più corrette possibili, magari imparando anche qualcosa di nuovo.

Anche questo sono io e tutto grazie a quella foto dei ‘Presidenti’. Scusate il racconto ma a volte le immagini smuovono i ricordi ed in alcune occasioni si ha voglia di condividerli.

D.

Storia: 25 agosto 1944, la Liberazione di Parigi


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Appuntamento con la Storia. Una storia di Guerra, questa volta. Nel pomeriggio del 25 agosto 1944, Charles de Gaulle entrò nella Parigi liberata dalla porta d’Orléans. Dopo quattro anni di occupazione tedesca la Capitale francese tornava alla Francia libera.

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La Liberazione di Parigi durante la seconda guerra mondiale, avvenne  al termine della battaglia di Normandia, seguita allo sbarco di giugno degli Alleati e rappresentò di fatto una svolta nella guerra, simboleggiando la disfatta della Germania nazista sul fronte occidentale e la fine dell’occupazione della Francia.

L’operazione […] venne effettuata principalmente dai reparti meccanizzati francesi della 2e division blindée del generale Philippe Leclerc, come fortemente richiesto dal generale Charles de Gaulle ai dirigenti politico-militari anglo-americani per ragioni di prestigio e per segnalare la rivincita e la rinascita della Francia. (wikipedia)

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La liberazione ebbe esito positivo anche grazie alle rivolte dei cittadini parigini, organizzate dalla resistenza francese.

A seguito della rapida avanzata degli Alleati su Parigi, la Gendarmeria e la Polizia iniziarono a lottare contro la guarnigione tedesca in città, seguiti, il 16 agosto dai lavoratori della posta. In breve si unirono anche altri operai, che, attraversando la città, segnarono l’inizio dell’insurrezione generale il 18 agosto, giorno nel quale a tutti i parigini venne ordinata la sollevazione contro le forze naziste e collaborazioniste. In breve vennero issate delle barricate e iniziarono una serie di violenti scontri, che ebbero il loro culmine il 22 agosto.

Fu possibile portare a termine l’operazione anche per via della debolezza del contingente tedesco. Male armato e poco abile nello scontro diretto.

FRANCE. Paris. 1944. Crowds throng the Champs Elysees during the celebrations on the 26th August 1944 for the liberation of Paris.
FRANCE. Paris. 1944.
Crowds throng the Champs Elysees during the celebrations on the 26th August 1944 for the liberation of Paris.

Le forze tedesche nella capitale ammontavano a circa 20.000 uomini. Il governatore militare tedesco era il generale Dietrich Von Choltitz. Egli, nei giorni immediatamente precedenti l’insurrezione, aveva ricevuto l’ordine perentorio da Hitler di minare e radere al suolo Parigi, nel caso fosse stato costretto alla ritirata. Von Choltitz, resosi conto dell’inutilità di un’ulteriore spargimento di sangue di fronte ad una sconfitta certa, non lo rese mai effettivo. (panorama.it)

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Una stima parla di 1.500 membri della Resistenza francese e di civili morti durante i combattimenti per la liberazione della città. Alla fine degli scontri del 25 agosto, il governatore tedesco si arrese e De Gaulle potè sfilare nella Parigi liberata. A breve sarebbero arrivate anche le truppe americane.

Contravvenendo all’ordine diretto di Hitler per una resistenza ad oltranza e nell’eventuale distruzione della città in caso di abbandono, il General der Infanterie Dietrich von Choltitz si arrese il 25 agosto, dopo un breve e sanguinoso scontro contro le forze della 2ª Divisione corazzata francese di Leclerc. Lo stesso giorno, Charles de Gaulle, leader delle forze della Francia Libera, si trasferì dal Ministero della Guerra, in rue San-Dominique, per tenere un discorso alla popolazione dall’Hôtel de Ville. Il discorso venne seguito, il giorno seguente, 26 agosto 1944, dalla parata della vittoria lungo gli Champs-Élysées, la sicurezza era garantita dagli uomini della Nona compagnia della Seconda Divisione Blindata nota come Divisione Leclerc, compagnia costituita da repubblicani spagnoli espatriati; seguito da una nuova parata della 28ª Divisione di fanteria USA il 29 agosto, quando ormai la città era completamente liberata.

fonti
http://www.legalitaegiustizia.it/evento/liberazione-di-parigi/

http://www.panorama.it/cultura/seconda-guerra-mondiale-liberazione-parigi-francia-1944/#gallery-0=slide-11

https://it.wikipedia.org/wiki/Liberazione_di_Parigi

Settant’anni fa la liberazione di Parigi. Perché de Gaulle non amava celebrare il D-Day

Storia italiana: Fanfani, Moro, Segni e la nascita del Centro-Sinistra (1963-1976)


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Nell’articolo iniziale sulla Storia della Prima Repubblica avevamo trattato il periodo tra il 1958 ed il 1963, corrispondente alla III Legislatura parlamentare e che vide passare gradualmente il governo italiano dal Centrismo ‘degasperiano’ al CentroSinistra, allargando la compagine di governo al Partito Socialista Italiano di Pietro Nenni. Oggi diamo una occhiata all’intera stagione del CentroSinistra in Italia, che va dall’ingresso organico del PSI negli esecutivi (1963) alla fine della stagione politica, conclusa nel 1976.

Antefatto. I Governi Fanfani (1960-1963)

Un primo appoggio esterno dei socialisti fu dato ai Governi di Amintore Fanfani, tra il 1960 ed il 1963. Governi importanti per i numerosi provvedimenti varati. Il terzo governo Fanfani (1960-1962), dopo gli scontri di piazza avvenuti durante l’esecutivo precedente di Fernando Tambroni, ottenne la fiducia grazie alla astensione dei socialisti. Si dibattè a lungo se fosse arrivato o meno il momento di un ingresso a pieno titolo del PSI nel governo. Nel frattempo il Presidente del Consiglio ottenne l’appoggio degli Stati Uniti alla nascita del ‘Centrosinistra’, Kennedy infatti non si dichiarò contrario a patto che il PSI ‘rinunciasse al legame con l’Unione Sovietica’. Il segretario DC Aldo Moro pose le basi per avere il consenso da parte del suo partito. La DC, con l’80% dei voti, diede il via libera alla alleanza. Nel febbraio 1962 Fanfani si dimise e varò un nuovo governo. I Socialisti erano ancora fuori, si astennero durante la fiducia ma in realtà il IV Governo Fanfani, in carica per 485 giorni dal febbraio ’62 al giugno ’63 fu, di fatto, il primo governo di CentroSinistra d’Italia. Lo fu nei provvedimenti più che nella compagine governativa. Nessun ministro Socialista ma leggi ‘di Sinistra’. Durante il mandato di questo esecutivo infatti vennero varate riforme importanti, in senso progressista (fonte wikipedia) :

  • 23 marzo 1962. Aumento delle pensioni: un +30% che porta le pensioni medie a circa centomila lire l’anno.

    13 aprile 1962. Viene eliminata la censura sulle opere liriche e di prosa. Rimane su quelle cinematografiche, sui varietà e su quelle televisive.

    14 luglio 1962. Si avvia un‘imponente opera di urbanizzazione del Paese, tramite l’esproprio generale di terre ai Comuni.

    27 novembre 1962. Viene approvata alla Camera la nazionalizzazione dell’energia elettrica.

    31 dicembre 1962. Viene istituita la scuola media unica ed elevato l’obbligo scolastico a 14 anni di età.

    1º febbraio 1963. Viene ridotta la leva militare: da 18 mesi a 15 mesi.

Elezione di Segni a Capo dello Stato (maggio 1962)

La politica però è fatta di compromessi e proprio per far ‘accettare’ all’ala destra della Democrazia cristiana una formula di governo che vedesse coinvolti i socialisti, Fanfani e Moro, ovvero Presidente del Consiglio e Segretario democristiano, dovettero ‘concedere’ la Presidenza della Repubblica ad un rappresentante della destra, ovvero l’allora Ministro degli Esteri (ed ex Premier) Antonio Segni.  Non fu una impresa facile. Tra il Capo dello Stato uscente, il democristiano di sinistra Giovanni Gronchi, che provò a ricandidarsi, ed altri nomi ‘di disturbo’ votati da parte della Sinistra DC, si arrivò al nono scrutinio ma alla fine Segni fu eletto, anche grazie al sostegno di missini e monarchici. Una elezione sul filo, con il solo 51,9% dei consensi in aula.

2 maggio 1962. Alle elezioni per il Presidente della Repubblica, viene eletto Antonio Segni, col supporto del correntone democristiano, del Msi e dei monarchici.

Segni, moderato e conservatore, avrebbe dovuto essere un Presidente di garanzia per l’avvio del CentroSinistra organico con la partecipazione al governo del PSI. Ma non fu proprio così.

Elezioni 1963

A febbraio del 1963 si concluse la III legislatura ed il 28 aprile si svolsero le consultazioni. Le elezioni politiche videro un calo di 4 punti della DC, passata dal 42 al 38%, probabilmente raccolti in gran parte dal Partito Liberale, che raddoppiò i voti dal 3,5 al 7%, fortemente contrario ad un accordo con i socialisti. Il PCI guadagnò 2,5 punti attestandosi al 25%, stabile il PSI al 13,8%.

Moro e Nenni provarono ad accordarsi per la nascita del Governo ma la corrente di Sinistra dei socialisti, guidata da Lombardi, si oppose al programma contrattato dai due leader e l’accordo di governo sfumò, posticipando il tutto a dicembre ’63. Nei sei mesi successivi si cercò la formula giusta per varare il CentroSinistra. In questo periodo il Governo venne retto da Giovanni Leone, a guida di un monocolore DC, il cosiddetto governo ‘balneare’ che si reggeva sulle astensioni. “ La fiducia ebbe questa votazione: (255 sì, 225 no, ma ben 119 astensioni da Psi, Psdi, Pri ed altri)”

Al 35° congresso del PSI Lombardi e Nenni ricomposero le loro differenze così che il PSI, di strettissima maggioranza, approvò la mozione di partecipazione ad un governo presieduto da Moro.

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Il Primo Governo Moro (dicembre 1963- giugno 1964)

Il 4 dicembre nacque il governo Moro con la partecipazione diretta dei socialisti, che tornano al governo dopo diciassette anni. A Pietro Nenni va la vicepresidenza del Consiglio. Il socialista Antonio Giolitti fu messo al Bilancio mentre Lombardi rifiutò incarichi ministeriali. Inizia così il centro-sinistra: una fase fondamentale della storia d’Italia. Nel programma concordato, vi sono: l’adozione della programmazione economica, l’istituzione delle regioni, le riforme per la scuola e quelle per l’urbanistica e per l’agricoltura.

Il PSI pagò caro l’ingresso nell’esecutivo. Al momento di porre la fiducia, infatti, alcuni parlamentari socialisti manifestano il loro disaccordo (25 deputati e 13 senatori escono dall’aula) e fondarono il nuovo Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP).

Il Governo Moro durò solo sette mesi. Le tensioni interne tra i due partiti principali aumentarono, il quadro economico critico si scontrava con le ‘riforme costose’ previste dal programma dell’esecutivo, l’asse ‘conservatrice’ tra Ministro del Tesoro Colombo ed il Governatore di Bankitalia Carli ‘contro’ il Ministro del Bilancio socialista Giolitti, la riforma urbanistica concordata dai Socialisti che prevedeva espropri e regolamentazioni dell’edilizia per far fronte alla crescita incontrollata degli anni del ‘boom’, lo scontro sull’istruzione privata:

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Proprio su quest’ultimo provvedimento Moro fu messo in minoranza e cadde: (da wikipedia)

  • 27 maggio 1964. I provvedimenti governativi suscitano la crisi: il ministro socialista del Bilancio, Antonio Giolitti, dice di non essere d’accordo e di prevedere un aggravamento della situazione; anche il collega democristiano del Tesoro, Emilio Colombo, afferma di prevedere un collasso dell’economia a causa dell’eccessivo aumento dei salari rispetto al reddito. Pochi giorni dopo, ad avallare questa situazione è il governatore della Banca d’Italia, Guido Carli, il quale afferma che a pagarne le conseguenze sarebbe stato l’intero sistema produttivo.

  • 25 giugno 1964. Il governo cade su un provvedimento che riguarda l’istruzione privata. Solo 7 voti di scarto determinano il rifiuto del progetto governativo di assegnare fondi per 149 milioni di lire (una cifra irrisoria, ma gli oppositori la prendono come questione di principio). Nel calderone ci sono anche la tassa sulle automobili, l’aumento della benzina e soprattutto il nuovo piano urbanistico pensato dal ministro socialista Giovanni Pieraccini.

  • 26 giugno 1964. Lo scontro è infuocato: socialisti, socialdemocratici, repubblicani, ma anche una parte della stessa Dc non sostengono i provvedimenti. Il governo non può più stare in piedi e Moro si dimette.

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Cade il Moro I, Segni ed il Piano Solo (giugno-luglio 1964)

Nei mesi precedenti e nei giorni successivi alla crisi di Governo, al Quirinale il Presidente Segni, che mal vedeva le continue richieste socialiste e la possibilità di una linea politica governativa sempre più progressista, cercò delle soluzioni alternative. Anche altri settori dello Stato non vedevano di buon occhio la prosecuzione dell’esperienza di CentroSinistra. Tra questi il Capo dell’Arma dei Carabinieri, Giovanni De Lorenzo. Egli progettò un Piano di intervento armato. Il cosiddetto Piano Solo.

Il progetto si proponeva di assicurare all’Arma dei Carabinieri (il cui comandante generale era al tempo il generale Giovanni De Lorenzo) il controllo militare dello Stato per mezzo dell’occupazione dei cosiddetti «centri nevralgici» e, soprattutto, prevedeva un progetto di «enucleazione», cioè il prelevamento e il conseguente rapido allontanamento di 731 persone considerate pericolose del mondo della politica e del sindacato

 

Il Presidente della Repubblica, allarmato dalla possibile prosecuzione della politica di CentroSinistra si consultò più volte con De Lorenzo:

Segni, temendo gravi rischi di destabilizzazione per la democrazia italiana, si consultò ripetutamente con i comandanti delle Forze Armate, in particolare con il capo del SIFAR, il generale Giovanni De Lorenzo (comandante dell’Arma dei Carabinieri)[3]. Contemporaneamente, il 15 luglio – fatto inedito ed irripetuto per un comandante militare[senza fonte] – De Lorenzo fu convocato ufficialmente dal Capo dello Stato Antonio Segni, nel corso delle consultazioni per la nomina del nuovo governo. Immediatamente dopo, venne consultato anche il Capo di Stato maggiore della Difesa generale Aldo Rossi[1].

Durante la crisi, dalla fine di giugno a fine luglio, vi furono forti scontri tra il Presidente del Consiglio ed il Capo dello Stato. Moro riproponeva un governo di CentroSinistra con dentro i Socialisti, Segni arrivò a minacciare un governo di tecnici sostenuto dai militari! L’uomo cui Segni prevedeva di dover far riferimento per l’affidamento delle funzioni di governo sarebbe stato il presidente del Senato Cesare Merzagora. Personalità che aveva il gradimento anche di De Lorenzo, per un esecutivo di emergenza che limitasse la democrazia.

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Accordo con il PSI, Governo Moro II, dimissioni Segni (giugno-luglio 1964)

A metà luglio Moro e Nenni trovarono un accordo per proseguire l’esperienza di collaborazione. Il PSI rilasciò prudenti comunicati di rinuncia ad alcune richieste di riforme che prima aveva avanzato come prioritarie. Il 22 luglio nasce quindi il secondo Governo Moro, i socialisti perdono l’area lombardiana, maggiormente progressista. Anche Antonio Giolitti, non soddisfatto dagli accordi, rinuncia al Ministero del Bilancio e lascia l’esecutivo.

Il 7 agosto, giorno dopo il pieno insediamento del Governo con la fiducia delle due Camere, Moro si recò al Quirinale con il Ministero degli Esteri Giuseppe Saragat. Dopo una accesa discussione, durante la quale sembrò essere rimproverato al Capo dello Stato una inopportuna ingerenza, Antonio Segni venne colto da malore. “La supplenza del Quirinale fu assunta dal presidente del Senato Cesare MerzagoraQualche mese dopo, perdurando la condizione di impedimento, Segni si dimise definitivamente e al suo posto fu eletto Giuseppe Saragat”

Il tentativo di golpe, mai palesato, venne fuori nel 1967 grazie ad alcuni articoli L’Espresso diretto da Eugenio Scalfari. De Lorenzo fu rimosso da rimosso dal suo incarico allo Stato Maggiore dell’Esercito. Ci furono cause tra De Lorenzo ed il giornale, inchieste parlamentari ed indagini. Alla fine la verità ‘processuale’ fu un tentativo maldestro ma illegittimo di De Lorenzo (perché approntato all’insaputa dei responsabili governativi e delle altre forze dell’ordine e affidato unicamente ai carabinieri)

1964-1968. Il CentroSinistra delude le aspettative.

I governi Moro, tra il 1964 ed il 1968, vedono deludere la aspettative e la spinta innovatrice viene meno. Non si ripetono le riforme chiave del periodo 1962-1964. Il PSI, dopo aver subìto la scissione a sinistra del PSIUP, si riunisce all’ala ‘destra’ uscita nel 1947 ovvero al PSDI dando vita al Partito Socialista Unitario. Le elezioni del ’68 sono un emerito fallimento per la riunificazione socialista. La percentuale del 20% data dalla somma di PSI e PSDI del 1963 lascia spazio ad un misero 14,5%. Boom del PSIUP che ottiene nel il 4,5%. Socialisti e socialdemocratici decidono così di dividersi nuovamente, pur rimanendo al governo.

Con il 1968 arrivano anche le proteste studentesche e successivamente della classe operaia:

Nel 1968 esplode la contestazione studentesca. La società del miracolo economico, infatti, ha promesso benessere e successo per tutti, che in realtà non può offrire. Di qui il rifiuto, anche da parte dei giovani di estrazione sociale piccolo e medio borghese, dei valori e dei modelli figli del miracolo stesso. Alla società consumistica di massa i giovani studenti contrappongono l’alternativa del collettivismo, da realizzare attraverso una rivoluzione culturale e l’instaurazione di una controcultura. In questo quadro, l’autorità e i valori della famiglia diventano i principali bersagli dei contestatori. Mentre da un punto di vista ideologico i miti di riferimento sono l’antifascismo, la dottrina marxista (ma solo dopo un’attenta revisione dei tratti originari) e l’antimperialismo (ma non più con riferimento all’URSS, bensì alle rivoluzioni contadine e culturali sul modello cinese o vietnamita).

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Il ’68 e la fine del CentroSinistra. (1968-1976)

Tra il 1968 ed il 1972, anche sulla spinta delle contestazioni esplose nel Paese, vi fu una nuova spinta riformatrice che si concretizzò nell’approvazione dello statuto dei lavoratori, nell’attuazione delle regioni, nei referendum e negli interventi in tema di divorzio. Governi Leone, Rumor e Colombo. Era comunque il crepuscolo del CentroSinistra.

La crisi del modello di società esistente in quegli anni, la tendenza alla lottizzazione e all’accaparramento di fette di potere da parte dei partiti di governo, la fine del periodo di massima espansione dell’economia e l’inizio dei processi inflazionistici, i nuovi temi ‘progressisti’ portati avanti da alcune frange minoritarie della popolazione, la crescente preoccupazione di parte della destra rispetto ad una deriva di Sinistra, l’incapacità di DC, PSI e PCI di intercettare tale malcontento, i conflitti internazionali come la guerra in Vietnam, misero le basi per l’esplosione del terrorismo dando il via agli “anni di piombo”. Stragi, scontri armati tra frange estreme di destra e di  sinistra, schegge impazzite dei servizi segreti.

Ad inizio ’72 i socialisti uscirono dal governo e si andò, per la prima volta dal 1946, ad elezioni anticipate. I risultati furono penalizzanti per il PSI che scendeva sotto il 10%.

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PSI e DC tornarono a collaborare tra il 1973 ed il 1976, nei Governi Rumor e Moro. La campagna sul referendum per l’abrogazione del divorzio vide però i due partiti contrapporsi in una lunga e logorante battaglia, vinta poi dal fronte progressista con la vittoria del NO alla abrogazione della legge.

“Il terrorismo nero progrediva nell’attuazione della strategia della tensione con violenze e stragi (in particolare nel 1974 quelle dipiazza della Loggia a Brescia e dell’Italicus). Dall’altra parte cominciarono a seminare terrore anche le Brigate Rosse con sequestri e processi proletari. Oltre a ciò la situazione economica era stagnante, particolarmente gravata dalla crisi petrolifera del 1973″

Nel 1972 Enrico Berlinguer era stato eletto alla segretaria PCI ed i comunisti venivano visti come una nuova forza con la quale interloquire anche dal punto di vista del governo.  Il 1976 avrebbe posto fine alla stagione del CentroSinistra e messo le basi per un nuovo periodo storico politico. Le elezioni anticipate riservarono sorprese e solo grazie al voto ‘utile’ di alcuni elettori missioni e liberali la DC non perse il primato sul PCI.

Stava per profilarsi quel ‘Compromesso Storico’ che avrebbe avuto in Moro e nello stesso Berlinguer i due massimi fautori. Ma questa è un’altra storia.

fonti
https://books.google.it/books?id=WbwvPvkbGUYC&pg=PA135&lpg=PA135&dq=notte+di+san+gregorio+1963&source=bl&ots=Ffh_1wcNq2&sig=sNHk0cips0fv69XoO9FG-aW2VBE&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwity_fJjY7NAhVEwBQKHW5hC0QQ6AEIJzAC#v=onepage&q=notte%20di%20san%20gregorio%201963&f=false

https://it.wikipedia.org/wiki/Piano_Solo

https://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_politiche_italiane_del_1976

http://www.storiaxxisecolo.it/larepubblica/repubblica6.htm

 

5 immagini per il 2 Giugno


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#‎Repubblica70‬ Per rappresentare l’Italia del ‘2 giugno’ ho scelto 5 immagini, spero vi piacciano le relative descrizioni..

1. Il cambiamento, l’Italia diventava una Repubblica abbandonando l’istituzione monarchica che l’aveva spinta tra le braccia di Mussolini spalancando le porte alla disastrosa II Guerra Mondiale.

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2. L’Italia era un Paese ferito, dai bombardamenti recenti e dalle condizioni di vita misere per una parte considerevole della popolazione

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3. Il voto alle donne. Finalmente, in ritardo di trent’anni rispetto alle grandi nazioni europee, anche l’Italia concedeva il voto alle donne.

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4. L’Assemblea Costituente. Il 2 giugno, oltre al Referendum sulla forma di governo, gli italiani elessero anche l’Assemblea Costituente, il Parlamento che redasse ed approvò la Costituzione della Repubblica Italiana, in vigore dal 1948. Per la prima volta anche le donne poterono essere elette parlamentari. Ve ne furono 21, per l’esattezza ed anch’esse contribuirono a fare la Storia dell’Italia.

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5. Peppone e Don Camillo. Perchè si, siamo il Paese di ‘Peppone e Don Camillo’, di ‘Coppi e Bartali’, del ‘Nord vs Sud’, ‘Milano vs Roma’, ‘Polentoni vs terroni’ sino ad arrivare a ‘Berlusconiani vs antiberlusconiani’ o al più attuale ‘Renziani vs antirenziani’. Ci piace tanto dividerci in fazioni ma quando si tratta di assumersi delle responsabilità, spesso facciamo un passo indietro.

L’Italia di Ieri e di Oggi. Con eccellenze e limiti. Comunque la mia (nostra) Patria. Auguri all’Italia repubblicana. Auguri all’Italia democratica!

#Repubblica70, la storia della Foto simbolo della Festa


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70 anni fa gli italiani si recavano al voto per scegliere tra Monarchia e Repubblica. Le donne votavano per la prima volta. Vinse la Repubblica con il 54% dei voti. La foto simbolo dell’evento, che riporto nel post, portava con se un piccolo mistero. Il bel volto sorridente che sbucava dal giornale era ignoto. Nessuno aveva mai conosciuto il nome della bella ragazza associata per anni alla rinascita dell’Italia.

Adesso sappiamo chi è. Si chiamava Anna Iberti, all’epoca della foto lavorava a L’Avanti, quotidiano socialista. Fotografata da Federico Patellani, Anna non rivelò mai pubblicamente la cosa.

Per conoscere tutta la storia vi invito ad andare qui:

https://medium.com/…/ecco-di-chi-era-il-volto-repubblica-it…

Pur non raccontando molto della sua esperienza di “modella”, Anna Nasi “era orgogliosa di quella storia lì”, ricordano gli amici che la frequentarono molti anni dopo. Un giorno, negli ultimi tempi, passando davanti a un’edicola che riproponeva per l’ennesima volta la vecchia foto su qualche copertina, fece notare alla figlia che la repubblica italiana appariva messa male rispetto alle speranze di tanti anni prima — “Come me, del resto”, aggiunse con un sorriso.

Buona Festa della Repubblica!

#11Novembre1918: terminava la Prima Guerra Mondiale


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‪#‎Storia‬ 11 novembre 1918. Oggi, 97 anni fa, terminava la Prima Guerra Mondiale. In un vagone di un treno veniva firmato l’armistizio tra la Germania perdente ed i Vincitori (Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti).

“L’armistizio di Compiègne fu sottoscritto alle ore 11:00 dell’11 novembre 1918 tra l’Impero tedesco e le potenze Alleate in un vagone ferroviario nei boschi vicino a Compiègne in Piccardia; l’atto segnò la fine dei combattimenti della prima guerra mondiale”

I pesanti danni di guerra imposti al popolo tedesco misero le basi per l’ascesa di Adolf Hitler e del Nazismo. Quando la Francia ,nel 1940, in piena Seconda Guerra Mondiale, fu costretta ad ‘arrendersi’ alla potenza nazista, Hitler fece firmare l’armistizio proprio nello stesso vagone dove 22 anni prima i rappresentati tedeschi vennero costretti all’umiliante resa.

“Quando Adolf Hitler ricevette notizia dell’intenzione del governo francese di negoziare un armistizio, scelse immediatamente la zona di foresta vicino a Compiègne […] Su precisa disposizione del Führer, inoltre, le delegazioni francesi e tedesche si sarebbero dovute incontrare nello stesso vagone ferroviario utilizzato nel 1918 all’atto della resa tedesca. A tale scopo il vagone fu portato fuori dal museo dove era stato collocato e preparato per lo svolgimento delle nuove trattative”