Emilia Romagna, vince Bonaccini


Bonaccini stravince in Emilia Romagna. Santelli in Calabria Mai così contento di essermi sbagliato. Ero davvero convito della vittoria della Lega ed a quanto sembra, sino a sabato, i sondaggi riportavano proprio questo. Domenica invece c’è stata la mobilitazione del popolo progressista. Mi auguro possa essere un punto di partenza per una riscossa. Serve comunque buona politica. Altrimenti l’onda sovranità prima o poi ci travolgerà.

In Emilia-Romagna è sfida sul futuro del CentroSinistra


Inizia una settimana decisiva per il CentroSinistra. Zingaretti ha annunciato un ‘ripensamento’ del PD nei prossimi mesi. Il movimento delle Sardine ha avviato una efficace contro-narrazione al linguaggio salviniano che tanto successo ha avuto negli ultimi anni. Il Movimento 5 stelle è sempre più diviso e non pochi pensano a future convergenze con il CentroSinistra.

Tutto questo sommovimento passa da un risultato obbligato. La Vittoria di Bonaccini in Emilia Romagna il 26 gennaio. Per dare maggiore forza alla volontà di Zingaretti di ‘superare’ il PD avviando un nuovo progetto progressista che, tenuto il fronte dei cattolici democratici, recuperi le frazioni sparse della sinistra ed avvii un processo di convergenza con i 5 stelle o con buona parte di essi.
Il futuro delle Sardine passa dalla Vittoria di Bonaccini, per essere qualcos’altro o per fare da collante alla nuova fase del CentroSinistra.

Insomma, il 26 gennaio, la Sinistra si gioca tutto. Ed anche Salvini si gioca molto. Perdere lì, dopo averci messo la faccia, in sostituzione della anonima candidata presidente, vorrebbe dire proseguire nella discesa di consensi, in atto da un paio di mesi, in favore di Giorgia Meloni ed avviare quel processo di ‘contendibilità’ della leadership sovranista che può far male alla destra e ridare linfa ai moderati.

Insomma, tutti dicono che bisogna votare in ER in base a dinamiche locali. Non è possibile. Chi voterà in ER lo farà probabilmente in base alle esigenze nazionali. Ecco perché Bonaccini rischia molto di più di Bergonzoni. Bonaccini e la Sinistra, ovviamente.

Tv, Serie e Cinema: Top e Flop del 2019


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Il 2019 è appena terminato ed è tempo di bilanci. Quale è stato il successo televisivo dell’anno? Ed il flop più clamoroso al Cinema? Ecco a voi alcune classifiche relative a Cinema, Serie e TV

Iniziamo proprio dal piccolo schermo. Il 2019 sarà ricordato nella storia tv come l’anno del clamoroso flop di Adrian. Il programma voluto da Adriano Celentano, in elaborazione da anni, non ha superato l’esame dell’auditel. Sospeso e poi ripreso, non è riuscito ad interessare abbastanza il pubblico.

Tra i Top ricordiamo invece il trionfo di Alberto Angela con Ulisse-il piacere della scoperta che, ad inizio stagione 2019-2020, ha battuto varie volte il più quotato Amici Celebrities di Maria De Filippi. Una menzione speciale per VivaRaiPlay, esperimento televisivo di Fiorello che, attraverso RaiUno, ha lanciato il nuovo sito di RaiPlay con uno spettacolo in esclusiva sulla piattaforma della tv pubblica. Un grande successo.

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Rimanendo in tema televisivo, passiamo ad analizzare cosa è accaduto nel mondo dei Serial. Tra le produzioni inedite più interessanti è da citare Sex Education, una serie divertente e ben scritta che analizza il tema della sessualità dal punto di vista degli adolescenti. Netflix eccelle anche per altri titoli. Da The Umbrella Academy, un superhero tratto da un fumetto che vede protagonisti dei ragazzi con superpoteri a The Witcher, serie tratta da una serie di romanzi che parla di un mondo immaginario fatto di elfi, streghe, esseri umani e specie magiche.

Da vedere, su Prime Video, The Boys. Una serie anti-superhero in cui appunto i supereroi non sono affatto buoni ed usano i poteri non certo per nobili fini. Sky centra invece l’obiettivo con Chernobyl, in cui viene raccontato dettagliatamente l’incidente nucleare avvenuto nella centrale russa nel 1986.

Per quanto riguarda le serie già in produzione, una menzione speciale per The Crown 3, serial sempre più interessante con il passare delle stagioni.

Una serie che invece non ha convinto molto è The I-Land, una brutta copia di Lost made in Netflix, in cui dieci sconosciuti si risvegliano su un’isola deserta senza memoria e cercano poi scoprire cosa è accaduto. Poca creatività.

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Infine uno sguardo al Cinema. Nella Top 5 degli incassi mondiali è monopolio Disney. Avengers: Endgame, Il Re Leone, Frozen II, Spider-man: Far from Home e Captain Marvel. Ben piazzato Joker, settimo.

Tra i flop più disastrosi ricordiamo Hellboy, Terminator: Destino Oscuro, Captive State e X Men: Dark Phoenix, tutte pellicole che non sono riuscite ad incassare tanto quanto sono costate.

2020: anniversari, ricorrenze e possibili scenari futuri


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Siamo entrati da pochi giorni nel 2020. Dibattito a parte su nuovo decennio o meno, il nuovo anno si apre con gravi incognite in riguardo alle crisi internazionali. Alle proteste filo-iraniane davanti l’ambasciata Usa a Baghdad, Donald Trump ha risposto in modo inatteso e dirompente. L’uccisione del più importante comandante iranianoQassem Soleimani, capo della divisione Qods dei Guardiani della Rivoluzione. Iran ed Iraq sono insorte contro l’omicidio e minacciano gravi ritorsioni contro gli Stati Uniti. Un avvenimento tuttora in pieno svolgimento e che non è chiaro ancora quali risultati produrrà nel già infuocato Medioriente.

Non solo Iran. E’ di questi giorni infatti la decisione del Presidente turco Erdogan di entrare in guerra. Il Parlamento di Ankara ha approvato la mozione che autorizza l’invio di militari turchi in Libia, come richiesto dal governo del premier libico Fayez al-Serraj. Il tutto per fermare l’avanzata dell’autoproclamato Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar, impegnato da aprile in un’offensiva per prendere il controllo di Tripoli. L’Unione Europea esprime preoccupazione ma non ha fatto nulla per evitare ciò che è accaduto. Nessuna azione concreta per risolvere la crisi libica.

Fronti caldi anche in Venezuela, con gli scontri tra Maduro e gli oppositori; in Cile, con le proteste contro le iniziative del Presidente Pinera ed in Israele, chiamato al voto per l’ennesima volta.

Tornando all’Europa, il 31 gennaio la Gran Bretagna uscirà dall’Unione europea. La tanto attesa Brexit, grazie alla vittoria schiacciante di Johnson, si realizzerà a fine mese. Non è chiaro invece quanto durerà il periodo di transizione e se all’uscita dalle istituzioni europee, seguirà a breve una hard Brexit con ritorno dei dazi e delle frontiere.

E mentre i critici cinematografici iniziano a chiedersi chi vincerà l’Oscar (per la cronaca in pole c’è Joker ma seguono piazzati The Irishman, 1917, I due Papi, Piccole Donne, Storia di un matrimonio e Richard Jewell), il mondo della politica si interroga su quanto potrà ancora durare il Governo Conte.

Gennaio, come abbiamo già analizzato qui, sarà un mese cruciale per il Premier. Elezioni in Emilia Romagna, riforma della prescrizione ed altri temi scottanti rischiano di complicare la vita all’esecutivo. In molti hanno scommesso che sarà Renzi a far cadere il governo ma in realtà il vero pericolo viene dal disfacimento del Movimento 5 stelle. Di Maio e Grillo stanno di cercando di tenere insieme i cocci ma la crisi dei pentastellati è evidente. La cacciata di Paragone, seguita alle defezioni di tre senatori. Le dimissioni del Ministro Fioramonti con annessa nascita di nuovo gruppo (Eco) in sostegno di Conte. E’ di oggi la notizia della uscita di altri due deputati dal movimento. L’autodistruzione dei 5 stelle sembra inarrestabile ed alla fine potrebbe essere proprio questo il fattore di capitolazione dell’esecutivo. Interessanti saranno anche le regionali di primavera con Toscana, Ligura e Campania al voto e la concreta possibilità che almeno una delle regioni ‘rosse’ cada in mano leghista. Torneremo a votare per le politiche? A fine 2020 avremo Salvini Premier di un governo sovranista?

Spostandoci all’estero, a febbraio, negli Stati Uniti, inizieranno le elezioni primarie democratiche. Chi sarà l’avversario di Trump alle Presidenziali di novembre? L’ex vice Presidente Biden sembra partire favorito ma Elisabeth Warren e Bernie Sanders non sono lontani. Sullo sfondo l’ex sindaco di NY Bloomberg ed il sindaco di South Bend Pete Buttigieg. Salvo sorprese, possibilissime, tra questi cinque candidati uscirà fuori lo sfidante del Presidente in carica, peraltro sempre più lanciato verso la riconferma, anche grazie ai buoni risultati in economia.

Nuove tecnologie. Mentre noi italiani dovremo fare i conti con la fase 2 del digitale terrestre, comprare nuovi televisori o adattare i vecchi con l’ennesimo dispendioso decoder, il 2020 sarà l’anno del 5G. Dalle reti di quinta generazione si attende una vera rivoluzione: nel decennio che comincia sempre più oggetti, infrastrutture e ambienti urbani saranno connessi alla rete. E chi gestirà tale tecnologia? L’ombra cinese si allunga su tutto il mondo tecnologico.

Il nuovo anno sarà anche pieno di ricorrenze, soprattutto per l’Italia. i 500 anni dalla morte di Raffaello, i 150 anni dalla presa di Roma. I 100 anni dalla nascita di Federico Fellini ed Alberto Sordi. Allargando l’orizzonte fuori dai nostri confini, si festeggeranno i 250 anni dalla nascita di Beethoven, i 150 anni dalla morte di Dickens. 150 dalla nascita di Lenin, 50 anni dallo scioglimento dei Beatles e dalla morte di Jimi Hendrix.

Passando allo sport, nel 2020 si svolgeranno anche i campionati Europei di calcio e le Olimpiadi di Tokyo. Chissà invece chi prevarrà nel campionato di calcio italiano. La solita Juventus, la nuova Inter di Conte, la sorpresa Lazio o l’impossibile riscossa della nuova Roma di Friedkin?

Veniamo infine alle notizie meno piacevoli. Come dimostra l’incendio inarrestabile in Australia, un disastro senza precedenti, anche nei prossimi dodici mesi vi saranno ahimè calamità naturali in tutto il pianeta e saremo chiamati a contare vittime e danni ingenti. Come ogni anno, purtroppo. Perdonatemi il finale macabro ma se dovessi pronosticare “i morti eccellenti” del 2020, farei i nomi del Principe Filippo, Kirk Douglas ed Olivia De Havilland.

2019 – un anno in immagini


Saluto l’anno che finisce con il consueto filmato riassuntivo degli eventi accaduti negli ultimi dodici mesi. Con l’occasione rivolgo a tutti i lettori un augurio sincero per un anno nuovo ricco di serenità, che è la cosa più importante!

BUON 2020!

#TheCrown3: gran cast, grande stagione


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La solitudine di Carlo, costretto dai reali a separarsi dall’amata Camilla; la ribellione di sua sorella Anna; l’infelicità della principessa Margaret, sorella della regina; l’insoddisfazione di Filippo, principe consorte e poi lei, Elisabetta, una donna “normale” capace di portare sulle spalle, con grande dignità, un peso molto più grande di lei ovvero la Corona britannica. Sullo sfondo, un affresco del Regno Unito, con i cambiamenti sociali, politici e culturali avvenuti nel corso degli anni ’60 e ’70. La terza stagione di #TheCrown è, se possibile, ancora più affascinante delle precedenti. Grande cast per, a mio giudizio, la serie migliore degli ultimi anni.

#PD e #5Stelle: insieme per forza, anche grazie alle #Sardine


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Malgrado le polemiche di questi mesi, Centrosinistra e 5 stelle dovrebbero necessariamente trovare un accordo di governo per oggi e per il futuro. Perché? Basta vedere cosa è accaduto con la commissione Segre contro razzismo ed antisemitismo. Il centrodestra non c’è più, c’è qualcosa di molto diverso e per certi versi preoccupante.

Non siamo nel 1994, alla vigilia della vittoria di Berlusconi, Fini e Bossi. Quella eterogenea coalizione non poteva spaventare quanto quella omogenea, sovranista, ultra conservatrice che oggi è guidata da Matteo Salvini e Giorgia Meloni.

Il Centrodestra veleggia attorno al 50%, in molti si scandalizzano. Ricordo che nelle elezioni del 2006, il Centrodestra ottenne il 49,7% (Forza Italia e Lega assieme avevano il 28,3%, AN aveva il 12, i centristi il 6,7%) Sono numeri abbastanza simili a quelli di oggi (la Lega al 31-32, FDI al 9-10, Forza Italia al 5-7)

Il problema è nell’altro campo. All’epoca l’Unione prese il 49,8% (l’Ulivo aveva il 31%, Rifondazione il 5,8% ed i piccoli partiti, dai radicali ai comunisti passando per i verdi e di pietro avevano più del 10%). Oggi invece la somma di PD-Italia Viva è circa il 25% e gli altri micropartiti di centrosinistra assieme raccolgono il 5-6%. Tutto il centrosinistra arriva a stento al 30%, stessa cifra a cui sono inchiodati dal 2013 ovvero dal boom grillino, iniziato dopo il 2010.

E’ vero che l’elettorato negli anni è cambiato, i 5 stelle hanno almeno 1/4 dei propri elettori di estrazione conservatrice ma quel 13-14% che manca al fronte progressista è quello pentastellato, che prima si divideva tra verdi, rifondazione, comunisti ed in parte nei DS/PD o che, da sinistra, era passato all’astensione.

Aggiungo che buona parte dell’elettorato forzaleghista che aveva votato 5 stelle fino al 2018 è già tornato all’ovile. Da qui il boom leghista di questi mesi. Ciò che è rimasto del Movimento (tra il 15-17% secondo i sondaggi) è gran parte non molto dissimile all’elettorato progressista. Ha sfumature diverse ovviamente ma non impossibili da far convergere in una proposta unitaria. Ed in questo il neonato movimento delle Sardine può fare da ‘ponte’ per avvicinare le due aree.

Proprio per questo è necessario, vitale e irreversibile cercare una convergenza tra forze progressiste e 5 stelle. Non oggi, non domani ma prima o poi quegli elettori andranno recuperati. Per creare un fronte comune al centrodestra unito. Così come fu nel 2006, ultima vittoria progressista. Almeno fino a quando dall’altra parte vi sarà un centrodestra così conservatore e reazionario.

#Renzi, #DiMaio, #Zingaretti e #Conte, quattro leader per un governo traballante


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Ieri abbiamo analizzato i temi bollenti che il governo giallorosso sarà chiamato ad affontare nelle prossime settimane e che potrebbero mettere a dura prova la sua sopravvivenza. Archiviato il 2019, il governo traballa anche per via delle ambizioni di alcuni partner della maggioranza, i quali rappresentato mine pericolose sulla stabilità e la durata del Conte 2. Due su tutti, Renzi e Di Maio. Mentre Zingaretti e Conte sondano convergenze future.. 

RENZI

Fino a quando il suo neonato movimento avrà poco consenso, il governo andrà avanti. Qualora crescerà di gradimento, Renzi potrebbe voler andare all’incasso. Il dilemma è come potrà crescere? Al PD potrebbe rosicchiare qualche altro punto ma chi è rimasto nei dem non ha idee moderate e quindi difficilmente seguirà Renzi. Forza Italia è ridotta al lumicino e quel 5% di fedelissimi di Berlusconi non credo finiranno a Salvini o all’ex segretario del Pd.

Per accrescere in popolarità quindi, Renzi avrà bisogno di fattori esterni. Il ritiro del Cavaliere, uno scandalo che terremoti Lega 5 stelle o PD o cose simili. Soprattutto alla luce degli ultimi sviluppi che lo riguardano.

DI MAIO

Il capo politico dei 5 stelle vede il suo movimento in agitazione ed in progressivo disfacimento. Tre senatori sono passati alla Lega, altri parlamentari si vocifera possano formare gruppi autonomi in sostegno diretto del Premier, le dimissioni del Ministro Fioramonti e le polemiche ad esso seguite. Nelle prime settimane di vita dell’esecutivo, l’ex vicepremier aveva aperto diversi fronti di crisi. Ultimamente, complice anche la visita di Grillo a Roma, sembra avere ridotto la rissosità. Forse ha capito che la sua leadership è legata alla sopravvivenza del governo.

ZINGARETTI

Il segretario Dem si gioca tutto nelle regionali emiliano-romagnole. In caso di sconfitta non solo il governo potrebbe cadere ma anche la sua leadership ne risentirebbe. I sondaggi delle ultime settimane danno il PD in calo, complici le scissioni di Renzi e Calenda. E’ possibile quindi che, per evitare di rimanere schiacciato tra le rissosità di Italia Viva e 5 Stelle, non sia lo stesso Zingaretti a staccare la spina dell’esecutivo per poi cercare di creare una coalizione vasta con Sinistra e parte dei 5 stelle per limitare i danni alle elezioni. Da qui si spiegano i numerosi attestati di stima verso Giuseppe Conte.