Skip to content

Storia della Costituzione


 

Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione (Piero Calamandrei)

Da tempo accarezzavo l’idea di portare avanti un progetto semi-didattico sulla nostra Carta Costituzionale. In occasione della Festa dell’Unità d’Italia ho deciso di iniziare questo viaggio all’interno della Costituzione. Articolo per articolo. Non riuscirò a trattarli tutti, cercherò di parlare dei piu importanti, di quelle parti fondamentali che hanno consentito alla giovane democrazia italiana di poter crescere.

Intanto una brevissima Storia della nascita della carta.

2 giugno 1946. L’Italia usciva dalla Seconda Guerra Mondiale. Dopo vent’anni di dittatura e sei di guerra, il popolo tornava ad esprimersi tramite il voto. In quel giorno oltre al Referendum Repubblica- Monarchia, gli italiani votarono anche per eleggere una Assemblea Costituente. I Risultati (tramite Wikipedia):

Dominarono le elezioni tre grandi formazioni: la Democrazia Cristiana, che ottenne il 35,2% dei voti e 207 seggi; il Partito socialista, 20,7% dei voti e 115 seggi; il Partito comunista, 18,9% e 104 seggi. La tradizione liberale (riunita nella coalizione Unione Democratica Nazionale), protagonista della politica italiana nel periodo precedente la dittatura fascista, ottenne 41 deputati, con quindi il 6,8% dei consensi; il Partito repubblicano, anch’esso d’ispirazione liberale ma con un approccio differente nei temi sociali, 23 seggi, pari al 4,4%. Mentre il Partito d’Azione, nonostante un ruolo di primo piano nella Resistenza, ebbe solo l’1,5% corrispondente a 7 seggi. Fuori dal coro, in opposizione alla politica del CLN, raccogliente voti dei fautori rimasti del precedente regime, c’è la formazione dell’Uomo qualunque, che prese il 5,3%, con 30 seggi assegnati.

Le date della Carta Costituzionale:

I lavori dovevano terminare il 25 febbraio 1947 ma la Costituente non verrà sciolta che il 31 dicembre 1947, dopo aver adottato la Costituzione il 22 dicembre con 458 voti contro 62. La Costituzione entra in vigore il 1° gennaio 1948.

Composizione della Carta Costituzionale:

La costituzione è composta da 139 articoli (ma 5 articoli sono stati abrogati: 115;124;128;129;130), divisi in quattro sezioni:

  • principi fondamentali (artt. 1-12);
  • parte prima, diritti e doveri dei cittadini (artt. 13-54);
  • parte seconda, contenente l’ordinamento della Repubblica (artt. 55-139);
  • 18 disposizioni transitorie e finali, riguardanti situazioni relative al trapasso dal vecchio al nuovo regime e destinate a non ripresentarsi.

I primi dodici articoli della costituzione pongono i cosiddetti principi fondamentali, e non possono essere oggetto di modifica attraverso il procedimento di revisione costituzionale previsto dai successivi articoli 138 e 139

Il nostro viaggio attraverserà gli articoli che costituiscono i Principi Fondamentali e quelli relativi alla prima parte, dei diritti e doveri dei cittadini.

1

Articolo 1

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

La storia del primo articolo comincia il 5 settembre 1946. Tra i commissari costituenti che dibatterono l’elaborazione del testo vi erano alcuni “monumenti” della nostra storia, Einaudi, Dossetti, La Pira, Togliatti e Moro:

Da wikipedia:

Il primo articolo sottolinea in modo particolare, oltre l’identità repubblicana dello Stato, come la Nazione sia fondata sul lavoro.

Prima di arrivare alla forma tuttora vigente, vennero esposte varie proposte. La prima, presentata dal deputatoMario Cevolotto ometteva la formula…fondata sul lavoro” e venne presentata il 28 novembre1946. Questa, però, non piacque alla quasi totalità dei membri dell’Assemblea e venne definita algida e carente dei tratti precisi del nascente Stato Italiano. Fu Aldo Moro a chiedere di inserire un riferimento al lavoro.

Palmiro Togliatti presentò una seconda proposta: “L’Italia è una Repubblica democratica di lavoratori“. Ma anche questo emendamento venne bocciato.

Ma fu il democristianoAmintore Fanfani a presentare la formula attuale che fu appoggiata dal Partito Comunista Italiano e dal Partito Socialista Italiano.

L’articolo 1 della Costituzione Italiana venne approvato nella sua interezza il 22 marzo1947 dando finalmente un’identità alla nascente Repubblica.

Evoluzione dell’Articolo tra Sottocommissioni, commissioni ed Assemblea Costituente, dalle prime bozze all’articolo definitivo.

Il 18 ottobre 1946 la prima Sottocommissione della Commissione per la Costituzione approva il seguente articolo:

«Il lavoro e la sua partecipazione concreta negli organismi economici sociali e politici è il fondamento della democrazia italiana».

***

Il 28 novembre 1946 la prima Sottocommissione della Commissione per la Costituzione approva il seguente articolo, che sostituisce quello approvato il 18 ottobre 1946:

«Lo Stato italiano è una Repubblica democratica. Essa ha per suo fondamento il lavoro e la partecipazione concreta di tutti i lavoratori all’organizzazione economica, sociale e politica del Paese».

***

Il 3 dicembre 1946 la prima Sottocommissione della Commissione per la Costituzione approva il seguente articolo:

«La sovranità dello Stato si esplica nei limiti dell’ordinamento giuridico formato dalla presente Costituzione e dalle altre leggi ad essa conformi.

Tutti i poteri emanano dal popolo che li esercita direttamente o mediante rappresentanti da esso eletti».

***

Il 22 gennaio 1947 la Commissione per la Costituzione in seduta plenaria approva il seguente testo:

«L’Italia è Repubblica democratica».

***

Il 24 gennaio 1947 la Commissione per la Costituzione in seduta plenaria approva il seguente articolo:

«L’Italia è Repubblica democratica. Essa ha per fondamento il lavoro e la partecipazione effettiva di tutti i lavoratori alla organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

La sovranità emana dal popolo e si esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione e delle leggi».

***

Testo definitivo del Progetto di Costituzione elaborato dalla Commissione:

Art. 1.

L’Italia è una Repubblica democratica.

La Repubblica italiana ha per fondamento il lavoro e la partecipazione effettiva di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

La sovranità emana dal popolo ed è esercitata nelle forme e nei limiti della Costituzione e delle leggi.

***

Il 22 marzo 1947, nella seduta pomeridiana, l’Assemblea Costituente approva l’articolo 1 nella sua forma definitiva:

«L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione».

***

Testo coordinato dal Comitato di redazione prima della votazione finale in Assemblea e distribuito ai Deputati il 20 dicembre 1947:

Art. 1.

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

***

Testo definitivo dell’articolo:

Art. 1.

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

3

Articolo 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

L’articolo 3 è forse il piu bello di tutta la Costituzione. Nelle poche righe che leggete qui sopra è riassunto il massimo compito che la nostra Carta si prefigge: l’uguaglianza, le pari opportunità per tutti i cittadini. Quando, nel 1946, iniziarono i dibattiti alla Assemblea Costituente, l’Italia era appena uscita dalla seconda guerra mondiale, il paese era parzialmente distrutto, il popolo viveva in una situazione difficile, tra la speranza di una rinascita e la paura di non farcela. I diritti erano davvero pochi, cosi come le tutele sociali. Si sentiva quindi il bisogno di affermare, nella Carta Fondamentale, che l’obiettivo ultimo della Repubblica sarebbe stato quello di aiutare i cittadini a raggiungere un regime di vita dignitoso, nel rispetto di tutte le individualità.

La seconda parte dell’articolo è molto importante e segna una discontinuità con la Costituzione del Regno d’Italia, lo Statuto Albertino:

Lo Statuto Albertino garantiva l’uguaglianza, ma lasciava al mercato, alla libertà e volontà del singolo, e in ultimo alla società, il compito di eliminare gli ostacoli che impedivano in concreto l’effettivo raggiungimento del risultato egualitario. Così veniva a verificarsi il paradosso di una società formalmente egualitaria, ma sostanzialmente diseguale.
Il regime fascista, d’altro canto, non attenuò certamente le profonde diseguaglianze sociali, sebbene molte misure adottate dal sistema corporativo avevano (almeno apparentemente) proprio un simile obiettivo. E questo perché il Fascismo partiva da un’ideologia che tendeva ad appiattire il sistema sociale ed economico al princìpio dello Stato Etico. Perciò, comprimendo la libertà e l’iniziativa, comprimendo l’autotutela dei lavoratori e dunque delle classi più deboli, impediva in concreto lo sviluppo di tutti quei meccanismi poi attuati nel più progredito sistema repubblicano, informato al princìpio dello Stato Sociale.

Per sintetizzare il principio cardine dell’Articolo 3 dobbiamo farci aiutare, ancora una volta, da Piero Calamandrei, che nel suo ‘Discorso sulla Costituzione‘ afferma:

Perché quando l’articolo 3 vi dice “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli, di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana” riconosce, con questo, che questi ostacoli oggi ci sono, di fatto e che bisogna rimuoverli. Dà un giudizio, la Costituzione, un giudizio polemico, un giudizio negativo, contro l’ordinamento sociale attuale, che bisogna modificare, attraverso questo strumento di legalità, di trasformazione graduale, che la Costituzione ha messo a disposizione dei cittadini italiani. Ma non è una Costituzione immobile, che abbia fissato, un punto fermo. E’ una Costituzione che apre le vie verso l’avvenire, non voglio dire rivoluzionaria, perché rivoluzione nel linguaggio comune s’intende qualche cosa che sovverte violentemente; ma è una Costituzione rinnovatrice, progressiva,che mira alla trasformazione di questa Società, in cui può accadere che, anche quando ci sono le libertà giuridiche e politiche, siano rese inutili, dalle disuguaglianze economiche e dalla impossibilità, per molti cittadini, di essere persone e di accorgersi che dentro di loro c’è una fiamma spirituale che, se fosse sviluppata in un regime di perequazione economica, potrebbe anch’essa contribuire al progresso della Società. Quindi polemica contro il presente, in cui viviamo e impegno di fare quanto è in noi per trasformare questa situazione presente.

A distanza di oltre sessanta anni possiamo senz’altro dire che di progressi verso la piena uguaglianza ce ne sono stati ma che ancora oggi lo spirito guida di questa parte della Costituzione non è del tutto pienamente attuato. Molti sono ancora i cittadini di ‘serie B’, diversi i diritti non pienamente acquisiti. Il cammino è  lungo ed impervio ma nulla è precluso, perche come dice lo stesso articolo “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”

Alla stesura dell’articolo, nelle sottocommissioni, tra il 1946 ed il 1947, lavorarono tra gli altri Togliatti (PCI), Basso (PSIUP), La Pira e Moro (DC)

L’evoluzione dell’Articolo 3:

Evoluzione dell’Articolo

L’11 settembre 1946 la prima Sottocommissione della Commissione per la Costituzione approva l’articolo nel seguente testo:

«Gli uomini, a prescindere dalla diversità di attitudini, di sesso, di razza, di nazionalità, di classe, di opinione politica e di religione, sono uguali di fronte alla legge e hanno diritto a uguale trattamento sociale.

È compito perciò della società e dello Stato eliminare gli ostacoli di ordine economico-sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza degli individui, impediscono il raggiungimento della piena dignità della persona umana e il completo sviluppo fisico, economico, culturale e spirituale di essa».

***

Il 18 ottobre 1946 la prima Sottocommissione della Commissione per la Costituzione approva il seguente articolo:

«Il lavoro e la sua partecipazione concreta negli organismi economici sociali e politici è il fondamento della democrazia italiana».

***

Il 28 novembre 1946 la prima Sottocommissione della Commissione per la Costituzione approva il seguente articolo, che sostituisce quello approvato il 18 ottobre 1946:

«Lo Stato italiano è una Repubblica democratica. Essa ha per suo fondamento il lavoro e la partecipazione concreta di tutti i lavoratori all’organizzazione economica, sociale e politica del Paese».

***

Il 12 dicembre 1946 la seconda Sezione della seconda Sottocommissione della Commissione per la Costituzione approva il seguente articolo:

«Tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge e possono far valere i loro diritti e interessi innanzi ai Tribunali senza limitazioni o speciali autorizzazioni.

La tutela giurisdizionale, accordata in via generale dalla legge per tutti gli atti della pubblica amministrazione, non può neanche per legge essere soppressa o limitata per determinate categorie di atti.

Nelle controversie di diritto tributario è abolita la limitazione per la quale gli atti di opposizione dei contribuenti non sono ammissibili in giudizio, se non preceduti dal pagamento del tributo».

***

Il 24 gennaio 1947 la Commissione per la Costituzione in seduta plenaria approva il seguente articolo:

«L’Italia è Repubblica democratica. Essa ha per fondamento il lavoro e la partecipazione effettiva di tutti i lavoratori alla organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

La sovranità emana dal popolo e si esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione e delle leggi».

***

Testi definitivi del Progetto di Costituzione elaborato dalla Commissione:

Art. 1.

L’Italia è una Repubblica democratica.

La Repubblica italiana ha per fondamento il lavoro e la partecipazione effettiva di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

La sovranità emana dal popolo ed è esercitata nelle forme e nei limiti della Costituzione e delle leggi.

Art. 7.

I cittadini, senza distinzione di sesso, di razza e lingua, di condizioni sociali, di opinioni religiose e politiche, sono eguali di fronte alla legge.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli d’ordine economico e sociale che limitano la libertà e l’eguaglianza degli individui e impediscono il completo sviluppo della persona umana.

***

Il 24 marzo 1947, nella seduta pomeridiana, l’Assemblea Costituente approva l’articolo 7 del progetto e la sua ricollocazione come articolo 3 nel seguente testo:

«I cittadini, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di condizioni sociali, di religione e di opinioni politiche, hanno pari dignità sociale e sono eguali di fronte alla legge.

«È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il completo sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale dell’Italia».

***

Testo coordinato dal Comitato di redazione prima della votazione finale in Assemblea e distribuito ai Deputati il 20 dicembre 1947:

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

***

Il 22 dicembre 1947, nella seduta antimeridiana, l’onorevole Ruini comunica che il Comitato di redazione ha accettato di ritornare, nel primo comma, alla formula «pari dignità sociale».

***

Testo definitivo dell’articolo:

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

7

Articolo 7

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

In questo ultimo giorno di aprile ci occupiamo di un altro articolo facente parte dei principi fondamentali della nostra Carta. L’Articolo 7, che assieme all’8, si occupa dei rapporti tra Stato e Chiesa. Negli anni, sin da subito dopo l’approvazione della Costituzione, vi è stato un acceso dibattito sull’articolo, sul voto favorevole dei Comunisti, sulla non ‘chiara’ definizione dei rapporti tra la Repubblica Italiana e la Chiesa Cattolica, soprattutto sulla ‘ingerenza’ di quest’ultima nelle vicende politiche italiane:

Fonte:
Il principio di laicità, pur non essendo citato espressamente, è uno dei principi fondanti della nostra Costituzione.

l principio di laicità si ricava , dunque dalla lettura combinata di numerose disposizioni della Costituzione. Come ha precisato al Corte costituzionale con la sentenza n.203 del 1989, il principio di laicità, declinato negli articoli 2, 3, 7, 8, 19, e 22, rappresenta un principio “supremo” che non potrebbe essere eliminato neppure mediante il procedimento di revisione costituzionale. Nell’articolo 7 si stabilisce la “separazione tra ordine religioso e ordine temporale”.

Questo rappresenta il pilastro del principio di Laicità, che pretende che non ci siano intromissioni ed interferenze fra i due ordini. In Italia , purtroppo, soprattutto negli ultimi anni, abbiamo avuto una violazione di questo costrutto. Pochi esempi: la Chiesa cattolica che fornisce indicazioni di voto ai parlamentari o che invita all’astensione sul referendum sulla legge 40; il governo che introduce nel progetto di legge sul testamento biologico le definizioni volute dalla gerarchia ecclesiastica ( in primis: “la vita non è un bene disponibile”).

Cerchiamo quindi di analizzare le fasi di elaborazione della Carta. Piero Calamandrei, in un suo scritto del 1947 ci aiuta a capire cosa accadde durante la stesura dell’articolo:

La sottocommissione che iniziò i lavori era cosi composta:

La democrazia cristiana aveva abilmente concentrato in questa prima sotto-commissione, composta in tutto di diciotto deputati, i suoi rappresentanti più qualificati per destrezza parlamentare, come il presidente della stessa sotto-commissione avvocato Tupini, o per dottrina giuridica e fervore religioso, come i professori Dossetti, La Pira, Moro e Caristia, e gli avvocati Corsanego e Merlin.
Di fronte a questa compatta pattuglia democristiana (sette su diciotto, col vantaggio del presidente) i comunisti erano soltanto tre: Marchesi, Togliatti e la deputatessa Iotti; buoni ma pochi. Gli altri otto appartenevano a tutti gli altri partiti messi insieme: i socialisti Amadei, Basso e Mancini; il repubblicano De Vita; il demolaburista Cevolotto; i liberali Grassi e Lucifero; il qualunquista Mastroianni.

Il frazionamento del fronte ‘laicista’ favorì il fronte cattolico:

E’ facile intendere come in questo frazionamento di tendenze eterogenee, il gruppo cattolico, col suo fervente zelo e la sua raffinata abilità manovriera, fosse riuscito a ottenere fino dalla partenza un netto vantaggio sul gruppo che si può chiamare, per intenderci, «laicista»: il quale, non potendo contare sui due liberali e sul qualunquista (che, sommandosi coi democristiani, bastavano a formar la maggioranza: dieci su diciotto), si riduceva, anche se i comunisti avessero fatto blocco con esso, a otto su diciotto.

I comunisti si ‘smarcano’ quasi subito dagli altri ‘laici’:

In realtà i tre comunisti, fino dall’inizio dei lavori della sottocommissione, fecero parte a sé: e nel contrasto tra le due tendenze, quella confessionale, di cui fu relatore il deputato Dossetti, e quella laicista, di cui fu relatore il deputato Cevolotto, assunsero, specialmente per bocca di Togliatti, una posizione, si direbbe, di centro.

L’intransigenza dei cattolici

La discussione, fin da principio, mise in luce la rigida intransigenza dei cattolici e la moderazione, talora confinante colla remissività, dei loro oppositori.

Il volta faccia dei comunisti

L’episodio saliente e sorprendente di quella votazione, il vero e proprio colpo di scena della giornata, è stato l’improvviso voltafaccia dei comunisti: i quali, intervenuti anche nella discussione dinanzi all’assemblea con un loro oratore, l’on. Paietta, per confermare la loro recisa opposizione alla formula cattolica, hanno dichiarato all’ultim’ora, per bocca di Togliatti, di votare a favore di essa; e in questo modo, col peso di un centinaio di voti, ne hanno assicurata la approvazione a grande maggioranza. Se i comunisti avessero votato contro, è assai dubbio se l’articolo sarebbe stato approvato; tutt’al più sarebbe passato con una maggioranza computabile sui diti di una mano; ma non si può escludere che, se tutte le sinistre si fossero trovate compatte nel votar contro, avrebbero potuto trascinar con sé qualche voto incerto e riuscire a mettere i democristiani in minoranza.
Fino all’ultimo momento l’atteggiamento dei comunisti è stato misterioso e tutti i partiti hanno atteso ansiosamente la loro decisione.

Una parte del discorso di Nenni durante i lavori della Costituente, in cui si ribadisce il voto contrario dei Socialisti:

Con la coscienza di fare il nostro dovere verso la Nazione e verso la Repubblica, noi voteremo contro l’articolo 7, per ragioni, ad un tempo, di principio e di coscienza.

Le ragioni di principio si richiamano alla nostra concezione dello Stato laico.

Siamo profondamente convinti che la pace religiosa è un bene altamente apprezzabile, ma per noi, la garanzia della pace religiosa è nello Stato laico, nella separazione delle responsabilità e dei poteri, per cui lo Stato esercita la sua funzione sovrana nel campo che gli è proprio, e garantisce alla Chiesa la sovranità della sua funzione nel campo che le è proprio.

….

L’onorevole De Gasperi ha detto che, sollecitandoci a votare l’articolo 7, aveva in animo il consolidamento della Repubblica. Non metto in dubbio la sincerità delle sue parole, ma penso che, per consolidare la Repubblica, bisogna fondare lo Stato e lo Stato non si fonda sul principio di una diarchia di poteri e di sovranità.

La Repubblica che abbiamo fondato avrà un senso ed un significato se continuerà, superandolo, il Risorgimento, non se tornerà indietro su quello che è stato acquisito dal Risorgimento.

Noi stiamo tornando indietro, cosa di cui siamo preoccupati come socialisti, ma soprattutto come italiani. Signori, umiliando lo Stato, voi umiliate la Repubblica e la Nazione, che noi vogliamo forti perché possano assolvere alla loro missione sociale e politica.

La parte finale del discorso di Togliatti, alla vigilia della approvazione finale dell’articolo 7:

I motivi per i quali, visti fallire i nostri tentativi per arrivare attraverso una modificazione delle formule presentate o attraverso la presentazione di un ordine del giorno successivo al voto dell’articolo, i motivi per i quali, visti fallire questi tentativi, il Gruppo parlamentare comunista ha deciso di votare per la formula che viene presentata, sono dunque motivi profondi, che investono tutto l’orientamento politico del nostro Partito.

La nostra lotta è lotta per la rinascita del nostro Paese, per il suo rinnovamento politico, economico e sociale. In questa lotta noi vogliamo l’unità dei lavoratori, prima di tutto, e attorno ad essa, vogliamo si realizzi l’unità politica e morale di tutta la Nazione. Disperdiamo le ombre le quali impediscono la realizzazione di questa unità! Dando il voto che diamo, noi non sacrifichiamo, dunque, nulla di noi stessi; anzi, siamo coerenti con noi stessi sino all’ultimo. Siamo oggi quello che siamo stati in tutta la lotta di liberazione e in tutto il periodo di profonda crisi e di ricostruzione, apertosi dopo la fine della guerra. Siamo oggi quel che saremo domani, nella lotta che condurremo insieme a voi, accanto a voi — se volete — o in contrasto con voi, per la ricostruzione, il rinnovamento, la rinascita d’Italia.

Siamo convinti, dando il nostro voto all’articolo che ci viene presentato, di compiere il nostro dovere verso la classe operaia e le classi lavoratrici, verso il popolo italiano, verso la democrazia e la Repubblica, verso la nostra Patria!

Si è detto piu volte che il voto favorevole del PCI fosse frutto di qualche trattativa o baratto. Calamandrei smentisce tali ricostruzioni:

No, il voto favorevole dato dai comunisti alla formula confessionale proposta dai cattolici è stato un dono senza contrattazione e talmente gratuito, che i cattolici non solo non avevano fatto nulla per procurarselo, ma avevano fatto tutto quanto era in loro per liberarsene. Essi speravano di poter riuscire a portare alla vittoria il loro articolo colle sole loro schiere, colle milizie della fede, senza ricorrere ad impure alleanze contaminatrici.
…..
Ma i comunisti (questa potrebbe essere una spiegazione) hanno capito il gioco e l’hanno sventato: votando a favore dell’art. 7 hanno spezzato in mano dei democristiani l’arma più potente che questi stavano affilando contro di loro per la prossima lotta elettorale.

Calamandrei scriveva nel 1947, alla vigilia delle elezioni politiche del 1948, che avrebbero visto il Fronte delle Sinistra (PCI e PSI) contro i Democristiani. Prevalsero i secondi, naturalmente, ed i comunisti non tornarono mai piu al governo. Il PSI invece, quello che si era battuto strenuamente contro l’articolo 7, entrò nel governo negli anni ’60 per poi restarci sino alla fine della sua storia, spazzato via da Tangentopoli ad inizio anni’90.

In definitiva, forse, sia Togliatti che Nenni scelsero di votare non secondo coscienza ma secondo ‘convenienza politica’. Nenni per difedere i principi della laicità e quindi i valori della Sinistra, Togliatti per accreditarsi come leader nazionale oltre gli steccati ideologici. Entrambi furono sconfitti nel 1948 ma il PCI divenne il piu grande partito di opposizione della storia italiana, costringendo il PSI alla marginalità e forse una piccola parte della ‘storia’ fu scritta anche dalla decisione presa nella votazione dell’articolo 7.

La storia dell’articolo 7 nella sua evoluzione tra sottocommissioni, commissioni e Costituente:

Evoluzione dell’Articolo

Il 18 dicembre 1946 la prima Sottocommissione della Commissione per la Costituzione approva il seguente articolo:

«Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Qualunque modifica di essi, bilateralmente accettata, non richiederà un procedimento di revisione costituzionale, ma sarà sottoposta a normale procedura di ratifica».

***

Il 23 gennaio 1947 la Commissione per la Costituzione in seduta plenaria approva il seguente articolo:

«Lo Stato e la Chiesa cattolica sono ciascuno nel proprio ordine indipendenti e sovrani.

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Qualunque modificazione di essi bilateralmente accettata non richiederà un procedimento di revisione costituzionale».

***

Testo definitivo del Progetto di Costituzione elaborato dalla Commissione:

Art. 5.

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Qualsiasi modificazione dei Patti, bilateralmente accettata, non richiede procedimento di revisione costituzionale.

Le altre confessioni religiose hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I rapporti con lo Stato sono regolati per legge, sulla base di intese, ove siano richieste, con le rispettive rappresentanze.

***

Il 25 marzo 1947 l’Assemblea Costituente approva il seguente articolo:

«Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

I loro rapporti sono regolati dai Patti lateranensi. Qualsiasi modificazione dei Patti, bilateralmente accettata, non richiede procedimento di revisione costituzionale».

***

Testo coordinato dal Comitato di redazione prima della votazione finale in Assemblea e distribuito ai Deputati il 20 dicembre 1947:

Art. 9.

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

***

Il 22 dicembre 1947, nella seduta antimeridiana, l’onorevole Ruini, a nome del Comitato di coordinamento, comunica che l’articolo viene spostato ed assume quindi il numero 7.

***

Testo definitivo dell’articolo:

Art. 7.

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

9

Articolo 9

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Proseguiamo il viaggio nella Costituzione Italiana. In tempi di magra per la Cultura del nostro paese ritengo sia adatto concentrarci sull‘Articolo 9 della nostra Carta Fondamentale, l’articolo che tutela e promuove le attività culturali, la ricerca scientifica ed il patrimonio artistico del Belpaese.

Come si è arrivati alla stesura definitiva? Torniamo alla Assemblea Costituente per capire i passaggi storici che hanno portato alla scrittura del testo.

L’Assemblea Costituente venne eletta con il voto popolare del 2 giugno 1946 (per la
prima volta nella storia d’Italia aperto alle donne), contestualmente alla scelta tra
monarchia e repubblica. L’Assemblea elesse suo Presidente Giuseppe Saragat, quindi
scelse il capo provvisorio dello Stato nella persona di Enrico De Nicola. Si formava
intanto il primo governo della Repubblica, presieduto da De Gasperi e sostenuto da
democristiani, comunisti, socialisti e repubblicani. L’Assemblea deliberò di assegnare a
una Commissione ristretta di 75 membri (da cui il nome di Commissione dei
Settantacinque) il compito di redigere un progetto di Costituzione in tre mesi, cioè entro il
20 ottobre 1946, da portare successivamente alla discussione in aula. Il termine venne
poi prorogato al 31 gennaio 1947 e la discussione del testo iniziò il 4 marzo 1947.
……..
Il lavoro continuò nelle Sottocommissioni. Verso la fine dei lavori fu
costituito un Comitato di redazione ristretto (il cosiddetto Comitato dei Diciotto) che portò
a compimento l’integrazione del lavoro delle Sottocommissioni per la presentazione del
progetto di Costituzione all’Assemblea, e quindi continuò il suo lavoro durante la
discussione come Comitato di Coordinamento, fino al testo finale.

Abbiamo quindi compreso bene la parte burocratica. Fattivamente però quali erano i membri della commissione che si occupò della parte riguardante la cultura? Di seguito i nomi, sicuramente importanti, dei componenti:

Nella prima Sottocommissione (diritti e doveri dei cittadini) si svolsero le discussioni su
istruzione e cultura. Fu eletto presidente il democristiano Tupini, segretario Grassi
dell’Unione Democratica Nazionale (sarà poi Ministro di Grazia e Giustizia guardasigilli
al momento della firma della Costituzione). I sedici membri erano: i democristiani
Caristia, Corsanego, Dossetti, La Pira, Umberto Merlin, Moro; i socialisti Basso, Mancini
(Pietro), Pertini (subito dimissionario, sostituito da Giovanni Lombardi); i comunisti
Concetto Marchesi, Nilde Jotti, Togliatti; il repubblicano De Vita; il demolaburista
Cevolotto; il liberale Lucifero; Mastrojanni del fronte qualunquista.

I ‘padri’ di questo principio fondamentale della nostra carta sono un comunista (Marchesi) ed un democristiano (Moro):

Sono generalmente indicati come i ”padri” dell’art. 9 Concetto Marchesi, e in subordine
Aldo Moro. Da una lettura estesa degli atti risulta che questo è sostanzialmente corretto:
Marchesi volle l’articolo sulla protezione dei monumenti (storici, artistici, naturali) come
affermazione di principio, Moro era più interessato ad altri aspetti della discussione ma
collaborò alla sua stesura comprendendone l’importanza, a differenza di altri nella sua
stessa parte politica.

L’evoluzione dell’Articolo, proposta dopo proposta:

Il 29 ottobre 1946 la prima Sottocommissione della Commissione per la Costituzione approva il seguente articolo:

«Lo Stato deve diffondere con ogni mezzo la cultura popolare e professionale e favorire in tal senso le private iniziative».

***

Il 30 ottobre 1946 la prima Sottocommissione della Commissione per la Costituzione approva il seguente articolo:

«I monumenti storici, artistici e naturali, a chiunque appartengano ed in qualsiasi parte del territorio della Repubblica, sono sotto la protezione dello Stato».

***

L’11 dicembre 1946 la prima Sottocommissione della Commissione per la Costituzione, in fase di revisione degli articoli delibera di sostituire il testo dell’articolo approvato il 30 ottobre 1946 con il seguente:

«I monumenti artistici, storici e naturali, in qualsiasi parte del territorio della Repubblica ed a chiunque appartengano, sono sotto la protezione dello Stato».

***

Testo definitivo del Progetto di Costituzione elaborato dalla Commissione:

Art. 29.

I monumenti artistici e storici, a chiunque appartengano ed in ogni parte del territorio nazionale, sono sotto la protezione dello Stato. Compete allo Stato anche la tutela del paesaggio.

***

Il 30 aprile 1947 l’Assemblea Costituente approva i seguenti articoli:

«Il patrimonio artistico e storico della Nazione è sotto la tutela della Repubblica. Compete allo Stato anche la tutela del paesaggio».

«La Repubblica promuove la ricerca scientifica e la sperimentazione tecnica e ne incoraggia lo sviluppo».

***

Testo coordinato dal Comitato di redazione prima della votazione finale in Assemblea e distribuito ai Deputati il 20 dicembre 1947:

Art. 11.

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

***

Testo definitivo dell’articolo:

Art. 9.

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

21

Articolo 21

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”

In questo terzo appuntamento con la rubrica trattiamo di un articolo fondamentale per la nostra democrazia, ‘il 21′. In tempi come questi, in cui la libertà di informazione è sempre piu a rischio, vale la pena parlare della storia di uno splendido ‘mattoncino’ della Nostra Costituzione.

La Storia dell’articolo:

Il testo dell’articolo 21 ha avuto origine dalla proposta del relatore Mortati (DC) della Commissione del Ministero della Costituente, una “precommissione” per la Costituzione. Giunti all’Assemblea Costituente, due relatori di parte diversa, Basso (PSI) e La Pira (DC), presentarono un testo quasi uguale a quello redatto da Mortati; vi furono vivissime discussioni in Sottocommissione, nel Comitato di Redazione e nell’Assemblea Costituente ma, in sostanza, rimase quell’impostazione e, con qualche ritocco, il sistema delle norme proposte.
I principali argomenti di dibattito furono:

  • affermare solo il diritto alla libertà di stampa (Lombardi e De Vita) oppure
  • predisporre articolate casistiche da affiancare all’affermazione di principio per   guidare il legislatore (Terracini (PCI) e Basso);
  • distinguere la stampa e le altre manifestazioni di pensiero (Dossetti), o la stampa periodica da quella non periodica (Lucifero);
  • prevedere o meno l’istituto del sequestro giudiziario di fronte a reati;
  • decidere a chi assegnare il compito di mettere in atto il sequestro

…….

Tra le informazioni trovate su internet appare interessante la genesi del terzo comma dell’articolo :” Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili”

Cevolotto (Democrazia del Lavoro) , Lucifero (PLI) e Marchesi (PCI) non volevano che fosse apposta nessuna eccezione all’affermato principio di libertà.
Cevolotto intervenne: “Potrebbero essere necessarie limitazioni in casi macroscopici, ma come aprire la via ad arbitri polizieschi? La libertà di stampa o si ammette senza eccezioni, pur cercando di fronteggiare in altro modo eventuali eccessi e pericoli, o non si riuscirà mai a garantirla efficacemente”.
Lelio Basso sostenne invece la necessità dell’istituto del sequestro precedente la condanna da parte dell’autorità nel caso in cui, in nome del diritto alla libertà di stampa, si fossero compiuti dei reati.
Al termine del confronto anche i contrari convennero sulla possibilità del sequestro di fronte a reati, ma aggiunsero che “sarebbe stata cosa pericolosissima ed un’offesa alla dignità della stampa” lasciare questo potere nelle mani della polizia.
……
Vi furono poi nuove discussioni riguardo al sequestro:
– solo in presenza di una sentenza irrevocabile del giudice (Perassi e i repubblicani);
– non affidato alla polizia, ma ad uffici giudiziari creati appositamente e in grado di intervenire in modo rapido (Ghidini e i socialisti);
Andreotti avrebbe voluto la “formula più restrittiva possibile” per il sequestro.
La preoccupazione di abusi da parte della polizia fu superata dall’intervento di Aldo Moro che sottolineò come la libertà cessasse di essere tale quando diventava abuso, e gli abusi dovevano essere colpiti, sia pure per mezzo dell’autorità di pubblica sicurezza.
Dopo aver sostituito le espressioni “reati” con “delitti” e “ufficiali di pubblica sicurezza”, come avrebbe voluto Togliatti, con “ufficiali di polizia giudiziaria”, venne dunque approvata la dicitura attuale.

L’evoluzione storica dell’articolo, dai dibattiti in commissione sino alla approvazione finale:

Evoluzione dell’Articolo

Votato e approvato per parti dalla prima Sottocommissione della Commissione per la Costituzione nelle sedute del 26 settembre, del 27 settembre e del 1 ottobre 1946, viene in quest’ultima seduta votato e approvato nel suo complesso nel seguente testo:

«Il diritto di esprimere liberamente i propri pensieri e le proprie opinioni mediante la stampa o qualsiasi altro mezzo, è garantito a tutti.

L’esercizio del diritto di libertà di stampa non può essere sottoposto ad autorizzazioni o censure.

Solo la legge può limitare le manifestazioni del pensiero compiute con mezzi differenti dalla stampa a tutela della pubblica moralità ed in vista specialmente della protezione della gioventù.

Il sequestro può essere disposto soltanto dall’autorità giudiziaria nei casi:

a) di violazione delle norme amministrative che regolano l’esercizio del diritto;

b) di reati per i quali la legge stabilisca il sequestro;

c) di esecuzione di una sentenza;

Per la stampa periodica, quando vi sia assoluta urgenza, il sequestro può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria senza autorizzazione preventiva nei casi:

a) di violazione delle norme amministrative che regolano l’esercizio del diritto;

b) di pubblicazioni oscene;

c) di quei reati per i quali tassativamente la legge sulla stampa autorizzi il sequestro preventivo.

In tali casi deve essere richiesta entro le 24 ore la convalida della autorità giudiziaria. Questa deve provvedere nel termine delle 48 ore successive.

Per le funzioni speciali della stampa periodica la legge dispone controlli sulle fonti di notizie e sui mezzi di finanziamento idonei a garantire la fede pubblica».

***

Il 19 dicembre 1946, nella seduta antimeridiana, la prima Sottocommissione della Commissione per la Costituzione approva il seguente articolo:

«Ogni uomo ha diritto alla libera professione delle proprie idee e convinzioni, alla libera e piena esplicazione della propria vita religiosa interiore ed esteriore, alla libera manifestazione, individuale ed associata, della propria fede, alla propaganda di essa, al libero esercizio, privato e pubblico, del proprio culto, purché non si tratti di religione o di culto implicante principî o riti contrari all’ordine pubblico e al buon costume».

***

Il 28 gennaio 1947 la Commissione per la Costituzione in seduta plenaria approva il seguente comma:

«Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni che siano contrarie al buon costume. La legge determina a tale scopo misure adeguate».

***

Testo definitivo del Progetto di Costituzione elaborato dalla Commissione:

Art. 16.

Tutti hanno diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto, ed ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere sottoposta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere al sequestro soltanto per atto dell’autorità giudiziaria nei casi di reati e di violazioni di norme amministrative per i quali la legge sulla stampa dispone il sequestro.

Nei casi predetti, quando vi è assoluta urgenza e non è possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che debbono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, chiedere la convalida dei loro atti all’autorità giudiziaria.

La legge può stabilire controlli per l’accertamento delle fonti di notizie e dei mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni che siano contrarie al buon costume. La legge determina misure adeguate.

***

Il 14 aprile 1947, nella seduta pomeridiana, l’Assemblea Costituente approva il seguente articolo di cui viene data lettura nella seduta antimeridiana del 15 aprile:

«Tutti hanno diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere sottoposta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nei casi di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo consenta, e nei casi di violazione delle norme relative all’obbligo dell’indicazione dei responsabili.

Nei casi predetti, quando vi è assoluta urgenza e non è possibile il tempestivo intervento dell’Autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di pubblica sicurezza, che debbono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, inoltrare denunzia all’Autorità giudiziaria.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni che siano contrarie al buon costume. La legge determina misure adeguate preventive e repressive».

***

Testo coordinato dal Comitato di redazione prima della votazione finale in Assemblea e distribuito ai Deputati il 20 dicembre 1947:

Art. 21.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito dall’autorità di pubblica sicurezza, che deve immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

***

Testo definitivo dell’articolo:

Art. 21.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

34

Articolo 34

La scuola è aperta a tutti.
L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

Nel quarto appuntamento con la Storia della Costituzione scopriamo uno degli articoli piu importanti, quello che si occupa del futuro della Nazione. L’articolo 34 infatti, assieme al 33, trattando il tema de la scuola, fornisce le linee guida per la creazione delle generazioni future.

Nel nostro tempo, caratterizzato da tagli violenti ed attacchi quotidiani alla Istruzione pubblica , è bene ricordare le fondamenta storico-politiche su cui è edificata la Scuola.

Per capire appieno lo spirito dell’Articolo 34 della nostra Carta mi piace citare Piero Calamandrei, uno dei padri Costituenti, i cui scritti e le cui dichiarazioni torneranno spesso durante il nostro viaggio storico all’interno della Prima Legge Fondamentale dello Stato. Disse Calamandrei:

A questo deve servire la democrazia, permettere ad ogni uomo degno di avere la sua parte di sole e di dignità.

Ma questo può farlo soltanto la scuola, la quale è il complemento necessario del suffragio universale. La scuola, che ha proprio questo carattere in alto senso politico, perché solo essa può aiutare a scegliere, essa sola può aiutare a creare le persone degne di essere scelte, che affiorino da tutti i ceti sociali.

Vedete, questa immagine è consacrata in un articolo della Costituzione, sia pure con una formula meno immaginosa. E’ l’art. 34, in cui è detto: “La scuola è aperta a tutti. I capaci ed i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”.Questo è l’articolo più importante della nostra Costituzione. Bisogna rendersi conto del valore politico e sociale di questo articolo. Seminarium rei pubblicae, dicevano i latini del matrimonio. Noi potremmo dirlo della scuola: seminarium rei pubblicae: la scuola elabora i migliori per la rinnovazione continua, quotidiana della classe dirigente. Ora, se questa è la funzione costituzionale della scuola nella nostra Repubblica, domandiamoci: com’è costruito questo strumento? Quali sono i suoi principi fondamentali? Prima di tutto, scuola di Stato. Lo Stato deve costituire le sue scuole. Prima di tutto la scuola pubblica. Prima di esaltare la scuola privata bisogna parlare della scuola pubblica. La scuola pubblica è il prius, quella privata è il posterius. Per aversi una scuola privata buona bisogna che quella dello Stato sia ottima!

Sempre Calamandrei, durante i dibattimenti per la stesura di questo articolo, a proposito del ‘compito’ dato alla nostra Carta, pronunciò parole degne di saggezza:

Guardate, una delle più gravi malattie, una delle più gravi eredità patologiche lasciate dal fascismo all’Italia è stata quella del discredito delle leggi: gli italiani hanno sempre avuto assai scarso, ma lo hanno quasi assolutamente perduto dopo il fascismo, il senso della legalità, quel senso che ogni cittadino dovrebbe avere del suo dovere morale, indipendente dalle sanzioni giuridiche, di rispettare la legge, di prenderla sul serio; e questa perdita del senso della legalità è stata determinata dalla slealtà del legislatore fascista, che faceva leggi fittizie, truccate, meramente figurative, colle quali si industriava di far apparir come vero attraverso l’autorità del legislatore ciò che in realtà tutti sapevano che non era vero e non poteva esserlo.….

…..bisogna evitare che nella nostra Costituzione ci siano articoli che abbiano questo stesso suono falso! Fra i ricordi più amari dell’altra guerra, in questa Italia, che accanto alle sue grandi virtù ha avuto sempre tra i suoi difetti quello fondamentale dello scetticismo, del cinismo, della mancanza di fede e di convinzioni profonde…..

….Bisogna evitare che nel leggere questa nostra Costituzione gli italiani dicano anch’essi: «Non è vero nulla».

Per questo io ritengo che sia necessario, per debito di lealtà, che queste disposizioni che io vi ho letto, ed altre che via via potranno affiorare nel seguito della discussione, siano collocate in un preambolo, con una dichiarazione esplicita del loro carattere non attuale, ma preparatore del futuro; in modo che anche l’uomo semplice che leggerà, avverta che non si tratta di concessione di diritti attuali, che si tratta di propositi, di programmi e che bisogna tutti duramente lavorare per riuscire a far sì che questi programmi si trasformino in realtà.

Il percorso storico che ha portato, tra il settembre 1946 e l’aprile 1947, alla creazione dell’articolo 34:

Evoluzione dell’Articolo

Il 19 settembre 1946 la terza Sottocommissione della Commissione per la Costituzione approva il seguente articolo:

«L’istruzione è un bene sociale.

È dovere dello Stato organizzare l’istruzione di qualsiasi grado, in modo che tutti gli idonei possano usufruire di essa.

L’insegnamento primario elementare è gratuito e obbligatorio per tutti.

Le scuole di gradi superiori sono accessibili a coloro che dimostrino le necessarie attitudini.

All’istruzione dei poveri, che siano meritevoli di frequentare le scuole di gradi superiori, lo Stato provvede con aiuti materiali».

***

Il 26 ottobre 1946 nella terza Sottocommissione della Commissione per la Costituzione il Presidente Ghidini dà lettura degli articoli approvati.

Il seguente articolo sostituisce quello approvato nella seduta del 19 settembre 1946:

Art. 6.

Diritto all’istruzione.

«L’istruzione è un bene sociale. È dovere dello Stato di organizzare l’istruzione di qualsiasi grado, in modo che tutti gli idonei possano usufruire di essa. L’insegnamento primario è gratuito ed obbligatorio per tutti. Le scuole di gradi superiori sono accessibili a coloro che dimostrino le necessarie attitudini. All’istruzione dei poveri, che siano meritevoli di frequentare le scuole di gradi superiori, lo Stato provvede con aiuti materiali».

***

Il 29 ottobre 1946 la prima Sottocommissione della Commissione per la Costituzione approva i seguenti articoli:

«La scuola non statale è libera ed ha pieno diritto alla libertà di insegnamento.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi della scuola non statale e nel determinare i requisiti per la sua parificazione, deve assicurarle una libertà effettiva, ed a parità di condizioni didattiche deve garantire agli alunni degli istituti non statali parità di trattamento.

Tutte le provvidenze statali a favore degli alunni capaci e meritevoli, a qualsiasi scuola appartengano, sono conferite mediante pubblici concorsi».

«La scuola è aperta al popolo. Ogni cittadino ha diritto a tutti i gradi di istruzione, senza altra condizione che quella dell’attitudine e del profitto.

La legge detta le norme le quali, mediante borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, garantiscono ai più capaci e meritevoli l’esercizio di tale diritto.

L’insegnamento primario e post-elementare, da impartire in otto anni, è obbligatorio e gratuito, almeno fino al quattordicesimo anno di età».

«Lo Stato deve diffondere con ogni mezzo la cultura popolare e professionale e favorire in tal senso le private iniziative».

***

Testo definitivo del Progetto di Costituzione elaborato dalla Commissione:

Art. 28.

La scuola è aperta al popolo.

L’insegnamento inferiore, impartito per almeno otto anni, è obbligatorio e gratuito.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti dell’istruzione.

La Repubblica assicura l’esercizio di questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie, ed altre provvidenze, da conferirsi per concorso agli alunni di scuole statali e parificate.

***

Il 30 aprile 1947 l’Assemblea Costituente approva il seguente articolo:

«La scuola è aperta a tutti.

«L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

«I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti dell’istruzione.

«La Repubblica assicura l’esercizio di questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, da conferirsi per concorso».

***

Testo coordinato dal Comitato di redazione prima della votazione finale in Assemblea e distribuito ai Deputati il 20 dicembre 1947:

Art. 34.

La scuola è aperta a tutti.

L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

***

Testo definitivo dell’articolo:

Art. 34.

La scuola è aperta a tutti.

L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

https://i1.wp.com/sphotos-a.xx.fbcdn.net/hphotos-ash3/s480x480/66174_416732465052524_475618082_n.jpg

Durante il Viaggio negli articoli della Costituzione ho citato spesso Piero Calamandrei. Professore universitario, Antifascista, tra i fondatori del Partito d’Azione prima e dell’Unione Popolare poi, Calamandrei è stato anche membro dell’Assemblea Costituente, eletta nel 1946, ed ha quindi contribuito alla stesura dalla nostra Carta Fondamentale. Memorabile rimane la sua Lapide ad ingnominia  scritta in risposta ad Albert Kesselring, comandante delle truppe tedesche in Italia, condannato per crimini di guerra, che affermava invece di meritare un monumento.

Nel giorno di Festa della Repubblica Italiana ho creduto opportuno riportarvi interamente uno dei suoi interventi piu belli, un discorso pronunciato il 26 gennaio 1955 davanti a tanti giovani. Piero Calamandrei morì dopo poco piu di un anno.

Leggetelo tutto di un fiato cercando di immaginare, riga dopo riga, la Storia che c’è dietro la Nostra Carta. Dopo averlo letto la prima volta mi sono commosso e tuttora, ogni volta che torno a rileggerlo, provo una forte emozione.

Questa è la Costituzione Italiana!

L’art.34 dice:” I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Eh! E se non hanno i mezzi? Allora nella nostra costituzione c’è un articolo che è il più importante di tutta la costituzione, il più impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi.

Dice così:
”E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

E’ compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare una scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’art. primo- “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro “- corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica perché una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto una uguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società.

E allora voi capite da questo che la nostra costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di lavoro da compiere. Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinanzi!
E‘ stato detto giustamente che le costituzioni sono anche delle polemiche, che negli articoli delle costituzioni c’è sempre anche se dissimulata dalla formulazione fredda delle disposizioni, una polemica. Questa polemica, di solito è una polemica contro il passato, contro il passato recente, contro il regime caduto da cui è venuto fuori il nuovo regime.
Se voi leggete la parte della costituzione che si riferisce ai rapporti civili politici, ai diritti di libertà, voi sentirete continuamente la polemica contro quella che era la situazione prima della Repubblica, quando tutte queste libertà, che oggi sono elencate e riaffermate solennemente, erano sistematicamente disconosciute. Quindi, polemica nella parte dei diritti dell’uomo e del cittadino contro il passato.

Ma c’è una parte della nostra costituzione che è una polemica contro il presente, contro la società presente. Perché quando l’art. 3 vi dice: “ E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana” riconosce che questi ostacoli oggi vi sono di fatto e che bisogna rimuoverli. Dà un giudizio, la costituzione, un giudizio polemico, un giudizio negativo contro l’ordinamento sociale attuale, che bisogna modificare attraverso questo strumento di legalità, di trasformazione graduale, che la costituzione ha messo a disposizione dei cittadini italiani. Ma no è una costituzione immobile che abbia fissato un punto fermo, è una costituzione che apre le vie verso l’avvenire. Non voglio dire rivoluzionaria, perché per rivoluzione nel linguaggio comune s’intende qualche cosa che sovverte violentemente, ma è una costituzione rinnovatrice, progressiva, che mira alla trasformazione di questa società n cui può accadere che, anche quando ci sono, le libertà giuridiche e politiche siano rese inutili dalle disuguaglianze economiche dalla impossibilità per molti cittadini di essere persone e di accorgersi che dentro di loro c’è una fiamma spirituale che se fosse sviluppata in un regime di perequazione economica, potrebbe anche essa contribuire al progresso della società.

Quindi, polemica contro il presente in cui viviamo e impegno di fare quanto è in noi per trasformare questa situazione presente. Però, vedete, la costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità.

Per questo una delle offese che si fanno alla costituzione è l’indifferenza alla politica, l’indifferentismo politico che è -non qui, per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghe categorie di giovani- una malattia dei giovani. ”La politica è una brutta cosa”, “che me ne importa della politica”: quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina,, che qualcheduno di voi conoscerà, d quei due emigranti, due contadini, che traversavano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime e il piroscafo oscillava: E allora questo contadino impaurito domanda a un marinaio: “Ma siamo in pericolo?”, e questo dice: “Se continua questo mare, il bastimento fra mezz’ora affonda”. Allora lui corre nella stiva svegliare il compagno e dice: “Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare, il bastimento fra mezz’ora affonda!”. Quello dice: ” Che me ne importa, non è mica mio!”.

Questo è l’indifferentisno alla politica. E’ così bello, è così comodo: la libertà c’è. Si vive in regime di libertà, c’è altre cose da fare che interessarsi alla politica. E lo so anch’io! Il mondo è così bello, ci sono tante cose belle da vedere, da godere, oltre che occuparsi di politica. La politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai, e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica.

La costituzione, vedete, è l’affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista letterario non sono belli, ma è l’affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte comune, che se va a fondo, va a fondo per tutti questo bastimento. E’ la carta della propria libertà, la carta per ciascuno di noi della propria dignità di uomo. Io mi ricordo le prime elezioni dopo la caduta del fascismo, il 2 giugno 1946, questo popolo che da venticinque anni non aveva goduto le libertà civili e politiche, la prima volta che andò a votare dopo un periodo di orrori- il caos, la guerra civile, le lotte le guerre, gli incendi. Ricordo- io ero a Firenze, lo stesso è capitato qui- queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni, disciplinata e lieta perché avevano la sensazione di aver ritrovato la propria dignità, questo dare il voto, questo portare la propria opinione per contribuire a creare questa opinione della comunità, questo essere padroni di noi, del proprio paese, del nostro paese, della nostra patria, della nostra terra, disporre noi delle nostre sorti, delle sorti del nostro paese.

Quindi, voi giovani alla costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto- questa è una delle gioie della vita- rendersi conto che ognuno di noi nel mondo non è solo, che siamo in più, che siamo parte di un tutto, nei limiti dell’Italia e nel mondo. Ora vedete- io ho poco altro da dirvi-, in questa costituzione, di cui sentirete fare il commento nelle prossime conferenze, c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato. Tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie son tutti sfociati in questi articoli. E a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane.

Quando io leggo nell’art. 2, ”l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”, o quando leggo, nell’art. 11, “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”, la patria italiana in mezzo alle alte patrie, dico: ma questo è Mazzini; o quando io leggo, nell’art. 8, “tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge”, ma questo è Cavour; quando io leggo, nell’art. 5, “la Repubblica una e indivisibile riconosce e promuove le autonomie locali”, ma questo è Cattaneo; o quando, nell’art. 52, io leggo, a proposito delle forze armate,”l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica” esercito di popolo, ma questo è Garibaldi; e quando leggo,
all’art. 27, “non è ammessa la pena di morte”, ma questo, o studenti milanesi, è Beccaria.

Grandi voci lontane, grandi nomi lontani. Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti. Quanto sangue e quanto dolore per arrivare a questa costituzione! Dietro a ogni articolo di questa costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, questo è un testamento, un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra costituzione.

Annunci
2 commenti leave one →
  1. 30 dicembre, 2013 1:19 pm

    Storia troppo lunga e noiosa

    Mi piace

  2. 30 dicembre, 2013 1:21 pm

    Roba noiosa sta costituzione del cavolo per colpa sua o preso 40 di diritto 😐

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

BalconeFiorito

Giardinaggio: idee, consigli e fotografie di Francesco Diliddo

mastrobyte

words are important

Oggi ho scelto di essere felice

Il mio manuale sopravvivenza all'età più turbolenta della vita

Officina benessere

In questo blog potete fare un viaggio nella natura per riscoprire pregi, qualità e benefici delle piante benefiche. Capire come sentirsi meglio e in forma giovando dei loro poteri curativi e principi nutritivi per condurre una vita migliore.

Marco Guzzini - Tratti e Spunti

Storie, Inchiostro e Illustrazioni

Il Blog di GIOVANNI MAINATO

Stupido è chi lo stupido è

bloggiob.wordpress.com/

Questo non è un blog porno!

Aromadi80

Storie, recensioni e curiosità del decennio più patinato.

ourexcelsior

"La creatività è contagiosa, trasmettila" Albert Einstein

Fiscomania

Fiscalità internazionale e pianificazione fiscale

Roberto Chessa

live your dream

Raccontare dischi

La passione di leggere tra le canzoni

MIKI-TRAVELLER

PROFUMI E CULTURE DA ALTRI PAESI

Un Artista Minimalista

Italian visual artist, writer and musician

jojovertherainbow

There's no places like home

In Compagnia di una penna

Ciò che il mio sguardo cattura, la mia penna libera...

Il nuovo mondo di Galatea

Diario ironico dal mitico nordest

cielo e terra

“Realmente amorevole è solo quanto unisce, e quanto unisce è solo quanto sovrastando domina” ; "La fede è ordine e l'ordine è fede" ; “Grande uomo è colui che impone agli altri il suo proprio sogno....” (Pessoa) ; “Cosa mi pesa del fatto che nessuno legga ciò che scrivo? Mi-scrivo per distrarmi dal vivere, e mi-pubblico perché il gioco ha la seguente regola. Se domani si perdessero tutti i miei scritti, ne avrei pena certo, ma, credo bene, non una pena violenta e folle, come sarebbe da supporre, visto che così svanirebbe tutta la mia vita. Ma in fondo non è che come è per una madre che ha perso il figlio, la quale mesi dopo non solo vive ancora ma è anche ancora la stessa” (Pessoa)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: