Europee, vinceranno gli euroscettici? Scenari dei singoli Paesi al voto


Il Post fa una breve analisi degli scenari politici dei singoli Paesi Europei. Potete trovarla qui. Di seguito riporto le Nazioni principali. Intanto in Olanda, dove si è già votato, i risultati danno gli euroscettici in calo. Chissà se tale tendenza sarà confermata domenica sera oppure se, come sembra, le formazioni critiche verso l’UE otterranno una grande affermazione? Occhio a UKiP in Gran Bretagna, FN in Francia, Diritto e Giustizia in Polonia, Alba Dorata in Grecia e M5S in Italia.

Francia

Il Fronte Nazionale (FN) di Marine Le Pen, partito nazionalista di destra, secondo alcuni sondaggi potrebbe superare l’Unione per un Movimento Popolare di centrodestra, diventando primo partito. Il Partito Socialista, quello del presidente François Hollande, è in forte crisi di consensi e si potrebbe fermare sotto al 20 per cento. Una forte affermazione dell’antieuropeista FN potrebbe avere conseguenze importanti per gli equilibri all’interno del nuovo Parlamento europeo, cosa che non piace né ai socialisti né ai popolari.
La Francia elegge 74 eurodeputati.

Germania

Il cancelliere tedesco Angela Merkel continua ad avere una buona popolarità in Germania, cosa che dovrebbe aiutare l’Unione Cristiano Democratica a restare primo partito, con molti punti di vantaggio sui socialisti dell’SPD. Secondo i sondaggi come terzo partito si dovrebbe confermare quello dei Verdi, mentre è dato in lieve crescita il partito di sinistra Die Linke, che sostiene la candidatura di Alexis Tsipras. Da tenere d’occhio, tra i partiti minori, c’è Alternativa per la Germania: conservatore e molto antieuropeo.
La Germania elegge 96 eurodeputati.

Grecia

Anche se a fatica, il paese inizia a uscire dalla profonda crisi economica iniziata nel 2008 e che ha portato lo stato a un passo dal completo fallimento. I partiti che dovrebbero ottenere più voti sono la Coalizione della Sinistra Radicale (SYRYZA) e Nuova Democrazia, conservatore di centrodestra. Per SYRYZA – la coalizione guidata da Alexis Tsipras – sarebbe un’importante vittoria, considerato che alle precedenti Europee si era fermato al 4,6 per cento ottenendo un solo seggio. POTAMI (“Il Fiume”) potrebbe diventare terzo partito, un risultato con pochi precedenti, considerato che la sua fondazione da parte del giornalista Stavros Theodorakis risale a marzo scorso. Alba Dorata, il partito di estrema destra nazionalista ha condotto una campagna duramente euroscettica: potrebbe essere quarto partito con poco meno del 10 per cento. Il PASOK, il partito socialista greco, si presenta insieme ad altri alleati minori in una coalizione che si chiama l’Ulivo: anche loro sono dati sotto il 10 per cento.
La Grecia elegge 21 eurodeputati.

Polonia

I sondaggi più recenti danno favoriti i partiti Diritto e Giustizia, di destra ed euroscettico, e Piattaforma Civica, di centrodestra tradizionalmente europeista e al governo con il Partito Popolare Polacco. Da tenere d’occhio, più che altro per capire l’orientamento sul tema degli elettori, c’è la coalizione di centrosinistra Europa Plus, di recente formazione e a sostegno dell’ingresso della Polonia nell’area dell’euro entro il 2019, argomento dibattuto da tempo nel paese.
La Polonia elegge 51 eurodeputati.

Regno Unito

Le Europee nel Regno Unito coincideranno con le amministrative in Inghilterra e in Irlanda del Nord, e per questo motivo parte della campagna elettorale per il Parlamento europeo si è sovrapposta a quella sui temi locali. Si sono candidati 39 partiti, ma secondo i sondaggi la maggior parte dei voti si concentreranno solo su un numero limitato di questi. I tre principali contendenti sono il Partito Conservatore, al governo con i Liberal Democratici, il Partito Laburista e il Partito per l’Indipendenza del Regno Unito (UKIP). Quest’ultimo esiste dal 1993, è nato dalla scissione di un gruppo di conservatori e promuove il ritiro del Regno Unito dall’Unione Europea. Il Partito Conservatore è in diretta concorrenza con l’UKIP, e ha dovuto rivedere in parte le sue posizioni sull’Europa per evitare di perdere consensi a favore dell’altro partito marcatamente euroscettico. I Laburisti hanno faticato a trovare una linea efficace da tenere durante la campagna elettorale.
Il Regno Unito elegge 73 eurodeputati.

Spagna

La sfida sarà soprattutto tra i due partiti più grandi, il Partito Popolare di centrodestra, al governo con Mariano Rajoy, e il Partito Socialista Operaio Spagnolo, all’opposizione e dato in ripresa dopo i risultati molto deludenti alle politiche del 2011. La Spagna è ancora alle prese con la crisi economica: anche se ci sono diversi segnali di ripresa, il problema più grande continua a essere l’alto tasso di disoccupazione. Alcuni piccoli e medi partiti di sinistra si sono riuniti in Izquierda Plural, una coalizione che sostiene la candidatura del greco Alexis Tsipras a presidente della Commissione. Le Europee sono considerate un test importante per capire l’aria che tira sul tema dell’indipendentismo della Catalogna: tra i partiti candidati c’è Sinistra Repubblicana di Catalogna, forte sostenitore dell’indipendenza dei paesi catalani.
La Spagna elegge 54 eurodeputati.

Ungheria

Alle Europee parteciperanno otto partiti e Fidesz-Unione Civica Ungherese di centrodestra è dato dai sondaggi come partito favorito. È del resto il primo partito nel paese e ha portato alla vittoria elettorale Viktor Orbán lo scorso aprile, facendogli ottenere un nuovo mandato. Il primo ministro – più volte in questi mesi accusato di autoritarismo – non ha risparmiato in passato dure critiche nei confronti delle politiche economiche dell’UE e del Fondo Monetario Internazionale, contribuendo con la sua propaganda a rendere più diffusi temi e argomenti euroscettici in Ungheria. In questo contesto Jobbik, partito di estrema destra, ha faticato a differenziarsi da Fidesz nella sua campagna contro l’Europa e a favore del nazionalismo. Secondo alcuni sondaggi, Jobbik potrebbe arrivare terzo, dopo il Partito Socialista Ungherese, che non è riuscito a fare un’efficace opposizione a Orbán nella precedente legislatura, pagandone le conseguenze alle elezioni politiche.
L’Ungheria elegge 21 eurodeputati.

Croazia

Per la Croazia sono le seconde elezioni europee nella sua storia: le prime si tennero l’anno scorso, quando è diventata ufficialmente stato membro. Ci sono due coalizioni che dovrebbero ricevere complessivamente circa i due terzi dei voti: quella con a capo l’Unione Democratica Croata di centrodestra e la Coalizione Kukuriku di centrosinistra, che prende il nome da un ristorante vicino a Fiume dove ci fu la prima riunione dei suoi leader 4 anni fa. Se dovesse vincere con un distacco cospicuo, il centrodestra potrebbe chiedere elezioni anticipate al governo di centrosinistra.
La Croazia elegge 11 eurodeputati.

Portogallo

Dopo le grandi difficoltà degli anni passati, in Portogallo iniziano a esserci i primi segnali di ripresa economica, resa possibile da una serie di riforme e di misure di austerità, che però hanno fatto diminuire la fiducia dei cittadini nel governo del primo ministro Pedro Passos Coelho, a capo di una coalizione di centrodestra. I recenti interventi sulle pensioni hanno complicato ulteriormente le cose per il partito di Passos Coelho, il Partito Social Democratico, dato in calo nei sondaggi nella sua Alleanza Portogallo che comprende il Centro Democratico Sociale-Partito Popolare. il Partito Socialista, dato in vantaggio per diverse settimane, ha perso qualche sarà primo partito. La sinistra radicale nel paese non è prettamente euroscettica e ha fatto una campagna elettorale costruttiva, proponendo alternative alle misure di austerità.
Il Portogallo elegge 21 eurodeputati.

Svezia

Il prossimo 14 settembre in Svezia si terranno le elezioni politiche, di conseguenza molti dei temi affrontati durante la campagna elettorale per le Europee si sono sovrapposti a temi nazionali. Il Partito Socialdemocratico all’opposizione è dato favorito dai sondaggi e dovrebbe essere seguito dal Partito Ambientalista i Verdi di centrosinistra e dal Partito della Coalizione Moderata di centrodestra. I Democratici Svedesi, partito nazionalista e di estrema destra, potrebbe superare la soglia di sbarramento ottenendo almeno un seggio al Parlamento europeo.
La Svezia elegge 20 eurodeputati.

 

Chiude l’Università di Atene, è sempre più crisi in Grecia


l’Università Capodistriana di Atene, informalmente nota come Università di Atene, ha comunicato oggi per bocca del suo Senato Accademico che, a causa dei tagli, non è più in grado di immatricolare studenti, di sostenere esami, o di tenere lezioni. L’università di Atene, dopo quasi 200 anni di storia, chiude i battenti a causa, dice, delle politiche di austerità imposte al paese mediterraneo. [Studenti.it]

Chiude l’Università di Atene, sfinita dai tagli imposti dalla troika. Quando, in un Paese già sfiancato dalla crisi, dove tanti cittadini non hanno più i soldi per curarsi,  si arriva anche a negare la cultura e la possibilità di istruzione, la fine è vicina.

Non so per certo dove porterà la crisi greca, credo però non si stia capendo bene la gravità di ciò che accade in Grecia ed a quali tragici sbocchi condurrà la folle politica di rigore delle istituzioni economiche internazionali.

Quando partiti come il neonazista Alba D’Orata avranno preso il potere sarà troppo tardi. Per la Grecia, per noi, per l’Europa intera.

In Grecia si ri-vota, mentre i malati di cancro non possono piu curarsi


Domenica si ri-vota in Grecia

La Grecia torna al voto dopodomani. I sondaggi danno un testa a testa tra la destra di Nuova Democrazia (disposta a rispettare i patti presi con l’Ue per il rientro dal debito e dai prestiti) e la Sinistra di Syriza, che invece chiede una rinegoziazione degli accordi europei. L’Europa guarda con ansa la nuova tornata elettorale greca. Una vittoria delle Sinistre vorrebbe dire quasi sicuramente l’uscita della Grecia dalla moneta unica e la conseguente apertura di una ‘falla’ nel già precario equilibrio finanziario dell’Euro.

A prescindere da tutto, mi chiedo come si possa chiedere ai greci di morire di cancro. Perche questo, Merkel, BCE e gli altri burocrati europei stanno facendo. In Grecia i malati di tumore non possono piu ottenere i costosi farmaci antitumorali attraverso la mutua. Ora devono pagare ed anche caro. Il risultato è che la povera gente smette di curarsi e probabilmente si autocondanna alla morte.

Fonte. La salute è uno dei settori dove sta andando in scena l’ultimo atto di una tragedia vera: i cittadini malati di cancro hanno dovuto pagare di tasca propria le costosissime cure, con casi in cui hanno sborsato anche settemila euro al mese perché lo stato non ha più liquidità per provvedere, come dovrebbe, a quei gravosi oneri (anche se il ministro della Salute ad interim Christos Kittas si affretta ad assicurare che la situazione verrà sanata). Non mancano pazienti indigenti che interrompono quelle cure indispensabili per la stessa sopravvivenza, come molti sono i cittadini che risparmiano sulla salute. Semplicemente non sottoponendosi più a visite specialistiche private e “confidando” nella mutua, che in Grecia si chiama Ika. Proprio l’Ika è da mesi al collasso, con una mancanza cronica di personale, con medici cardiologi (stipendio mensile di ottocento euro) che devono visitare anche ottanta malati in un solo turno di cinque ore, con lunghe file negli ambulatori pubblici e con lo spettro di patologie “passate” che fanno nuovamente capolino, come i bimbi sottopeso che ad Atene sono raddoppiati nell’ultimo biennio (dati Ocse)

Merkel e gli altri sono al corrente di ciò che sta accadendo nel paese ellenico? Riescono a capire che stanno mandando a morire migliaia di persone nel nome del ‘rigore’?

 

Grecia: Samaras (ND) rinuncia all’incarico di formare il Governo, è crisi politica


La Borsa di Atene oggi ha perso l’8%. Le elezioni consegnano al paese un parlamento senza maggioranze chiare. La coalizione che sostiene il Governo tecnico di Papademos non ha piu la maggioranza assoluta. 149 seggi su 300 non bastano:

Il Post. Nuova Democrazia è il primo partito con il 18,9 per cento dei voti, ma ha perso quasi la metà delle preferenze rispetto al 2009 quando fu votato dal 33,5 per cento della popolazione. In base al risultato elettorale, dovrebbe avere 108 dei 300 seggi in Parlamento. Al secondo posto c’è la SYRIZA con il 16,8 per cento dei voti seguita dai socialisti del PASOK con il 13,2 per cento dei voti. I primi dovrebbero ottenere 52 seggi, mentre i secondi 41 (119 seggi in meno). Questo significa che PASOK e ND, i due partiti che governavano in coalizione dallo scorso novembre, non raggiungono insieme la metà dei seggi.

Sono iniziate le consultazioni. Antonis Samaras, leader di Nuova Democrazia, ha rinunciato all’incarico di formare un governo . Non si è trovato l’accordo con le principali forse politiche. Ora l’iter è il seguente:

A partire da oggi, il partito che ha ricevuto più voti (ND) avrà tre giorni di tempo per trovare un accordo con altri partiti e formare una coalizione che abbia i numeri necessari per governare. Se non sarà raggiunto un accordo, spetterà al secondo partito (SYRIZA) provare a formare una coalizione di governo e nel caso di insuccesso il mandato sarà conferito al terzo partito, cioè il PASOK. La situazione politica è particolarmente frammentata, ma i partiti sono consapevoli della necessità di trovare in qualche modo un accordo. Se così non fosse, infatti, sarebbero indette nuove elezioni