Comunali Roma: Raggi in testa, è sfida Giachetti-Meloni ma l’affluenza…


roma

Il dibattito tra candidati celebrato su SkyTg24 martedì sera ha visto prevalere (tra gli italiani, non solo romani) l’esponente 5Stelle Raggi. Giachetti secondo con molto distacco, quasi alla pari della Meloni. Dietro Marchini ed ultimo Fassina. Le posizioni rilevate dal sondaggio sembrano rispecchiare, più o meno, le preferenze previste nei sondaggi pre elettorali. Virginia Raggi sicura al ballottaggio e testa a testa per il secondo posto tra l’esponente Pd e la leader di Fratelli d’Italia. Staccati sia Marchini che il rappresentante della ‘Sinistra’ Stefano Fassina.

La pentastellata viene poi data per favorita al secondo turno sia contro Giachetti che contro Meloni. Nessuno però tiene conto di un dato. L’affluenza. Roma viene da cinque anni di scandali. Gli ultimi due della giunta Alemanno e poi quelli di Mafia Capitale che hanno travolto il PD romano fino a causare, indirettamente, le dimissioni di Ignazio Marino. Dimissioni frutto del tradimento del Partito democratico verso il suo Sindaco ma anche della inedeguatezza di quest’ultimo al ruolo ricoperto, dimostrata in più occasioni con scelte discutibili su mobilità, trasporti pubblici e nomine.

La grande sfiducia verso la classe dirigente romana potrebbe causare, anzi causerà, un aumento dell’astensionismo e ciò potrebbe far ‘saltare’ ogni previsione fatta dai sondaggi. Si vota domenica 5 giugno. Capiremo presto chi avrà perso e chi potrà sperare di vincere, tra due settimane.

 

Votate Tommaso Grassi, Elena Trimarchi e Fabio Bracciantini


 

grassi

Tra qualche settimana si vota per le elezioni amministrative in svariate città italiane. A Firenze, orfana di Matteo Renzi, il PD si affida al suo alter ego, Dario Nardella.

Grazie al cielo esiste una alternativa di Sinistra. Tommaso Grassi. 28 enne, consigliere comunale dal 2009, Grassi è candidato da una coalizione comprendente Sinistra Ecologia e Libertà, Rifondazione comunista ed altre forze della Sinistra fiorentina. Sulla sua pagina facebook si legge:

Durante l’attività in Consiglio comunale ho dedicato molto impegno alle proposte sulla tassazione locale presentando una proposta di tassazione progressiva che azzerasse le tasse comunali per i redditi inferiori a 28.000€ prelevando di più su quelli superiori a 75.000€. Allo stesso tempo mi sono occupato spesso della gestione dei servizi sociali e sanitari che hanno visto una riduzione e spesso chiusura da parte dell’Asl. Ho condotto numerose battaglie sugli sprechi e abusi nel sottobosco delle società partecipate del Comune di Firenze, come Servizi alla Strada, Aeroporto, Firenze Parcheggi, Associazione Museo dei Ragazzi, Teatro della Pergola e battendosi contro le privatizzazioni di Ataf. E prima il commissariamento, poi la liquidazione, del Maggio Musicale Fiorentino.

Sul sito internet trovate il programma della coalizione che lo sostiene. Per seguirlo su twitter: grassitommaso.

Sempre per le elezioni comunali fiorentine, consiglio a tutti gli abitanti della città di votare al Consiglio Comunale Elena Sofia Trimarchi, candidata di SEL. Sulla sua pagina facebook leggiamo “siciliana di nascita fiorentina di adozione. Attivista per i Diritti Civili”

I motivi della sua ‘discesa in campo’:

Ho sempre sostenuto che battersi per i propri diritti equivalga a battersi per i diritti di tutti.
Ovviamente capisco in prima persona cosa significa essere una persona transessuale e cercare di avere una vita «normale» in questo paese.
La discriminazione è pesante, difficile trovare un lavoro e questo mi è stato spesso impedito proprio da chi per professione dovrebbe aiutare gli altri a trovare un impiego.
Non mi schiero a spada tratta con associazioni e movimenti, mi piace pensare che l’unione dei singoli cittadini possa portare ad un cambiamento positivo e questo è il motivo della mia candidatura.
I problemi in Italia sono molteplici, dalla violenza verso le donne a quella verso tutti i componenti della comunità LGBT, alla povertà sempre più in crescita, all’accoglienza dei migranti, la mancanza di posti di lavoro, problemi che viviamo anche nella nostra città. Mi piacerebbe che tutti i cittadini, di qualsiasi provenienza e orientamento sessuale, potessero avere gli stessi diritti.

Ed infine, sempre per rimanere vicino Firenze, invito a votare Fabio Bracciantini al Consiglio Comunale di Scandicci. Sempre per le liste di Sinistra Ecologia e Libertà.

fabio

Ricapitolando quindi, per chiunque possa votarli, vi invito a sostenere i miei ‘amici del web’ Tommaso Grassi, candidato Sindaco di Firenze; Elena Sofia Trimarchi, candidata al Consiglio comunale di Firenze e Fabio Bracciantini, candidato al Consiglio comunale di Scandicci. Garantisco per la loro serietà, professionalità e voglia di impegnarsi per cambiare concretamente la politica. #CambiaVersoDavvero

Ballottaggi, risultati in diretta: il Centrosinistra vince ovunque, a Parma vincono i grillini!


Alle 15 si chiudono i seggi per i Ballottaggi delle elezioni Comunali 2012. Poco dopo i primi risultati. Le attese principali sono a Parma dove il Movimento 5 Stelle è in vantaggio per la conquista della città. Una eventuale vittoria ‘grillina’ nella città Emiliana oscurerebbe le affermazioni comunque importanti del CentroSinistra a Palermo e nelle altre città. A Genova la sfida è tra CentroSinistra e Centristi. Il Post riepiloga tutte le sfide cittadine:

Dopo il primo turno delle elezioni amministrative, che si è svolto tra il 6 e il 7 maggio scorso in 900 comuni in tutta Italia, domani e lunedì si svolgeranno i ballottaggi per scegliere i sindaci di 118 comuni italiani, di cui 19 capoluoghi di provincia. I cittadini chiamati al voto saranno, secondo i dati forniti dal ministero dell’Interno, poco più di 4 milioni e mezzo, mentre i capoluoghi di provincia interessati sono Agrigento, Alessandria, Asti, Cuneo, Como, Monza, Belluno, Genova, Parma, Piacenza, Lucca, Frosinone, Palermo, Rieti, L’Aquila, Isernia, Taranto, Trani e Trapani. I seggi resteranno aperti dalle 8 alle 22 di domenica e lunedì dalle 7 alle 15. A partire dalla chiusura dei seggi comincerà lo scrutinio, che teoricamente dovrebbe essere più veloce e meno complesso di quello del primo turno.

Seguite la diretta twitter del Blog, dalle ore 15.00 aggiornamenti live dei risultati dei Ballottaggi:

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Amministrative, risultati in diretta: a Genova Grillo al ballottaggio, a Palermo in testa Orlando!


Alle 15.00 si chiudono i seggi e parte lo spoglio delle schede. Seguite la diretta twitter per sapere aggiornamenti sui risultati:

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Speciale Elezioni Amministrative 2012: tra crisi del CentroDestra, incertezza nel CentroSinistra ed il probabile boom di Grillo


Domani e lunedi mattina in Italia si vota per le elezioni amministrive. In palio città importanti come Genova, Verona, Lecce, Parma e Palermo. Tra i capoluoghi di provincia chiamati al voto ci sono Alessandria, Asti, Cuneo, Belluno, La Spezia, Piacenza, Lucca, Frosinone, Rieti, Isernia, Brindisi, Taranto, Trani, Oristano, Catanzaro, Gorizia, Agrigento e Trapani. Si vota anche a L’Aquila e Como.

Sondaggi degli scorsi giorni:

  • A Genova il CentroSinistra è vicino al 45% con Grillo che potrebbe andare in doppia cifra. Il Centrodestra sembra ridotto al minimo.
  • A Verona Tosi dovrebbe farcela al primo turno, Centrodestra e Centrosinistra si disputano il secondo posto
  • Ad Alessandria il Centrodestra è lacerato, il CentroSinistra è diviso tra due candidati e potrebbe vincere al ballottaggio, anche qui è previsto un notevole risultato (vicino al 10%) della Lista di Grillo.
  • A Parma il Centrosinistra dovrebbe partire in vantaggio nel secondo turno. Anche qui le destre sono divise.

Un voto che avrà sicuramente un risvolto nazionale. Prima di tutto andrà testato lo scontento dell’opinione pubblica verso il mondo della politica, si prevede un aumento della astensione ma non è ancora quantificabile in quale misura. I risultati delle sfide avranno comunque un valore ‘politico’:

Il PDL, dai sondaggi, sembra in crisi nera. La Lega, dopo lo scandalo Belsito, appare in flessione. Una eventuale vittoria del CentroSinistra potrebbe essere messa a rischio dall’esplosione del Movimento 5 Stelle che alcuni sondaggi danno anche in doppia cifra. Interessanti le sfide di Verona e Palermo. Nella prima il sindaco uscente, il leghista Tosi, non è appoggiato dal Pdl eppure potrebbe essere eletto anche al primo turno. Nella città siciliana invece la Sinistra si è spaccata in due, Ferrandelli appoggiato dal Pd ed Orlando dall’Idv, favorendo la vittoria moderata. Ed il terzo polo? quale sarà la consistenza del ‘progetto’ casiniano? Alcuni analisti dicono che i risultati delle amministrative potrebbero avere ripercussioni anche sulla tenuta del governo Monti. Una debacle del PDL spingerebbe Berlusconi ad anticipare la ‘rivoluzione’ annunciata da Alfano qualche giorno fa, il tutto per impedire una fuga moderata verso il Terzo Polo, già Partito della Nazione. Ed a Sinistra? Il PD riuscirà a ‘tenere’ malgrado l’appoggio a Monti? Sel ed Idv vedranno i loro consensi ‘rosicchiati’ da Grillo? Ferrero e Diliberto torneranno su percentuali accettabili?

 

Da il Post i dettagli delle sfide nelle principali città:

Como
La candidata del centrodestra è Laura Bordoli, 51 anni, commercialista e non iscritta al PdL, che ha battuto alle primarie l’assessore uscente Sergio Gaddi. A Como il PdL ha espresso il sindaco nelle ultime quattro legislature. Il primo cittadino uscente, Stefano Bruni, ha fatto due mandati consecutivi e non è più eleggibile. Bruni guidava una giunta composta da PdL e Lega Nord ma a questo giro la Lega va da sola, candidando Alberto Mascetti, già consigliere comunale. Ci sono molti candidati, anche UdC e finiani corrono separatamente, così come la Destra, e ci sono diverse liste civiche e minori. Partito Democratico, IdV, SeL e liste civiche candidano Mario Lucini, capogruppo del PD in consiglio comunale. L’ex calciatore Pietro Vierchowod è candidato con una lista civica. Il Movimento 5 Stelle candida Luca Ceruti

Monza
Il candidato del PdL e della Destra è Andrea Mandelli, farmacista e presidente della Federazione degli ordini dei farmacisti italiani. Il suo principale sfidante è il sindaco uscente, il leghista Marco Maria Mariani, che si ricandida da solo. Anche l’UdC va da sola con Anna Martinetti. Il Movimento 5 Stelle candida Nicola Fuggetta. Partito Democratico, IdV, Federazione della Sinistra, SeL e liste civiche candidano Roberto Scanagatti, capogruppo del PD in Consiglio comunale, già vicesindaco e assessore durante precedenti legislature.

Verona
Il sindaco uscente è il leghista Flavio Tosi, 42 anni, che negli ultimi tempi ha litigato con i vertici del suo partito per la sua volontà di presentare una lista civica che lo appoggiasse. Alla fine ha vinto lui, e oltre al sostegno della Lega Nord avrà l’appoggio di una “lista Tosi” (che si chiama ufficialmente “Civica per Verona – Tosi sindaco”) e di altre cinque liste (quattro civiche e i Pensionati). A livello nazionale, Tosi è noto per essere un sostenitore di Roberto Maroni. Nel 2007 si era presentato come candidato unico del centrodestra, ottenendo anche l’appoggio dell’allora Forza Italia: questa volta invece il PdL presenta un suo candidato, sostenuto anche da FLI e UdC, l’avvocato Luigi Castelletti, che è anche vicepresidente vicario di Unicredit e membro del cda dell’ABI. Ma parte del PdL appoggerà la rielezione di Tosi, fatto che ha portato Angelino Alfano a sospendere diversi esponenti locali del partito. I sondaggi dicono che Tosi potrebbe vincere al primo turno (come nel 2007), visto il suo grande vantaggio su tutti gli altri e anche sul candidato del centrosinistra, Michele Bertucco, netto vincitore delle primarie (le prime a Verona per un candidato sindaco). Bertucco ha 48 anni, è dipendente bancario e sindacalista ma è conosciuto soprattutto come dirigente di Legambiente. Il Movimento 5 Stelle candida Gianni Benciolini, docente universitario.

Genova
Il sindaco uscente, Marta Vincenzi, non si è ricandidata: ha perso le primarie contro Marco Doria, docente universitario e già consigliere comunale, che è il candidato di PD, SeL, IdV e liste civiche. La Lega Nord candida il consigliere regionale Edoardo Rixi, il Movimento 5 Stelle candida Paolo Putti, leader del movimento “No Gronda”. Il PdL candida Pierluigi Vinai – consulente del lavoro, democristiano, numerario dell’Opus Dei, considerato vicino a Scajola – insieme a liste civiche. Poi c’è Enrico Musso, docente universitario, sfidante di Marta Vincenzi nel 2007 per il centrodestra, senatore eletto nelle liste del PdL e poi passato al PLI, sostenuto dal Terzo Polo.

Parma
Parma era amministrata dal 2002 da giunte di centrodestra, prima con Elvio Ubaldi e poi con Pietro Vignali: ma Vignali si è dovuto dimettere a settembre del 2011 per una serie di scandali di corruzione e presunte tangenti che hanno suscitato molte proteste e indignazione in città e che hanno coinvolto i membri della giunta e diversi dipendenti comunali. Dalle dimissioni di Vignali il comune è commissariato. Il centrosinistra è in vantaggio: il candidato è Vincenzo Bernazzoli, che è il presidente della provincia di Parma dal 2004, ha 56 anni e un passato da sindacalista nella CGIL. Il centrodestra, dopo gli scandali, è molto diviso e in difficoltà: l’UdC ricandida l’ex democristiano Elvio Ubaldi, 64 anni e già sindaco dal 1998 al 2007, un personaggio ancora oggi di primo piano della politica cittadina. È lui il principale sfidante di Bernazzoli, dato che i candidati della Lega Nord e del PdL non dovrebbero superare il 10 per cento dei voti ciascuno: è probabile che si vada al ballottaggio

Lucca
Lucca è una città tradizionalmente democristiana in una regione tradizionalmente di sinistra, ricca grazie alle sue molte imprese di piccole dimensioni. Ma la crisi economica sta colpendo duramente la zona di Lucca e il panorama politico sembra essere vicino a un cambiamento, dopo decenni. Un sondaggio pubblicato a gennaio dava in vantaggio il candidato del centrosinistra, Alessandro Tambellini, 56 anni, insegnante in una scuola superiore e capogruppo del Partito Democratico in consiglio comunale. Il candidato del centrodestra è uno dei protagonisti della politica cittadina da quarant’anni: il sindaco uscente Mauro Favilla, 78 anni, già sindaco democristiano per tre mandati dal 1972 al 1985, brevemente nel 1988 e poi di nuovo dal 2007.

Pistoia
Tanto Lucca è di centrodestra quanto Pistoia è di sinistra, che a queste elezioni si presenta unita con la candidatura del giovane Samuele Bertinelli, 35 anni, che ha una lunga militanza politica alle spalle e che fa parte del Partito Democratico. Il sindaco uscente, il medico Renzo Berti, è anche lui del PD. Il PdL, che corre da solo, appoggia un altro medico, Annamaria Celesti. Una curiosità: il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle, quello di Beppe Grillo, è Giacomo Del Bino, cugino del candidato del centrosinistra Bertinelli.

L’Aquila
Nella città ancora pesantemente interessata dalle conseguenze del terremoto del 2009, il candidato nettamente favorito è il sindaco uscente Massimo Cialente, 59 anni, medico. I temi della campagna elettorale, naturalmente, sono tutti incentrati sui piani per la ricostruzione della città e per il rilancio della sua economia messa a dura prova dal terremoto. Cialente è sostenuto da PD, ApI e SeL, ma non dall’Italia dei Valori, che ha rotto con il centrosinistra e presenta un suo candidato, Angelo Mancini. È molto probabile che si vada al ballottaggio, ma il distacco tra Cialente e gli altri candidati non dovrebbe mettere seriamente a rischio la sua rielezione. Il principale sfidante di Cialente è il candidato centristra Giorgio De Matteis, sostenuto da UdC, MpA, Udeur e da quattro liste civiche. Il PdL non presenta una sua lista, ma appoggia il candidato indipendente Pierluigi Properzi di “Domani L’Aquila”, dato dai sondaggi poco sopra il dieci per cento.

Lecce
Il sindaco uscente è Paolo Perrone, di centrodestra, di cui si è parlato per via dei manifesti molto piacioni, diciamo. Lo sostengono PdL, FLI, Grande Sud e liste civiche. La sua principale avversaria è Loredana Capone, sostenuta da Partito Democratico, IdV, SeL, PSI e liste civiche. Capone è avvocato, ex assessore ed ex vicepresidente della provincia di Lecce, oggi vicepresidente della giunta regionale della Puglia. L’UdC va da sola e candida il professor Luigi Melica, il Movimento 5 Stelle candida Maurizio Buccarella, avvocato.

Palermo
È probabilmente la città col quadro politico più interessante e incerto. Il sindaco uscente, Diego Cammarata, di centrodestra, si è dimesso dopo due mandati a detta di molti disastrosi, tra inchieste e grande impopolarità. Il centrosinistra ha scelto il suo candidato al termine di un travagliatissimo percorso, conclusosi con primarie contestate vinte da Fabrizio Ferrandelli, consigliere comunale, ex capogruppo dell’IdV. Ferrandelli è sostenuto da PD, SeL e liste civiche ma non dal suo ex partito, l’IdV, che lo ha espulso e sostiene invece l’ex sindaco Leoluca Orlando, che si è candidato dopo la sconfitta di Rita Borsellino alle primarie nonostante avesse giurato di fare il contrario. Il PdL candida Massimo Costa, 34 anni, presidente regionale del CONI, insieme con l’UdC, Grande Sud e liste civiche. Gli altri candidati rilevanti sono Alessandro Aricò, sostenuto da API, FLI e MpA; Riccardo Nuti, candidato del Movimento 5 Stelle. C’è anche una candidata del Movimento dei Forconi, Rossella Accardo.

Sesto San Giovanni
Sesto San Giovanni, una città di ottantamila abitanti vicino Milano, non ha mai avuto un sindaco di centrodestra negli ultimi 65 anni. Ma ultimamente il centrosinistra attraversa un momento difficile: nell’estate del 2011 l’assessore al Bilancio e all’Edilizia privata della giunta, Pasqualino Di Leva, è stato arrestato con l’accusa di concussione. Nello stesso periodo sono emerse gravi accuse nei confronti di Filippo Penati, ex capo di gabinetto di Pier Luigi Bersani, ex vice presidente del Consiglio regionale lombardo, ex presidente della Provincia di Milano e assessore all’urbanistica e poi sindaco a Sesto San Giovanni per diversi anni a partire dalla metà degli Ottanta.

Il sindaco uscente, Giorgio Oldrini, ha puntato molto sulla sua riqualificazione presentando in Consiglio comunale un progetto firmato da Renzo Piano, che però negli ultimi anni non è riuscito a partire. La campagna elettorale si sta concentrando proprio sul futuro delle aree ex Falck. Il centrosinistra deve provare a mantenere i suoi elettori, delusi e disaffezionati dagli scandali, e presenta la candidatura di Monica Chittò del PD, 49 anni e assessore uscente alla cultura, che ha stravinto le primarie con oltre il 60 per cento dei voti. La sua principale sfidante è Franca Landucci, candidata del centrodestra, docente universitaria e considerata vicina a Comunione e Liberazione.

Mi permetto di segnalare le novità provenienti da Catanzaro:, dove un giovane candidato sfida un uomo del centrodestra, già due volte sindaco, e rischia di togliere la città al PdL.

Città solidamente governata dal PdL. Una sconfitta a Catanzaro metterebbe in grossa crisi anche la giunta regionale guidata da Giuseppe Scopelliti del PdL, già per altro duramente colpita da inchieste giudiziarie che coinvolgono sia il presidente – per gli anni in cui era sindaco del comune di Reggio Calabria – che altri suoi uomini, come il sottosegretario alle Riforme della regione Calabria, Alberto Sarra, interdetto solo pochi giorni fa dai pubblici uffici nell’ambito dell’inchiesta sulla nomina di un primario.

A Catanzaro si ritorna a votare a distanza di solo un anno, a causa delle dimissioni del sindaco-parlamentare PdL e amministratore di lungo corso Michele Traversa.

I principali candidati a sindaco sono Salvatore Scalzo per il centro-sinistra e Sergio Abramo per il centro-destra. L’outsider è Pino Celi, del Terzo polo, ex assessore comunale negli anni Ottanta e presidente provinciale dell’ANCE (Associazione nazionale Costruttori Edili), dimessosi dalla carica all’atto della candidatura e sostenuto da cinque liste: UdC, MpA, FLI e due civiche.

Il candidato di centro-sinistra, Salvatore Scalzo, ha 28 anni ed è un emigrato di ritorno, ex funzionario della Commissione europea, ricercatore in Scienze Politiche all’università di Torino e impegnato sui temi della legalità e dell’impegno giovanile in Calabria da circa dieci anni con la sua associazione, “Ulixes”. È stato candidato anche alle amministrative del 2011, quelle in cui era contrapposto a Traversa, e all’epoca nonostante la sconfitta fu capace di doppiare con le sue preferenze personali le sue stesse liste, toccando il 15 per cento di voto disgiunto. A distanza di pochi mesi è di nuovo candidato, con liste ricche di giovani candidati, provenienti dalla cosiddetta “società civile”, e un programma a detta di molti ambizioso e responsabile. Scalzo è sostenuto da otto liste: PD, IdV, Federazione della Sinistra, SeL, Psi-Verdi e quattro liste civiche.

A Taranto, dopo anni, si ripropone la ‘saga dei Cito‘ con il figlio dell’ex sindaco che è in pista per la sindacatura:

«Ho visto mio padre morire in una prigione britannica per un crimine che non aveva commesso!», strilla. Stacco musicale, pathos, «…e continuerò a lottare nel nome di mio padre!». Altro stacco e spuntano il faccione rubizzo di Mario Cito, il logo AT6 Lega d’Azione Meridionale, e infine lui, l’attempato genitore ora in galera, il Masaniello di Taranto vecchia che nuotava meglio di Mao, il primo telepredicatore del «vaffa» quando Grillo ancora raccontava barzellette sceme: insomma Giancarlo Cito.

Il figliolo abbraccia il babbo, il babbo benedice il figliolo, e questa nuova rincorsa dei Cito al Comune della città dei Due Mari sta tutta qui, «Nel nome del padre»
….

Chi è Cito: l’ex deputato che sognava di « tarantizzare l’Europa», adesso, malfermo in salute, se ne sta nel carcere di via Maglie che ospita pure Sabrina e Cosima Misseri, a scontare cumuli di pene definitive, tre anni e undici mesi di galera (abuso, falso, tangenti) in attesa di un’altra botta da quattro anni (di nuovo tangenti), dopo essersi fatto quattro anni per concorso esterno in associazione mafiosa ed essere riemerso dalle patrie galere giusto il tempo di dare la linea.

Gli altri candidati: corrono in undici per succedere a Ippazio Stefano, già senatore pci, vicino a Vendola, sostenuto da un arco di forze che va da Sel a Udc, che si ripresenta favorito. L’outsider cavalca l’onda ambientalista: è il verde Angelo Bonelli. Un Pdl un po’ incerto rilancia un ex assessore della Di Bello (la sindaca del crac finanziario): Filippo Condemi.

La Battaglia Finale: il Centrodestra alla resa dei conti aspetta Pontida


E’ passato poco piu di un mese dall’ultimo numero della rubrica e sembra passato un secolo. Il CentroSinistra ha vinto a Milano, con Pisapia; ha stravinto a Napoli, con De Magistris; ha conquistato città conservatrici come Cagliari e Novara, strappando al centrodestra anche Trieste. Per Berlusconi è stata una Caporetto.

Due settimane piu tardi gli italiani sono tornati in massa alle urne per i Referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento. Dopo 16 anni il quorum è stato superato e la vittoria dei Si ha avuto percentuali bulgare. Bocciate in toto due grandi Riforme del governo, la legge Ronchi sulla privatizzazione della gestione idrica ed il progetto di Scajola sull’Energia nucleare. Respinta al mittente anche la legge ad personam del Premier. Alle consultazioni non hanno partecipato solo i cittadini dell’opposizione ma anche un leghista su due si è recato al voto, cosi come  una numerosa minoranza di elettori del Pdl, quando Berlusconi aveva esplicitamente sostenuto l’astensione.

Come ha reagito il Premier a tutto questo? Mentre arrivavano i risultati dei Referendum, non ha trovato di meglio da fare che prendere parola durante una conferenza bilaterale internazionale con il premier israealiano per far notare come il quadro posto dietro i due Capi di Governo fosse paragonabile ad un ‘bunga bunga dell’800’.  Cos’altro possiamo aggiungere?

Maggioranza in crisi
L’uno-due amministrative-referendum ha contribuito alla destabilizzazione della maggioranza.
Ad oggi il clima non è ancora degenerato. I malumori rimangono sottotraccia. I distinguo cominciano però a manifestarsi e la ‘nomina’ di Alfano a segretario del PDL non è certo risolutiva, come lo stesso Ferrara ha detto, sanno tutti chi è il vero padre padrone del partito.

La crisi ecomomica europea, con il peggiorare delle condizioni dei paesi a ‘rischio’ ci impone una manovra ‘pesante’. Si parla di 45 miliardi in tre anni. Nello stesso momento la Lega Nord, che ha visto calare il proprio consenso nelle amministrative, non vuole di certo ‘affondare’ con Berlusconi ed ha chiesto maggiori investimenti. Tremonti d’altro canto non intende minimamente allargare i cordoni della borsa. Il potente inquilino di Via 20 Settembre, piu volte indicato come prossimo Premier di un esecutivo di centrodestra o anche di ‘salute pubblica’, non puo certo svendersi acconsentendo all’aumento della spesa con il conseguente picco di indebitamento. Il Cavaliere si trova quindi tra due fuochi anche se, in caso di scelta, sacrificherà il Ministro dell’Economia pur di rimanere in sella e salvare il Governo.

E Tremonti? Sarà cosi facile ‘farlo fuori’? Ed in caso di sue dimissioni, è certo che non si creerà una ‘corrente tremontiana’ pronta a coalizzarsi con le altre schegge impazzite del Pdl?

Per ora tutti attendono le ‘condizioni’ di Bossi, che verranno dettate domenica alla riunione del popolo leghista in quel di Pontida. Probabilmente il leader del Carroccio chiederà piu denaro da investire e leggi restrittive verso l’immigrazione. Berlusconi accoglierà le sue proposte e farà ‘ammuina’. I nodi comunque verranno al pettine verso la fine del mese, quando il governo sarà chiamato a preparare la manovra. In quel momento capiremo se la Lega e Tremonti, che sino a ieri erano ‘alleati privilegiati’, andranno allo scontro e chi eventualmente capitolerà. Se sarà il Ministro, un minirimpasto potrebbe salvare la ‘baracca’, se invece la Lega deciderà diversamente è altamente probabile la crisi di governo.

Cosa potrebbe accadere in quel caso? Quale ruolo potrebbe avere l’opposizione? Difficile da pronosticare.

Opposizione: Elezioni o Governo di ‘salute pubblica’?
Sulla carta, o meglio, dai risultati delle elezioni e dei referendum il CentroSinistra ‘classico’ esce rafforzato.
Nel Pd però ancora si odono sirene che rincorrono una improbabile alleanza con Casini, improponibile agli occhi di quei milioni di elettori che hanno premiato Pisapia (vendoliano) e De Magistris, esponente Idv e che hanno votato in massa ai referendum appoggiati proprio dall’asse Pd-Sel-Di Pietro. Se questa non è una richiesta di alleanza cos’è? Eppure D’Alema accarezza l’idea di un patto con il terzo Polo o comunque con i centristi. In caso di elezioni anticipate quindi non è ancora chiaro l’assetto delle alleanze.

Sarebbe forse controproducente per il Pd appoggiare un eventuale governo di ‘salute pubblica’ dopo le eventuali dimissioni di Berlusconi. Un esecutivo fragile, retto da frange di Pdl, Pd, Udc, Finiani e magari con l’appoggio esterno di qualche ‘responsabile’, costretto a varare una manovra economica imponente mentre Lega e Berlusconi, dall’opposizione, griderebbero al ‘regime’ tacciando di traditori gli ex alleati. In una condizione di questo tipo, se la maggioranza ‘raffazzonata’ non giocasse perfettamente le proprie poche carte (legge elettorale anti Berlusconi in primis) rischierebbe di favorire una nuova vittoria del Centrodestra populista, proprio nel momento in cui sembra ‘finito’.

Eh si perche tutti oggi danno per morto politicamente il Cavaliere. Sono anni che se ne parla. Si fanno paragoni con il Craxi del 1991 che invitò ad ‘andare al mare’ al Referendum sulla legge elettorale e che, invece, con la vittoria dei Si, vide la sua stella cominciare ad affuscarsi prima che Tangentopoli  la cancellasse per sempre. Oggi, dopo ventanni, alcuni analisti vedono delle somiglianze con quell’epoca. Manca una vera a propria Tangentopoli, ma l’esplosione dello scandalo P4 potrebbe riservare sorprese in quel senso.

Io invece porto un altro paragone. Anno 2006, il Centrodestra andava alle elezioni dopo cinque anni travagliati, dimissioni a raffica di Ministri fondamentali, crisi di governo scongiurate e poi subite, continue tensioni. Berlusconi non era ben visto dalla maggioranza dei cittadini tanto che non comparve in nessun manifesto elettorale e come strategia politica si lanciò il tridente con Fini e Casini, ‘chi prendeva piu voti  sarebbe diventato Presidente del Consiglio’. Un modo per spingere i delusi a votare un altro partito della coalizione. Questa era la situazione allora. Due anni dopo, anno 2008, Berlusconi tornò trionfalmente a Palazzo Chigi, dopo una vittoria schiacciante su Veltroni.

Tale episodio fa capire come l’elettorato italiano sia volubile e si affidi alle emozioni del momento. Oggi, come nel 2006, Berlusconi è malvisto. Domani potrebbe essere diverso. L’opposizione quindi dovrà ben giocare le proprie carte, qualora la maggioranza si sbricioli nei prossimi mesi. Non si può e non si deve sbagliare. In gioco questa volta non c’è solo il Governo,  c’è anche la Poltrona piu alta, il Quirinale. Il mio pensiero torna sempre li. Il 2013 è piu vicino di quanto si pensi ed il Cavaliere, al contrario di quanto si pensi, è sempre in pole position per la Presidenza della Repubblica. Una disgrazia da evitare, ad ogni costo.

Numeri precedenti:

Risultati primo turno: il PD cresce al Nord, calano Pdl e Lega


La sintesi sui risultati della settimana scorsa, proposta da Roberto D’Alimonte, politologo e docente della Università Luiss:

“Possiamo fare un raffronto tra le regionali del 2010 e le comunali del 2011 prendendo in esame i 23 Comuni capoluogo nei quali si è votato – ha spiegato D’Alimonte –. Dall’analisi del voto si vede chiaramente che rispetto a un anno fa la Lega ha perso un elettore su tre. Anche il Pdl ha perso e non si è trattato di uno spostamento di voti tra schieramenti ma del fatto che i moderati hanno scelto l’astensionismo: a Milano, ad esempio, la sinistra ha portato i suoi elettori, Pisapia questo è riuscito a farlo benissimo, mentre la destra non c’è riuscita”. Perché? “La Moratti era un candidato debole che non piaceva – ha risposto D’Alimonte – ma si è trattato anche di una protesta contro il governo nazionale: sono elettori delusi dalla Moratti e anche da Berlusconi. Se è vero che Berlusconi non farà campagna elettorale a Milano per i ballottaggi è perché ha capito che Milano è persa e invece la farà a Napoli dove la situazione è per lui più favorevole. Certo non può rischiare di essere sconfitto da Pisapia”.

Il PD cresce, soprattutto al Nord, mentre il PDL cala:

“il Pd, rispetto al voto regionale dello scorso anno, ha guadagnato circa 39.000 voti, mentre il Pdl ne ha persi 144.000. Anche estendendo l’analisi al complesso dei ventitré capoluoghi di Provincia ove si è votato quest’anno e l’anno scorso, si rileva un declino del Pdl di circa 118.000 voti, a fronte di una crescita del Pd di circa 54.000 voti. Questa tendenza positiva del Pd è però concentrata (e questa è una delle novità di queste consultazioni), come ha osservato anche Roberto D’Alimonte (sulle cui elaborazioni, pubblicate sul Sole 24 Ore, basiamo questi conteggi), specialmente nelle Regioni del settentrione: al Sud il Pd – ma anche il Pdl – perde. Si conferma, in altre parole, la tradizionale differenziazione delle modalità di scelta elettorale tra il settentrione e il meridione del Paese.”

Anche la Lega cala rispetto allo scorso anno:

Nei Comuni più urbanizzati – dove però tradizionalmente è meno forte – il Carroccio perde rispetto all’anno scorso circa 25.000 voti. Un andamento analogo si rileva anche se si considera l’insieme dei capoluoghi di Provincia, ove il declino è maggiore e pari a 33.000 voti. È vero che rispetto alle Comunali precedenti la Lega, diversamente dal Pdl, ha incrementato (nei Comuni più urbanizzati con 78.000 voti in più) i suoi consensi. Ma è vero al tempo stesso che queste elezioni hanno interrotto il ciclo di crescita del Carroccio che perdurava da allora. Insomma, nel complesso il Pd guadagna in queste elezioni, specie al Nord, e le forze di centrodestra appaiono invece calanti. Alcuni hanno proposto, tuttavia, di distinguere nell’analisi il caso milanese da quello del resto del territorio, per verificare eventuali andamenti distinti. Ma i dati non confermano questa ipotesi. Anche escludendo Milano, troviamo una crescita, sia pure molto più modesta, del Pd (che si incrementa di poco meno di 4.000 voti nel resto dei Comuni più urbanizzati e di circa 19.000 voti nel resto delle Province) e una diminuzione di Pdl e Lega. Nell’insieme, dunque, il trend non appare disomogeneo. L’incremento del Pd e il calo del Pdl sono, più o meno, sempre confermati dal quadro d’insieme di queste consultazioni. Anche se bisogna tenere presente il caso di Napoli, ove il Pd diminuisce, e quello di Bologna, in cui il partito di Bersani mantiene, senza incrementarlo, il seguito del 2010, ma decresce rispetto alle ultime Comunali.